A cosa servono un po’ di blogger ad un mega evento come quello organizzato ieri da Microsoft? Secondo me servono: non mi interessa ora discutere di quali blogger servono, ma provo solo a spiegare perche’ secondo me servono e di conseguenza perche’ sono poco d’accordo con il bel post di Annarella che citavo ieri.

Un po’ di blogger ad un evento come quello che MS ha organizzato ieri servono perche’ sono leggeri. Leggeri significa che magari uno di quei blogger (Elena nel caso di ieri) arriva con la sua telecamerina amatoriale e un pesante cavalletto e si mette a riprendere il keynote di Steve Ballmer per poi metterlo in rete a disposizione di tutti. Lo fa di sua spontanea volonta, perche’ le va, senza guadagnarci nulla. Leggeri significa che nessuno gliel’ha chiesto (e che nessuno glielo ha impedito) e che nonostante ci fossero fior di telecamere accese ovunque probabilmente a nessuno sarebbe venuto in mente di fare una cosa del genere.

Ieri a meta’ mattina mentre Ballmer ancora parlava in conferenza stampa, i siti web italiani avevano gia’ sparato la usuale velina passata dal marketing di MS su Live Mesh (fanno cosi’ tutti, nessuno si scandalizzi) in un meccanismo di propagazione della notizia che evidentemente anche MS inizia a percepire oggi come vecchio e non del tutto soddisfacente. Cosi si inoltra la velina, si paga il lussuoso buffet al giornalista di turno, gli si allunga il piccolo presente (fanno cosi’ tutti e non da ieri) e contemporaneamente si apre gli occhi anche su forme di comunicazione meno drogata, certamente piu’ pericolosa, ma comunque interessante. I ragazzi di Digital PR, lo dico perche’ li conosco, sono bravi in questo e ci credono. E fanno cose come per esempio invitare un blogger 18 enne con un blog che fara’ forse 100 accessi ma che comunque scrivera’ (o non scrivera’) dalla parte opposta di una barricata ormai piuttosto malmessa.

La critica centrale del post di Annarella, critica che io in parte condivido, e’ che in termini informativi invitare dei blogger che magari alla fine fanno networking fra loro e si interessano poco all’evento e’ un cattivo investimento, per le aziende ed anche per i lettori. Credo che in parte lo sia per le aziende, per lo meno in termini di cruda numerica visibilita’ (molto meglio la velina al giornalista amico se questo e’ lo scopo, anche se francamente il sottobosco della stampa italiana ha rivoli ampi e in gran parte ignoti: quanto ieri in conferenza stampa ci si alzava presentandosi per fare le domande a Ballmer, Andrea Beggi, seduto accanto a me, con la sua splendida inflessione genovese mi chiedeva sottovoce: “Ma davvero esistono tutti sti giornali dai nomi che non ho mai sentito?”). Quanto invece all’interesse del lettore dei blog credo che ci sia una grande variabilita’. Per esempio in un evento sostanzialmente promozionale come quello di ieri dove MS ha presentato pochissime cose (ieri Mario Derba ha parlato di Passion in action e del software di sviluppo MS offerto gratuitamete agli universitari), basta un post come quello che Andrea ha scritto ieri sera per dare la paga, anche in termini meramente informativi, a qualsiasi articolo fra i tanti che ho visto oggi sulla stampa. Ci sono i limiti fisici della pubblicazione cartacea certo e mille altre limitazioni a noi note, ma per me, Massimo Mantellini, lettore che vuole sapere che e’ accaduto ieri il post di Beggi e’ molto meglio di qualsiasi altra cosa in materia.

Io non credo, come scrive Annarella che “le conversazioni siano partite dall’alto“, anzi se posso dare un piccolo tributo a quanto fatto da MS in questi ultimi anni in Italia mi pare sia stato favorito l’esatto contrario. Di contro credo che sia accaduto sovente che i blogger abbiano maggiormente sottolineato nei loro post sugli eventi ai quali sono stati invitati aspetti non sempre utili ad un ipotetico lettore che cerca notizie su cosa sia accaduto il giorno X nel posto Y. Va ricordato pero’ che la vocazione informativa non e’ di tutti (io per esempio da queste parti ne ho pochina) e che l’assioma blog-informazione e’ uno di quegli utili alibi che i critici estraggono sempre dal cilindro quando intendono sottolineare quanto i blog siano irrilevanti a confronto della stampa. Dimenticando con qualche malizia che il tono e il particolare e l’umore e l’ironia e l’iperbole contano nella blogosfera assai di piu’ di qualsiasi completezza informativa. I blog insomma sono una cosa, la stampa un’altra. La logica di avere una conferenza stampa aperta ai blogger come e’ accaduto ieri ha pochissimo a che fare con l’accesso dei peones agli standard di una categoria di privilegiati e molto a che fare con la constatazione che molta informazione, molti bit e molta conversazione passano oggi su canali diversi. Sull’evento di ieri ci sono un bel numero di twitt, belle foto su Flickr, una serie di post a commento, interviste girate, contatti presi, piccoli fili apparentemente senza importanza tirati fra persone lontanissime. Io sono convinto che alla fine serva un po’ a tutti.

65 commenti a “BLOGGING AS A SERVICE”

  1. Fabio Metitieri dice:

    Scusate, ma qui si scivola nel grottesco. Quoto Mantellini:

    "I ragazzi di Digital PR, lo dico perche' li conosco, sono bravi in questo e ci credono".

    "se posso dare un piccolo tributo a quanto fatto da MS in questi ultimi anni in Italia"

    Be', Mantellini, per *non* essere un peone all'assalto dei buffet non te la cavi male, in sviolinate… Per la serie: vi prego, continuate a invitarci, non e' vero che non sappiamo fare nulla e che non serviamo.

    ;-)

    Vedi, la differenza tra un giornalista di mestiere e un Bloggher Vib e' che a noi dei buffet non ce ne frega piu' nulla, ci interessano solo le informazioni, e solo quelle di cui possiamo scrivere per dei lettori ben precisi.

    Bello poi come si tira in ballo te, in svariati commenti, e tu continui a "mettere in mezzo" altre persone, da Sofri a Mattina, da Beggi all'eroico blogger 18enne.

    Scusa, ma tu non c'eri? Eppure Gapare Torriero scrive,

    Torriero:

    "un manipolo di coraggiosi blogger guidati da Mantellini si è subito imbucato. (…) Invece di sgomitare tra la folla per una scodella di riso (come neanche i rifugiati del Burkina-Faso), abbiamo goduto di un catering raffinatissimo a base di pesce crudo e altre delizie".

    E se e' vero, come scrivi, che,

    Mantellini:

    "la vocazione informativa non e' di tutti (io per esempio da queste parti ne ho pochina)"

    Allora, che ti imbuchi a fare? Tra l'altro, come ti ha gia' chiesto qualcuno, dove lo trovi il tempo per imbucarti ovunque?

    Battute a parte, mi preme rispondere a te e a Beggi.

    Io ho quasi sempre scritto su riviste specializzate, spesso molto piccole. Eh si', esistono, sono importanti e fanno un buon lavoro. Se non le conoscete, siete disinformati.

    Del resto, tanto per provocare, io non leggerei mai uno che scrive un articolo del genere e che non capisce neppure perche' persino a Nova24, con tutto l'amore che hanno per i blog, hanno dovuto tagliarne le parti piu' oscene. Per dire…

    Comunque, OK. Noto con piacere l'inizio di una retromarcia. Non sostieni piu' il "sacrosantamente" sull'esistenza di una elite di bloggher Vib che ha il diritto all'imbuco, e l'utilita' dei bloggher non e' piu' nell'informare meglio di tutti, ma nell'aver voglia di fare qualche filmino.

    Ciao, Fabio.

  2. frap1964 dice:

    Il problema è quando dal blogging come servizio si passa al blogging come servizietto.

    La linea di confine è spesso assai labile e non si tratta di prerogativa dei soli giornalisti.

  3. massimo mantellini dice:

    Fabio

    come al solito te la suoni e te la canti, io non ho mai sostenuto nulla di quello scrivi, sono tue deduzioni in liberta' viziate dalle tue solite ossessioni , quanto al quoting del post di Gaspar i blogger erano regolarmente accreditati alla conferenza stampa. Stammi bene (ho esaurito le mie risposte ai tuoi commenti per i prossimi mesi ;)

    @frap1964, la linea di confine di cui dici e' labile per tutti, la differenza e' che un blog che fa una marchetta e' facilmente identificabile e nella grande maggioranza dei casi si tratta di persone che non hanno bisogno di farne.

  4. Andrea Beggi dice:

    Buonasera, Metitieri. I signori di Nova mi hanno chiesto 3500 battute. 3500 battute hanno avuto e non ne hanno modificato una virgola. Le parti escluse erano poco più che aridi elenchi di link, e persino un blogger caprone come me capisce benissimo che non stanno tanto bene su una pagina di giornale. Me li avevano chiesti e io li ho forniti.

    Da come i suoi colleghi trattavano gli spiedini di pesce non mi sembrava che fossero tanto disinteressati al buffet. E comunque mia moglie cucina meglio di un catering a San Donato.

    Mi stia bene.

  5. Elena Franco (a.k.a. DElyMyth) dice:

    Per prima cosa saluto il padrone di casa e ringrazio per la fiducia riposta in me per i video…

    E sempre per i video vorrei rispondere (in quanto anche di questo si parla) al Sig. Metitieri.

    "Fare qualche filmino" ha scritto.

    Si, qualche filmino, con cui ho totalizzato quasi quattro ore di registrazione.

    Certo, non sara' della qualita' professionale prodotta da emittenti televisive, ma sono le due di notte passate e sono qui a montare i "filmini" che verranno pubblicati domani.

    "Filmini" che, ripeto, non avranno la qualita' di un film prodotto per il Grande Schermo, ma vengono pubblicati integralmente, per dare la possibilita' a chi non era presente di accedere ugualmente a quanto e' stato detto e mostrato a noi presenti.

    A Frap1964 invece vorrei far notare che alcuni degli invitati (tra cui io) non utilizzano prodotti Microsoft se non per necessita', e questo e' noto, come e' noto a tutti che verso Windows non ho simpatie.

    Ritengo pero' di dovermi informare, quando possibile, anche su quello che non utilizzo personalmente, forse perche' talvolta devo utilizzarlo per lavoro.

    Sul "servizietto", mi permetto di autocitarmi:

    "Ora, benche' io non abbia nulla contro Silverlight (sapevo che l'argomento sarebbe stato quello), non pensavo (e nemmeno mi auguravo) che la sessione sarebbe stata una specie di "corso dimostrativo" dell'interfaccia di sviluppo di Silverlight (non per altro, ma avendo un Mac, anche se Silverlight per Mac esiste, certo non utilizzo quella per Windows, quindi mi stai spiegando cose fondamentalmente inutili)."

    Vero, e' un "servizietto", mi chiedo pero' a favore di chi…

    (scusate per la "lungaggine")

  6. Fabio Metitieri dice:

    Mante, non che mi interessino le tue risposte… Te l'ho detto piu' volte, anche se capisco che ripetere a scimmia la frasetta tipica di Mastro Granieri ti diverte molto e ti fa stare meglio.

    Pero', quando la smetterai di parlare di giornalisti e di giornalismo, ovvero di cose che conosci solo come lettore snob e distratto di qualche pagina mainstream, sara' sempre troppo tardi.

    I giornalisti che non contano nulla, come me – ovvero il 99% del giornalismo italiano – non solo non hanno affatto "bisogno" di fare markette, ma se beccati a farle si ritrovano in mezzo a una strada, da un giorno all'altro e definitivamente.

    E' chi con lo scrivere non mangia, forse, che puo' permettersi di giocare con l'informazione e di sviolinare a destra e a manca per un buffet, giusto per sentirsi "mainstream", oppure per credere di far parte di non si sa bene quale casta immaginaria.

    Ciao, Fabio.

  7. Fabio Metitieri dice:

    Elena, non era mia intenzione offedenderti – voi bloggher avete la maledetta abitudine di prendere sempre tutto come un fatto personale, sviando il discorso – ma e' Mantellini che ti ha tirato in ballo come unico "servizio utile".

    E, ti faccio notare, anche a me e' capitato di recente, per esempio, di registrare l'intervento di Derrick de Kerckhove in Second Life, mettendoci un bel po' di tempo per ottenere un suono decente, per spezzare i file, ecc., ma nessuno mi ha mai citato per il mio encomiabile eroismo. Anzi, Granieri, che aveva organizzato l'evento, non mi ha manco ringraziato…

    E il buffet non c'era, neppure virtuale.

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  8. Camillo Miller dice:

    I bloggher italiani sono fantastici. In ogni caso si riesce sempre a parlare di se stessi. Chi come me frequenta molto la blogosfera internazionale e in particolar modo anglosassone o anglofona (ma anche ispanofona, a volte) non può non accorgersi di quanto gli italiani riescano ad essere dei patetici provincialotti autoreferenti anche in questo settore. C'è una visione distorta del fare informazione tramite i blog in Italia ed è innegabile. Chi cerca di realizzare progetti diversi e improntati di più su meccanismi diversi dalla solita macchina ricorsiva è fuori dal giro. Ha ragione Fabio, la tendenza è quella di creare una casta anche in questo caso. E ha ragione anche Annarella quando dice che più dell'evento è importante raccontare le dinamiche fra chi a quell'evento ha partecipato (la tua citazione di Andrea Beggi, exempli gratia).

    Tutto questo ha un nome ed è "sottocultura". Poi lungi da me interessarmi degli affari personali di ciascuno, ma secondo me a fare la differenza fra blogger di serie A e serie B è un'unico fattore: la possibilità  di andarsene in giro per l'Italia a spese proprie senza tanti problemi.

  9. Guido Arata dice:

    Ciao Mante, se il blogger 18enne chiamato in causa sono io, bho, il mio blog fa 2'300 unici al giorno…non sono 100…poi non so, sò solo che a me ha fatto piacerissimo ricevere l' invito; poi, entrando nel merito del discorso tuo e di Annarella, io dal basso della mia poca esperienza vedo i blogger sempre maggiormente accomunati ai giornalisti, e vedo le grandi aziende sempre più attente al fatto che i blogger siano "dalla loro parte", o quantomeno neutrali; perchè hanno intuito che comunque c'è un gruppo di loro che ha "potere influenzativo" sui lettori, lettori che non sono pochi (ne abbiamo parlato con Montemagno, ricordi?). Ecco, quindi se prima si prestava attenzione solo ai giornalisti, ora si richiamano anche i bloggers. Perchè chi legge te, lo fa perchè ti reputa "saggio", o comunque competente; pergiunta presta attenzione alla tua opinione; se non ti esprimi, nessun problema; se ti esprimi bene su un prodotto, il lettore ne è attirato; se ne parli male, il lettore se ne allontana. Perchè il blogger esercita qualcosa che forse il giornalismo non ha, ovvero l' influenza; il blogger influenza i suoi lettori perchè i suoi lettori sono pronti a farsi influenzare. Molte cose che ho detto saranno poi banali e piatte, però, alla fine di tutto, il mio parere è che le aziende facciano bene ad investire sugli eventi ai quali partecipino i blogger; piuttosto che spendere 50'000 euro in 10 secondi di stacchetto pubblicitario sulla Rai, vedo più costruttivo e producente spenderli in buffet, gadget e quant' altro serva per la buona riuscita dell' evento.

    A presto!

    Guido Arata

  10. frap1964 dice:

    Affinchè non ci siano fraintendimenti nel merito, vorrei ricordare che questa polemica nasce da una certa presa di posizione del tenutario qui sulla presunta esistenza dei cosidetti "blogger di talento", naturalmente con immediato seguito a ruota di altri (presunti) talentuosi del (solito) giro.

    Il recente incontro con Ballmer è in questo contesto del tutto marginale, anche se (poco) abilmente si è provato a coglierne lo spunto per teorizzare l'esistenza di una seconda categoria, ovvero il "blogger di servizio", tanto per provare a porre rimedio alla gaffe precedente.

    Il punto della questione è che questi "blogger presunti talenti", molti dei quali ovviamente non perdono occasione per stracciarsi le vesti circa la qualità  media dell'informazione mainstream, rivendicando per contro il loro presunto "professionismo da blogger", non appena convocati qui o là  dal medesimo, accorrono trepidanti.

    Precipitandosi a ruota libera, con affanno ed emozione.

    In alternativa non dimenticano mai di annunciare "corum populi" l'impossibilità  di partecipare, per altri e/o precedenti impegni.

    Nel primo caso, pressochè sistematico è naturalmente lo sfoggio, sia prima che dopo l'evento, sul loro blog-microcosmo.

    L'ultima occasione è stata fornita dal prossimo lancio Sky-Gore-Current TV di cui credo sia ormai ben noto il penoso e desolante succedersi degli eventi, tanto che lo stesso Montemagno, vista la mala parata, si è poi visto costretto ad una rapida, goffa, ma certamente esilarante inversione di marcia.

    Ciò che credo sarebbe interessante dibattere è se l'originale "sistema di inviti" ideato dal Monty, configuri più per i 30-40 eletti "di talento" (sempre presunto) una funzione "di servizio" per la blogosfera italiana o piuttosto "di servizietto" per Sky-Current TV.

    Giacomo Dotta di HTML.it ha provato a ricordare che in fondo si tratta solamente di "buzz marketing", un fenomeno la cui lucida e tagliente analisi di Luca Carlucci qui:

    http://www.philotto.it/paraphernalia/2007/10/31/la-lunga-scodinzolante-coda-che-piace-al-buzz-marketing/

    ,che nello specifico quoto in pieno, credo parli da sè.

  11. Fabio Metitieri dice:

    Oh, ecco a cosa si riferiva Mafe nel suo Manifesto / denuncia dello scorso ottobre. Grazie per i lumi. Certo che, alla faccia della chiarezza e della trasparenza: tra bloggher, anche chi critica lo deve fare senza nominare nessuno. Ecche pppalle… Ci divertivamo molto di piu' noi, secoli fa, che in caso di dissensi ci mandavamo reciprocamente e pubblicamente a stendere via mailing list. E non e' mica piu' un vivere, questo, e poi ci credo che questi poveri Vib sono sempre tutti cosi' nervosi e suscettibili.

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  12. spider dice:

    Ingenuità  o prosciutto sugli occhi?

    Perché io mi chiederei il motivo per cui Microsoft invita uno che scrive come Arata.

  13. Guido Arata dice:

    Ciao Spider, puoi spiegarti meglio? Perchè io, l' ho scritto sul mio commento, posso aver peccato di inesperienza, ed allora mi piacerebbe conoscere ad esempio il tuo punto di vista, così che la critica sia costruttiva :-)

  14. massimo mantellini dice:

    @frap1964,

    io sinceramente leggendo commenti come il tuo penso che si faccia confusione ad arte. I blogger di talento esistono, ognuno immagino avra' i soui (io ho i miei ed e' la ragione epr cui leggo i blog, non tutti i blog, solo quelli che mi piacciono). Si puo' sostenere che non sia vero' ma sara' sempre una opinione personale di qualcun altro, non mia. come costoro si comportino se invitati agli eventi, di nuovo mi pare irrilevante ai fini della discussione (ti paiono odiosi, egoici, tronfi?, non li leggere, io se sono cosi' non li leggo). La questione di current di nuovo non c'entra nulla, Montemagno ha fatto come ha ritenuto (cosi' come MS ha fatto come ha ritenuto) e beatolui se ha cambiato idea su qualcosa, la discussione su chi sia giusto invitare e chi no di nuovo e' utile a generare confusione e basta. Il punto era (ed e') se invitare ad un evento blogger che si ritiene (non io e te ma chi organizza l'evento) interessante sia utiie o no. Io sostenevo nel post di si, cosa ne pensi tu non l'ho capito perche' hai commentato di tutt'altro. Nel piu' limpido stile metitieri (che ogni volta scrive che se ne va e poi purtroppo non lo fa mai).

  15. frap1964 dice:

    Se il blogger "di talento" esista in quanto blogger secondo me è un interessante tema di discussione.

    Secondo Wikipedia

    "il talento è l'inclinazione naturale di una persona a far bene una certa attività "

    che mi pare una buona e sintetica definizione.

    Curiosamente il talento, sempre citando Wikipedia, è anche un'antica unità  di misura

    "Quando era usato come misura monetaria, si intendeva un talento di oro, e quindi il peso di una persona in oro".

    Il prezzo, insomma.

    Ora tu dici che il punto è

    "se invitare ad un evento un blogger che si ritiene interessante sia utile o no".

    E tu, lo abbiamo capito, ritieni di sì.

    La domanda è: ma interessante per chi, per "la blogosfera", per chi organizza l'evento o per entrambi?

    Per svolgere un servizio, un "servizietto" o qualcosa che potrebbe anche stare in mezzo ad entrambe le cose?

    Il mio commento parla di questo e di "buzz marketing" nel contesto di un post nel quale hai scritto

    "I ragazzi di Digital PR, lo dico perche' LI CONOSCO, SONO BRAVI IN QUESTO e CI CREDONO. E fanno cose come per esempio invitare un blogger 18 enne con un blog che fara' forse 100 accessi ma che comunque scrivera' (o non scrivera') dalla parte opposta di una barricata ormai piuttosto malmessa."

    Il problema è da quale parte della barricata pensano di collocarsi i "blogger di talento", come li chiami tu e nell'accezione che preferisci ("influenti" oppure "markettari").

    Leggiti con calma il post illuminante di Carlucci linkato, facci sopra un bel pensierino e dai un'occhiata al tuo post IO VA A FINIRE CHE ME LA COMPRO.

    Poi dimmi ancora (commento #3) che è tutto così semplice e chiaro.

    Saluti.

  16. massimo mantellini dice:

    @frap1964:

    rispondo alla tua domanda: io ritengo che la scelta debba ovviamente essere interessante per l'azienda. Le motivazioni possono essere varie, ovviamente la principale e' che l'azienda spera che l'invitato poi parli dei suoi prodotti. Quanto ai blogger di talento staranno dalla parte della barricata che ritengono (io so da dove provengono, non dove andranno a finire) ci sara' quello che fara' buzz marketing, quello che si vendera' all'azienda incondizionatamente, quello che usera' l'evento per farsi una idea dei prodotti per scriverne, chi ignorera' la cosa e ne approfittera' per mangiare a sbafo o incontrare qualche amico. Inutile fare processi alle intenzioni. Poi ai lettori dei blog in questione sara' piuttosto facile farsi una idea al riguardo. Io francamente tranne qualche cospicua eccezione non ho visto comportamenti scandalosamente proni nella blogosfera che leggo (nel senso di markette al prodotto x). Anzi mi pare l'esatto contrario. Il post di Carlucci l'ho letto a suo tempo, se tu ci vedi una correlazione con il mio post sul Wii Fit evidentemente non mi conosci abbastanza.

  17. frap1964 dice:

    Il problema, mi pare fin troppo ovvio, non sono i comportamenti scandalosamente proni, ma quelli di cui parla Carlucci nello scenario uno e più in generale nel post.

    L'elogio ai "bravi ragazzi" di Digital PR è parso comunque veramente triste.

    Ma vai tranquillo, che in ogni caso io son fin troppo pigro per comprarmi il Wii Fit. ;)

  18. Fabio Metitieri dice:

    Mante, puoi dirmi tutto, io non me la prendo mai, ma non che il mio stile e' "fare confusione ad arte".

    Io procedo in modo fin troppo logico, mentre tu non prendi manco in considerazione quello che dico (anzi, che stiamo dicendo in parecchi) e parli d'altro, tiri dentro quante piu' persone possibili per spostare il tiro sugli altri…

    E il problema non e' mai quello posto, ma un altro, e non si contesta mai te, ma sempre altri, o Sofri, o Mattina, o Beggi, o il bloggher 18enne in erba, o chi fa "utile servizio" facendo i filmini.

    Se poi ti si da' corda e si parla anche di altri, allora soddisfatto lasci intervenire gli altri e ti tiri indietro, oppure, meglio, fai finta di essere super partes e scrivi le paternali e giuste conclusioni del dibattito.

    Anche perche', no, tu non hai mai sostenuto che i giornalisti son tutte delle capre et dei markettari e che i blogger sanno fare informazione molto meglio, no, e tu personalmente non scrivi neppure, e non guidi affatto i manipoli verso i buffet, di certo no, e non hai mai detto neppure che certe scelte, che suonano un po' da maneggi di casta, secondo te sono sacrosante.

    Oltre che un produttore costante di polvere e di fumo di copertura, sei una contraddizione unica.

    E te l'ho gia' ripetuto piu' volte: le tue risposte ormai non mi interessano, tanto le conosco a memoria. Pero', dato che non sei in grado di discutere seriamente e nel merito, evita di prendermi in considerazione, grazie, come dici sempre di fare e come poi non fai mai. Soprattutto, non per lamentarti in questo modo patetico. Povera vittima…

    Da qui me ne sono gia' andato, e per diverso tempo, come hanno notato tutti salvo te (e' incredibile, quante cose ti sfuggono, guarda che combinazione).

    Ho fatto solo un breve intervento conclusivo, visto che altri – degli insospettabili blogger, cioe' gente per bene, non impenitenti provocatori – stanno tirando fuori le stesse critiche alla blogopalla Vib che io ho ripetuto qui e altrove per qualche anno.

    Ma non ti preoccupare, non ho voglia discutere, o non con te. Da parecchio tempo non leggo piu' il tuo blog; do solo una rapida scorsa ai titoli, da feed Rss, per vedere se per caso ci sono segnali di rinsavimento. Invano. Ha ragione Camillo, comunque: anche io di blog italiani ne leggo sempre meno, e ormai quasi nessuno della combriccola dei Vib che sognano il "mainstream".

    Ciao, Fabio.

  19. massimo mantellini dice:

    beh vedo che sulla wii fit Frap prima insinui e poi ci fai la battuta

  20. frap1964 dice:

    Ma sì dai, che io e Ciao Fabio, per oggi, ti abbiamo massacrato fin troppo.

    Ma c'era pure il V2day e che ci vuoi fare… :)

    ciao

  21. massimo mantellini dice:

    frap, hai solo scritto una idiozia chiudendo il cerchio con una faccina…..sono i vantaggi della CMC ;) ciao

  22. frap1964 dice:

    Ma porca miseria, almeno un pizzico di autoironia, ecchecavolo… :-(

    Che "massacrato" si può leggere anche come "rotto le scatole", no…

  23. Fabio Metitieri dice:

    Insinuazioni? Di fronte a precise contestazioni, anche dall'insospettabile Annarella (che forse lavora nel campo?), del tipo:

    – Agli eventi vengono invitati sempre gli stessi bloggher ("Abbiamo creato la figura del blogger presenzial-professionista", ha scritto Annarella);

    – Costoro agli eventi si divertono come bambini, non fanno domande e se parlano con un dirigente parlano solo di blog, come se l'evento fosse loro;

    – L'l'informazione, dice Mante, non la sanno fare, e molti di loro scrivono male, tanto da lamentarsi per la fatica (vedasi Valdemarin);

    – Quasi tutti non sanno come si fa un articolo (si legga Beggi, citato da Mante come esempio);

    – Se anche seguisserero l'evento invece di abbuffarsi, i piu' non sono competenti e non avranno mai il tempo di studiare (perche' per esempio fanno i radiologi);

    – I nostri eroi tornano e scrivono solo che sono riusciti a convertire Microsoft ai blog (vedasi il primo evento seguito da Mante), oppure manco questo e dicono soltanto quanto si sono divertiti, al punto che persino il placido Mau protesta qui perche' non si e' capito nulla;

    – Non mancano mai le frasi su quanto sia bravo l'organizzatore PR e su quanto sia brava Microsoft (anche da parte di un fedele del MAC come Mantellini);

    – Eppure, continuano a sostenere che i bloggher agli eventi servono, che i bloggher Vib non sono una casta, che loro fanno informazione meglio degli altri, e che non farebbero mai markette, tanto meno per un buffet, perche' il cestino della merenda fatto dalla loro mamma e' molto meglio di quello delle Suore Microsoft.

    Questi sono fatti, difficilmente contestabili, ricavati da affermazioni dei bloggher stessi, da vari post, da loro articoli pubblicati on line. Non insinuazioni.

    A fronte di questo, dicevo, i bloggher reagiscono, nell'ordine:

    1 – Dicendo che se li invitano non e' colpa loro (salvo scrivere accorati appelli sui blogh per essere invitati ancora);

    2 – Spiegando che alcuni di loro sono utili perche' fanno filmini o caricano foto su Flickr;

    3 – Con la retorica detta craxiana, dicendo: "Si', ma i giornalisti son piu' stronzi di noi, e guarda come trattano Peter Falk";

    4 – Tacciando gli altri di essere fumosi, illogici e di confondere le acque;

    5 – Come Pino La Lavatrice, dicendo: "Fidati…"

    6 – Alla fine, accusando gli altri di idozia, con un sorrisino ebete.

    Mi pare che non ci sia nulla da aggiungere. Per oggi.

    Ciao, Fabio.

  24. Guido Arata dice:

    Ciao Fabio, volevo però portarti la mia testimonianza; perchè io sono stato per la prima volta invitato ad un evento del genere, e devo dire che non è che mi hanno iniziato a guardare male, o ad isolarmi, ma proprio l' opposto, mi hanno coinvolto, venivano a presentarsi…cioè, l' accusa della "casta" rivolta ai bloggers, secondo me, è un' accusa mossa da quei bloggers che per i più svariati motivi non vengono invitati, non una volta, non due volte, non tre volte –> è una casta. Io, ti dico, mi sono trovato benissimo, e di casta non ne ho proprio avuto l' impressione. Per gli altri discorsi sulla figura del blogger agli eventi del genere, vorrei farti presente una cosa, e cioè che il blogger che si trova lì c'è non retribuito, ma c'è perchè sa influenzare, ha un tramite (il blog) attraverso il quale può farlo. Però allora vedi che figura di blogger e figura di giornalista non combaciano, e non devono venire a combaciare. Sono due figure diverse, ma ugualmente importanti poi ai fini della diffusione di un messaggio, o di un prodotto, o di quant' altro.

    Questo per quello che ho potuto apprendere dal basso della mia esperienza

    Guido Arata

  25. massimo mantellini dice:

    @frap

    io di autoironia un po' credo di averne ancora…sottolineavo solo che prima mi accusi di fare markette a Wii e poi glissi con una faccina. Il "massacrare" non c'entra nulla…….. a me piace chiaccherare e oggi avevo un po' di tempo per farlo. Di solito i puntini sulle i non li metto.

  26. frap1964 dice:

    Col risultato di prendersi ancora una mazzata da Metitieri.

    E allora avanti così, facciamoci del male… :))

    P.S. Nessuna accusa personale su Nintendo, sia chiaro. Ho usato la cosa solo per argomentare circa la presunta facilità  nello scovare i "servizietti". Però tocca dare ragione a Fabio quando scrive "avete la maledetta abitudine di prendere sempre tutto come un fatto personale". O no?

  27. Annarella dice:

    @spider: Ho letto delle cose di Guido. Ha 18 anni, vorrei solo ricordarti questo ed un entusiasmo che è realmente invidiabile.

    @mante: A differenza di altri eventi, questa volta mi e' successo di leggere dei resoconti che avessero anche del sugo e non ricordassero il tema sulla gita scolastica del liceo.

    Continuo ad essere perplessa sulla questione "serve/non serve". Ricordo un caso in cui il nome di cosa si presentasse non veniva neppure citato, anzi neppure se ne parlava, c'erano lunghi elenchi di amichetti e, candidamente, qualcuno/a ammetteva di non sapere neppure perchè era li'.

    La conversazione cmq continua a nascere dall'alto su un copione che è già  scritto a partire dalle mailing list su cui vengono basati gli inviti. E' bello sapere che c'e' anche gente come Guido con la freschezza dei suoi 18 anni ma il restante cotè di polemiche e scazzi continua ad essere il primo mezzo di diffusione della notizia dell'evento ed ormai fa parte di un già  visto/scritto/conosciuto.

    E la blogosfera e i suoi accordi/disaccordi il punto cardine attorno al quale gira il tutto.

    Ihmo non c'e' assolutamente nulla di male nella figura del blogger prenzialista di professione. D'altronde sarebbe una dignitosa professione come le altre e, per esperienza, 8 ore di slides e discorsi non sono quanto di piu' eccitante vi sia sulla faccia della terra. Siano ad un evento della Bocciofila locale o al Mix di Las Vegas, detto per esperienza personale.

    E' giusto apprezzare il lavoro fatto da chi ha girato video, mi sia però concesso di pensare che il video ti permette un'impressione chiara e di capire, l'elenco e la nota di colore ti dicono solo il chi c'era e cosa ha mangiato. Tra la nota stampa prestampata e il racconto della cena del liceo c'e' di mezzo altro. Ed è quello che si è visto troppo poco, perlomeno fino ad adesso.

  28. frap1964 dice:

    @Annarella

    Ihmo non c'e' assolutamente nulla di male nella figura del blogger prenzialista di professione.

    Concordo.

    Ma per i blog-siParietti la coscia lunga d'ordinanza mi pare il minimo.

  29. Fabio Metitieri dice:

    Senza polemica, solo per chiarire le cose da un punto di vista linguistico, eh…

    Dal De Mauro:

    *

    pre|sen|zia|lì|smo

    s.m.

    CO tendenza a presenziare immancabilmente a manifestazioni pubbliche, ad avvenimenti mondani e sim. da parte di personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo e della politica, spec. al fine di promuovere ulteriormente la propria immagine: peccare di p., il p. del ministro è sulla bocca di tutti

    Dal Garzanti:

    *

    presenzialismo

    Sillabazione/Fonetica [pre-Sen-zia-lì-Smo]

    Etimologia Deriv. di presenziale

    Definizione s. m. tendenza a esser presenti, a partecipare a ogni tipo di avvenimento, di manifestazione, soprattutto da parte di personaggi noti: i politici peccano spesso di presenzialismo.

    E il Treccani e' anche piu' severo, richiamando l'accostamento a presenziare e dicendo (scusate, il Treccani non mi lascia fare cut and paste):

    *

    Tendenza di essere sempre presente ad avvenimenti di qualche importanza, a intervenire a manifestazioni pubbliche, a incontri mondani, a partecipare a iniziative culturali e sim., per fare parlare di se'.

    Il Devoto Oli parla esplicitamente anche di esibizionismo e di necessita' politiche o di lavoro (leggasi markette?):

    *

    presenzialismo

     s.m.
    
    L’impegno o il vezzo di essere presente a riunioni, sedute, manifestazioni, incontri culturali, ecc., quando se ne presenti la benché minima occasione, sia per motivi di immagine o di personale esibizionismo, sia per concrete necessità  di contatti politici o di lavoro.
    
    
    
    
    
    Insomma, "blogger presenzialista di professione" non e' proprio un complimento, nella lingua italiana. Quanto meno, tra il vezzo, l'esibizionismo, l'autopromozione, gli incontri mondani e la ricerca comunque di un tornaconto, le definizioni escludono il disinteresse o la semplice presenza per essere di utilita' a qualcun'altro o per fare qualcosa di positivo.
    
    
    
    Il che, per carita', per l'oggetto di questa discussione calza a pennello. Basta capirsi, e basta che i bloggher Vib non si offendano troppo.
    
    ;-)
    
    
    
    
    
    Ciao, Fabio.
    
    
  30. frap1964 dice:

    Giusto per fare cifra tonda sui commenti e confermare che "la questione di Current TV di nuovo non c'entra nulla" con i discorsi fatti qui sul "buzz marketing":

    http://it.blog.buzzparadise.com/5-inviti-per-conoscere-al-gore-solo-per-te/

  31. Luca Carlucci dice:

    LATO IMPRENDITORIALE: FILOSOFIA DEI VIB

    « Il Lato Imprenditoriale della Rete è la via per acquistare molte capacità , da alcuni ritenute ingiustamente non naturali. »

    (Sarth Sidious)

    « "Tramezzino" è una parola che i patetici usano per descrivere il naturale desiderio di potere che essi stessi negano. "Markettaro" è una parola cantata dai deboli per allegerire il proprio cuore »

    (Yuthura Pand)

    Nella religione dei Blogger il Lato Imprenditoriale è la componente malvagia della Rete, utilizzata dai VIB e dai Blogger Oscuri.

    Chi non riesce a sopportare il dolore dell'anonimato e si fa trascinare dall'iva, intraprende (anche indirettamente o inconsapevolmente) la strada che porta al Lato Imprenditorialie della Rete. Una fame insaziabile di tramezzini e di potere sono i bisogni primari di un praticante del Lato Imprenditoriale, ed i VIB sono i maestri che praticano quest'antica arte.

  32. Camillo Miller dice:

    Ci sono anche altri modi per avventurarsi nel lato imprenditoriale della rete, per favore. E le blogosfere estere, in particolare quella anglofona, ne sono l'esempio più lampante. Ma che volete farci? Il bacino di lettori potenziale di chi scrive in italiano è ridottissimo. Inevitabile che si scada in in un campanilismo Guareschiano, che unisce quando la minaccia esterna, ovvero i media tradizionali, attaccano la "parte abitata della rete" e divide (giustamente) quando quegli stessi media individuano in pochi "esemplari" chiave la rappresentanza oligarchica di un sistema fin troppo sfaccettato. Alla nostra blogosfera manca una seria differenziazione tra il blogger professionista, dietro il quale deve esister una struttura editoriale vera e propria ( che si tratti di un network che paga un compenso o di un'esperienza libero-professionale e auto-imprenditoriale da parte del blogger non fa differenza), e l'amatore, che dall'alto della sua esperienza, dall'alto della sua montagna di lettori e,ancora, dall'alto della sua autorevolezza, rimane un'amatore. L'introduzione di questa differenza (come avvenuto all'estero) spazzerebbe via ogni sordida ambiguità . Qui nella fintamente liberale penisola, patria adottiva del peggior conservatorismo ipocrita, siamo ben lontani da questo obiettivo.

  33. massimo mantellini dice:

    Camillo,

    tu che hai un approccio cosi' sociologico alla questione, puoi spiegarmi a cosa serva il blogger professionista e cosa lo differenzi da un altro comunicatore di professione tipo un giornalista? Io non ci vedo tutta questa innovazione ma solo una nuova figura parallela (senza poi voler dire che il nano pubblishing ha magari sanato alcune vecchie questioni del giornalismo tradizionale ma ne ha aperte altre anche peggiori)

  34. frap1964 dice:

    Io veramente qualche differenza ce la vedo eccome.

    Prendiamo il caso di un Luca Conti o di Giovy, tanto per non far nomi, due buzzer consultant che al tempo han fatto outing.

    Quanti oggi, visitando il loro blog per la prima volta, possono avere chiara percezione di cosa fanno?

    Hanno forse un disclaimer in bella vista?

    Con tutti i limiti del caso, un ordine dei giornalisti, sicuramente da riformare o da abolire, secondo le opinioni, ancora riesce (quasi) a radiare un Betulla e/o un Mughini che fa markette alla telcom di turno: un minimo di codice di autodisciplina ancora ce l'hanno.

    Ma qui? Tutto lasciato all'etica personale, come scrive Luca (a proposito, benvenuto!).

    E sostenere che chiunque può accorgersi facilmente della differenza mi sembra francamente ardito (vedi caso Wii Fit tuo e di Conti: post nello stesso giorno, quello di lancio previsto in Italia, ohibò).

    La chiara percezione per chiunque tra chi blogga "di professione" e chi "per hobby" mi sembra il minimo di decenza.

    Chi dice che non serve e/o che non ci vede questa grande innovazione forse al "lato abitato della rete" preferisce quello più comodo e "oscuro del buzz"?

    Ha ragione Torriero quando, riprendendo Weinberger, scrive che "i famosi sono merce".

    Il pesce crudo fa gola a molti, che in rete di pesci lessi che abboccano all'amo se ne trovano in gran quantità .

    P.S. Curioso però che dai commenti a questo thread, velocemente scivolato in basso, la blogopalla Vib, come la chiama Metitieri, si sia ben tenuta alla larga. O no?

  35. Camillo Miller dice:

    Spezzo il commento in tre.. eccessiva lunghezza

    1/3

    Beh massimo, ho omesso una parte del mio pensiero. Il vero problema è che la situazione in cui versa il giornalismo italiano è causa, fra le altre cose, anche di questa necessità  di tirare una linea di demarcazione netta fra il cartaceo e la rete.

    Ma i blogger, da soli, non possono risolvere questa annosa questione.

    La figura del blogger professionista, in ogni caso, non deve essere intesa come parallela al giornalista. Ci sono maggiori libertà  creative, la possibilità  di seguire un'approccio più spontaneo e meno legato a questioni di potere nella gestione della linea editoriale (perdonami la definizione ma non me ne vengono altre).

    Una figura professionale, si, ma diversa dal giornalista. Gli inglesi chiamano questo tipo di lavoro "writing job", una definizione professionalizzante più generica di colui che "writes to make a living out of it". Una definizione che non pone differenze fra le quattro brillanti menti di Boing Boing, i tuttofare di Make, come Philip Torrone o Bre Pettis (che adesso lavora per Etsy) o chi come la Huffington ha scelto un'approccio più giornalistico ma comunque originale e caratterizzato da una forte alterità  rispetto ai media tradizionali.

    Altra nota dolente è l'approccio dei giornalisti "tradizionali" italiani alle sfide della rete.

    Anche in questo caso ti porto esempi stranieri. Dan Lyons si è inventato addirittura un personaggio grazie al quale è divenuto uno dei personaggi più famosi della rete (fake Steve Jobs). Il suo blog appartiene a Fortune, il giornale per cui scrive. Forse che questo gli impedisce di fare quello che vuole, sparando sui potenti, divertendosi come un matto nel suo nuovo ruolo di blogger? Certo che no.

    Ti cito poi una rivista da cui possiamo solo imparare:

    Wired. In passato ho collaborato con due freelance writers di Wired(Rob Beschizza e John Brownlee) adesso entrambi in forza a Boing Boing Gadgets, e ho avuto modo di capire come si possa tranquillamente gestire in piena libertà  la propria attività  di blogger quando si ha un gruppo editoriale alle spalle capace e in grado di gestire con competenza i nuovi media.

    Relativamente alla mia sfera d'interesse ti cito anche Lehander Kahney, autore di Inside Steve's Brain ed editor del blog Cult Of Mac.

    E Wired appartiene a Condé Nast, certamente non

    un gruppo editoriale di parvenu dell'editoria.

  36. Camillo Miller dice:

    pardon saranno 4

    2/4

    Da segnalare anche altre esperienze di questo tipo, come la O'Reilly, oggi una delle più importanti case editrici che pubblicano libri di informatica (sono loro i libriccini con i disegni di animali in copertina). Apogeo potrebbe seguire una strada simile alla loro, ma non mi sembra di poter fare propriamente un paragone fra chi ha avuto un idea come quella di Make Magazine e chi pubblica libri come "Sicurezza informatica" di uno dei più noti blogger italiani.

    Facile cadere vittime del peggior scoramento quando invece osserviamo il panorama italiano. Gilioli, blogger per vocazione, giornalista di professione ha preso talmente sul serio la nuova attività  da correre subito in soccorso del prprio gruppo editoriale in una faccenda indubbiamente controversa come quella della chiusura di un blog di un collega (ancora peggio della cancellazione di tutti i suoi archivi).

    Luca Sofri, per il quale non nutro disistima, ha tuttavia provveduto sapientemente a ritagliarsi il suo spazio di visibilità  sulla rete, da integrare con la propria visibilità  televisiva e giornalistica. E' fuori da ogni logica "di rete". Non basta trascrivere i propri trafiletti su Vanity Fair per essere dei giornalisti-blogger. Va comunque detto che lui non ha la pretesa di definirsi blogger, nonostante sia poi il primo a partecipare ai forum televisivi sull'argomento.

    Il mio omonimo, Camillo Rocca, è il migliore. Nonstante viva a contatto con il giornalismo americano, sembra non impararne nulla. Difende anzi dalle colonne del suo "blog"(arduo capire cos'abbia di un blog il suo spazio internet) il suo diritto ad essere italianamente naciso e uso lo spazio gentilmente offerto dal giochino editoriale della moglie di Berlusconi come risibile protrusione del suo ego risentito.

  37. Camillo Miller dice:

    3/4

    Filippo Facci, invitato dei più beceri parterre televisivi quando si tratta di sparare a zero sulla rete e sul popolo di segaioli che la abitano (memorabile quel " E allora mandiamoci la rete in parlamento" quando Di pietro oso contestare le offese di Facci), scrive, senza gli omissis, su Macchianera, certamente uno dei più importanti blog italiani. Interessante la sua ultima fatica con cui ci insegna a riscoprire il giornalismo d'indagine. Una sordida biografia "non autorizzata" in cui spala più merda possibile su Beppe Grillo. Interessante questo giornalismo di inchiesta il cui obiettivo è mettere a nudo il contestatore per difendere il re. Le multiformi opinioni che ognuno di noi può avere su Grillo non sono questione di rilievo di fronte ad un esempio così lampante del peggiore giornalismo baciapile (che per giunta sfrutta il mezzo che denigra).

    E così potrei continuare, fino ad arrivare ad un Presidente della Repubblica che invita i "poveri" giornalisti a difendersi dagli attacchi della rete.

    Esempi di questo squallore ci sono in tutto il mondo ovviamente, ma noi , in Italia, contrapponiamo ben poca resistenza a questo stato di cose. Per questo poi ci aggrappiamo alla rete e alla libertà  del "blogger" estranei ad ogni schema di potere per puntare ad un informazione diversa. Abbiamo caricato un blogosfera in fasce di un fardello che ne sta compromettendo il normale sviluppo. Non per colpa nostra, sia ben chiaro. Era forse l'unico tentativo che potevamo fare.

  38. Camillo Miller dice:

    4/4

    Il nanopublishing è una delle possibilità . E proprio perché scrivo per un network di nanopublishing sono conscio delle difficoltà  e delle contraddizioni che può generare. E' comunque la strada che ho scelto di seguire perchè ritengo che al momento possa essere la più valida. Le contraddizioni e gli odi (mamma mia che odio) che si generano nello stago di una blogosfera dal numero bassissimo di lettori potenziali, per tornare alla mia analisi sociologica, sono quanto di più deleterio.

    Concludo tornando sulla questione dei "lettori" potenziali.

    Piccola parantesi depressiva finale. Un pensiero che spesso cerco di allontanare ma che voglio scriverti/vi qua (forse un po' anche per esorcizzarlo).

    Gli italiani sono 59.000.000. Di questi una piccola percentuale sa usare internet e ne sfrutta le possibilità  comunicative e gli aspetti sociali. Di questi solamente una parte legge i blog, sa cosa sono i feed RSS, o ritiene che i blog possano essere fonte di informazione alternativa. In più non conosciamo l'inglese, la penetrazione della banda larga è a livelli da terzo mondo e i media tradizionali ci remano contro. Lo stagno in cui cerchiamo di sguazzare un po' tutti è davvero piccolo.

    Ma nonostante tutto di questo non può fregare una beneamata mazza a nessuno, in un paese in cui il problema è arrivare alla fine del mese.

  39. massimo mantellini dice:

    secondo me Camillo manca una distinzione fondamentale e preventiva alla tua analisi: quella fra chi usa i blog per fare informazione e chi invece li usa per fare rete. Possiamo essere d'accordo o in disaccordo su qualsiasi cosa ma non mi pare possibile mescolare un blog personale ad un progetto editoriale, diversamente ci si infila in un ginepraio dal quale e' impossibile uscire e che assomiglia molto a quello dei giornlisti che hanno per anni giudicato i blog in base a parametri loro che con i blog non avevano molto a che fare. ciao

  40. frap1964 dice:

    A costo di scrivere delle banalità , vorrei ricordare che la tipologia di blog è ormai talmente diversificata (Wikipedia su bibliografia di due blogger VIB ne individua quasi una ventina di tipologie diverse) che ormai dovrebbe essere assodato e pacifico il fatto che il blog sia diventato semplicemente un mezzo per pubblicare facilmente e a basso costo (anche zero) dei contenuti (i più vari e diversi). Un CMS alla portata di tutti, insomma. In questo senso la "professione" di blogger non ha imho alcun senso, nè tantomeno le definizioni e/o le categorie di "blogger di talento", "di servizio", "dell'odio" e così via inventando.

    Così come la distinzione sull'uso del mezzo: "per fare informazione" o "per fare rete", ma che senso ha?

    Qualcuno si ostina ancora a non capire che il possedere un blog, ormai, non è più uno status symbol da poter sfoggiare in società .

    Signori VIB, mettetevi l'anima in pace: è finita!

    Di qui le ovvie polemiche contro chi invece ci ha investito dei soldi (vedi alla voce Montemagno) e pensa di farne veicolo preferenziale di attività  di altro genere e tipo (buzz marketing compreso).

  41. frap1964 dice:

    Per chiarire, l'unica distinzione che imho potrebbe forse avere senso è:

    – uso questo mezzo nello svolgere un'attività  professionale dichiaratamente connotabile e retribuita;

    – uso questo mezzo per svolgere attività  di tipo non professionale (di vario tipo).

    Mi sembra abbastanza deleterio invece un uso che stia a metà  tra i due, soprattutto che apra a fenomeni quali il buzz marketing, che imho sono preoccupanti e devastanti, per le conseguenze che naturalmente comportano.

  42. Guido Arata dice:

    Posso esprimere un paragone, che mi è venuto in mente?

    Le argomentazioni di frap1964 nei confronti dei blogger mi ricordano quelle di un medico nei confronti dell' omeopatia

    Ciao,

    Guido A.

  43. frap1964 dice:

    Spiacente per te Guido, non sono giornalista e bloggo ogni tanto per divertimento personale.

    Faccio tutt'altro mestiere e comunque tra medico ed omeopata, se proprio devo scegliere, ho ben pochi dubbi.

  44. Guido Arata dice:

    Nono, ma non era rivolto a te, prendilo come un twitt :-) Leggevo, e mi è venuto in mente questo paragone

  45. Guido Arata dice:

    Anche se, non lo nascondo, credevo fossi giornalista :-)

  46. Fabio Metitieri dice:

    Parte Terza di tre: Ma e’ grave?

    Sia chiaro, per me un atteggiamento del genere non e’ neppure tanto scandaloso; lo trovo solo un po’ patetico. Ma se viene preso sul serio ed eletto come modello positivo, come futuro modo di fare un’informazione migliore, e quindi viene indotto in tentazioni maggiori, con l’invito sistematico a fare un po’ di buzzÂ… Allora si’, e’ scandaloso e, come ripeto da qualche anno, la sua interazione con i media sta portando a pessimi risultati, con uno scadimento verso il basso anche delle testate tradizionali, che scimmiottano e sfruttano questo finto “citizen journalism”.

    Parlo di sfruttamento perche’ l’altro tassello del mosaico e’ dato dalla crisi profonda dell’informazione e dell’editoria tradizionale, una crisi che ha vari aspetti ma che per ora sta andando nella direzione di uno scrivere sempre piu’ semplice, sempre piu’ modaiolo, sempre piu’ sensazionalistico (perche’ una fetta crescente del pubblico colto e di quello giovane si sta spostando su Internet e alla carta restano gli anziani e qualche speranza su chi ha un livello di istruzione inferiore). Il tutto avviene con pesantissimi tagli dei costi per reggere l’inesorabile calo delle copie vendute (controllate per esempio quando vendeva il Sole nel 2002 e quanto ha venduto nel 2007).

    Una volta era in voga il licenziamento dei giornalisti o addirittura la chiusura di un’intera redazione per dare il lavoro in outsourcing a un’agenzia di comunicazione (con tutto cio’ che ne consegue, perche’ un’agenzia lavora, in genere, ragionando piu’ in termini di clienti che di corretta informazione per i lettori). Oggi invece si sta cercando di usare i bloggher: costano poco o nulla (tanto sono hobbisti con un altro stipendio), sono molto piu’ manipolabili e influenzabili, rompono meno le palle e, dovesse essere necessario, si eliminano senza alcun problema.

    Ecco che cosa e’ realmente in Italia la tanto osannata “rivoluzione blog” nel campo dell’informazione, ed ecco di che cosa si sta parlando.

    Quanto al nanopublishing, e’ ancora un’altra cosa. Ma concordo con Camillo: gli spazi in Italia sono pochissimi, i soldi (immagino) ancora meno, e anche qui il rischio e’ di essere sfruttati al ribasso, per sfornare articoli semplici, superficiali, maledetti, e a costo tendente a zero.

    Ciao, Fabio.

  47. Fabio Metitieri dice:

    Parte Seconda di Tre: Cosa produce la bloghosfera Vib

    Ora, questa bloghosfera Vib italiana, che si ritiene migliore dei giornalisti (anche se lancia il sasso e poi nasconde la mano, e di fronte alla critiche, sempre, nega tutto e reclama il proprio spirito fuffoso e hobbista), e' quella che e' diventata "presenzialista" e che ha l’ardire di dichiararsi in qualche modo professionale, opinionista, competente.

    Ma e’ una bloghosfera che al momento non produce nulla di interessante, dal punto di vista informativo, solo chiacchiere da bar, autocelebrazioni e resoconti di gite scolastiche, e che ha gia' dimostrato di avere una preoccupante predisposizione verso la marketta e verso la monetizzazione o almeno il guadagno di visibilita', di fama e di buffet, con atteggiamenti di casta che mirano a escludere chi "non e' del giro" e a soffocare qualsiasi discorso che non sia in linea con quell'ideologia della bloghosfera che giustifica la loro stessa esistenza.

    Per questo piccolo pezzo di blogosfera, si', chi veramente volesse fare informazione dovrebbe chiarire la sua posizione, lavorare seriamente e con professionalita' e avere piu' trasparenza sulla propria policy nel confronto della pecunia.

    Pecunia intesa in senso lato, perche' quando si e' cosi' inesperti e naif le markette si fanno anche solo per avere un invito in piu' o un Tramezzino in piu'.

    E sottolineo: la Sindrome del Tramezzino (termine coniato da me, sotto copyright) significa proprio questo: faccio una markettina piccola piccola, linko tizio, parlo bene di questo PR, o di quella agenzia di ricerche di mercato, o della tale azienda, o del prodotto X, riesco anche a convicermi che a quello che scrivo ci credo davvero, e cosi' mi invitano di nuovo, il mio presenzialismo aumenta, il mio ego e' soddisfatto, magari faccio un po’ di pubblicita’ alla mia attivita’, se lavoro con l’on line, oppure forse ce ne esce addirittura un po’ di argent de poche, tra un articolo e un convegno.

    Ciao, Fabio.

  48. Fabio Metitieri dice:

    Parte Prima di Tre: Di che cosa sti sta parlando?

    Personalmente, mi pare un falso problema – o un ennesimo tentativo di spostare e sviare il discorso – dire come Mantellini che: "manca una distinzione fondamentale e preventiva (…): quella fra chi usa i blog per fare informazione e chi invece li usa per fare rete".

    Nessuno, mi risulta, qui o altrove ha mai detto nulla contro i blog usati per fare rete.

    Personalmente ritengo solo che sia sbagliato pensare che i blog siano * l'unico * strumento, o lo strumento * migliore * per fare per fare rete, e sono convinto che oggi ciascuno usi costantemente piu' strumenti sociali on line: oggi un blog, stasera Skype, domani sul lavoro un messenger e la email, piu' i social network per antonomasia (e anche in Italia hanno ormai preso piede Myspace tra i giovanissimi e Facebook e Linkedin per i piu' seriosi). Persino Dadda, in questi giorni, si domanda se il blog sia proprio lo strumento giusto, adatto a tutte le conversazioni.

    Precisato questo, il discorso qui (come lanciato dal post, in risposta alle critiche di Annarella) era solo sui bloggher che da anni sostengono che con i blog si puo' fare un'informazione migliore di quella sfornata dai media tradizionali. Stop. E' di questo che si discute, non di altro, non dei liceali che scrivono i blog per amici e compagni di classe, o per chi scambia informazioni su qualche particolare hobby o passione, per trovare altre persone con un idem sentire.

    Ciao, Fabio.

  49. Camillo Miller dice:

    e comunque riguado a WiiFit ci state facendo una barbina figura, in questo modo

    http://www.macchianera.net/2008/04/28/e_questione_di_equilibrio_non.html

  50. massimo mantellini dice:

    qual'e' la figura barbina? e poi CI chi?

  51. nib dice:

    CI VIB.

    Nib (Not influent blogger)

  52. frap1964 dice:

    Ma allora vedi come questo fenomeno (buzz marketing) sia ampiamente sottovalutato per gli effetti nefasti che produce?

    Perché il problema è che così non c'è più certezza per nessuno.

    Cosa oggettivamente, su Wii Fit (ed è solo un esempio), fa la differenza tra il tuo messaggio, quello di Luca (Conti, buzzer consultant dichiarato) e quello di Gianluca (Neri).

    Puoi pensare di risolvere la questione con un "fidati…, se pensi così forse non mi conosci abbastanza…"?

    Io prese di posizione chiare e nette su questo fenomeno, qui non ne ho ancora lette.

    Se si fa una ricerca sul tuo blog si trova un unico post del 2006 (IL MIO REGNO PER UN TELEFONO – 3-6-06) in qui liquidi la questione come un fatto meramente episodico e personale: e buonanotte a tutti.

    Chiare voci di condanna qui ed in altri VIB-blogs io non è che ne abbia lette, al più (vedi Torriero) qualche gran bella sottovalutazione anche un tantino snob.

    Il che naturalmente, per qualcuno, può suonare anche come atteggiamento in parte interessato.

    Quando poi leggo ciò che scrive il giovane Arata al commento #24

    "…il blogger che si trova lì c'è non retribuito, ma c'è perchè SA INFLUENZARE, ha un tramite (il blog) attraverso il quale può farlo. Però allora vedi che figura di blogger e figura di giornalista non combaciano, e non devono venire a combaciare. Sono due figure diverse, ma ugualmente importanti poi ai fini della DIFFUSIONE DI UN MESSAGGIO, o DI UN PRODOTTO, o di quant' altro."

    io francamente mi intristisco e/o mi preoccupo anche un pochettino.

    Ecco perchè poi lo sfoggio degli inviti a destra e manca, l'elogio dei banchetti e dei catering e/o delle agenzie PR suona parecchio stonato:

    perchè avvalla di fatto il lento, sotterraneo, strisciante ed oscuro avanzare di questo mercato delle opinioni personali a poco prezzo.

    I "redazionali" su certi periodici non sono certo una novità , ma qui la cosa mi sembra ben più pervasiva e preoccupante.

    O no?

  53. massimo mantellini dice:

    senti Frap, banalmente,

    io non vedo perche' dovrei preoccuparmi del buzz marketing e di possibili usi non congrui dello strumento. O anche solo prendere posizione. Io ho un blog personale, non prendo soldi per scriverlo, non ho la pubblicita' (o meglio ne ho una mia personale che assomiglia al resto del mio blog) non sponsorizzo prodotti e contemporaneamente non mi pare di dover prendere posizione se altri lo fanno (cavolacci loro, ne sapranno pagare le eventuali conseguenze credo)) e nemmeno mi sento in obbligo di dovermi giustificare se trovo la wii fit interessante o stupefacente. Non ho avuto tempo di scriverne, ma e' probabile che ne scrivero' esattamente come faccio di solito con prodotti che acquisto e che mi sono piaciuti. E come faccio con quelli che non mi sono piaciuti. Se qualcuno ha in passato comprato la Wii perche' ne ha letto sul mio blog io sono contento. Qualcuno puo' pensare che io abbia interessi a parlare di un prodotto ? Beh si sbaglia (o detto in altri termini non mi conosce). Lo stesso accade da un decennio per tutto cio' che scrivo di tecnologia e Internet: non sono comprabile (fortunatamente) e a dire il vero nessuno ha provato a comprarmi. A parte il blog mi pagano per scrivere, da molti anni, ma nessun editore mi ha mai chiesto di fare una marchetta o di addolcire un articolo: ogni tanto arriva qualche velata minaccia (e capitato anche nelle ultime settimane) ma e' il gioco delle parti. Da un paio d'anni faccio un po' di attivita' di consulenza e da allora non ho mai scritto dei prodotti dell'azienda che mi paga. Non per scelta, non e' capitato. Lo faro' probabilmente in futuro e in quell'occasione troverai un bel disclaimer. Ma per il resto davvero non posso parlare per gli altri e non vedo grandissimi rischi (come dico da tempo): dentro una rete autenticamente sociali per i venditori mimetici di merce altrui non c'e' troppo spazio. O cosi' almeno spero.

  54. Guido Arata dice:

    Ma Frap, una cosa, che mi sembra sottovaluti, oppure sono io che non capisco…cioè, nessuno stà  dicendo "strappiamo la carta stampata e gli articoli dei giornalisti e diamo tutta l' informazione in mano ai blogger". Si parla di una forma di informazione parallela, non sostitutiva. Tant' è vero che, per tornare all' esempio di Milano, c' erano una 30ina di Blogger e il doppio di giornalisti…io personalmente non inneggio alla sostituzione del giornalismo con il blogging, capito cosa intendo?

  55. frap1964 dice:

    @Guido

    Presumo stessi rispondendo a Fabio, che vede una deriva verso il basso della qualità  media del giornalismo (su quello mainstream online, in effetti concordo) perché il senso ed il tema del mio ultimo commento era proprio tutt'altro.

    @Massimo

    Che dire, il blogger "di talento" mi sembrava un tema anche interessante: riconosco però che pesce crudo e Wii Fit sono molto più geek. Bye.

  56. Fabio Metitieri dice:

    Risposta due: Per Frap e Arata

    Frap, non parlo di on line, o non solo. Parlo di carta. Non facciamo nomi, ma in questo millennio piu' testate mi hanno via via chiesto di scrivere in modo piu' semplice, di essere colloquiale, di fornire piu' box e infografica, e di evitare approfondimenti e dettagli troppo tecnici o culturali, perche' le loro indagini di marketing registrano un abbassamento del profilo del lettore medio (cioe' il suo livello culturale e la sua preparazione tecnologica). E, ancora, e’ proprio la carta che vende meno e che sta andando in paranoia.

    Arata, io credo poco che il blog "possa influenzare", come tu sostieni. Secondo me il blogging in Italia e' un fenomeno enormemente sopravvalutato, gonfiato ad arte (e non disinteressatamente) da pochi bloggher. Ma se fosse, anche a me, come a Frap, il tuo ragionamento "possiamo influenzare e lo facciamo" non piace per nulla. Lo fate come? Perche'? Con quali regole? E, in piu', qualcuno e' pagato, qualcuno lo fa per il solo pesce crudo o il rimborso dell’albergo, qualcuno solo per convinzione personaleÂ… ma nessuno ha mai una policy dichiarata?

    Non so, forse faccio il giornalista ormai da troppi anni, ma un guazzabuglio del genere, che e' ben peggio di quanto di solito fanno i tanto odiati giornalisti, mi fa orrore. E se trovera' seguito portera' l'informazione a livelli ancora piu' bassi di quelli attuali, come ho gia’ detto. Anche perche’ e’ lavoro di bassa qualita’, ma ha il vantaggio di essere tutta manodopera a basso costo, quando non addirittura gratuita, e facilmente manipolabile, che si vende per un attimo di gloria e una chiavina Usb.

    Infine, sui redazionali, Frap: non c'e' nulla di male. Sono pagine pubblicitarie, chiaramente etichettate come tali, per esempio firmate come "A cura della direzione marketing". Piu' corretto di cosi'… Non ha alcun senso citarli come esempi negativi, come si fa sempre.

    Ciao, Fabio.

  57. Fabio Metitieri dice:

    Risposta uno: Sulla personalissima deontologia di Mante

    Insomma, Mante, sei un medico ma parli di prodotti vari sul tuo blog, dove hai anche uno spazio pubblicitario "libero", fai consulenza (non si sa per chi e su cosa), accetti inviti a destra e a manca, si suppone spesato e/o pagato, vai a pranzo con qualche misterioso Ceo… Se tu fossi un giornalista, direi che sei un po' maiale (noi di norma non facciamo consulenza per le aziende, tanto per dirne una, per ovvii e banali motivi).

    Visto che sei un bloggher, dico solo che sei un gran casinaro, con le idee molto confuse, zero professionalita' e zero deontologia (sul versante informativo, non discuto sul tuo lavoro da radiologo).

    Sottolineo, pero’: sempre due pesi e due misure, perche’ se gli stessi comportamenti (o anche molto meno) li avesse tenuti un giornalista tu gli avresti gia’ sparato addosso come venduto e markettaro.

    Detto questo, io non sono particolarmente malpensante, ma cosi' come ogni tanto "un articolo mi puzza", anche sulle grandi testate, di fronte a chi:

    – va agli eventi di Microsoft e torna non dicendo nulla se non che Microsoft e' brava;

    – viene invitato e spesato da Swg e torna cercando di convincerci che Swg ha azzeccato le previsioni elettorali (e come ti hanno fatto notare era evidentemente falso);

    – se Conti (che disinteressato non e') lancia Wii Fit tu gli fai subito eco;

    – piu' in generale, qualsiasi cosa faccia o scriva un bloggher della tue cerchia viene amplificato e glorificato, mentre qualsiasi cosa faccia o dica un critico della blogosfera e' cacca o provocazione.

    E potrei continuare a lungo…

    Di fronte a tutto cio', sinceramente, e alle tue risposte del tipo: "Gli altri facciano quello che vogliono, e di me dovete fidarvi sulla parola", io ti trovo decisamente poco credibile. Poco importa se tu sia scorretto consapevolmente o in sincera e infantile buona fede. Anzi, trovo terrificante che tu non veda neppure lontanamente la possibilita’ che esista un problema.

    Cavoli tuoi, ma dato che mi occupo di informazione e di Internet, mi sento libero di analizzarla e giudicarla. E ripeto la mia analisi di cui ai tre commenti che ho fatto qui sotto: tutto questo peggiora l'informazione. Altro che rivoluzione blog.

    Ciao, Fabio.

  58. Guido Arata dice:

    Io continuo a ricordarti che il blogging è diverso dal giornalismo..tanto è vero che per essere giornalisti bisogna essere iscritti all' albo (con corsi e cose varie), per essere blogger basta avere l' uso delle mani per scrivere e muovere il mouse. Detto questo, aggiungerei che le due forme di comunicazione non sono equipparabili, l' una sostitutiva dell' altra. Devono coesistere. Tant'è che, ripeto, Blogger erano a Milano, giornalisti erano a Milano. Fatte le dovute considerazioni, l' utenza seguirà  un po' ed un po'; oppure solo un lato o solo l' altro (qui sì, è pericoloso). Ma questo non significa che tu debba fare di tutta un' erba un fascio. Perchè se io ero a mangiare al banchetto di Microsoft, non è che i giornalisti si mangiavano una barretta ipocalorica finanziatagli dalla testata per la quale lavoravano eh…Quindi, un po' di obiettività …te ne do atto, è vero, il blogging non è che non sia rischioso, è qualcosa di totalmente diverso dal giornalismo, e che non deve sostituirlo, ma può ampliarlo, ne è complementare. E si basa sulla fiducia. Ed io, sarò troppo ottimista, ho idea che se un blogger inizia a pigliar markette, ne può pigliare una, due, tre, ma alla lunga viene fuori, e perde in un attimo tutta la sua credibilità . Perchè, vedila così, la Rete oltre che consacrare nuove figure, è anche in grado di affossarle in poche mezz' ore. Ed una volta che su di un blogger si scrive male, quello è scritto, e non è che la pagina si può strappare, è lì. Quindi, non dico che questo scongiuri le markette eh, non sono così ottimista, però è un deterrente, sicuramente. E poi, ti ripeto, il giornalismo è professione, il blogging è fiducia. questo secondo la mia personalissima ed obiettabilissima idea

    Guido A.

  59. Fabio Metitieri dice:

    Arata, vabbe' che sei giovane ed entusiasta, per cui non ti si spara addosso, ma non te ne approfittare e almeno leggiti o fatti dire come ci si iscrive all'ordine.

    A parte questo, chiunque, anche non iscritto, scriva su una testata registrata (perche' pubblicare e' consentito a tutti, malgrado le palle che si raccontano in merito) di fatto svolge lavoro da giornalista?

    Ed ecco un'altra bella commistione "sporca": i bloggher che fanno markette su una testata, oppure, caso sempre piu' frequente, che scrivono anche gratis o quasi su una testata pur di avere piu' visibilita' per la propria attivita', sarebbero meno spregevoli perche' non giornalisti, secondo te?

    Riflettici, ma non perdere tempo a rispondermi, tanto non ti leggo piu'.

    Ciao, Fabio.

  60. Guido Arata dice:

    "I bloggher che fanno markette su una testata sarebbero meno spregevoli perche' non giornalisti, secondo te? " Incredibile, ti assicuro che non ho mai voluto dire questo…ma proprio mai….sono giovane ed inesperto, ma mettermi aprole non mie in bocca, non è molto professionale da parte tua. Perchè questo proprio non l' ho mai detto ne scritto ne mi guardo bene dal farlo :-) per piacere eh…

    Saludos

  61. Guido Arata dice:

    "fatti dire come ci si iscrive all'ordine" mi mi scuso per la mia ignoranza e mi prometto di informarmi a riguardo.

    la parte centrale l' ho già  commentata

    "ma non perdere tempo a rispondermi, tanto non ti leggo piu'." qui invece, bho, ti inviterei a scendere dal piedistallo…perchè se son qui io è per esprimere le mie convinzioni e cogliere quest' occasione per rivederle e migliorarle…tu non sembri mosso dallo stesso intento, ma piuttosto mosso una convinta superiorità , che non giova al dialogo. Comunque, a me continuare la discussione non dispiacerebbe, perchè, ripeto, penso possa servire, ma a me, in primo luogo. Per il resto, a tua discrezione.

    Ciao ciao

  62. frap1964 dice:

    "ho idea che se un blogger inizia a pigliar markette, ne può pigliare una, due, tre, ma alla lunga viene fuori"

    Come, visto che le agenzie di buzz marketing si guardano bene dal pubblicare le liste dei propri iscritti?

    Guarda fai questa prova: cerca su Google "Monsieur Jean Paul Gaultier". Hanno fatto una campagna con BuzzParadise a inizio aprile 2008. Verifica quanti dei blogger scrivono con chiarezza di che si tratta e che sono iscritti ad una community specifica.

    Cercati il video di Conti su YouTube (intervista di Blogosfere) e ascolta bene là  dove dice che in qualche caso selezionano anche i blogger fuori della community, "se particolarmente influenti" [titolo: BuzzParadise, ce ne parla Luca Conti].

    Ascolta bene quando dice che l'80% dei commenti sono comunque positivi e che il 20% dei negativi è comunque funzionale a dare credibilità  alla campagna.

    E tieni presente che non necessariamente ti può essere chiesto di parlare bene di un prodotto, anzi magari ti chiedono di parlare male del prodotto Y in quanto diretto concorrente del prodotto X. Ti verrà  in questi casi il dubbio che si tratti di marketta?

    Infine nota che lo spazio sul tuo blog garantisce comunque visibilità  al prodotto a bassissimo costo. Visibilità  misurabile, come puoi verificare facendo una breve e rapida ricerca sugli strumenti di tracking per buzz marketing.

    Informati per contro sulle tariffe medie per analoghi spazi su giornali e TV, che tra l'altro raggiungono necessariamente un target indifferenziato, mentre non è affatto detto che sia così per il tuo blog (anzi vanno in cerca proprio di questo).

    Questa roba è un cancro vero e proprio per la blogosfera: e la cura sarà  lunga e difficile, sempre che la si trovi.

    Altro che "rete autenticamente sociale".

  63. Guido Arata dice:

    Ok Frap, grazie per le delucidazioni, mi informerò a riguardo!

    A presto!

  64. Fabio Metitieri dice:

    Arata, non mi metto su nessun piedistallo. Ma ho argomentato in modo preciso qui, a piu' riprese, su aspetti molto specifici della questione, e tu non controbatti, ma continui solo a ripetere che secondo il tuo personale ottimismo blog e giornalismo saranno complementari. OK, ho capito. Ovviamente io non sono d'accordo, ma che cosa altro dovrei dirti?

    Oltre a non essere argomentata, poi, la tua opinione e' accompagnata da ingenuita' tali da scoraggiare ogni discussione e da uno stile tale da avermi fatto controllare sul tuo blog se esisti sul serio o se sei un fake. E scusa se sono all'antica, ma anche se sei giovane, al liceo l'italiano non si insegna piu'?

    On top of that, io non ho tempo ne' voglia di spiegare a chi non sa scrivere e non sa esprimersi come e dove scrive male, o di spiegare – tanto per parlare anche di qualcuno che un ragazzino non e', a dimostrazione del fatto che non sono affetto da ageismo all'incontrario – a chi non sa come si fa un articolo quali parti del suo pezzo sono inaccettabili.

    Anche perche' mi pare che in certa blogosfera italiana la malafede abbondi, molto piu' dell'ingenuita'. Di Mantellini e dei vari teorici della blogosfera, per esempio, direi tutto meno che sono degli ingenui o dei sinceri idealisti.

    E, tanto per farti un solo esempio su quanto sia inutile discutere con te, alla tua obiezione su quanto anche i giornalisti abbiano apprezzato il buffet di Microsoft avevo gia' risposto, in anticipo, nel primo commento di questa serie.

    Allora, o impari ad argomentare seguendo un filo logico e tirando fuori delle idee oppure, se continui solo a ripetere che sei ottimista, non stupirti se ci si rompe le palle di parlare con te e non azzardarti a fare la vittima, quello discriminato, solo perche' giovane, da chi si sente superiore. Io con i giovani intelligenti e preparati discuto spesso e volentieri.

    Ciao, Fabio.

  65. Guido Arata dice:

    Urrrca eva, ci siamo un po' agitati? Nah, sarà  una mia impressione…

    vabbè dai, allora chiudiamo la conversazione e..arrivederci al prossimo buffet

    Guido Fake Arata