Oggi sono stato a Milano al convegno sulle “protesi cognitive” (come lo abbiamo amichevolmente definito insieme al Dott Sofi per amor di brevita’ dato il titolo lunghissimo). Si e’ trattato di un incontro anomalo per l’ambito universitario (almeno per quello che conosco io) che ha preferito raccontare l’esistente senza per questo perdere le proprie velleita’ di rapportarlo alla ricerca accademica. Io vedo in tutto questo un deciso passo avanti del mondo universitario nei confronti della comprensione del mondo che cambia e per una volta non torno a casa con la sensazione amara di un ritardo ancora da colmare. Paolo Ferri e’ stato bravo nel mescolare narrazione a ricerca, contributi esterni e rete sociale. Un gruppo di relatori molto eterogeneo composto da gente che con la rete lavora (Pancini di Google, Frieda Brioschi di Wikipedia), ricercatori e studiosi dei nuovi media (De Kerckhove, Roncaglia e molti altri), giornalisti come Gianluca Nicoletti o nuovi operatori dei media come Robin Good (in video) hanno secondo me contribuito a disegnare con buona approssimazione un mondo che e’ per definizione vario e poco definibile. Si e’ parlato di democrazia digitale ma si sarebbe potuto discutere di reti sociali nei medesimi termini. Personalmente ho insistito per quanto ho potuto su due cose: la necessita’ di una nuova normalita’ che comprenda le dinamiche di rete all’interneo della nostra identita’ di persone e la constatazione dell’essere noi oggi parte di un periodo intermedio che poi domani consegnera’ ai nuovi nativi digitali strumenti e pratiche che gia’ oggi noi consideriamo importanti e cariche di potenzialita’. Ho perfino resistito alla tentazione di litigare con Nicoletti che, come e’ noto, e’ in grado di raccontare con molto fascino e talento, il cinismo di quanti vedono nella rete una sorta di grande promessa disattesa buona solo per le masturbazioni dei piu’ deboli (e invece funzionale al controllo delle menti elette). Non sarebbe servito del resto. Fa parte del gioco che siano rappresentate le opposte polarita’ di un cambiamento cosi’ forte. E almeno Nicoletti ha talento sufficiente per fare affermazioni pesanti sempre lasciandoci un lieve sorriso sulle labbra (mentre contemporanemante pensiamo: ma che diavolo dici?”). Su Business & Blog c’e’ un esauriente cronaca del convegno di Elisabetta. Fra i vari interventi mi ha molto colpito quello di Piercesare Rivoltella. Da oggi il suo blog e’ nei miei feed.

Al pomeriggio sono stato all’Ottagono in Galleria a parlare di Internet e diritto con Juan Carlos de Martin e Oreste Pollicino. E’ una cosa strana chiacchierare di cose importanti di fronte ad un pubblico quanto meno casuale ma in fondo l’idea di Codice Internet e’ proprio questa. Portare la rete la’ dove ancora non c’e’ (magari non ai due sciroccati in kilt che si sono messi a fotografarsi davanti al palco mentre parlavamo ;).

update: Gaspar ha un resoconto dell’evento all’Ottagono.

altro update: Enrica che era presente ha perfino una foto dei due tizi in kilt.

34 commenti a “SE INTERNET E’ NORMALE”

  1. Fabio Metitieri dice:

    Mantellini, tra Nicoletti e te c’e’ una sola differenza.

    Lui e’ un grande affabulatore, di enorme cultura e sempre in cerca di idee nuove. Tu sei una pizza che da dieci anni ripete le stesse quattro cose – peraltro orecchiate da altri, non farina del suo sacco – raccontandole pomposamente e con una prolissita’ che farebbe morire di noia anche una carioca al Carnevale.

    A parte questo, tu sei astioso, Nicoletti no. Lui detesta da sempre i bloggher Vib (qualche decina di fighetti, alcuni ben supportati e vellicati da amici con addentellati old mediatici e quindi ogni loro ruttino diventa sublime espressione di novità ), eppure non si vergogna a condividere il palco con te, in fondo.

    Dovresti dargli atto della sua apertura.

    Ciao, Fabio.
    http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

  2. Fabio Metitieri dice:

    E certo che, nell’era del 2.0, quando mettere on line una registrazione completa divisa in podcast sarebe un lavoretto da 10 minuti, occorre come al solito o leggere mantellini che parla delle *sue* sensazioni, e stop, oppure una “esauriente cronaca” che di fatto riporta con qualche particolare un solo intervento (si vede che gli altri a Digital Pr non sono piaciuti).

    Altro che Web 2.0. Convegno tradizionale da 4–

    Ciao, Fabio.
    http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

  3. Paola dice:

    Vedo che sempre più persone, anziché usare le vocali accentate (à , è, é, ì, ò, ù), usano la vocale con l’apicino (a’, e’, eccetera). Leggo il fenomeno come un effetto deteriore del differenziale di prezzo nel settore dell’elettronica di consumo tra Italia e resto del mondo (un’altra forma di digital divide): ci si compra il laptop dove costa meno, ma non si riesce più a scrivere in italiano. La riforma dell’ortografia, alla fine, verrà  forzata dall’eccessiva chiusura dei mercati, non dalla loro apertura.

  4. Anonymous dice:

    La relazione dei Massimo è stata molto interessante – almeno quanto una mia relazione ad un convento di radiologi.

  5. Lunar dice:

    no Paola, permettimi. Il fenomeno lo leggi proprio male. Anzi, non lo capisci per niente. Questo fenomeno è dovuto al fatto che quando “noi” abbiamo iniziato a scrivere con una tastiera non esistevano le accentate. Non esistevano le tastiere nazionalizzate. Non esistevano i sistemi operativi nazionalizzati, non esisteva la tecnologia nazionalizzata. Forse qualcuno non ti ha spiegato che questo è un paese arretrato, da sempre. Io come Fabio mi violento quando devo usare le accentate perchè mi viene contronatura. Siamo abituati a scrivere in inglese, a leggere in inglese e a pensare in inglese. Questo è il fenomeno. Non altro.

  6. Anonymous dice:

    Aggiungo che se uno deve programmare o cose simili la tastiera italiana e` (gia`, ho una tastiera americana) foriera di bestemmie.. ma minchia! manco le parentesi graffe.. :-)

    Pero` una cosa non mi e` chiara.. nella tastiera americana o inglese c’e` il carattere ` per gli accenti. Come mai vedo solo ‘?

  7. Paola dice:

    Lunar, grazie per avermi spiegato che non ho capito. Anch’io sono abituata a leggere in inglese, pensare in inglese e scrivere in inglese (cosa che si fa benissimo anche con una tastiera italiana, catalana o zulù). Ma quando scrivo in italiano, sto dalla parte dell’Accademia della Crusca. Una volta un collega a cui ho corretto l’inglese mi ha detto che gli sembravo l’Academy of the Bran. :-)

  8. massimo mantellini dice:

    beh per quanto mi riguarda Paola, la mia e’ solo una vecchia abitudine che forse varrebbe la pena di perdere (o cosi’ almeno dice mia moglie che non sopporta la mancanza delle accentate corrette ;)

  9. Paola dice:

    Eh sì Massimo, si vede che tua moglie e io non abbiamo capito, come dice Lunar, che questo è un paese arretrato (ma va’? no kidding!) Trasmettile la mia solidarietà .
    L’uso della lingua cambia, è vero, e io non faccio certo parte dei linguisti più conservatori. Ma finché posso usare un tasto solo invece di due (lettera seguita da apice), lo considero oltretutto una shortcut per risparmiare tempo (mai fatto corsi di battitura veloce). Quando mi toglieranno anche la tastiera con gli accenti, mi adeguerò al nuovo che avanza e farò come voi. Anzi, “voi”.

  10. Lunar dice:

    Paola, non volevo offendere. Volevo solo spiegarti che se uno ha “imparato” a scrivere in quel modo su delle tastiere americane non è “un’altra forma di digital divide”.
    Al contrario. E’ il segno di chi è stato sempre avanti, sempre. In altre parole il fenomeno è esattamente l’opposto di come lo leggevi tu. :)

  11. Paola dice:

    OK Lunar, pace fatta. Io però al prossimo giro in US, se la Apple è uscita con un netbook nella fascia $500-800, rischio che me lo compro :-)

  12. Lunar dice:

    fatti l’eeepc che è “mejo”. ;)

  13. Paola dice:

    Sì sì tengo d’occhio anche quello…

  14. .mau. dice:

    io ho imparato a scrivere sulle tastiere da macchina per scrivere, quindi QZERTY e con i numeri maiuscoli; poi ho imparato a scrivere sui PC con le tastiere USA, ora continuo a mantenere il layout USA sulla tastiera perché ci sono abituato (tanto i tasti mica li guardo…), però gli accenti li metto lo stesso da quando ISO-8859-x ha avuto una penetrazione sufficiente. Ho semplicemente imparato a digitarli.

  15. Boh/ orientalia4all dice:

    update: ne ho parlato anche io con una foto. Non ti è piaciuta, Massimo?

  16. Fabio Metitieri dice:

    Lunar e Paola: vi correggo entrambi. La tastiera non c’entra per nulla.

    Quando Internet non era completa, alcuni di noi erano su altre reti. Per esempio, io ero su Bitnet e i britannici su Janet. I protocolli erano diversi e la traduzione di caratteri e indirizzi non sempre funzionava da una rete all’altra. Per scrivere agli inglesi bisognava scrivere gli indirizzi al contrario, o usare relay e gateway (semplificando molto il discorso).

    L’unica cosa garantita era il cosiddetto ASCII ristretto, con solo i primi 128 caratteri (Mau, mi stupisce che tu non lo ricordi). Di accenti proprio non se ne parlava.

    Anche dopo l’unificazione di Internet (Bitnet e’ stata chiusa nel 1996, Janet non ricordo), su alcune liste di discussione l’accento poteva apparire come il corrispondente esadecimale (per esempio =F2 invece di o accentata).

    Per cui, io da sempre ho uno switch mentale automatico: se scrivo in Winword uso gli accenti, altrimenti no.

    Ciao, Fabio.
    http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

  17. frap1964 dice:

    Ciao Fabio, rileggerti finalmente qui, non censurato, è stato davvero molto divertente. ;-) Il “pubblico quantomeno casuale”, secondo Gaspar, erano quattro amici/parenti e per il resto sedie. Un po’ uno smacco per il blogger vip, in discesa persino su BB, ma pazienza. ;-)

  18. Anonymous dice:

    Paola, mi spiace dirlo, ma spero di non essere frainteso, e' un'ignorante (nel senso che ignora) quando rivendica l'uso degli accenti su pagine web. La spiegazione di Fabio Metitieri in relazione al vero motivo per cui spesso e' preferibile utilizzare l'apice anziche' gli accenti non fa una grinza. Per una volta mi trovo d'accordo con lui e costretto ad ammettere che mi ha tolto le parole di bocca. Ancora oggi leggendo alcune pagine web anche "rinomate" (ad esempio Repubblica.it) si trovano accenti sostituito dalla dicitura "&grave" e non e' bello.

    Sul primo commento di Metitieri alla partecipazione di Mantellini all'evento all'Ottagono, invece, non c'e' null'altro da aggiungere: si tratta solo del solito rodersi dentro per non aver mai ottenuto simili pubblici riconoscimenti di autorevolezza, da parte di una persona che si ritiene migliore di altri (e anche di Mantellini), in quale campo poi non si sa. Anzi no, un campo si sa: le donne virtuali.

    Giovanni

  19. Fabio Metitieri dice:

    Il principio della grande conversazione in Rete, sui blog, e’ la censura. Chissa’, prima o poi scrivero’ un libro, su queste strane teorie…

    Ciao, Fabio.
    http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

  20. Fabio Metitieri dice:

    Giovanni, spiacente di contraddirti, ma un conto e' l'ASCII esteso nelle email e altra cosa, completamente diversa, sono gli &grave nelle pagine Web. Da una parte c'e' la vecchia incompatibilita' di pezzi diversi di Internet, mentre dall'altra di solito si tratta di banali errori di battitura.

    Poi, donne virtuali…. wowwww…. sono onorato da tanta stima…
    ;-)

    E non ho bisogno di riconoscimenti per semtirmi superiore a Mantellini, grazie, ne ho gia' piu' che a sufficienza. E ci vuol poco, comunque.

    Ciao, Fabio.
    http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

  21. Lunar dice:

    Fabio, come sarebbe che la tastiera non c’entra nulla? Tu stai parlando dei tempi moderni. :) Io parlavo dei tempi antichi. E si che ero un giovincello ma io le “cattive” abitudini le ho prese su questa tastiera. E non avevi mica altre opzioni o set estesi.
    http://tinyurl.com/3l88o5

  22. Lunar dice:

    anzi, era la versione precedente ma fa lo stesso. Rende bene l’idea.

  23. Fabio Metitieri dice:

    Lunar, il tuo tiny non funziona.

    Comunque, io ho iniziato a lavorare (a parte un Apple II, alcuni anni prima) sugli M24 e sui terminali stupidi, nel 1986. Alcuni terminali probabilmente erano molto piu’ vecchi. Se non sono arterio, i caratteri accentati c’erano gia’, dappertutto (sull’Apple II, sinceramente, proprio non ricordo).

    Ciao, Fabio.
    http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

  24. Lunar dice:

    il tinyurl a me funziona. comunque cliccando sul nick ci arrivi lo stesso. In ogni caso il link è alla jpg di un vecchio Apple][ anche se quella trovata in rete non è la versione che avevo io. Per curiosità  e per rinfrescarmi la mente ho controllato anche il mio primo laptop. Un M100 brandizzato Tandy/Radio Shack. Tastiera americana senza le accentate. Di questo portatile esisteva anche la versione italiana: Olivetti M10 con tastiera italiana. Ma con questo siamo già  al 1983. Ai tempi moderni. :)

  25. frap1964 dice:

    Gli M24 erano oggetti m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-i, con la loro scheda 640×400.
    Pure io ho cominciato lì.
    Dopo aver giochicchiato per un po’ con uno Sharp pc1500 con plotter.
    Ma sono anche fiero possessore di un Olivetti M10 tutt’ora perfettamente funzionante. Porcaccia miseria ma come vola il tempo…

  26. .mau. dice:

    CiaoFabio, come ho scritto da Paola in realtà  nell’ASCII (che è rigorosamente a 7 bit, concordo) alcuni caratteri (se non ricordo male `~{}[], ma potrei sbagliarmi) erano rimappabili nelle lingue nazionali. Esisteva insomma l’ASCII “italiano”. Se vuoi, vado a cercare la terminologia corretta: stiamo comunque parlando di roba di inizio anni ’80.

  27. .mau. dice:

    Per il resto: sull'Apple ][ potevi rimappare (firmware) la tastiera per avere le lettere accentate. Le entità  è e simili sono tranquillamente accettate in HTML, anche se il charset di default è ISO-8859-1, e non vedo il problema; anzi conosco software – che odio – che fanno apposta la conversione.

  28. Lunar dice:

    .mau.
    credimi, nessuno sentiva l’esigenza delle accentate anche perchè con l’arrivo dei personal computer ogni casa faceva a modo suo. Se io digitavo una è e il mio corrispondente aveva un C64 è facile che sul suo monitor al posto della è compariva una carattere grafico. Era un casino che è durato anni. Alla fine l’unico sistema era quello di utilizzare solo ed esclusivamente i primi 128 caratteri del set nativo ASCII. Erano gli unici caratteri comuni a ogni macchina.
    E non avevamo neanche il simbolo della lira. :)

  29. Lunar dice:

    aggiungo e poi chiudiamo…
    per non parlare delle stampanti.
    Se io scrivevo un testo con le accentate e poi stampavo su carta il risultato non era mai lo stesso. Ricordo, tornando alle olivetti, che nella fase di messa in funzione di una nuova stampante andava settato il set di caratteri altrimenti uscivano cose turche.
    mazza quanti ostacoli abbiamo superato. ;)

  30. .mau. dice:

    @lunar: ovviamente anch’io ho regolarmente usato gli accenti, anche qualche anno dopo che non era più necessario (diciamo fino al 2001). Ma adesso non ne vale più la pena.

  31. spider dice:

    Mah, anche io ho iniziato con i computer a metà  anni '80 e anche io all'inizio usavo solo ASCII 7-bit.
    Ma il tempo passa, la tecnologia avanza, oggi si può scrivere in caratteri occidentali o anche in arabo o ebraico o giapponese.
    Con Linux o il Mac persino configurare ogni utente per usare la sua specifica localizzazione.
    Se gli accenti vengono visualizzati bene da anni, dieci direi, continuare a non usarli è pigrizia e forse un velo di snobismo. Così la penso.
    Tra l'altro, pure con le tastiere americane si fanno le lettere accentate: si digita l'accento (non l'apostrofo, l'accento) e lo si fa seguire dalla vocale.

    Per chi programma: AltGr+[ e AltGR+] in Linux, oppure AltGr+7 e AltGr+0 per avere {}, che è esattamente la stessa fatica di scrivere le parentesi tonde, ovvero premere due tasti insieme. Col Mac similile (comnand+shift+[ e command+shif+])
    Anzi, con Linux non so, ma con il Mac si riesce a scrivere persino ༠(ma anche ठ௅) oppure à± (ma anche ൠࣅ) semplicemente con una combinazione di tasti (Command+u per la dieresi, seguita dalla vocale, command+n per la Ëœ seguita dalla lettera n,o o quel che è…)

    Infine, con l'HTML è tutto un altro discorso: è scritto in ASCI 7-bit e i caratteri speciali sono sostituiti da una macro come ` (compreso il punto e virgola in fondo) per è, &acute per é, © per ©, tanto per fare qualche esempio.

  32. .mau. dice:

    L’HTML ha sempre come charset di default ISO-8859-1, non l’ASCII.
    Da HTML4 in poi il default è addirittura Unicode (per la precisione ISO10646).
    A http://www.w3.org/TR/1998/REC-html40-19980424/intro/intro.html#h-2.3 trovate la specifica del charset per HTML4; http://rfc.net/rfc1866.html , sezione 6.1, specifica che i documenti HTML devono supportare Latin-1 che è appunto ISO-8859-1.

  33. Fabio Metitieri dice:

    Spider, si’, oggi e’ snobismo. Con un tocco di eleganza.

    Per me e’ sostanzialmente sottolineare: ho scritto la mia prima scheda perforata nel 1980, uso i Pc dal 1985, ho fatto il mio primo Telnet nel 1986 e lavoro stabilmente in Internet e con Internet dal 1992.

    Eleganza a parte, in un mondo dove tutti si improvvisano esperti di tutto e dove on line chi usa la Rete si’ e no dal 2000 (solo nei ritagli di tempo, perche’ in realta’ fa il panettiere) si auto-elegge a grande interprete della sua filosofia piu’ profonda, o addirittura a new-mediologo, o a “il maggore esperto italiano di comunicazione e di culture digitali”, mi pare molto utile ribadire alcune differenze.

    O, detto in un altro modo: sono un pignolo e un rompipalle, ma io ho il diritto di pontificare, gli altri no. Che studino e lavorino seriamente on line per un’altra decina d’anni, poi forse li ascoltero’ senza ridere.

    Ciao, Fabio.
    http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri

  34. paolo dice:

    io ho presenziato all’incontro tenutosi in bicocca, alcune considerazioni le ho già  fatte sul mio blog:

    http://www.mytechnology.eu/2008/10/11/democrazia-digitaleuniversita-milano-bicocca/

    Cmq in linea generale anche a me è piaciuto perchè esulava il normale contesto universitario.

    Non ho apprezzato un gran chè l’interruzione al video in differita, per carità  non conosco robin good e non è che me ne freghi più di tanto, ma è stato invitato presumo, e quindi è come se l’avessero interrotto mentre era li a parlare fisicamente.
    Bell’esempio di democrazia digitale.