Oggi Mafe nel suo solito NoLogo del venerdi in poche righe ad inizio articolo prende a mazzate un paio di capisaldi della rivoluzione blog (la trasformazione dei media e la grande conversazione). Poi per chiudere l’opera cita anche “il dovere di tacere” (magari dimenticando che se il consiglio sacrosanto venisse applicato i 3/4 della stampa di oggi e di ieri e dell’altro ieri semplicemente non esisterebbe). Da qui a giustificare articoli come il recente “La mia vita senza prostata” di Giampiero Mughini, ce ne passa, ma insomma almeno ai blogger che non assentono al dovere di tacere (e che con tale mancanza inquinano la qualita’ della comunicazione un milionesimo di volte rispetto ad un analogo articolo di un quotidiano) non e’ corrisposto alcun emolumento.

18 commenti a “IL DOVERE DI TACERE”

  1. mafe dice:

    E' proprio perché i blog possono essere molto meglio della stampa che mi irrito quando perdono la loro specificità  (la competenza, l'umanità , la leggerezza).

    Tutto qui.

  2. andrea poulain dice:

    l'ho visto pure io il pezzi di mughini.

    Domani fà  la mia vita senza cervello, e dopo domani, "la mia vita senza saper usare correttamente,sedie , divani e poltrone" imperdibile!!

  3. Telemaco dice:

    IMVHO: e' il sistema di accesso ai contenuti (motori di ricerca, meme-tracker, classifiche) a spingere tutti a parlare di pochi argomenti (e, di conseguenza, tanti a parlare di cose che non sanno). I singoli "produttori" si sentiranno spinti a parlare di cio' che conoscono meglio, e non di cio' di cui parlano tutti, quando cio' che scrivono sarà  "trovabile".

    Mafe: le derive usenettiane le considero molto piu' sincere delle dinamiche blogghesche. E su tanti argomenti, un nntp-reader fa ancora molto comodo. Molto piu' che un blog search.

  4. elena dice:

    Ringrazio Mantellini perché mi ha fatto apprezzare il post di Mafe.

    Le mie opinioni sono solo quelle di un’utente di stampa e di blog.

    L’analisi di Mafe è persino gentile, quando riconosce il diritto – termine ormai abusato ovunque – di un blogger di scrivere della qualsiasi. Direi che sia piuttosto una libertà  che grazie a Dio viene concessa dalla rete. Il blogger generico cioè è libero, nei limiti di legge ovviamente, di scrivere ciò che gli pare nel suo diario. Questo non è un diritto da rivendicare, per favore. àˆ solo una libertà . Che non va confusa con la competenza. E non c’entrano gli emolumenti.

    Il punto è la presunzione che quella libertà  t’infonde e che ti porta a crederti più competente e autorevole di un giornalista professionista.

    Le competenze, in fatto di informazione e di conseguenza di qualità  di opinioni, contano ancora.

    Anche Mantellini, per quanto molto più competente di una larga fetta di blogger, è caduto nel tranello presuntuoso. Addirittura i ¾ della stampa? E se quella proporzione di stampa dovesse tacere, secondo Mantellini quanti della blogosfera dovrebbero farlo? Il ricorso a Mughini come rappresentante della categoria è strumentale.

  5. massimo mantwllini dice:

    Elena,

    non si tratta di un giudizio di merito ma di una constatazione, un giornale ha un certo numero di pagine da riempire ogni giorno. E la maggioranza dei contenuti servono a riempirlo nel senso piu' neutro del termine. Quanto a competenza e qualita' delle opinioni sono d'accordo: si tratta di beni pero' equamente distribuiti nell'aere e non appannaggio di una particolare categoria (come i blog in tutto il mondo dimostrano da tempo)

    saluti

  6. Matteo dice:

    beh, l'articolo su Mughini era molto pertinente all'argomento generale nel quale era inserito;

    più di quanto lo siano i suoi interventi a controcampo

  7. Fabio Metitieri dice:

    Concordo con Elena. Soprattutto in questo periodo e per i prossimi 5 anni, sostenere che il giornalismo tradizionale (quello televisivo per primo) non sia importante, e che non sia importante rivendicarne la professionalita' e l'imparzialita', ma anzi chiederne la cancellazione per 3/4, e' puro delirio.

    Poi, dire che i giornali si riempono solo perche' devono essere riempiti e' un'altra idea piuttosto balzana… La carta delle testate costa, al contrario dei bit dei blog, caro Mantellini.

    In secondo luogo, per favore, basta con questa solfa di "ma i giornalisti son peggio", ogni volta che si criticano i blog… Ammesso e non concesso che sia vero, sarebbe come se quando il mio medico mi dice che devo buttare giu' un po' di chili io gli dicessi "Ma no, perche' tanto Ferrara e' molto piu' grasso di me". A dir poco infantile.

    Terza e piu' importante osservazione, come ho fatto notare nei commenti su Punto Informatico, quello di Mafe suona piu' che altro come un diktat ai blogger "ribelli", quelli che osano sempre criticare il "blogo-social-marketing", rovinando il mercato a lei e a chi dalle aziende viene se non altro invitato a mangiare i Tramezzini (con spese pagate, promette lei).

    E questo e' veramente brutto: dopo anni che si propaganda la blogosfera come libera e priva di ogni condizionamento e asservimento a chicchessia. Mafe sulle libere e indipendenti pagine di Punto Informatico da mesi bacchetta i o consumatori o i navigatori, e adesso pure i blogger, perche' dovrebbero smettere di criticare le aziende on line e starsene zitti. Brutto, veramente brutto.

    Ciao, Fabio.

  8. Fabio Metitieri dice:

    Oh, poi certo: sui blog ci sono spesso inutilita' e sciocchezze, ma, Mafe, di certo non quando criticano le aziende o alcune loro iniziative on line molto discutibili.

    Anzi, proprio su questo terreno i blog potrebbero coprire un pezzo di informazione su cui alcune testate, in particolare in questi tempi di crisi, potrebbero invece essere tentate a commettere qualche peccatuccio.

    Se anche la blogosfera – secondo te – si deve mettere in riga, ragionando in termini di "non si sputa nel piatto in cui (forse) si mangia"…

    Ma dove andranno a finire?

    Ciao, Fabio.

  9. Dario Salvelli dice:

    L'esempio di Mughini è abbastanza conveniente a mio avviso.

    Per quanto riguarda invece l'overload ed il dovere di tacere sono parzialmente d'accordo: se si sente il bisogno di scrivere sul proprio blog (o in altri posti online) e si è consapevoli di non essere un giornalista ma di farlo per puro piacere ed esercizio perchè doversi limitare in base ad un universale principio di inquinamento e qualità ?

  10. Dario Salvelli dice:

    Ci mancano solo i vigili di Internet, ora. Lascia stare i blog e prendi i forum: anche quelli che aprono un thread devono essere considerati con tutta questa smania? E chi scrive sui Tlog o su delicious (che diciamocelo,basterebbe quello)?

    A proposito del rumore online RWW ha scritto un articolo che seppure non mi convinca ha degli spunti interessanti:

    http://www.readwriteweb.com/archives/why_online_noise_is_good_for_y.php

    p.s. pardon per il commento doppio mi è scappato l'enter.

  11. .mau. dice:

    I ricavi da pubblicità  sono molto maggiori dei ricavi da vendite (per il gruppo Caltagirone – vedi PDF – sono più del doppio).

    Se vuoi avere tanta pubblicità  in un giornale devi avere tante pagine, visto che non puoi superare una certa quota di pubblicità .

    Quindi i giornali hanno tante pagine da riempire, anche se la carta la pagano (fatti salvi i contributi statali…)

    Poi tutto questo con i blog non c'entra molto, lo so da solo: d'altra parte ci sono blog che scrivono solo perché hanno da riempire la home page, no? almeno, sono in tanti che dicono così, dev'essere per forza vero.

  12. Fabio Metitieri dice:

    Mau, il principio e' proprio questo: secondo precisi calcoli (quanta pubblicita' hai, quanto costa la carta, quanto costa la spedizione per la distribuzione controllata e gli abbonamenti, ecc.), un numero ha un determinato numero di pagine.

    E sono pagine che *puo'* riempire, non che *deve* riempire. Mantellini scrive per gioco e prevalentemente on line, dove ovviamente questo problema non esiste, ma chi il giornalista lo fa di mestiere sa bene che la norma e' sentirsi dire: il tuo pezzo lo slittiamo di un numero perche' su questo non abbiamo piu' pagine, oppure: le quattro pagine che avremmo dovuto darti sono solo piu' tre.

    Questo volevo dire. Pensare il contrario, che i giornali e le riviste siano contenitori in cui si fa fatica a mettere i contenuti necessari a giustificare la pubblicita', soprattutto in questi tempi di crisi, e' ridicolo. O, forse, sara' vero per la free press (ma ne dubito).

    Sono i bloggher, semmai, assillati dal problema: Oddio, son due giorni che non posto e non mi viene in mente nulla… scrivo una battuta su Clinton o su Mozilla?

    E, Mau, sul serio… non si riesce piu' a discutere, con te. Mai che tu riesca a seguire il filo logico di un discorso, ultimamente, eppero' devi sempre rettificare qualcosa. Che non c'entra nulla.

    Fa piacere notare, invece, che come sempre il punto centrale dei miei interventi, di critica, in questo caso al tentativo di Mafe – e tramite una testata, Punto Informatico – di azzittire utenti, lettori e ora anche i blogger quando criticano le aziende e il loro social-marketting on line, non ha ricevuto commenti.

    Del resto, non mi pare di aver letto, chesso', nelle rubriche di Sofi e di Fasce, o in qualche editoriale su Punto Informatico, o su Nova 24 e su Nova 100, anche solo una piccola eco dei dibattiti in corso che sono piu' critici verso i blog, in Italia per esempio di protesta contro i "blogger professionisti-presenzialisti". Solo questo pezzo di Mafe, appunto, che e' di fatto un ordine di tacere.

    Ciao, Fabio.

  13. .mau. dice:

    CiaoFabio, mi pare che tu stia confondendo le riviste con i quotidiani (oltre che sentirti chiamato in causa sempre, non mi pare che io avessi fatto il tuo nome)

    Per quanto riguarda il tentativo di "azzittire utenti, lettori e ora anche i blogger quando criticano le aziende e il loro social-marketting on line" non mi pare ci sia nulla di nuovo sotto il sole, e non credo che scrivere commenti su un blog possa spostare la tendenza.

  14. Fabio Metitieri dice:

    Mau, che non ci sia "nulla di nuovo sotto il sole" nel tentativo – ANCHE DA PARTE DEI BLOGGER – di mettere a tacere ogni critica contro il blog-social-maketing sara' scontato per te, forse lo e' per me (non tanto, a dire il vero), ma non mi pare che sia cosi' assodato per tutti.

    E ovvio che qui, in 50, non cambiamo le sorti del mondo. Avevo appena spiegato in un commento che e' stato censurato che io sono qui per discutere.

    Poi, Mau, non hai fatto il mio nome ma commentavi comunque un mio appunto a un appunto di Mantellini.

    E scrivo da anni, su riviste, piccole e grandi, su loro supplementi, e su quotidiani. Se vuoi insinuare che sto facendo confusione, almeno precisa su cosa.

    Anzi, no… sono veramente stanco delle mauianate, del tuo pignoleggiare sul nulla. Su questo lascia perdere, grazie.

    Ciao, Fabio.

  15. .mau. dice:

    CiaoFabio, non hai commentato l'unico punto interessante di tutta la discussione (per me: probabilmente a te non te ne può fregare di meno). Qual è l'utilità  pratica di indicare quello che pensi tu nei commenti di un blog, che per quanto sia nel gruppo di testa delle classifiche è appunto un blog? quanta gente raggiungi?

  16. aghost dice:

    diocheppalle! Concordo con Salvelli. Ma possibile che c'e' sempre qualcuno che si senta in dovere di ergersi a giudice di quello che scrivono gli altri? Ma che vi frega! Se un blogger scrive cretinate non siete obbligati a leggerle! Non siete neppure obbligati a sovvenzionare il suo blog con le vostre tasse, come succede invece con la carta stampata. E il bello di internet, chi vuole scrive quel che gli pare: ma no, c'è sempre qualcuno che, non si sa a che titolo, si alza in piedi per bacchettare questo o quello.

    Riguardo all'articolo di Mughini io invece l'ho apprezzato. Avete un'idea di quanti sono colpiti dallo stesso male e magari traggono un piccolo incoraggiamento da quelle parole? E facile fare i gradassi finché si è sani…

  17. Francesca dice:

    Mi sembra che aghost abbia ragione. Daniel Pennac nel suo decalogo sui diritti dei lettori al n°1 ha messo non a caso il "diritto di non leggere", diritto che vale per i libri, ma vale anche per un quotidiano o un blog. Chiunque ha il diritto di scrivere anche 100 post al giorno se gli va e se è così fortunato da avere il tempo di farlo. Noi abbiamo il diritto di non leggerne nemmeno uno. Non mi pare che in questo caso i due diritti siano in conflitto tra loro, quindi possono pacificamente convivere.

    Solo una cosa, sbaglio o in questo paese è in aumento il numero degli aspiranti pedagoghi (e, va da sè, demagoghi) e di coloro che aspirano a diventare controllori e censori inflessibili delle altrui esistenze?

  18. Fabio Metitieri dice:

    Io non faccio il censore di nessuno.

    Dico solo che un gruppo di teorici dei blogh che criticano tanto i media tradizionali per essere asserviti e venduti e poi, quando scrivono, lanciano diktat perche' non si critichino le aziende con cui fanno o vorrebbero fare affari…

    E' quanto meno patetico.

    Ciao, Fabio.