Il 7 marzo scorso Obama, in una intervista al NYT sull’aereo presidenziale ha detto che che “raramente” legge i blog”. Apriti cielo, sono settimane che, un po’ ovunque in rete, leggo di gente chiedersi come mai i blogger italiani, quelli sempre impegnati a narrare le meraviglie ed il futuro luminoso del blogging abbiano “dimenticato” di discutere della questione. Se lo chiede anche il mio amico Andrea nei commenti di qualche post fa e quindi a questo punto, ob torto collo, vi dico che ne penso.

La prima cosa che penso è che Obama non abbia detto nulla di speciale. Certo delle parole altrui si può fare l’uso che si vuole (per esempio in questo pezzo del Corriere a commento della notizia ci sono aspettative di chi lo ha scritto verso una ipotetica delegittimazione dei blog da parte del Presidente americano che viene quasi tenererezza) e quindi se la fonte dei critici che si chiedono come mai non si sia parlato di questa cosa che “i blog-fanno-schifo-lo-ha-detto-perfino-Obama” forse è meglio lasciar perdere.

Del resto Alessandra Farkas mette virgolette dove crede e fa dire a Obama cose che non ha testualmente detto, come per esempio questa


«Li leggo molto raramente perché sono semplicistici e fuorvianti».


Sfortunatamente c’è in giro la trascrizione letterale dell’intervista al NYT e la frase in questione è semplicemente:


“I rarely read blogs. “


Inutile dire che nella risposta subito precedente Obama dice che guarda pochissima TV, che non guarda i reality con le sue figlie e che segue solo qualche partita di basket. E sempre a proposito della sua dieta mediatica dice anche che segue le notizie dei quotidiani ma non le legge sui loro siti web ma preferisce farlo su carta.

Insomma c’era in quella intervista molto materiale anche interessante da commentare ma chissà come mai da noi ci si è avventati su questa allergia ai blog. Del resto anche sui blog americani la cosa è stata commentata senza particolare enfasi (a parte quelli che lo hanno fatto per partigianeria interessata).

Premesso questo la frase (l’unica) di critica significativa ai blog contenuta nell’intervista (dalla quale viene tratto il senso del virgoelttato del Corriere) è la seguente:


And part of the reason we don’t spend a lot of time looking at blogs is because if you haven’t looked at it very carefully then you may be under the impression that somehow there’s a clean answer one way or another – well, you just nationalize all the banks, or you just leave them alone and they’ll be fine, or this or that or the other. The truth is this is a very complex set of problems and bad decisions can result in huge taxpayer expenditures and poor results.


Ed il fatto è che io su una frase del genere, riferita in special modo al contesto economico, non ho molto da dire, visto che mi pare abbastanza pacifico che le fonti della Casa Bianca su simili questioni siano differenti. Da qui la ragione del mio “sospetto” silenzio dei giorni scorsi.

15 commenti a “Dietrologia blog”

  1. Dario Salvelli dice:

    Buh tutta questa dietrologia: per me semplicemente così come non usa il Blackberry e non Tweetta più allo stesso modo non ha tempo per leggere i blogs.

  2. Camillo Miller dice:

    La Farkas non è nuova a ‘ste robe. E’ quella di quel bellissimo post sul libro sul falso saddam, se vi ricordate…

  3. stefano epifani dice:

    è gravissimo. Come fa quella nazione a stare tranquilla, con un presidente che non passa un’oretta al giorno al feed reader?

  4. Boh/Orientalia4All dice:

    con tutto il rispetto, penso che Obama abbia altre cose da fare e che i giornalisti che gli preparano le rassegne stampa forse gli omettono ad hoc i blog. Forse qualcuno, ma solo i più grandi che hanno un impatto. Certo non si metterà a leggere il ping pong perenne sulla fine del blog, la fine del giornalismo o la fine dell’editoria ecc. che c’è in italia da un po’.

  5. luca dice:

    Non so se ci fosse bisogno di discuterne – era un’inezia sia rispetto al complesso dell’intervista sia rispetto al rapporto di Obama con i blogs che è ovviamente più complesso – ma per smentire le dietrologie su Wittgenstein io la segnalai immediatamente, perché mi pareva divertente che Obama dicesse una cosa così tranchant, e sull’Air Force One poi.
    http://www.wittgenstein.it/2009/03/08/it-wasn’t-on-my-watch/
    Ciao, Luca.

  6. Massimo Morelli dice:

    Rendiamoci conto che la Farkas è quella che scrive
    queste cose.

  7. Daniele Minotti dice:

    Ma, poi, anche se avesse detto le peggio cose dei blog, ma chissenefrega, no? Il fatto è che ad Obama hanno cucito addosso un vestito che, chiaramente, non gli sta, che non gli è mai appertenuto. Chi, perché e percome fate le vostre illazioni.
    E concordo anche con quanto detto dalla sora Garzilli.

  8. massimo mantellini dice:

    Luca hai scritto “blogs” eh

  9. luca dice:

    ma non ho declinato al femminile “tranchante”.

  10. Giorgio dice:

    ok, al corriere sintetizzano le interviste sul nyt come pare a loro.
    però la differenza tra il silenzio in questa occasione (dei blogger impegnati a narrare ecc ecc) e il riflesso automatico e pressochè generalizzato quando Franceschini si era chiesto se la vera base democratica fossero i blog o i delegati che lo avevano eletto (“questo è scemo”, il senso che mi era sembrato di cogliere in una decina di post di vari autori), personalmente mi aveva colpito.

    saluti ad Andrea, eh

  11. Sascha dice:

    Secondo me il (relativo) rilievo alla notizia, quale che sia, è la pretesa dei blogger americani di aver eletto loro Obama (come dire, la Rete si prende il merito dell’elezione di Obama ma non la colpa delle due elezioni di Bush…)
    C’è poi il fatto che, come altri hanno notato, il Presidente (ma chiunque abbia un lavoro appena impegnativo) ha altro da fare e non può passare del tempo a leggere alcune migliaia di blog con eventuali commenti… In effetti l’ideale internettiano di non fare assolutamente null’altro che informarsi è, fra i tanti nella storia dell’umanità, uno dei più farlocchi…

  12. Daniele Minotti dice:

    @Sascha
    Ma te l’appoggio in pieno!
    Guarda, io penso che gli articoli come quello in commento (al di là del virgolettato infedele, come ci viene detto) non siano che la risposta ad un Obama letteralmente costruito come blogger, che cinquetta tutti i momenti su Twitter, FF e FB (e ci mettiamo anche Plaxo, va’), che è un superfigo da ASmallWorld, che non smette di giocare alla Wii, rigorosamente con l’iPod in testa, che ha scomunicato Microsoft santificando Apple, che fa lo scemo con l’accelerometro del suo iPhone. E non è cosi, fortunatamente.
    Perché se faesse anche il 10% di tutto ciò, perché se cazzeggiasse una frazione di quello che facciamo noi tutti i giorni, ci sarebbe da preoccuparsi non poco per le sorti planetarie.
    Qualcuno l’ha voluto dipingere così, queste sono le conseguenze. E se lui c’è stato, riesce difficile difenderlo (sul punto). A maggior ragione è indifendibile chi, a suo tempo, l’ha dipinto così, sovente senza sapere, peggio in malafede.
    Molto più semplicemente (essere pragmatici non è peccato) dobbiamo augurarci che sia un buon Presidente ché il momento proprio non lo aiuta.
    Obama è soltanto un Presidente, è soltanto un uomo.

  13. Damiano dice:

    Il fatto che Obama abbia compreso la potenza del web, dei social network e dei blog sfruttandola intelligentemente non significa che debba trascorrere 24 ore al giorno di fronte al pc.

    Se è vero che il cavallo è un quadrupede non è detto che tutti i quadrupedi siano per forza cavalli…

    Un presidente degli Usa ha un tantinello da fare no?

  14. La rete risponde: Vivere e morire in rete dice:

    […] Rete (italiana) prima se la prende col Presidente nero per le parole espresse, il giorno dopo fa “dietrologia blog” leggendo la trascrizione sul NYT, e parte con la critica immediata alla Farkas […]

  15. Vivere e morire in rete | OpenWorld dice:

    […] (italiana) prima se la prende col Presidente nero per le parole espresse, il giorno dopo fa “dietrologia blog” leggendo la trascrizione sul NYT, e parte con la critica immediata alla Farkas […]