Quando nel 2001 scrivemmo che le modifiche alla legge sul diritto d’autore che, con la scusa di consentire l’accesso al finanziamento pubblico dei siti web editoriali, di fatto parificavano qualsiasi pagina web ad un giornale, i politici del’epoca ci risposero che si trattava di preoccupazioni fuori luogo. Sapevamo allora, cosi’ come sappiamo oggi che le leggi italiane spesso sono scritte male intenzionalmente, perche’ dentro la grande discrezionalita’ di definizioni apparentemente sciocche e grossolane, si lascia lo spazio per una ampia interpretazione della norma che e’ di fatto una sorta di grande opzione ricattatoria utilizzabile al bisogno. Cosi capita, come scrive Guido Scorza su PI di oggi, che una sentenza censoria del Tribunale di Modica come quella contro lo storico Carlo Ruta possa ugualmente essere iscritta dentro le maglie della norma in quanto “tecnicamente plausibile”. E come sempre avviene in questi casi “a cose fatte” poi non c’e’ piu’ nulla da fare: i politici di allora hanno dimenticato le proprie colpevoli distrazioni. E di magistrati purtroppo se ne trova di ogni tipo. Oltre a Paolo Bonaiuti le cui posizioni di retroguardia su simili materia sono note e purtroppo reiterate anche politici di sinistra come Vannino Chiti e Giuseppe Giulietti si affrettarono allora a chiarire la natura “buona” di quella legge. Dove sono ora questi signori? Hanno alzato il telefono per mormorare un “mi dispiace, sono stato un coglione” a Carlo Ruta? Ne dubito.

Le parole scritte e approvate dal Parlamento, sottosegretario Chiti, sono pietre. Quelle e solo quelle. Al confronto, le di lei deduzioni al riguardo (anche quelle pronunciate alla Camera quando afferma che la legge “…non ammette, né potrebbe farlo, interpretazioni differenti da parte di chicchessia rispetto a quella propria delle Camere che l’hanno approvata…”) valgono come chiacchiere al bar in un qualunque dopo-partita. E ‘ questo un piccolo particolare taciutole dai giornalisti di Repubblica (uno dei quotidiani che più correttamente ha seguito tutta la vicenda) che hanno raccolto le sue rassicuranti parole. Almeno fino a quando le impressioni dei nostri politici non faranno giurisprudenza.

4 commenti a “LE CHIACCHIERE INUTILI DELLA POLITICA”

  1. lealidellafarfalla dice:

    Magari fossero scritte male intenzionalmente vorrebbe dire trovarsi davanti a politici che hanno almeno una intelligenza media.
    Purtroppo credo che si tratti d’incapacità  condita di presunzione, con la quale difficilmente si riesce a ragionare.

  2. Daniele Minotti dice:

    *Molto lietissimo* che si mantenga questa linea di fermo realismo pragmatico.
    Correva l’anno 2001…
    Bravo. Ecche’… ;-)

  3. Anonymous dice:

    La vicenda è sconcertante e preoccupante. Concordo.

  4. federicobalestra dice:

    Ma che incapacità .
    La legge è stata fatta in modo che sia possibile interpretarla male, inutile girarci intorno.