Leggendo la consueta rubrica domenicale di Chiaberge sul Sole24ore in cui, questa settimana, l’autore ricorda le “mirabolanti promesse della medicina” come quelle di don Verzè il quale starebbe costruendo a Verona “l’ospedale degli immortali” grazie al quale poter vivere fino all’età di 120 anni – speranza già più volte preconizzata dallo stesso nostro premier – mi sono venute in mente le teorie della prolongatio vitae diffuse nel medioevo in certi ambienti elitari (quello della curia pontificia del XIII secolo in particolare) e magistralmente studiate da Paravicini Bagliani.

L’uomo, concepito in origine con un corpo perfetto e immortale, secondo i teologi perse tali requisiti in seguito alla Caduta fino a giungere ad una prospettiva di vita di breve durata. Del resto secondo una interpretazione letterale della Bibbia  molti patriarchi, come narrato dal libro della Genesi, riuscirono a vivere per diverse centinaia di anni. Se ciò non accadeva più da tempo immemore questo era dovuto semplicemente al fatto che l’uomo non aveva più seguito le giuste regole sanitarie e si era corrotto. E da padri col fisico corrotto nacquero figli doppiamente corrotti e così via.

Si poteva tornare alla longevità dei patriarchi attraverso una serie di rimedi noti solo a pochi eletti (non medici però, data l’incapacità della medicina di conservare le conoscenze sul corretto regime). Grazie a tali rimedi si poteva riportare l’organismo dell’uomo verso il suo giusto e originalmente armonioso equilibrio, presupposto indispensabile per il ringiovanimento. I rimedi erano ottenibili attraverso scienze d’avanguardia: l’alchimia, la prospettiva (le scienze dell’ottica) e l’astronomia operativa. In particolare grazie all’alchimia si poteva produrre l’elisir di lunga vita per eccellenza, vale a dire l’oro potabile. Oro, metallo nobile, simbolo del sole: pare che papi e cardinali non disdegnassero di assumere tale metallo facendolo bollire o mescolandolo agli alimenti.

Fu un francescano inglese di Oxford, Ruggero Bacone, il principale ideatore di tale utopica teoria la quale però si innestava perfettamente all’interno delle problematiche escatologiche cristiane: il corpo ringiovanito serviva a giungere in una buona forma alla fine dei tempi, quelli in cui il corpo di ciascuno sarebbe resuscitato nella sua perfezione divenendo, nuovamente, immortale (non importava se dannato o beato).

Credo che la longevità promessa da Verzè e auspicata da Berlusconi sia tutta terrena e senza implicazioni escatologiche ma chissà se, nella futura clinica degli eletti di lunga vita non sia previsto, nel regime dietetico, anche un po’ di limatura d’oro grattugiata sulla pasta.

(Alessandra)

11 commenti a “Una lunga vita dorata”

  1. Daniele Minotti dice:

    ‘mazza che rosicata :-)

  2. Procellaria dice:

    Goldschläger longevismo transumisti

  3. Lunar dice:

    mi dicono dalla regia che la limatura d’oro andrebbe miscelata con una parte di arsenico.
    Chi l’ha porvata dice che è la morte sua. :)

  4. Valentino dice:

    leggere l’articolo su Verzè nel primo numero di Wired Italia mi ha messo i brividi..

    “E’ come se fossimo la clonazione di Dio, noi siamo il percorso di un neurone di Dio”

    “Il dna va oltre l’aspetto biologico, io parlo di pensiero di Dio ‘sinaptogenico’. La stirpe umana è il processo di cellule neuroniche dal pensiero purissimo, autore del sè quanto dell’universo, uomo compreso”

    scommetto che la limatura d’oro è il meno…

  5. Marco dice:

    Interessantissimo post! Alessandra, perché non apri un blog anche tu?

  6. mario dice:

    potremmo chiedere come stanno quelli che nella milano da bere mangiavano il risotto alla foglia d’oro di marchesi

  7. Roberto Marsicano dice:

    Nel libro I figli di Matusalemme di Robert Heinlein si racconta di un gruppo di persone immortali e di come debbano godersi questo privilegio vivendo nascosti per evitare l’invidia e le reazioni per niente benevoli dei normali.
    L’uomo della strada potrà non invidiare SB, anzi ammirarlo, perchè ha più soldi di lui, ma di fronte al fatto che SB diventi immortale, grazie alle cure di Don Verzè, mentre l’uomo comune deve crepare a 74 anni, pone grossi problemi di visibilità e vivibilitàai fortunati immortali.

  8. roberto dadda dice:

    In realtà, discorsi esoterici e religiosi a parte, l’idea non è poi così utopica, in cento anni abbiamo più che raddoppiato la attesa di vita media.
    Le teorie più accreditate dicono che invecchiamento e morte sono una forma di difesa biologica della specie: quando raggiungiamo una età nella quale i figli dei nostri figli cominciano ad essere autonomi per la loro sopravvivenza e riproduzione noi diventiamo un intralcio all’unico fine che guida la natura, la sopravvivenza del gene.
    Essendo un fatto genetico potrebbe benissimo essere modificato “ingannando” i geni, cosa che molte terapie oggi già fanno.

    bob

  9. Antani dice:

    Escatologico. C’è una e di troppo.

  10. Sascha dice:

    Ma se queste cose invece di un don Verze’ le dice un Ray Kurzweil, noto ‘visionario’ e ‘futurologo’, diventano cool e trendy? invece che un residuo di fanatismo italoforzuto diventano l’ennesimo esempio della rivoluzione delle nuove tecnologie?

    http://www.roughtype.com/archives/2009/02/horatio_o_day_a.php

  11. Antonio Tombolini dice:

    Punto 1, urge tuo blog personale. Semplicemente Mantellini non ti merita ;)
    Punto 2), l’oro è presente in alcune preparazioni culinarie, e viene venduto come ingrediente da più di un’azienda, sia in forma di polvere che in forma di foglio
    Punto 3), ha fatto epoca il Risotto Oro e Zafferano di Gualtiero Marchesi:
    http://www.marchesi.it/ric09.htm