Mi sembrava strano che Repubblica si fosse dimenticata di dedicare un articolo (lo ha gia’ fatto il Corriere qualche giorno fa) al citatissimo pezzo di Nicholas Carr sull’Atlantic Monthly sulle nuove metriche dell’attenzione indotte dalla rete Internet. Non tanto per il pezzo in se’ (un pezzo ben fatto e pieno di sacrosante considerazioni) quanto per il fatto che nel titolo (e solo li’) l’editoriale di Carr citava Google con toni non esattamente entusiastici (“Is Google making us stupid?”). Dico questo perche’ Repubblica e’, da qualche anno a questa parte, per qualche valida ragione che certamente a noi poveri mortali non e’ dato sapere, il maggior repository in lingua italiana di articoli anti-Google e non poteva certo farsi scappare una imbeccata del genere. Ovviamente basta aver letto l’articolo originale (ma anche la riduzione in italiano di Repubblica che in fondo e’ equilibrata) per sapere che nessuno studioso fra quelli citati ritiene che il motore di ricerca diminuisca la capacita’ di apprendimento cosi’ come citato nel sottotitolo furbetto.

14 commenti a “CAPRO ESPIATORIO OFFRESI”

  1. antonio vergara dice:

    in realtà  è proprio per quel titolo che l'hanno pubblicato, altrimenti non se lo sarebbero nemmeno filato.

  2. Fabio Metitieri dice:

    Il punto non e' Google.

    Della ricerca della BL citata da Carr (e di altre ricerche che Carr non cita) avevo parlato sulla Radio Svizzera a partire da febbraio scorso e ne ho scritto un altro pezzo di recente, giusto pochi giorni prima di quello del Corriere della Sera.

    Ho letto rapidamente anche il pezzo di Carr.

    Noiosetto e banale, Carr, peraltro: di pregi e difetti del disporre di una "protesi mnemonica" come Internet, o di come sono cambiate le nostre abitudini di lettura si discute ormai da anni.

    L'unica novita' di Carr sono le supposizioni che tutto cio' influenzi anche la nostra biologia (o neurologia, non si capisce bene), sulla cui cosa io non so nulla, ma personalmente sono dubbioso.

    Cio' che dicono le ricerche non e' che Google (o altri strumenti di Internet) sia buono o cattivo di per se', ma che i giovanissimi e persino i non piu' giovanissimi che sono studenti universitari o addirittura gia' ricercatori NON hanno alcuna conoscenza di cio' che si chiama in genere "information literacy".

    Cosa che io vado scrivendo da qualche secolo, credo, citando ormai da anni quanto meno il Whittaker (13 euro per la versione in italiano, che esiste dal 2002).

    Insomma: e' vero, i giovani di oggi renderanno in futuro "stupida" la nostra societa' (e se e' vero a Londra e negli Usa, figuriamoci in Italia), ma solo perche' loro non sanno fare ricerche on line, non perche' Google o altri strumenti (di certo) non sono perfetti.

    Poi, per essere critico anche con questi articoli dei grandi media: fino a quando riusciranno a tirare avanti fidando soltanto nella pigrizia (o nell'ignoranza) di una fetta di lettori italiani verso la lettura degli articoli originali in inglese, e quindi scrivendo solo rassegne che sono sostanzialmente traduzioni un po' riassunte di articoli, appunto, e a volte neppure recenti, con giusto due paragrafi di segnalazioni e di considerazioni in piu'?

    Fare almeno un passo ulteriore, e ripartire dall'analisi delle ricerche e degli studi segnalati (ed evitando certi titoli, certo), sarebbe gia' troppo laborioso?

    Ciao, Fabio.

  3. Massimo Moruzzi dice:

    ma Repubblica ha scritto davvero "imparà " ?

    si vede che è già  da un po' che usano Google… ;-)

  4. newmediologo dice:

    IO francamente ne dubito.. Certo di tutti i mezzi è sempre l'uso che se fa che conta ma credo che Google non faccia affatti diventare stupidi ma aiuti invece a selezionare le fonti da parte chi lo sa fare..

  5. Massimo Moruzzi dice:

    Repubblica, al contrario, come noto fa diventare intelligenti ,-)))

  6. Fabio Metitieri dice:

    Moruzzi, tanto per stroncarmi la carriera una volta in piu' e del tutto.

    Negli ultimi due anni ho seguito tutto cio' che e' uscito in Italia (e buona parte di cio' che e' uscito in Usa) su Second Life.

    Lasciamo da parte ogni discorso su SL si', SL no, e' una cazzata o no.

    Parliamo di informazione. I due piu' grandi nomi tecnologici del Corriere e di Repubblica (non dico chi: Zambardino e Pratellesi) hanno scritto cose da vergognarsi.

    Questi due, piu' La Stampa e Il Sole hanno scritto tavanate che neanche un bambino delle elementari in un compito in classe…

    Del resto, anni fa seguivo la terrificante "Sindrome da dipendenza da Internet". Stesse cazzate, ovunque, anche su testate un po' piu' piccole.

    L'altro giorno leggevo due pezzi in materia Internet (OK, qui veramente non voglio cosa e chi) su un grande quotidiano. Uno era una hoax, su cazzate, scandalismo. Scritto da un collega precario e poco conosciuto, ma che io ritengo bravo. L'altro pezzo era su una cosa seria, scritta dal redattore "boss", ma con i piedi.

    La logica e' ancora quella: i colleghi bravi se vogliono uscire sulle testate mainstream devono proporre lo scandalo, inventare notizie che non esistono, vendere le chiappe, mentre sugli argomenti importanti scrive il boss, anche se non ne capisce un beato.

    Per cui, dubito che a Repubblica sappiano usare Google.

    Nel caso protestasse qualcuno: ricordo che Repubblica ha denunciato l'esistenza della mafia in SL e che La Stampa ha detto che in SL si fa sesso con animali (che, mi chiedo, ma come ce li fanno entrare?)

    Pratellesi, come del resto Zambardino, ha pianto e lamentato “pugni nello stomaco” su una pedofilia in SL che dopo un anno e mezzo ancora non si e’ trovata.

    Mi spiace, mi rendo conto che ultimamente sono incazzato a morte con chiunque faccia informazione, e quindi sono intrattabile (salvo che con pochissimi eletti che ancora stanno cercando di fare qualcosa di decente).

    Pero’ cosi’ stanno le cose, inutile girarci intorno. Uno scenario orrendo.

    E (tanto per evitare strumentalizzazioni del mio intervento, gia' successe): la blogosfera italiana, o pubblicazioni "alternative" come Punto Informatico o Apogeonline stanno facendo molto di peggio, e in piu', senza una briciola di professionismo e con inaccettabili distorsioni ideologiche.

    Ciao, Fabio.

  7. Fabio Metitieri dice:

    Anzi, un po' a margine di questa discussione, cito un grande, Giampaolo Fabris, che gia' nel 2000, a proposito di media e pedofilia on line, scriveva:

    "Nuoce certamente ad un'analisi della gravita' del problema (…) il sensazionalismo e la spettacolarizzazione con cui i media hanno affrontato il tema della pedofilia. Dove la ricerca dello scoop fa largamente aggio sui veri contenuti di questo dramma. Capita cosi' di vedere direttori di testate giornalistiche dimettersi o messi sotto processo per un eccesso di zelo – che flirta con il voyerismo e la morbosita' – nel documentare lo sfruttameto sessuale dei bambini. Uno zelo che dura l'espace di un matin, sospetto a essere indirizzato piu' a fare audience che a farsi seriamente carico del problema. Sovente piu' all'insegna dello sbatti il mostro in prima pagina che alla denuncia civile, sia pure appassionata (…)".

    Questo per ricordare che la crisi della stampa e dell'informazione nasce da lontano, da molto prima dei blogh.

    Ciao, Fabio.

  8. .mau. dice:

    CiaoFabio (il #2), scusa, ma quanta gente in assoluto conosci che sappia l'inglese e l'internette abbastanza bene da andare a cercarsi gli articoli in lingua originale? Tutte queste risciacquature finiscono sulla versione cartacea dei giornali, ed è quello che viene letto dalla gggente (forse, se per sbaglio si spostano dalle pagine calcistiche e dalla cronaca nera)

  9. Massimo Moruzzi dice:

    beh, .mau, sono 500 anni – tranne magari in parte i gloriosi anni '60 dello scorso secolo che infatti non se ne vogliono andare mai, compresi la Loren al festival del cinema e una classe dirigente che aveva già  30 anni allora e oggi dovrebbe essere in Liguria coi nipotini, non a sgovernare il paese – che l'italia non fa che scopiazzare e male ciò che succede al di là  delle Alpi…

  10. Fabio Metitieri dice:

    Mau, facciamo due conti, che cosi' tu che sei un matematico mi correggi.

    Ultimi studi: il 30% della popolazione italiana ha una connessione a Internet a casa. Di questi, la meta' con Adsl.

    Siamo 56 milioni. Il 15% fa un po' piu' di 8 milioni di Adsl.

    OK. diciamo che la ricerca ha esagerato, che anche chi ha Adsl magari non la sa usare.

    Facciamo al ribasso, 5 milioni di italiani che usano Internet in modo assiduo, da casa. A me pare ragionevole, nel 2008.

    Ora, sono quasi un 10% della popolazione, e "nella fascia alta".

    Buon reddito, alto livello di istruzione (laurea o poco meno), buona capacita' di smanettare, conoscenza almeno approssimata di lingue straniere. Tendenzialmente giovani.

    Non tantissimi, e in crescita costante (lenta, io direi, ma inarrestabile).

    Ma, se io fossi un giornale, 5 milioni di persone, le piu' colte, quelle con reddito migliore, e quindi quelle che tendenzialmente comprerebbero i giornali, e che invece, fosse anche solo al 50% si stanno spostando, anche solo su su quegli specifici argomenti che li appassionano, sulle testate internazionali…

    Cioe', parliamo di un progressivo spostamento di almeno 2,5 milioni di lettori di quotidiani, e nella fascia dei piu' giovani? Proprio quelli che dovrebbero rimpiazzare i lettori piu' anziani?

    In un Paese dove i lettori di quotidiani in tutto sono circa 6 milioni?

    Bo', vedi un po' tu, Mau. Se tu fossi Mieli, ti preoccuperesti, di fronte al movimento imprevedibile del 40% del totale dei lettori di quotidiani in Italia, e in particolare tra i giovani, che sono il futuro della sopravvivenza di una testata?

    Ciao, Fabio.

  11. .mau. dice:

    @CiaoFabio: i numeri tornano, le ipotesi no.

    Io prendo i miei colleghi e consulenti, una trentina di persone tra i trenta e i cinquant'anni, tutte a cui può capitare di dovere leggere documentazione tecnica in inglese. Mi è capitato di vederli qualche volta sulla pagina di un quotidiano: gli unici casi in cui non era italiano erano quelli del collega francese (giornali francesi), del collega spagnolo (giornali spagnoli) e del collega mezzo brasiliano (giornali brasiliani). Certo, può benissimo darsi che la sera, quando hanno più tempo a disposizione, stiano a passare le ore sul NYT: ma ho dei dubbi al riguardo. Certo, la generazione tra i venti e i trent'anni forse sa l'inglese più della mia generazione: ma finché non vedo statistiche su di loro, se fossi Mieli non mi preoccuperei affatto.

  12. Daniele Minotti dice:

    Francamente, dopo aver letto il titolo mi sono messo a ridere e neppure ho letto l'articolo. Indipendentemente dal fatto che fosse fedele o furbetto.

    Etichettato immediatamente.

  13. Fabio Metitieri dice:

    Mau, vorrei essere ottimista come te, ma non lo sono. Prova a chiedere a qualche collega, se ti capita, soprattutto a quelli sotto ai 35. E non cosa leggono per avere la panoramica della giornata e sapere se abbiamo dichiarato guerra alla Svizzera (su questo, anche io consulto i siti della triade nazionale), ma sugli argomenti specifici di cui si interessano (e che non siano legati all'Italia, ovvio, tipo la politica di Casini o il calcio).

    Esempi classici, l'hi tech, le primarie americane, la politica internazionale, l'ecologia, la scienza in genere, il cinema non italiano.

    Ripeto comunque che sto parlando di quel 5-10% di popolazione che ne costituisce la fascia piu' elevata come reddito e livello di istruzione, e tendenzialmente giovane.

    Poi fammi sapere.

    Ciao, Fabio.

  14. adrix dice:

    Completemente d'accordo con Fabio, la qualità  della web Triade nei campi scientifico e tecnologico citati nel commento qua sotto è indecente. Se per ventura mi capita di avere un minimo di "competenza" sull'argomento trattato dalle pagine web della Triade, siano gli squali o i sintetizzatori Moog, trovo sempre sempre sempre scritte castronerie raffazzonate, imprecise, tendenziose, distorte. Fastidioso e preoccupante, e sintomatico: in Italia l'eccezione è l'eccellenza, e la norma il cialtronismo.