Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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L’unica ragione per la quale nel corso delle ultime settimane la usuale ricerca di Pew sul’utilizzo della rete nella società americana (Generations online 2009) ha raggiunto le pagine dei media è stata in relazione alla affermazione della crisi della posta elettronica. Il fascino misterioso della descrizione della casa che crolla travalica in genere ogni ulteriore valutazione nella stampa di tutto il mondo. In realtà, per una volta, lo studio effettuato nel dicembre scorso dal mai sufficientemente lodato istituto di ricerca statunitense, descrive chiaramente come l’utilizzo della rete internet non ruoti intorno al dilemma inutile posta elettronica sì, posta elettonica no, ma mostri invece una ormai netta segmentazione fra differenti generazioni.

La rete americana è spezzata in maniera molto evidente dalla data di nascita dei suoi utilizzatori: gli usi dei suoi strumenti fortemente separati fra varie generazioni. Non c’è forse maniera migliore per descrivere oggi il prolungato “periodo di mezzo” nel quale siamo tutti immersi che da una parte comprende i cosiddetti “nativi digitali” dall’altra registra i faticosi tentativi di inclusione delle generazioni meno giovani.

Fatta salva una curva discendente omogenea che descrive il numero di navigatori della rete per fascia di età, il 93% dei teenager americani accede a Internet, l’87% dei giovani fra 18 e 32 anni, e così proseguendo fino al 31% degli americani oltre i 73 anni, ciascuna di queste fasce sociali mostra attitudini e usi della rete abbastanza differenziati. Quasi l’80% dei piu giovani per esempio gioca online occupandosi molto meno di tutto il resto, la maggioranza degli utenti adulti si orienta invece verso attività informative, banking online ed e-commerce, mentre i social network hanno evidentemente sfondato prevalentemente fra le fascie più giovani della popolazione, così come i software di IM che sono molto utilizzati dalla popolazione fino ai 33 anni e molto meno poi.

La crisi dell’email è sostanzialmente una lieve sottolineatura giornalistica ed interessa solo gli adoloscenti (che utilizzano in misura più consistente i software di messaggeria) che forse acquisterà maggior significato in termini numerici fra qualche anno. Per ora Pew ci racconta che non esiste attività di rete più utilizzata fra gli utenti dopo i 18 anni dello spedire o ricevere una mail con punte di utilizzo che per quasi tutte le fasce di età superano il 90%. Occorre quindi rilassarsi: la posta elettronica non è ancora morta.

Un americano su tre legge un blog mentre a scriverli si cimentano solo i più giovani con percentuali a una cifra fra gli ultra quarantenni. Molto più stratificata invece l’abitudine agli acquisti online e la tendenza a leggere le news in rete.

Parte delle constatazioni sulla fine dell’email derivano in effetti dal fatto che molti social network come Facebook contengono un proprio interno sistema postale che ovviamente viene utilizzato solo per comunicazioni fra noi ed i nostri amici. In realta anche simili parziali utilizzi fanno a buon diritto parte dello strumento posta elettronica.

I ragazzi più giovani, si capisce bene in questa ricerca, sono la nuova frontiera delle pratiche di utilizzo della rete, modalità che certamente sono destinate a mutare in relazione al crescere dell’età (non si potrà fare gaming online per sempre ;) ma che in ogni caso li distanziano in maniera significativa dagli approcci adulti all’uso della rete ai quali siamo storicamente abituati. Contemporaneamente a questo lo studio di Pew indica anche un significativo aumento dei collegamenti bradband nelle case degli ultra sessantenni, quasi a ricordarci che le pratiche e gli utilizzi variano ma che la rete tende comunque ad includere tutti.

Il paragone con la situazione italiana è probabilmente difficile ed esula in parte dalla usuale definizione secondo la quale ciò che da un punto di vista degli orientamenti tecnologici accade ora in USA succederà da noi nel giro di qualche anno. E’ assai probabile che le cose non stiano così e che, come avviene fra le varie generazioni di americani online, le differenze dell’utilizzo della rete, strumento elastico e multiforme per eccellenza, possano dipendere anche da altre variabili culturali che non implicano necessariamente una segmentazione per fasce di età.

10 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. gi dice:

    a mantelli’, io ti voglio bene, ma devi imparare che, su internet, in un articolo, tutto quello spazio bianco (3 linee!) è orribile.

  2. AndreaR dice:

    Sono risultati analoghia ottenuti dalla ricerca di Paolo Ferri, riferiti all’Italia, ed esposti ad un convegno cui eri presente anche tu Massimo. Ma forse in quel momento eri distratto :)

  3. f dice:

    gi: io trovo che, orribile o meno, questo sia uno dei blog in cui è meno faticoso leggere gli articoli lunghi, tra quelli che conosco

    quindi l’impaginazione non la toccherei

  4. massimo mantellini dice:

    diobono Andrea dici sul serio ? ;)

  5. .mau. dice:

    posta elettornica sì, posta elettonica no
    Spero a PI abbiano un correttore di bozze :-P

  6. massimo mantellini dice:

    mii .mau. come sei noioso ;)

  7. Lunar dice:

    prendo a pretesto per segnalare un problema.
    hanno ucciso l’uomo ragno… chi sia stato non si sa. chi è che sta ammazzando la posta elettronica?
    I software cretini antispam dei nostri provider.
    Dovevo ricevere una mail importante. Sollecitata da me e spedita più volte dal mittente non mi è mai arrivata. Alla fine mi si è accesa la lampadina. Faccio un accesso da web al mio account e sorpresa. Tutti gli invii erano nella cartella spam. In compenso lo spam vero mi arriva puntuale. grazie provider.

  8. ArgiaSbolen dice:

    L’altro giorno un collega mi ha chiesto di aprirgli un account di posta free. (ovviamente non si è espresso esattamente così..). Sapevo che erano dotati di internet da un anno almeno, gli ho chiesto com’era possibile che non avesse ancora l’email, mi ha risposto che fin’ora in famiglia era bastato Messenger.

  9. .mau. dice:

    @massimo: ammetterai riuscire a sbagliare due volte in due modi diversi la stessa parola nella stessa riga è un bel risultato :-P

  10. spider dice:

    Lunar, il discorso sullo spam e sull’antispam è moooolto lungo, e una volta ho provato a farlo a un executive (si chiamano così no i “manager” che tecnicamente ci capiscono poco?) che si lamentava perché riceveva due o tre messaggi di spam al giorno.

    Te la faccio brevissima. Lo spam che ricevi è una frazione microscopica di tutto lo spam diretto alla tua casella che invece il software “cretino” di antispam rifiuta. Certo, mi rendo conto che se tu ricevi una mail “buona” e tre di spam al giorno ti sembra di ricevere il 75% di mail di spam. In realtà bisognerebbe allargare gli orizzonti: tu ricevi tre mail di spam a fronte di qualche centinaio (i numeri sono questi) correttamente rifiutate.
    Un’altra cosa che bisogna tenere in grande considerazione quando si parla di spam e di sistemi per combatterlo, è che questi non funzionano con la logica del vero o falso. Non sono in grado di stabilire se un messaggio è di spam o no. Più o meno funzionano tutti nello stesso modo: sottopongono ogni messaggio a una serie di test e per ognuni di essi assegnano un punteggio. E’ chi gestisce l’antispam che decide quale soglia deve essere superata per considerare un messaggio spam.

    Questo giù ti dovrebbe far capire che più alta è la soglia più spam filtra attraverso i blocchi. Ma anche che più abbassi la soglia più c’è il rischio di generare falsi positivi.
    E’ un compromesso che bisogna saper gestire e che ha continuamente bisogno di essere registrato.
    Certo, esistono sistemi per ridurre il più possibile i falsi positivi (whitelist, filtri baynesiani, autoapprendimento), ma è impossibile escluderli al 100%.

    Detto questo, io guarderei il problema da un altro punto di vista. Non sono i software “cretini” di antispam a creare il problema, ma lo spam.