Si metta agli atti che sono d’accordo con Pietro Citati quando qualche giorno fa scriveva che un solo insegnante (piu’ quello di inglese) alle elementari e medie e’ sufficiente. Ora che si scatena la normale dialettica italica sindacal-governativa fra il “tuteliamo i posti di lavoro” e il “non ci sono soldi” il punto non e’ risparmiare sulla pelle degli insegnanti ma semplicemente mettere risorse dove servono. Pagandole bene (o meglio). Credo poi che Citati sia un po’ – come dire – “passatello” quando scrive:

La scuola elementare e media non ha bisogno di computer, come diceva Silvio Berlusconi anni fa. Il computer è anche troppo usato, oggi, in Italia. Col risultato che ragazzi di tredici anni lo usano meravigliosamente, come un gioco spettacolare, ma non sanno scrivere una lettera in italiano.

Mi pare (amichevolmente) una scemenza ed anche un grande errore di prospettiva, ma non si puo’ avere tutto. Ce ne fossero di Citati. Un articolo comunque da leggere.

10 commenti a “UN GIOCO SPETTACOLARE”

  1. Luca Sartoni dice:

    A me sembra poco una scemenza. Era vero una decina d’anni fa quando andavo a scuola io (ITIS Informatica) ed è vero ancor di più oggi.

    Ma come tutte le cose, non è possibile descrivere completamente e coerentemente una realtà  complessa.

    Pertanto chi è d’accordo sulla parte vera dell’affermazione ne fa una bandiera per tutto il resto delle scemenze che l’autore di tale frase mette per iscritto, e chi non è d’accordo su una parte della proposizione annulla tutto il contenuto della medesima.

  2. ale dice:

    certo che se insegnare a usare il computer vuol dire fare la famigerata “patente europea” è meglio che se lo imparino da soli, cmq non so davvero dov’è il nesso tra quello e il saper scrivere in italiano… per il numero di insegnati sono d’accordo con te anche perché non vorrei che per tenere due maestre poi dividessero la scuola in un 2, una parte Benetton e una “bad company” a noi ;)

  3. Daniele Minotti dice:

    Massimo, abbiamo figli quasi coetanei, anzi il mio piu’ grande e’ piu’ grande.
    I due maggiori argomenti che sento in giro pro maestro unico sono:
    – non c’e’ una lira (che e’ anche vero);
    – che una volta era meglio e i ragazzi crescevano meglio (sentito ieri da un’amica – che e’ il solito argomento vuoto e misoneista).
    Cominciamo col dire che il maestro unico non esiste perche’ tu stesso, molto giustamente, ci aggiungi quello di inglese.
    Computer inutile? Tendo al no, anche se accetto critiche.
    Certamente, occorre, anzitutto, imparare a scrivere, ma questo non e’ un buon argomento per cassare il computer.
    In realta’, devo dire una cosa: che, per quello che vedevo in V da mio figlio, le lezioni di computer fanno qualcosa per 4/5 bambini su 20 e rotti (quelli portati, quelli che hanno un computer, quelli che hanno un genitore che puo’ stare loro dietro, ecc.). Ma, ancora, penso che qualcosa comunque serva anche agli altri.
    Come se volessimo abolire le lezioni di matematica perche’ i piccoli geni sono soltanto 4/5 mentre gli altri sono minus senza speranza, almeno in matematica ;-)
    Il computer, secondo me, si avvicina, anche socialmente, alla stessa importanza delle materie tradizionali.

  4. Anonymous dice:

    Quindi ritornando al maestro unico, tu ritieni che si possa togliere di mezzo il tempo pieno, vero? Mi sembra un’ottima idea, sai quanti posti da baby sitter per il pomeriggio si creerebbero.

  5. LC dice:

    Boh, nella seconda metà  degli anni 70 io ero alle elemntari, avevo una maestra unica (sia in senso numerico che umano), e facevo, negli anni in cui necessario, il tempo pieno (allora lo si chiamava il doposcuola: ovviamente la maestra del pomeriggio era diversa da quella della mattina).

    Quanto ai pc, preserverei tranquillamente le elementari (toh, giusto in V forse si può cominciare) dalle immersioni nei monitor.

  6. Roberto Marsicano dice:

    Sull’argomento computer or not computer ci sono grosse discussioni anche all’estero.
    Una critica dice che darlo troppo presto in mano ai ragazzini, quindi scuole elementari, è sbagliato perchè lo strumento abitua la mente ancora permeabile a processi meccanici: schiaccia pulsanti, usa funzioni, trova cose già  fatte, e quindi non si abitua la mente alla flessibilità  di pensiero che serve per risolvere le situazioni nuove.
    Insomma è uno strumento per condizionare un umano per compiti, anche di alto livello, ma meccanici e in gran parte predeterminati. Cosa per altro non grave perchè oggi, 2008, ci sono ancora un sacco di lavori meccanici che non richiedono elevate capacità  di analisi e decisione, ma solo un limitato numero di scelte da operare.
    Il problema è nel futuro, quando l’interconnessione mediante SOA di migliaia di sistemi eliminerà  una buona fetta di questo lavoro, anche da white collar, ma in effetti abbastanza scimmiesco.
    In quel caso servono invece capacità  creative per le quali il computer deve essere solo un supporto e quindi relegato in quella funzione anche da un punto di vista didattico.
    A me, da padre di una 16enne, sembra che la scuola il problema non se lo ponga assolutamente e l’informatica è solo una materia come le altre, cioè insegnata male.

  7. Daniele Minotti dice:

    Mah… si’, non e’ insegnata benissimo, in effetti (anche se mio figlio ha avuto un buon maestro, ma so che si tratta di un’eccezione).
    Forse, pero’, anche cosi’ serve al resto della classe. I 4/5 piu’ avanti sono, appunto, piu’ avanti.

  8. Andynat dice:

    Bisogna sperare che l’insegnante unico che accompagnerà  nostro figlio non sia inadatto (non voglio dire per forza incapace). Perchè un inadatto su 3 o 4 ci può stare. Ma 1 su 1 è decisamente troppo.

  9. Antani dice:

    Concordo pienamente con andynat, se becchi unminus habens rovina venti ragazzini. Mia figlia ha tre insegnanti che lavorano in team splendidamente, perderle sarebbe un disastro. Non solo: le tre tengono su due classi, quindi il risparmio sarebbe ben inferiore al prospettato. L’insegnante d’inglese basta per l’intera scuola. Attaccarsi alla questione dei valori affettivi mi sembra ridicolo, è pura nostalgia per l’infanzia. C’è anche il problema dell’avvicendamento: gli insegnanti vanno in pensione e chiedono trasferimenti. Personalmente ho cambiato 4 insegnanti in 5 anni. Si vive nel mondo reale, ricordiamocelo.

  10. Ivan P. dice:

    Chi va dicendo che il ritorno al maestro unico è un bene, facendo riferimento alla propria esperienza personale, dimentica alcuni particolari:
    1. la scuola è l’unica agenzia educativa presente nel territorio, o addirittura l’unico segno tangibile di far parte di uno Stato (mi riferisco alle zone più internate);
    2. la società  nel frattempo è cambiata e nuove tecnologie hanno cambiato la nostra quotidianità  (internet, i cellulari, la TV, ecc.);
    3. la CEE si è evoluta nella Comunità  Europea e il ristretto club di Stati fondatori, di cui l’Italia era parte, si è allargato a gran parte dell’Europa: ciò ha imposto nuovi standard che nella scuola si traducono nella necessità  di imparare l’inglese o un’altra lingua comunitaria;
    4. il maggior numero di stranieri in Italia che spesso hanno poca dimestichezza con l’italiano e con le nostre tradizioni e consuetudini;
    5. il maggior numero di bambini proveniente da famiglie separate, divorziate, allargate e quant’altro;
    6. last but not least: maestre e maestri ormai sono chiamati a svolgere funzioni che vanno al di là  dell’insegnamento. Spesso si trovano a fare da psicologi, assistenti sociali, consultori familiari e chissà  cos’altro. Con buona pace di chi dice che gli insegnanti non fanno niente e hanno tre mesi di ferie.
    Ivan P.