Maurizio segnala la silenziosa morte del Postalmarket, vale a dire il commercio elettronico prima del Pc. Una pubblicazione che ha un senso (anche magari piu’ di uno) solo per chi ha una certa eta’.

15 commenti a “IN BAGNO COL POSTALMARKET”

  1. Lunar dice:

    lo vedi la conversazione in rete come fila bene. :)

    Le univesrità  italiane invece di insegnare cos'è Internet fanno i corsi sui bloggggg.

    "Un esempio dell'italica incapacità  di comprendere il mercato e l'evoluzione dei bisogni della gente."

    Quoto, straquoto e sottoscrivo.

  2. daniele dice:

    ah,,,il postalmarket…come era bello l'angolo della lingerie…:-)

  3. .mau. dice:

    ma sono anni che i dipendenti della Postalmarket sono in cassa integrazione e in agitazione…

    E comunque, se provi a chiedere la page information del gif ( http://www.postalmarket.it/images/postalmarket.gif ) scopri che è datato venerdì 31 agosto 2007 16.12.46.

    Diciamo che questo (cioè il fatto che nessuno per due mesi e mezzo se l'è filato) la dice ancora più lunga su come ormai Postalmarket fosse un resiguato bellico…

  4. .mau. dice:

    residuato.

  5. .mau. dice:

    Al limite ci si può chiedere cosa sia successo da febbraio ad agosto, visto questo (che ricordavo più o meno…)

  6. Sbronzo di Riace dice:

    concordo sulla lingerie.. con daniele

  7. Dario Salvelli dice:

    Un pezzo di alta e dura formazione degli adolescenti italiani. Come Edwige Fenech.

  8. frap1964 dice:

    @mau

    E cosa vuoi che sia successo… hanno messo in mobilità  i 150 che avevano assunto nel 2003.

    http://www.filcams.cgil.it/STAMPA.nsf/548cb9fd7a6e35fd8025683a0065268f/ea3195c403d6158fc1256d180039af9a!OpenDocument&Highlight=2,Bernardi

    La messa in mobilità  (licenziamento collettivo) di dipendenti di un impresa che cessi l'attività  (senza fallire) comporta una procedura operativa che dura qualche mese. Te lo dice uno che, dove lavora, ne ha vista una con i propri occhi per circa 35-40 persone.

    Ricordavo molto bene l'iniziativa di Filograna e sapevo che era andata male pure con lui: ma ero convinto che avessero chiuso da un pezzo. Bernardi avrà  incassato i soliti incentivi statali per l'operazione. Nel 2003 diceva "PM ha tutti i numeri per essere la più importante società  BtoB del panorama italiano": come si vede ci ha azzeccato in pieno.

  9. .mau. dice:

    ma infatti il mio primo commento diceva che erano da anni in agitazione… sulla mobilità  collettiva non ho grandi esperienze, anche nella mia attività  parasindacale ho solo visto cessioni di rami d'azienda e mobilità  singola.

  10. Squonk dice:

    Mi permetto un paio di precisazioni.

    1. Il commercio elettronico prima del PC? A casa mia si chiamava vendita per corrispondenza, altrimenti detta VPC, che di elettronico non aveva nulla – per molti anni (quelli d'oro) non si poteva ordinare nemmeno per telefono.

    2. Questo tipo di vendita (quello per catalogo inviato via posta) non è stato sostituito, ma integrato dall'e-commerce, come dimostra l'inesausto successo dei colossi del settore in Germania, Francia e diversi altri paesi europei, i quali continuano a fare montagne di soldi proprio via catalogo cartaceo.

    3. Da quel che mi risulta, per aver incontrato i signori di La Redoute in Svizzera circa tre mesi fa, Postalmarket sparisce come marchio. Quel poco di salvabile che era rimasto è stato acquisito da LR, che venderà  – ancora a catalogo, come si evince dal sito http://www.laredoute.it – a proprio nome. Insomma, Postalmarket non è proprio morta, e le sue disgrazie hanno ben poco a che fare con il web e la capacità  di usarlo.

  11. Maurizio Benzi dice:

    "le sue disgrazie hanno ben poco a che fare con il web e la capacità  di usarlo".

    I volumi di acquisto a distanza in Italia sono sempre stati inferiori rispetto agli altri paesi. Ma un'azienda sana e con buone prospettive non viene chiusa.

    Squonk guardiamo perciò la cosa da un altro lato. Cioè il punto di vista degli acquirenti.

    Perchè una persona acquistava con Postalmarket? E perchè poi ha smesso di farlo?

    Non si può non immaginare che Internet abbia offerto nuove possibilità  a queste persone e che perciò Postalmarket abbia gradualmente perso clienti.

    L'azienda avrebbe dovuto capire che il suo mercato stava cambiando.

    Internet sarebbe potuta essere una grandissima opportunità , se l'azienda ci avesse creduto davvero, "integrando" concretamente online e cartaceo. Invece il brand Postalmarket online è sempre stato pressochè inesistente.

    Quello che soprende è che aveva davvero tutte le carte in regola: brand, logistica, capitali e soprattutto clienti. La mia impressione è che, come spesso capita, il top management sia rimasto ad osservarsi l'ombelico, considerando la Rete come una minaccia piuttosto che come una nuova grande opportunità  di business.

    E il mio parere è che la stessa cosa avverrà  anche in molti altri ambiti. A partire da quelli dove l'impatto della digitalizzazione dei prodotti è maggiore. Pensiamo al passaggio irreversibile (e sottolineo irreversibile) che sta vivendo la musica online.

    Ciao,

    Maurizio

  12. Squonk dice:

    Maurizio, non posso che concordare sui massimi sistemi. Ciò che volevo dire, per conoscenza diretta del settore e più o meno diretta di Postalmarket, è che la crisi di quell'azienda è iniziata ben prima dell'avvento del commercio elettronico: non avere aggiornato e integrato le proprie politiche commerciali è un altro segno dell'insipienza dei vari management che si sono susseguiti nel corso del tempo, ma la lista dei problemi era ben più lunga e comprendeva fattori (come il posizionamento generalista dell'offerta) che avevano poco a che fare con il canale di promozione e vendita.

  13. Maurizio Benzi dice:

    Siamo d'accordo :-)

  14. Giuseppe Mazza dice:

    Sono abbastanza d'accordo con Squonk: il canale di vendita è uno dei problemi, ma non l'unico e di certo non il più importante. Forse (forse) l'e-commerce poteva coinvolgere nuovi acquirenti oltre quelli storici (vedi il caso Club degli Editori), ma il target tradizionale di Postalmarket (sciure di mezza età  sparse nella provincia italiana) continua ad ignorare anche oggi il concetto stesso di Internet (figurarsi di "commercio elettronico"). Il vero fattore di declino penso sia stata l'apertura ubiqua di punti di vendita di GDO e catene specializzate: se vivevate in una provincia del Sud durante gli anni Ottanta, eravate più che propensi ad acquistare tramite Postalmarket persino le meraviglie della tecnologia (chi non ricorda i Commodore o i videoregistratori comprati da Postalmarket?); se vivete in una provincia del Sud oggi, avete solo l'imbarazzo della scelta tra i centri commerciali a pochi chilometri di distanza (con i relativi ipermercati).

  15. frap1964 dice:

    Mi viene in mente un altro caso di azienda che qualche problemuccio ce l'ha avuto, anche se esiste ancora ed ora va un po' meglio: CHL (Firenze).

    E' stata tra le prime in Italia a credere nel commercio elettronico e, da sempre, ha avuto (ed ha) un ottimo portale e garantito un ottimo servizio sia logistico che post-vendita. Ancora ricordo con stupore il manuale ISO 9001 del PC custom che comprai 5-6 anni fa, roba che IBM, Compaq, DELL & C. se la sognano di notte. Con l'avvento dei grandi centri commerciali e dei grossi marchi della distribuzione hanno cominciato ad avere problemi, chiuso diversi negozi su Firenze, licenziate parecchie persone. Il 2005 l'hanno chiuso con quasi 3 milioni di euro di perdite.

    Poi nel 2006 è entrato nel capitale societario un fondo statunitense (Cornell Capital Partners) che ha portato capitali freschi in due separate tranches. In questo modo a fine 2006 hanno chiuso con perdite ridotte a circa 800.000 euro, e sembra che il primo semestre 2007 si sia chiuso bene. E' di questi giorni la conclusione dell'aumento di capitale (seconda tranche). Eppure avevano tutto il know-how e da sempre per fare molto molto bene.

    http://www.intopic.it/economia/chl/