E’ molto presto per tutto ma dopo qualche giorno di osservazione curiosa mi sembra abbastanza pacifico affermare che il sito web di Wired Italia non sia a livello della fama del giornale e nemmeno lontano parente del suo cugino americano. Per non parlare della assurda concentrazione pubblicitaria della sua homepage. Mi spiace molto, spero ci sia spazio per una correzione di rotta. Sono curioso di vedere se Conde Nast si comporterà nella medesima maniera anche per il sito inglese di prossima apertura.

45 commenti a “Wired in the Sky”

  1. Massimo Moruzzi dice:

    strano mondo. per quale ragione hanno scelto un layout – e magari pure un cms, sa il cielo – diverso da quello a stelle e strisce?

  2. Massimo Moruzzi dice:

    quanto alla pubblicità, è sia il motivo per cui hanno creato e lanciato Wired Italia (come qualunque altro giornale o rivista o canale tv, peraltro), sia la cosa migliore del progetto. Quelli di Condé Nast picchiano forte. Sul web, per dire, vendono quei siti tutto tranne che eccelsi che sono style.it e menstyle.it (osti che fantasia coi nomi!) letteralmente a peso d’oro, coi banner venduti a prezzi da 1999. Quindi, Massimo imho devi applaudire il fatto che il sito sia pieno di pubblicità, non lamentarti della cosa. Ora che ci penso, inizio a credere che Wired Italia possa anche addirittura farcela, se non dà troppa retta a voi blogger puristi che remate contro! ;-)

  3. Federico dice:

    Viva adblocker.

  4. ciro dice:

    Beh ci sono le parole, usiamole: è un vero cesso il sito.
    È incasinatissimo, meonmale che esiste l’adblocker. Per il cartaceo, secondo me è sbagliato il lancio a 4 euro (1 euro solo se ti registri al sito e porti lo stato di famiglia e timbri il modulo 45154parabis e blablabla); c’è un mare di pubblicità che al confronto Vanity sembra “Comunisti Oggi”. E mi dispiace per lo scrittore, ma davvero, l’intervista di Giordano alla Levi Montalcini era da saltare a pie’ pari..
    Tuttavia: foto straordinarie, altri argomenti molto interessanti, cura enorme nei particolari, una veste grafica bellabellabella.
    E l’abbonamento per due anni è davvero molto conveniente, l’ho fatto subito.

  5. esau' dice:

    Anch’io vorrei dire due cose sulla versione cartacea e non sono un blogger purista, ma solo uno interessato potenzialmente agli argomenti di Wired. La rivista e’ ben confezionata e tutto, ma gli articoli sono scritti davvero male: spesso, direi nel 60 per cento dei casi, non si capisce di che cosa si parli e perche’ si parli di cosa, a volte non si capisce neanche chi scriva (Sofri che cosa ha scritto, ad esempio?). Inutile fare esempi, basta sfogliare le primissime pagine del giornale. Sembra roba campata in aria senza un minimo filo conduttore.

    E poi, l’idea della Montalcini era bella, ma l’intervista di Giordano era in tipico stile fighetto, con molto ego e zero notizie o curiosita’. Magari, la butto la’, tra le tante cose, era interessante sapere se la Montalcini abbia mai usato un computer, il suo rapporto con Internet…

    Leggo ogni giorno cose molto piu’ interessanti su questo blog, spesso davvero ricco di spunti, e sono poco piu’ che un profano.

  6. ArgiaSbolenfi dice:

    Hahaha non me ne ero neppure accorto usando Adblocker, giuro che altrimenti non avrei resistito 2 secondi di fronte ad un home page così addobbata.

  7. Stefano dice:

    anche secondo me troppa pubblicità…
    come apri le prime pagine del giornale capisci subito l’aria che tira ;)

  8. Cafonauta dice:

    Senza adblocker, il sito web lo puoi consultare solo dopo aver preso massicce dosi di xamamina quindi lo archivio direttamente.

    La rivista, senza mezzi termini, fa cagare.

    4 euro per cosa? una tonnellata di pubblicità?
    Non l’ho con me adesso ma sarei curioso di contare a quanto ammontano gli articoli rispetto alle pagine pubblicitarie.
    Era da anni che non leggevo una rivista in cui in più’ punti, per passare da un contenuto ad un altro, devi sfogliare quatto pagine di pubblicità: una cosa vergognosa. Non c’è’ continuità e mi sono sentito violentato dai continui spot che interrompono la continuità visiva degli articoli. Ho l’impressione che con tutti quegli inserzionisti, forse la potevano regalare alle fermate della metropolitana.
    E vogliamo parlare dei contenuti?
    Tranne un paio di pezzi (intervista a RLM, Arduino, Echelon) gli altri contenuti sono di una superficialità pazzesca. In molti casi più’ superficiali di una velina di Punto Informatico. Nessun approfondimento ma solo argomenti buttati li senza senso. Quindi per quale motivo dovrei spendere 4 euro per non avere nulla di più’ ma molto meno di quello che posso leggere su internet in maniera molto più’ approfondita?
    Cos’è? Un web di carta per chi è colpito dal digital divide?
    Vorrei fa notare che qualsiasi inserto settimanale o mensile dei nostri quotidiani italiani (venerdi’. Sette, Ventiquattro) ha un numero di articoli (veri) superiore, ad un prezzo stracciato e forse con meno pubblicità.
    Nell’indice trovo che c’e’ la storia di Wired raccontata da Louis Rossetto. Salto alla pagina e trovo solo una serie di frasi senza senso arrangiate in una grafica accattivante seguite da un grafico delle innovazioni tecnologiche (secondo chi?) che nulla hanno a che fare con Wired. E la storia? Pensavo di aver sbagliato e ho scandagliato le pubblicità avanti e indietro come un cretino per vedere se l’articolo continuasse.
    Molti articoletti poi, fanno sentire puzza di bruciato come le varie “prove” dei gadget tecnologici di cui è imbottita la seconda parte della rivista.
    Sono rimasto di stucco leggendo il pezzo di Bordone sul bollitore Tefal. Sembra (!?!) una incredibile marchetta di una pagina per dire quanto è fico e quanto è utile ma senza dire l’unica cosa che un lettore vorrebbe sapere da una rivista simil-tecnologica: “ma come cazzarola fa a far bollire una tazza d’ acqua in 3 (tre) secondi?”
    L’articolo è pure online, vi prego di leggerlo: http://www.slimmit.com/go.asp?7LV
    4 euro per i vaneggiamenti di Bordone appena alzato dal letto?
    Tutta la coda della rivista è un misto di pubblicità camuffate da news. Tutte incentrate sul target nerd-gadgettaro che comprerà la rivista e che, evidentemente, gli editori conoscono bene. Nulla di grave ma è quello che fanno tutte le altre riviste e quindi dov’è’ la novità
    Io non sono così, io non parlo così diceva Moretti…

    Alcune riflessioni al seguito.

    Quando lessi della colazione da Wired e tutto il resto, ammetto che diedi un occhiata molto superficiale e, a torto, credevo che Mantellini, De Biase e tutto il cucuzzaro, fossero coinvolti direttamente nel progetto. Ora mi sembra di capire che cosi’ non è. (Correggetemi se sbaglio)
    Allora mi chiedo. Cos’era quella colazione da Wired e le loro foto sul sito? Una strumentalizzazione? Una pubblicità occulta verso la platea dei bloggers e loro pubblico?

    Quando ho letto dell’uscita della versione cartacea italiana di Wired non ho potuto pensare a Nova24. Mi sarei aspettato che l’inserto facesse il salto uscendo separatamente come hanno fatto il passato altri inserti storici (Gambero Rosso, per esempio). E li di ciccia ce n’è’ veramente parecchia. Ogni numero ha un argomento di fondo e quasi tutti gli articoli sono dei veri e propri approfondimenti.

    Perché è di questo che abbiamo bisogno: approfondimento.

    Siamo bombardati dalle notizie, headlines, breaking news. Di giornali fatti con le veline stampa e i copia e incolla da internet ce ne propinano GRATIS agli angoli delle strade e ai semafori. E’ impossibile sentire la radio senza avere flash news ogni venti minuti. Pure mia madre di settantacinque anni sa del black out di google di ieri. Ma la sfida è sapere andare oltre la velina di cinque righe e IMHO è qui che l’infomazione diffusa su internet vince. Appassionati scrivono online le loro considerazioni su degli argomenti di loro interesse; filtrando la fuffa, trovo tantissime informazioni. Se decido di portare su carta gli stessi argomenti, bells and whistles a parte, devo fare uno sforzo immane per approfondirli.
    Ma che parliamo a fare? Il giovedi’ mi accatto il Sole 24 Ore con Nova24 e sono cento volte piu’ felice. Teniamoci stretta Nova24 e speriamo che continui e migliori sempre piu’.

    Wired italia: un grafico non fa primavera

  9. agnul dice:

    Ecco appunto io volevo proprio capire come diavolo quel coso scaldasse l’acqua in 3 secondi. Quello che ho scoperto (dal sito di tefal) è che è il solito bollitore elettrico, che grazie a fumose e strabilianti proprietà della serpentina garantisce acqua calda in 3 secondi. Peccato che google tiri fuori un sacco di recensioni meno che entusiaste: non scalda un accidente, consuma come un piccolo stato africano, etc. Cominciamo bene :-)

  10. Enrico dice:

    Ormai Bordone e Sofri sono ovunque, e ci proprinano sempre la stessa minestrina riscaldata. Su Wired come sulla rivistina da treno. Come si dice: fatti la fama, e vivi di rendita.

  11. Alessandra dice:

    Che i giornali (online e offline) siano pagati dalla pubblicità, ormai non mi scandalizza più.

    Tuttavia, l’unico appeal di Wired dopo aver letto il primo numero mi pare l’abbonamento biennale a 19 euro, praticamente meno di un euro a numero. Ormai non ti ci comperi niente con meno di un euro, nemmeno il servizio di svuotamento carrello fatto dal senegalese fuori dal supermercato.

    Il livello degli articoli (e ci metto dentro anche l’intervista sbrodolona di Giordano alla Montalcini) è “contenuti in dosi omeopatiche”, qualunque numero di Marie Claire o D o Vanity Fair contiene più informazioni.

    Concordo con Cafonauta, Nova24 da quel punto di vista non teme rivali.

  12. soloparolesparse dice:

    Non mi scandalizza la pubblicità sulla rivista, anche perchè potrà essere l’unica forza per farla sopravvivere (poi ad un prezzo così basso).
    Ed in più, come ho fatto notare qualche giorno fa (http://www.soloparolesparse.com/2009/02/wired-italia-quello-che-gli-altri-non-dicono/), alcune pubblicità sono davvero belle.
    Tutt’altro discorso il sito.
    Qui si che la pubblicità è invadente, eccessiva e bruttina, distoglie l’attenzione dagli articoli che sono difficili da trovare…

  13. Massimo Moruzzi dice:

    la pubblicità sui siti è pensata solo per i pirla che non usano adblock, dai.

  14. Enrico Panzi dice:

    Beh, il direttore di Wired Italia è l’ex direttore del Il Romanista, ex quotidiano full-soccer di fresca chiusura. Direi che il target della rivista è chiaro.

  15. Danilo dice:

    Ho preso il primo numero, e mi è sembrato di leggere un numero di XL, solo magari un tantino più fighetto e anziano il target ma concettualmente c’erano le stesse cose (“cos’ha il vip nell’ipod?” bah.). Troppa pubblicità palese, troppa pubblicità mascherata da articoli, troppe robe già viste.
    E’ XL che ha scopiazzato da Wired USA? E’ Wired Italia che ha scopiazzato da XL? Non mi interessa un granchè, 4 euro non ce li spendo più.

  16. esaù dice:

    No, scusate, avevo dimenticato prima. La sezione che ho trovato piu’ illeggibile e’ la carrellata di sconosciuti, con nome sparato nel titolo, che raccontano le loro esperienze tecnologiche, spesso astruse e incomprensibili: ma si puo’ sparare nel titolo il nome di uno sconosciuto, ma non e’ meglio fare un titolo decente?

  17. Cafonauta dice:

    Massimo,
    se ci sei, batti un colpo :-)

  18. ArgiaSbolenfi dice:

    Scusate ma se la rivista è come la dipingete, io non la vorrei neppure gratis, figuriamoci per due anni a 19 euro..

  19. Cafonauta dice:

    @ArgiaSbolenfi
    Le mie sono impressioni personali. Se sei curiosa, 4 euro li puoi “buttare” e farti una tua idea.
    Oppure vai nella biblioteca pubblica vicino a casa tua e la prendi in prestito o le dai un’occhiata.

  20. Superone dice:

    @Enrico: o cche nnun te piasce a Maggica ??

  21. giovanni dice:

    a me l’indigestione di pubblicità su Wired (e su Wired.it) non è piaciuta neanche un pò.
    poi mi fermo un istante e penso: con la crisi che morde e i giornali che chiudono (x mancanza di soldi, btw) , non sarà che hanno ragione loro? non sarà che l’unico modo per tenere in piedi una rivista (cartacea) è rimpinzarsi di pubblicità, e poi infilarci in mezzo qualche articoletto?
    certo, probabilmente c’è un mondo parallelo in cui Wired Italia ruota intorno al suo spazio digitale, ed il suo modello di business non è tutto spot-e-brufoli.
    ma intanto, in questo mondo di qua, il modello spot-e-brufoli è l’unico che li può tenere in piedi (e non solo a loro)

  22. f dice:

    a me una cosa che sta facendo ridere
    (su internet, che il giornale non mi è ancora arrivato… e sono abbonato da tre mesi)
    è sto insistere su louis rossetto italiano…

    non ho mai sentito dire che robert de niro è italiano

  23. spider dice:

    Ammazza quante critiche.
    Quello che però ancora non ho capito (in attesa di ricevere il numero) è che differenza c’è tra questa versione e quella americana, a livello di articoli, di pubblicità, di fuffa anche (gli howto e il what’s inside saranno fuffa ma a me piacciono molto).
    Qualcuno può spendere due parole?

  24. Wired in the Sky - manteblog dice:

    […] approfondire consulta articolo originale: Wired in the Sky – manteblog Articoli correlati: Wired in the Sky – […]

  25. Magic dice:

    Mi sono abbonato, 20 euro per 2 anni sono davvero pochi, ma troppi se la qualita’ della rivista restera’ simile a quella vista nel primo numero. Sembra un GQ per fichetti tennologici.

    Una rivista da parrucchiere insomma, che delusione!!!

    M.

    ps: non e’ che si puo’ disdire l’abbonamento?

  26. Okzan dice:

    Io l’ho trovata molto interessante. Onestamente, mi sembra che i fighetti siano quelli che la criticano senza forse averla nemmeno letta. O non aver letto la versione a stelle e strisce, che tutto sommato trovo simile (a quella USA sono abbonato da sette anni). Forse è di moda criticare a iosa e dunque vince chi la spara più grossa. tutto qui.

  27. Alessandra dice:

    @Ozkan io l’ho letta eh. Non che ci sia voluto molto, a onor del vero :-D
    Comunque non è che si può legger solo Micromega, ogni tanto (ad es. dalla parrucchiera o anche mentre mi asciugo i capelli da sola a casa) Wired va benissimo.

  28. magic dice:

    @Okzan
    Tu invece segui la moda di criticare prendendo per buono il fatto che la rivista non piace solo se non letta.
    L’ho letta e la sensazione e’ stata identica a quando mi capita per le mani GQ dal parrucchiere. Paginate di pubblicita’ e contenuti sottovuoto come questa mostra http://tinyurl.com/bgzc3x .
    Come mi manca Virtual, ve la ricordate?
    M.

  29. Cosa è per noi Wired. Intervista a Riccardo Luna - Shannon.it dice:

    […] i suoi lettori”. Il sito in questione ha incontrato le critiche di molti. Mantellini, ad esempio, scrive: “E’ molto presto per tutto ma dopo qualche giorno di osservazione curiosa mi sembra abbastanza […]

  30. Okzan dice:

    x Alessandra: nutro fortissimi dubbi che tu l’abbia anche capita, al contrario di Micromega, ma pazienza.
    x Magic: hai contato le pagine di pubblicità? Ora, a spanne, io ne ho contate un’ottantina. Su 240. Fanno una pagina ogni 4. è una media che, per me che per lavoro di riviste ne leggo a tonnellate e dunque posso forse parlare con cognizione di causa, è addirittura INFERIORE a quella di moltissime altre. Pure di informatica specialistica. Suvvia… Comunque non è che me ne viene in tasca qualcosa a difendere Wired. Semplicemente ho voluto dare la mia testimonianza. Forse più sincera di altre. aloa.

  31. Okzan dice:

    perdonatemi, intendevo una pagina ogni 3, il 33%, ed era esattamente a questo valore che facevo riferimento.

  32. Massimo Moruzzi dice:

    @f : hai ragione da vendere, sta storia di Louis Rossetto “italiano” e che dice a Luna: “Thanks for being curious. I really hope that you are successful. As I said yesterday, the appearence of your Wired Italia is a dream for me, un sogno!” è davvero da Italia da operetta, e ancor più se consideri che i rumeni e i filippini che lavorano qui e pagano le tasse qui sono tutti etichettati come “stranieri”.

  33. spider dice:

    Ok, ieri è arrivata la copia omaggio alla mia fidanzata (chissà quando mi arriverà quella in abbonamento…), l’ho sfogliata e leggiucchiata.
    Mi è piaciuta, un po’ meno di quella americana ma sempre a livelli interessanti. Certo, ho notato qualcosa che avevo già letto (tipo uno degli howto, non mi ricordo), ma amen. Spero solo che gli articoli originali restino la maggioranza, in modo che chi legge anche quella americana non abbia troppi doppioni.
    E Sofri e Bordone in tutto hanno tre pagine, su 240, mi sembra che se a qualcuno stanno sullo stomaco, si possano saltare senza problemi.
    Insomma, per ora mi piace :)

  34. Riccardo Luna dice:

    Ciao Massimo, saluti a tutti. Se vi interessa anche il mio parere, beh, sono qui. Si puo?

  35. massimo mantellini dice:

    Ciao Riccardo,

    un tuo parere sarebbe ovviamente graditissimo. Se poi vuoi mandarmelo via mail ne faccio un post. saluti

  36. Matteo dice:

    Ottima osservazione Massimo. A parer mio (come dicevo su Leeander) il magazine è fin troppo generalista quasi alla stregua di un Jack. Orribile la scelta della Montalcini, sarebbe stato meglio mettere in copertina uno dei tanti CEO Italiani anche se era a capo di una Startup Estera. E gli argomenti ? Gli argomenti sono interessanti ma a parer mio bisognava correggere il tiro ed essere un pò più tecnici. L’impressione che mi sono fatto “leggendomi il numero con la Montalcini” è che Wired consideri l’Italia ancora un popolo di Analfabeti nel campo dell’informatica. Mi dispiace Wired ma se quest è il tuo messaggio ti sbagli tanto e l’esperimento può già concludersi come insuccesso ..

  37. Alessandra dice:

    @ozkan grazie per avermi dato della cretina, eh, dà una certa ebrezza essere insultata da uno sconosciuto, perdipiù anonimizzato da un nick.

  38. massimo mantellini dice:

    Alessandra,
    se l’anonimo commentatore ti avesse dato della cretina avrei vaporizzato il commento col napalm ;)

  39. Alessandra dice:

    mah, uno che scrive che forse Wired l’ho letta, ma probabilmente non l’ho capita, non mi sembra un gran complimento :-D

    Comunque non sono molto preoccupata, posso sempre guardare le figure e divertirmi lo stesso ;-)

  40. Carlo dice:

    A me pare una rivista pensata contro i lettori. Caratteri illeggibili, grafica nevrotica e fuorviante (ok che Luca-Borioso-Sofri lo leggono in tre ma coi font bianchi su fondo nero anche quei tre avranno difficoltà), marchette spacciate per recensioni, argomenti noiosi e sopravvalutati, articoli che pongono domande e non danno uno straccio di risposta. E, ciliegina sulla torta, i soliti noti che si parlano addosso e si atteggiano a Baumann.
    Non credo che il mio sia un parere isolato: ci sono edicolanti nel centro di Roma che dicono di non averne venduto neppure una copia.
    Mah! Speriamo che cambi qualcosa perché sono tra quelli che hanno sottoscritto l’abbonamento.

  41. Mackley dice:

    Tutto questa animosità nel difendere a spada tratta un progetto editoriale che fa acqua da tutte le parti mi fa strano…

    Comunque vedremo tra sei mesi se cambiano loro o chiude la rivista :-)

  42. Okzan dice:

    ma guarda, molto onestamente, io non ho difeso a spada tratta la rivista. L’ho difesa con la stessa animosità con la quale è stata criticata da qualcuno: devo forse pensare che molti di voi scrivono per una rivista concorrente a Wired? No. Muovono un’opinione come io ho mossa la mia. Con la differenza che sono abbonato a Wired USA da anni e forse, diciamo forse, sono rimasto meno “sconvolto” dal tasso innovativo della versione italiana (perchè certe affermazioni lette qui mi fanno pensare proprio questo…).Semplicemente, mi pare si siano mosse critiche un po’, diciamo, insensate. Mosse tanto per sparare addosso all’oggetto editoriale del momento (perché, nel bene o nel male che si voglia, questo è Wired Italia ora). Frasi tipo il confronto con Micromega, “un progetto editoriale che fa acqua da tutte le parti”, o di chi vuole addirittura sapere come si disdice l’abbonamento (fatto anche da me medesimo a meno di 20 euro per due anni)… ecco, hanno il sapore della sparata sensazionalistica. Comunque credo sia inutile dibattere ulteriormente: presumo che in una massa sostanziosa di copie vendute si tenga sempre conto di una percentuale di insoddisfatti. E si vede che questo ne è il club (strano, comunque). PS: Per la cronaca, nell’edicola di Bologna dove mi servo, sono state vendute 6 copie su 8 arrivate.
    PS2: e comunque, si era partiti parlando del sito… ;)

  43. f dice:

    a parte il vergognoso servizio abbonamenti
    (copia ricevuta dieci giorni dopo le edicole)
    a me la rivista piace.

    graficamente, per taglio dei servizi, rubriche ecc.
    è molto simile a quella americana (in certi casi meglio: caratteri più grandi e leggibili per esempio), e questo è solo un bene.

    tanti gli articoli lunghi e interessanti: tradotti due fra i migliori degli ultimi sei mesi dell’edizione u.s.a., storie interessanti e scelte “provocatorie” (don verzè e la montalcini)

    pubblicità assolutamente nella norma per numero, posta in modo da non infastidire troppo (raramente spezza gli articoli) e comunque spesso le pubblicità sono belle (grande caratteristica dell’originale)

    insomma, spero non sia buono solo il primo numero e che risolvano la questione abbonamenti (credo che rompere tanto le palle online su questa cosa possa servire), ma per ora mi ritengo decisamente soddisfatto – per quel prezzo poi –

  44. Davide dice:

    MEN’S HEALT TECNOLOGICO

    Sono contento di leggere queste considerazioni di poco apprezzamento della rivista, mentre sfogliavo la rivista avevo paura di essere troppo critico.

    Aggiungerò solo che anche io, come tutti voi, credevo di trovarmi davanti ad una rivista tecnica, ben fatta e con argomenti nuovi e ben sviluppati.

    Si tratta invece della solita rivista, uguale a ogni altra, infarcita di pubblicità e con articoli tutti uguali che dicono tutti la stessa cosa: un nulla che profuma di .. futuro.. progresso..domani.. tutte fumo negli occhi che infarcisce articoli vuoti. Niente di diverso da Men’s Healt o Vanity Fair.

    Mi ha stupito poi scoprire che le descrizioni dei prodotti tecnologici delle ultime pagine siano meno dettagliate di un volantino pubblicitario di mediaworld!

    Avevo grandi aspettative, ma sono state deluse.Sarà anche solo il primo numero, ma la prima impressione è quella che conta..

  45. mik dice:

    imho quello che manca principalmente sono delle grandi firme e articoli densi. su wired america scrive gente come kevin kelly che pubblica libri anche enormi su tematiche sociotech estremamente interessanti. ne consegue che wired america sia state-of-the-art mentre quello italiano, da l’impressione di essere un collage di storie recuperate da internet e, come il mulorobot, per nulla nuove. eppure non mi sembra difficile, es: arduino, visto che l’inventore è italiano invece che limitarsi a fargli un’intervistina bisognerebbe dargli una rubrica fissa in cui ogni volta ci racconta dell’ultima applicazione.