Stefano Bonilli mi segnala un caso grave e degno di nota. L’Espresso ha chiuso Frittomisto, il blog di Enzo Vizzari, direttore delle Guide Espresso che si era permesso di dissentire (vedi screen capture qui sopra) sulla copertina del numero del settimanale intitolata Velenitaly. Anche la rubrica settimanale di Vizzari sull’Espresso sarebbe stata chiusa. Attendo con curiosita’ il punto di vista degli altri blogger del gruppo Espresso.

update: qui il punto di vista di Alessandro Gilioli de L’espresso.

12 commenti a “EDITORI A SINISTRA”

  1. Antonio Santangelo dice:

    Trovo anch'io sbagliata la copertina dell'Espresso (non l'articolo). Il messaggio, accoppiato ai rifiuti campani, è che questo Paese produce solo veleni. In Europa girerà  la copertina, non l'articolo. Della serie "facciamoci del male da soli". Quanto all'eliminazione della rubrica e del blog, mi pare ovvio…Se non si riesce a reggere una critica, perché fare un giornale? Pessimo segnale

  2. Enrico dice:

    Ops, vedo un nesso con la prima parte del commento #4 del post "GRAZIE A DIO E' VENERDI'".

  3. Alessandro Gilioli dice:

    Ciao Mante, ti ho risposto sul mio blog. Un caro saluto.

  4. EmmeBi dice:

    Ne parla con dovizia di particolari il buon Bernardi su Kelablu.

  5. Paolo Ferrandi dice:

    Solo per notare che nel numero oggi in edicola dell'Espresso la rubrica di Vizzari c'è.

  6. frap1964 dice:

    Cambierei il titolo del post in SINISTRI EDITORI.

  7. stark dice:

    Sono rattristato dalle conseguenze della vicenda e anche dalle considerazioni di chi punta il dito su Vizzari come ad accusarlo di "scarso cameratismo", dimostrando di non aver compreso fino in fondo quello che di diverso un blog rappresenta rispetto a un giornale, quand'anche fossero sotto la medesima etichetta. Come ho scritto da Gilioli, c'erano mille modi più eleganti per chiudere la questione -e uscirne bene- piuttosto che liquidare in quattro e quattr'otto il "dissidente" e fare un falò dei suoi interventi passati, peraltro lasciando la maggioranza dei suoi lettori senza spiegazione.

    Non posso non convenire con chi sostiene che, a parti politiche invertite, questo incidente sarebbe stato ampiamente strumentalizzato.

  8. Tonino dice:

    Devo dire che più della questione del rapporto tra testata e collaboratori, delle modalità  di dissenso, dei margini di manovra di un blog 'ospitato' rispetto ad uno completamente personale, più di tutto questo in sé mi interessa in relazione all'altro versante della vicenda, quello sull'attendibilità  dell'inchiesta e i rischi del giornalismo investigativo di scadere nel sensazionalismo. Senza voler saltare subito alle conclusioni, purtroppo però non è che la nostra stampa brilli in questo senso, perciò mi sto leggendo Kelablu e quant'altro per cercare di capire meglio.

  9. stefano bonilli dice:

    La rubrica di Vizzari c'è ancora per questa settimana perché era stampata. Dal prossimo numero non ci sarà  più ma Vizzari, che è in Giappone, l'ha saputo da altri, non dal suo giornale.

    Gilioli, che qui dice di avere scritto ciò che pensa nel suo blog ha iniziato il ragionamento difensivo falsificando le cose e dicendo che Vizzari aveva scritto di vergognarsi dell'inchiesta. Non è vero, come si legge qui, ha scritto di vergognarsi della copertina e c'è una bella differenza anche perché quella copertina era vergognosa e fatta solo con lo scopo di vendere alcune migliaia di copie in più.

    Vergognosa perché metteva insieme fatti del tutto diversi e di rilevanza penale e di pericolo per la salute completamente diversi.

  10. vitocola dice:

    Io quoto il post di Gilioli

  11. Wallace Henry Hartley dice:

    Immagino che più o meno tutti i blogger abbiano un lavoro. Ecco, fare il giornalista è un lavoro, esattamente come gli altri. E' vero che prima di tutto c'è la libertà  di opinione e il diritto di critica, ma chiunque scriva su un giornale non è altro che un lavoratore dipendente che ha firmato un contratto con un datore di lavoro. Chi collabora non ha firmato un contratto – ma una lettera di incarico sì – ed è un lavoratore autonomo in qualche maniera atipico, specialmente se offre la sua collaborazione periodicamente, assimilandosi – come vincolo nei rapporti – ad un dipendente rispetto a chi gli offre la collaborazione.

    Detto questo: voi che lavorate per aziende pubbliche e private, siete usi a screditare e squalificare le scelte che esse fanno, per di più parlandone non nelle sedi legittime ma al bar? Pensate che un simile comportamento possa risultare gradito?

    Non si tratta di cameratismo. Ma se un giornalista vuole esprimere il suo dissenso su una scelta editoriale, può tranquillamente bussare alla porta del direttore, comunicarglielo e magari dirgli "guarda che nella prossima rubrica affronterò il tema, perchè credo sia necessario un contradditorio a quella copertina". Poi ne discuteranno: difficilmente il direttore lo manderà  a casa; al limite il rubrichista, se impedito nell'esercizio della sua libertà  di espressione, manderà  tutti al diavolo e risolverà  il rapporto.

    Funziona così il mondo del lavoro, no?

  12. DJCasero dice:

    Dimnetichi una cosa, che i blogger non appartengono al mondo del lavoro ma a quello del cazzeggio.