Su Punto Informatico di oggi c’e’ una bella inchiesta di Giovanni Arata sui costi dei gadget tecnologici.

Arrivati a questo punto, il quadro appare già molto più chiaro. Risulta evidente infatti che i gadget hitech hanno costi diversi nei diversi paesi non per via dei dazi o dei costi di trasporto, e nemmeno per via delle imposte (che pure incidono per una piccola parte). Hanno costi diversi, invece, perché in campo tecnologico ogni paese continua ad essere considerato come un mercato separato, con regole differenti e gradi distinti di concorrenza. Con il risultato che nell’era del mercato globale possono continuare a persistere pratiche di “segmentazione dei prezzi” del tutto anacronistiche, buone per chi produce ma cattive- molto cattive- per i cittadini consumatori.

7 commenti a “DAL DOLLARO ALL’EURO”

  1. Stefano dice:

    confermo l’assoluta validità  dell’articolo!

  2. Roberto Dadda dice:

    L’osservazione è interessante, ma è un fenomeno comune alla maggior parte dei settori merceologici dalla Coca Cola al libro.
    Non riesco a pensare un settore che abbia prezzi identici in ogni paese legati solo al cambio e alle tasse.
    Lo stesso biglietto aereo per esempio per lo stesso volo e lo stesso sedile ha costi sostanzialmente diversi se lo comperi a Milano o a Manhattan.

    bob

  3. GinoTocchetti dice:

    del resto queste differenze (inevitabili e in parte giustificabili) non possono essere troppo ampie, ovviamente, considerata la trasparenza dell’informazione e la facilita’ di muovere le merci e le persone

  4. Leonaltro dice:

    Ma che “Mercato globale”?
    Il mercato sarebbe veramente globale (nel senso di aspettarsi prezzi simili in tutto il mondo) solo se “l’acquirente globale” avesse lo stesso potere di acquisto dappertutto.

    Il differenziale di prezzi è sempre esistito: la roba da noi è sempre costata molto di più che in Thailandia, per esempio. Solo che quello è terzo mondo, e quindi non ci si stupisce. Mentre che la superpotenza USA si stia impoverendo è un fatto che non riusciamo ad accettare.

    La roba da loro costa 100$ perché quello è il massimo che si possono permettere, non è che Apple fa lo “sconto compatriota”. Qui da noi siamo disposti a pagare la roba il 30% in più, e, *giustamente* la vendono a quel prezzo.

    E poi comunque il differenziale di prezzi esiste anche all’interno dell’Italia, e pure all’interno di una città : se giri un po’ di negozi trovi differenze di prezzo anche del 20-30%. Perché non dovrebbe esistere da un continente all’altro?

  5. Iron Mauro dice:

    In effetti i contrabbandieri dei tempi nostri di mestiere fanno gli assistenti di volo…

    Differenze fra i mercati sono ammissibili. Ma solo parzialmente giustificano il gap del prezzo di certi gadget…

  6. Roberto Dadda dice:

    Ragazzi stiamo solo girando attorno a uno dei fondamentali della economia di mercato: i prezzi non sono legati solo al valore intrinseco del bene, ma alla cifra che per quel bene quel mercato è disposto a spendere. E’ una legge vecchia come il mondo, stupisce che ci sia chi si stupisce ancora!

    bob

  7. Eugenio dice:

    Bob,

    Io sono (probabilemnte) un po’ zuccone, però mi stupisco ancora che ogni volta che c’è un rincaro (o una differenza di prezzo che favorisce i venditori) c’è sempre una bella legge di mercato a giustificarlo: di solito è la legge della domanda e dell’offerta – che poi, in ultima analisi, è quella a cui tu fai riferimento.
    Mi aiuti a capire perchè questa legge vale solo per spiegare gli aumenti mentre se c’è un sensibile calo della domanda (molto più raramente) ne consegue un calo del prezzo?

    Ho poi un’altra osservazione da fare. Premetto che mi capita di viaggiare spesso tra Italia e Francia. DUrante i miei soggioni transalpini ho frequentato una nota catena di negozi francese (che vende libri dischi elettronica ec..) presente anche in Italia. Per quale motivo i prezzi dei CD (per esempio di musica classica) sono spesso più bassi in Francia? L’Italia non è uno dei Paesi ove si scarica (illegalmente) più musica da internet e quindi ove il mercato della musica legale dovrebbe essere più asfittico? Perchè questa politica dei prezzi?