Leonardo scrive (giustamente) che ormai l’esborso annuo per i libri scolastici ammonta piu’ o meno a quello di un notebook mediamente equipaggiato. Basterebbero insegnanti illuminati e poco d’altro per far risparmiare ad ogni famiglia una discreta quantita’ di denaro che oggi va ad ingrassare una editoria scolastica famelica e senza controllo della quale ci lamentiamo inutilmente ogni volta che arriva settembre. Tranne poi trovarci a casa figli con schede malamente fotocopiate ogni anno uguali e zaini da 15 kg. da trasferire ogni giorno da casa a scuola e ritorno. Ed in ogni caso cari genitori, estendo l’appello: aspettate a comprare i quaderni.

Ma ho ancora nel cuore il mio primo giorno di scuola alle elementari, i miei bellissimi quaderni di Superman e di Batman (eroi in calzamaglia che andavano molto in voga a quei tempi), e la maestra che mi raggela dicendomi: questi non si possono usare. Insomma, è una storia antica. La grande distribuzione lo sa, e ne approfitta. Vi vende la sensazione di essere genitori previdenti scaricandovi pacchi di carta che v’ingombreranno la mensola alta del garage fino alla consumazione dei giorni. Non cascateci. Il vero risparmio è comprare all’ultimo momento solo quello che l’insegnante vuole. Si salva pure un po’ di foresta.

17 commenti a “STUDIARE SU UN WIKI”

  1. Roberto Dadda dice:

    Visione affascinante, ma un po’ semplicistica.
    Negli USA esperimenti di questo genere sono stati fatti, ma hanno rivelato come gli wiki ed i libri elettronici in generale sono adatti alla consultazione, ma pessimi per l’apprendimento progressivo e la cosa è stata abbandonata quasi dappertutto.
    Senza contare che i libri li dovresti comunque pagare, certo meno, ma pagare li devi e a quel punto i costi crescerebbero.

    bob

  2. io dice:

    Concordo sui quaderni all’ultimo.
    Giorni fa, il libraio cui avevo sborsato un 200 euri di testi mi fa “è il peso della cultura”. “No – rispondo – è il peso della carta. Chissà  che il futuro sia digitale”.
    “E i diritti degli autori?” mi replica il suo collega.
    “Mi sa – gli faccio – che col cambiare una virgola e col pubblicare l’edizione riveduta gli editori si sono già  messi in pari”.
    M’ha dato ragione. Il dibattito continua.

  3. Giovanni dice:

    All’ITIS Vito Volterra di San Donà  di Piave (http://www.istitutovolterra.it/) i libri di matematica sono gratuiti. Li hanno realizzati gli insegnanti e messi a disposizione di tutti. Mi sento orgoglioso di essermi diplomato in questo istituto nel lontano 1990. C’è sempre il costo della stampa del testo di 160 pag. ma credo sia sopportabile. Penso che sia un esempio da seguire.

  4. Alessandro Ronchi dice:

    Si potrebbe finanziare la realizzazione di libri con licenza FDL. Il costo di un libro di testo messo in concorrenza per la stampa non supererebbe i 10-15 euro, contro i 30-40 o anche più del costo in assoluto monopolio (gli utenti non possono scegliere, lo fanno gli insegnanti).

    Risparmiare sui libri aprendo ai generici scolastici

  5. leonardo dice:

    Mah, io ci andrei piano a dire che negli USA “la cosa è stata abbandonata un po’ dappertutto”.

    Tutto quello che ho trovato io è la notizia di Punto Informatico su quella scuola di Syracuse in cui hanno scoperto che i giovani giocano e si messaggiano e rompono i computer. Tutte cose che vanno messe in conto, indubbiamente. Ma da Syracuse a “dappertutto” ce ne passa un po’.

  6. Roberto Dadda dice:

    @alessandro Attenzione a cadere nell’errore di pensare che su internet ci sia per definizione tutto e che se una cosa non la trovi in rete non esiste.
    Il dibattito sull’utilizzo di sistemi tipo eBook nella educazione va avanti nelle università  ed i risultati sono pubblicati su riviste di pedagogia che non sono in rete, ma che non per questo non esistono.
    Del resto l’ipotesi di una educazione paperless è naufragata come è naufragata nella maggior parte delle situazioni anche l’idea del paperless office.

    bob

    PS a Milano nella scuola media i libri li paga il comune, basta essere residenti da più di due anni.

  7. Andrea Poulain dice:

    se non ha funzionato negli usa figuriamoci da noi con la gelmini..uhauahauha
    cmq l’idea dei libri scritti dai professori come dice il ragazzo di s.donà  di piave mi pare un’ottima idea nella direzione giusta..meglio fare dei passetti alla volta piuttosto che far tutto su wiki subito no?
    poi bondi saprà  che è wikipedia?

  8. Antani dice:

    Le tre insegnanti illuminate di Lalli le hanno la lista dei desiderata alla fine dell’anno scorso. Ah, non la troviamo più.

  9. Spora dice:

    In Francia nelle scuole pubbliche e private, i libri li fornisce la scuola (tranne quelli con gli esercizi da riempire, che li dà  gratis il Comune, insieme al dizionario)

    Se un allievo rompe o non restituisce un libro, allora lo deve pagare.

    Semplice e sociale.
    Non scordiamoci a chi appartiene la mondadori.

  10. Federico Fasce dice:

    Boh, io non credo che il mezzo (l’e-book, poi, che replica in tutto e per tutto il modo di lettura del libro) sia di per sé inadatto.
    Dovremo cambiare (e cambieremo, questo accadrà  di certo) i nostri sistemi di apprendimento. Non è vero che Internet sia un sistema superficiale. àˆ solo diverso e va approcciato in maniera differente.
    Il paperless office non funziona, infatti, laddove esistono ancora metodi di lavoro legati alla carta (e l’italia ne è un esempio). Invece molte piccole e giovani imprese lavorano alla grande non solo stampando pochissimo, ma addirittura con i componenti del team a distanza.

  11. lealidellafarfalla dice:

    Leggere sul pc dopo un po’ è stancante, ma è sufficiente stampare quello che serve. Ricordo che all’università  si fotocopiava di tutto, poi dopo che finii ci furono le prime incursioni della Guardia di Finanza. Ora c’è la legge che dice che non si può fotocopiare più di una percentuale di un testo, così per fare un testo intero i ragazzi fanno tre o quattro viaggi in copisteria ritirano 40 pagine e riportano il testo il giorno dopo. Se non facessero così avremmo sempre meno laureati.

  12. federicobalestra dice:

    Non penso che l’unico metodo di studio “previsto” da Internet sia il Wiki, anche se il sisitema ipertestuale garantisce una maggiore velocità  di ragionamento.
    Almeno per me,ovviamente.

    Sono rimasto colpito dall’esperienza di San Dona, speriamo prenda piede.

  13. Daniele Minotti dice:

    Quest’anno il grande va in prima media.
    Siamo rimasti sconvolti dalla quantità  di libri che abbiamo dovuto acquistare.
    Per quantità  di carta buttata, per peso sulla schiena e per i costi.
    Che, poi, dubito fortemente che, a fine anno, mio figlio potrà  dire di aver studiato, bene, tutta quella roba.

  14. antoniovergara dice:

    la via perseguibile mi pare quella che le scuole debbano fornire i libri agli alunni, che ovviamente dovranno restituirli integri.

  15. Ernesto dice:

    Mia figlia ha ancora due anni e pertanto non sento ancora il problema.
    Ho ancora tre-quattro anni di autonomia.
    In questo frattempo, non sarebbe bello scrivere wikilibri scaricabili e stampabili liberamente con licenza gpl?
    Se fossero ben fatti, quale sussidiario a pagamento potrebbe batterli?

  16. Alessandro Ronchi dice:

    @Ernesto: è quello che ho proposto io.

    Non è nemmeno detto che l’iniziativa debba per forza partire gratis: il Ministero investe una cifra ridicola e si fanno scrivere libri GPL, o si liberano testi già  scritti (potrebbe diventare un bando).

  17. aubreymcfato dice:

    Io credo che la cosa vada spinta su due binari, paralleli ed interdipendenti: uno è quello della discussione e dell’opinione, l’altro quello dei fatti.
    Fra i vari progetti fratelli di Wikipedia, tutti misconosciuti ai più, esiste Wikibooks, nato appositamente per la scrittura collettiva di manuali e libri di testo. Stesso software di Wikipedia, stesse modalità : mancano tenste pensanti, insegnanti, volontari che rendano quel progetto una fucina di buoni testi. Wikipedia sarebbe poi un riferimento enciclopedico, Wikisource uno bibliografico. Tutte queste cose potrebbero tranquillamente essere stampate, rilegate e vendute, ma essendo in GFDL i prezzi sarebbe enormemente più bassi.