L’aspetto rilevante di questa intervista a Enrico Ruggeri di corriere.it (chissa’ perche’ i giornali cercano sempre qualcuno che li aiuti a polarizzare lo scontro) e’ che il bravo cantante ha pagato il figlio perche’ gli trasferisse la musica su ipod.

8 commenti a “TRANSAZIONI FAMILIARI”

  1. RedSkin dice:

    Ruggeri (e tanti come lui) ha l'atteggiamento di chi va fiero della sua ignoranza rispetto al web.

    I "giornalai" usano questa "fierezza dell'ignoranza " per dimostrare di non essere i soli ad odiare la rete.

  2. David dice:

    La cosa veramente agghiacciante dell'intervento sono i 600 cd di Enrico Ruggeri. Nell'epoca della musica digitale anche io ne sto comprando sempre meno ma avere una collezione di SOLI 600 da un cantante così blasonato mi sembra un po povera..

  3. Luca Sartoni dice:

    Se usasse twitter potrebbe anche farsi sboccare l'ipod a distanza…

  4. PiDave dice:

    Che tristezza, pensare quanto era punk una volta…

  5. esaù dice:

    Ancora con 'sta cosa "quando era punk". Si cambia ragazzi ed e' meglio cambiare come Ruggeri che diventare la caricatura di se stessi.

    Comunque, l'intervista era sul corriere cartaceo (ma i bloggher leggono i giornali cartacei?)

  6. Camillo dice:

    Anche oggi si esce sul pianerottolo e la porta del vicino è aperta… gli hanno appena svaligiato casa.

    E quell'altro bel tomo di Elton John? Dove lo mettiamo…«Penso che bisognerebbe sperimentare la chiusura totale di Internet per 5 anni e vedere che arte si svilupperà  in quel periodo.» Pitture rupestri?

    Fortuna che sta per tornare Lucio Stanca per una versione 2.0 di Italia.it…

  7. Didorder dice:

    Esaù, era anche online l'articolo.

    Già  l'inizio fa rabbrividire:

    Enrico Ruggeri sa a malapena spedire una mail, «ma il computer me lo deve accendere qualcuno ».

    Basta con quelli che "Basta con internet", davvero.

  8. PiDave dice:

    Esaù, non e' mica obbligatorio vestirsi da idioti per essere punk. Basterebbe evitare di arroccarsi in posizioni di chiusura mentale e mantenere quella sana dose di ribellione e voglia di sperimentare.