Massimo Moruzzi mi domanda un parere su quelli che lui definisce “i miti 2.0”.

– il web è inerentemente buono, è il progresso, è libero. E le aziende del web, pure. Anche Cisco, Microsoft, Yahoo! e Google che aiutano il regime comunista in Cina.

E’ un mito a cui fatico a credere da sempre. La debolezza è però nell’avverbio. Il web non è “inerentemente” buono. Ma puo’ essere buono come nulla delle cose che ha intorno.

– i blogger sono i nuovi giornalisti, e inerentemente più liberi e con meno condizionamenti. Tranne quelli che derivano dalla necessità di autopromuoversi.

Non ho mai creduto nemmeno un istante che i blogger siano i nuovi giornalisti. Credo da tempo che i blogger siano piu’ liberi e meno condizionati dei giornalisti, che partecipino all’ambiente informativo complessivo come i giornalisti ma che non abbiano molto a che fare con il giornalismo. Sul desiderio di autopromozione, dimmi tu chi non ce l’ha.

– la blogosfera è dotata di una propria intelligenza, ed è addirittura in grado di far emergere quasi magicamente i contenuti e le idee migliori in modo libero.

La mia idea di blogosfera è quella di una sfera di relazioni sociali che ciascuno sceglie per sé. La “mia” blogosfera (diversa ovviamente da quella di chiunque altro) in questi anni ha confezionato per me contenuti migliori e piu’ liberi di quelli di gran parte degli altri ambiti informativi che frequento.

– le folksonomy vanno bene – anzi, meglio – per qualunque cosa, anche per mettere in ordine nei cassetti i calzini e le mutande (o le posate di casa Weinberger).

Folksonomy, a parte le battute, è solo una parte del tutto.

– i blog, i wiki, i contenuti degli utenti, la collaborazione dal basso sono sempre e comunque meglio di qualunque altra cosa, per qualunque tipo di progetto.

Anche qui, è così difficile generalizzare. La collaborazione del basso nei casi in cui funziona è formidabile e senza paragoni. Il che non esclude che presi in senso complessivo i contenuti generati dagli utenti siano spesso deludenti ed irrilevanti. Pero’ al solito si tratta secondo me di una questione assai mal posta. Ed in ogni caso “in senso complessivo” e’ una specificazione che su Internet non aiuta a comprendere i fenomeni.

– far scrivere i blogger che credono in modo fideistico alle panzane di cui sopra sui giornali rappresenta un chiaro passo in avanti, anzi è citizen journalism…

Il giornalismo dei cittadini ed i blogger che scrivono sui giornali sono (come sai bene) due cose completamente diverse. Pero’ magari sarebbe sufficiente guardare ai contenuti prodotti (e non a chi li produce) per potersi fare una idea libera da condizionamenti (in un senso e nell’altro).

4 commenti a “Vecchie questioni 2.0”

  1. marchino dice:

    il mito più grande è quello della coda lunga

  2. felipegonzales dice:

    Ti ho assegnato il premio Dardos, nel mio blog.
    Ciao

  3. giusy dice:

    Allora si può dire “il” web…

  4. Massimo Moruzzi dice:

    Ciao Massimo, quando dici…

    >Credo da tempo che i blogger siano piu’ liberi e meno condizionati dei giornalisti

    io ti risponderei che secondo me hanno condizionamenti diversi, fra cui sono molto forti – e sempre più forti – quello di non pestare i piedi nè “ai colleghi blogger” nè alle aziende che li invitano sempre di più di fianco ai giornalisti. Ed è proprio questo duplice elemento, questo condizionamento “da branco” e “da tramezzino” che secondo me fa sì che la “blogosfera” sia molto meno affidabile di quanto non lo fosse qualche anno fa come strumento per filtrare le (troppe) informazioni e aiutarsi l’un l’altro a capire meglio il mondo che ci circonda.

    (sulle altre cose, so che non ci credi, o che non ci credi in modo cieco).