C’e’ un barlume di decenza nelle motivazioni che hanno spinto il Tribunale di Bergamo a togliere i sigilli a PirateBay. Il fatto che non sia stato ritenuto possibile per la magistratura italiana “sequestrare” un sito che abita all’estero semplicemente “inibendone” l’accesso al popolino dello stivale. Per il resto mi pare ci siano le solite grandi, interessate, confusioni su cosa sia un link o un download, come era del resto prevedibile, ma questo e’ nell’ordine delle cose.

Spiegano i giudici che in ambito penale il sequestro preventivo non può essere emesso al di fuori delle ipotesi esplicitamente previste dal codice e che una sua caratteristica specifica è “l’apposizione di un vincolo di indisponibilità” sul bene sequestrato, che viene così sottratto “alla libera disponibilità di chiunque”. Nel caso specifico, invece, il decreto rappresenta una “inibitoria atipica” che sposta il provvedimento dal sequestro vero e proprio ad un obbligo per soggetti terzi, ossia i provider, a comportarsi secondo certi parametri per impedire l’accesso al sito. L’inibizione dell’accesso ad un sito in Italia, in sostanza, passa per provvedimenti del tutto diversi, come quelli emessi da amministrazioni dello stato o Ministero dell’Interno, ma non per decreti di sequestro.

(via punto informatico)

2 commenti a “CENSURARE CON UN CLICK”

  1. frap1964 dice:

    Possiamo star tranquilli, che da una ventina di giorni abbiamo il comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale (decreto istitutivo)

    http://www.governo.it/GovernoInforma/documenti/decreto_pirateria.pdf

    ;-)

  2. Lunar dice:

    tranquillo frap,
    leggi l’articolo 4 (compensi) comma 1
    Nessun compenso, nessun gettone, quindi nessuna riunione. Si vedranno una volta all’anno per farsi gli auguri di natale.
    E come diceva qul “tale”…
    i ministri passano, i presdelcons passano, i direttori restano.