Alessandra ha quotidianamente a che fare con libri e biblioteche. Libri non recenti, spesso antichi, e biblioteche strane non solo italiane. Cosi io su questi libri e su queste biblioteche ne sento parlare (talvolta imprecare) spesso. Perche’ i libri hanno, come e’ normale, differenti gradi di consultazione. Possono essere prestati ovviamente, talvolta spediti in consultazione da una biblioteca all’altra con un sistema molto utile che si chiama “prestito interbibliotecario” ma se sono antichi o rari o in cattive condizioni, quando va bene possono essere solo consultati in sede. Talvolta se sono molto antichi o molto rovinati e’ possibile consultarli solo indirettamente attraverso microfilm (le tecnologie defunte abbondano nelle biblioteche italiane) o, nei casi piu’ fortunati, attraverso copie digitalizzate. In ogni caso non c’e’ un comportamente omogeneo: ogni biblioteca si comporta in maniera differente. Per esempio la biblioteca Marciana di Venezia e’ famosa (vabbe’ per dire) per spedire col prestito interbibliotecario anche libri in condizioni pessime: forse hanno capito che in questa maniera gli studiosi che li consultano o le biblioteche che li ricevono vengono mossi a compassioni e si occupano loro della rilegatura del volume che ritorna poi restaurato a Venezia. Se e’ una tattica (ma dubito) e’ una tattica geniale. Ci sono biblioteche dove ottenere copie di pagine o immagini da volumi antichi e’ estremamente costoso (la British Library per esempio) altre che ad una semplice mail di informazione sulle modalita’ di consultazione di un libro te lo inviano (se sei un ricercatore) senza alcuna complicazione burocratica (la mitica biblioteca di Lille in Francia e’ una di queste). Pensavo a questi racconti di mia moglie ieri mentre leggevo il bel post di David Weinberger che e’ stato invitato alla Biblioteca della sua citta’ ad osservare il lavoro di digitalizzazione di un immenso patrimonio di testi ed immagini che giace negli scantinati della Boston Library (come in quelli di moltissime biblioteche di tutto il mondo). Si tratta di un lavoro lungo e tecnicamente complicato che a Boston hanno appena iniziato e che sembra fatto con il classico sano pragmatismo americano. Il piccolo team di digitalizzatori per esempio ogni qualvolta trova qualche immagine che sembra loro interessante sapete che fa? la mette (anche) su Flickr.

In Italia come e’ note le biblioteche hanno grandissimi problemi di sussistenza e certo grandi progetti di digitalizzazione del patrimonio librario sono ostacolati da mille questioni (ed in questa ottica la sostanziale contrarieta’ ideologica dei bibliotecari italiani a progetti di digitalizzazione come quello di Google e’ difficilmente comprensibile). Dentro questo grande contenitore umano fatto di soggetti molto differenti ci sono anche quelli che cercano di lucrare minimamente sulla condivisione della cultura (che sarebbe poi lo scopo principe del sistema bibliotecario) o che semplicemente si disinteressano alla diffusione delle conoscenze per piccolo interesse locale. Qualche anno fa ricordo che mia moglie ricevette un CD con immagini tratte da un codice miniato cinquecentesco dalla Biblioteca Laurenziana dove il prode digitalizzatore aveva inserito in ogni miniatura un watermark con il logo della biblioteca talmente grande e fastidioso da rendere le immagini (ovviamente acquistate a caro prezzo su CD dalla biblioteca stessa) quasi illeggibili. Immagino che il mondo sia pieno di loschi figuri interessanti a pubblicare abusivamente le immagini di un codice medioevale senza riconoscerne la paternita’. L’ultimo esempio poco edificante e’ di questi giorni e me lo sono appena fatto raccontare. L’unica biblioteca in Italia che possiede “Statuts d’hotels-dieu et de leproseries” e’ la Biblioteca “X” (avevo messo il nome ma Alessandra non vuole). Si tratta di un testo non particolarmente vecchio (Parigi, 1901) e la biblioteca, una volta contattata si offre di digitalizzarlo e spedirlo. Il PDF arrivato e’ un documento molto sciatto, scritto con Paperport semplicemente aggiungendo le immagini di ciascuna pagina (e quindi impedendo ogni funzione di search nel documento), nemmeno intestato e con problemi di stampa evidenti (la stampa del documento di circa 150 pagine ha richiesto molte ore). Il tipico PDF casalingo che ciascuno di noi potrebbe rapidamente assemblare. L’intera operazione e’ costata la bella cifra di quasi 50 euro ed e’ stata corredata da una piccola illuminante beffa. Visto che il volume e’ stato digitalizzato per la prima volta (a caro prezzo, con i soldi di uno studioso) la biblioteca ha richiesto anche l’invio di ben due CD: uno da restituire con il PDF del documento (un file da 10 Mega che poteva essere tranquillamente spedito via email), l’altro per la copia che la biblioteca manterra’ nel suo archivio. Costo totale (aggiuntivo) immagino una manciata di centesimi di euro.

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