Contrappunti, su Punto Informatico di domani.

Possiamo affidarci alla intelligenza collettiva delle persone in rete? Possiamo sperare che il sedicente buonsenso e la saggezza della comunità  prevalgano sui nostri individuali egoismi? O non è forse giunta l’ora confessare, assieme al declino della società  occidentale, anche quello, magari meno scontato, della cultura di rete come trombonesco laboratorio di una nuova condivisione?. (continua)

11 commenti a “ANTEPRIMA PUNTO INFORMATICO”

  1. Luca Carlucci dice:

    Abbiamo un singolo episodio innescato magari da un singolo individuo (l'attacco ddos a blognation), per altro con motivazioni tutte da accertare – lei continua ad accreditare l'ipotesi avanzate dal patron di blognation, Neri, che l'ospitalità  data a Facci sia la causa. Ma, essendo Neri una delle "eminenze grigie" della blogosfera italica, l'obiettivo potrebbe essere stato molto più prosaicamente lui. Si noti per altro che l'attacco è avvenuto esattamente all'indomani di un post su Macchianera in cui lo stesso Neri decantava le lodi del nuovo server, laddove i dannunzianesimi tv di risulta di Facci risalgono a settimane fa.

    Un singolo episodio per altro, diciamocelo, tutt'altro che drammatico: il vandalismo ddos esiste da che rete è rete, e un pugno di blog offline per qualche manciata d'ore non rappresenta, nel quadro generale della rete, un dramma in alcun modo.

    Ecco, costruire sulla base di un episodio così secondario un discorso generalista sul declino dell'intelligenza collettiva in rete mi par davvero un improbabile esercizio logico – o un segno di perdita delle proporzioni da sindrome infomaniaca :)

    Senza contare che il già  debolissimo concetto di intelligenza collettiva muore all'istante se, come lei par fare, se ne dà  un'interpretazione ubiquitaria e universalistica. I fenomeni di "intelligenza collettiva" sono sempre parziali e contingenti: riguardano magari ampie ma sempre parziali collettività  che si aggregano intorno a un'idea, sentimento o progetto, e non certo (per fortuna!) l'insieme totale dei navigatori del web.

    Dedurre dal comportamento di tre cretini che fanno ddos che l'intelligenza collettiva della rete è morente è un atto pleonastico se non nonsense: dal momento che l'intelligenza collettiva sottesa da un siffatto ragionamento è già  cadavere in partenza.

  2. massimo mantellini dice:

    Caro Luca,

    i fenomeni di intolleranza varia che vengono dalla rete italiana negli ultimi tempi sono moltissimi e spesso riconducibili alle dinamiche scatendate dal blog di Grillo. Quello citato e' solo l'ultimo di una lunga serie. Ed e' un esempio appunto, serve ad un discorso piu' generale sul quale ognuno la puo' pensare come crede. Spero.

  3. Luca Carlucci dice:

    Gentile Massimo,

    ho letto il suo articolo, e le ho opposto alcune obiezioni nel merito, credo sufficientemente argomentate. Per cui stento davvero a capire la chiusa della sua risposta, in cui esprime la speranza di poterla pensare come crede.

    Come se il mio tranquillissimo commento tale possibilità  l'avesse messa minimamente in discussione. Mumble mumble.

    Non avevo per altro colto che l'affaire Grillo fosse il focus reale, per quanto parecchio sottostante, del suo post – come mi par di capire dalla sua risposta. Di certo non era il focus del mio commento.

    Sia come sia, se della deriva grillesca voleva parlare, certo il suo articolo avrebbe avuto tutta un'altra efficacia argomentativa se si fosse appoggiato a fenomeni certamente riconducibili a Grillo e ai suoi fan, piuttosto che a supposizioni allo stato attuale del tutto indimostrate. Così com'è, invece, si candida ad essere l'analogon in bit del famigerato editoriale al tg2 di Mazza :)

    In ogni modo, la mia impressione è che le derive web del fenomeno grillo siano vissute con particolare drammaticità  anche a causa dello status da villette con giardinetto della blogosfera nostrana, salottino tra amici del tutto disabituato ai grandi numeri, e alle ricadute in termini di qualità  della partecipazione/comunicazione che essi comportano.

    Chiunque frequenti il web estero e i luoghi da decine, centinaia di migliaia di utenti e centinaia di commenti a botta, sa perfettamente quanto sia scadente, caotica e potenzialmente virulenta questa fenomenologia di partecipazione, anche quando riguarda argomenti in teoria inoffensivi come il tech o la musica. Figuriamoci la politica.

    Il blog di Grillo è l'unico esempio nostrano in tal senso, e come tale straborda e inzacchera i piccoli giardinetti che lo attorniano, e fa l'effetto del classico elefante nel negozio di cristalli.

  4. Joe Tempesta dice:

    Scusa Massimo, ma queste tue insinuazioni (ripetute) sono VERGOGNOSE. Per tanti motivi.

    Se non c'è una rivendicazione come fai a dire chi e perché ha effettuato un attacco di tipo DOS o DDOS. Non hai mai gestito un server, e questo non sarebbe un male, se ti limitassi a dire quello che sai invece di fare questo genere di supposizioni.

    Se invece fossi stato root su qualche macchina esposta a internet sapresti che i DDoS sono abbastanza comuni, e che non serve né Facci né un blog per vedersi bombardati. Basta una mail inviata da un dominio, basta un sito che sta sulle palle, basta persino essere in housing da uno stesso provider di un sito che col tuo non c'entra nulla ma che viene continuamente bombardato.

    Quello che stai facendo si chiama disinformazione e speculazione. Ti è già  stato fatto notare nel precedente post, ma hai insistito. C'è del dolo in questo tuo insistere, e non si capisce bene perché.

  5. massimo mantellini dice:

    Joe,

    escludi il dolo (non si capisce nei confronti di chi poi) per il resto a me la correlazione continua a sembrare piuttosto verosimile.

  6. Joe Tempesta dice:

    Dai, Massimo, sii serio per favore.

    Se andiamo per verosomiglianza… perché dovrei escludere il dolo? La correlazione tra la tua insistenza su queste supposizioni e il dolo continua a sembrare piuttosto verosimile.

  7. Piero dice:

    >Possiamo affidarci alla intelligenza collettiva delle persone in rete?

    >Possiamo sperare che il sedicente buonsenso e la saggezza della comunità  prevalgano sui nostri individuali egoismi?

    La Rete non fa altro che rispecchiare la società  e le persone che la animano.

    La Rete non è un limbo fuori dalla realtà .

    E' inevitabile che se c'è decadenza e declino sociale, questo finisca, prima o poi, per trasferirsi anche in Rete, perché se uno è un delinquente nella vita reale, lo è anche in Rete. Ma non soltanto in Rete, così è anche in politica, in televisione, sui giornali.

    La Rete offre opportunità  che altri media non offrono e la sua diffusione sta rosicando fette di mercato sempre più grosse ai Media tradizionali. Questo fatto può dare fastidio a molti editori e giornalisti che, traghettati in Rete, non riescono a trovare le giuste formule economiche, di marketing e di contenuti per emergere e fare utili come invece riuscivano a fare prima di venire traghettati in Rete.

    Inoltre i vecchi protagonisti dei Media tradizionali vedono intaccata la loro leadership nel contesto sociale da nuovi protagonisti che prima o non esistevano o venivano emarginati.

    Ecco allora che si spara a zero sui blog e sui bloggher, per screditarli difronte all'opinione pubblica al fine di contenere e limitare il passaggio di quella "audience" più pigra e passiva da un media ad un altro.

    In fondo non è altro che legittima difesa, screditare la Rete che distrae gli "spettatori" dai vecchi schemi. Questo comportamento è dettato in buona parte anche dall'ignoranza e dalla paura di ciò che non si conosce bene e del quale non si ha padronanza.

    Anche Beppe Grillo non poteva vedere i computer e li prendeva a martellate quando era più giovane, ma poi si è ricreduto.

    A me dispiace, perché se c'è declino sociale, la colpa è dei media tradizionali che hanno sempre dominato la scena e che non hanno saputo offrire contenuti all'altezza di una società  in declino, ma hanno preferito puntare su contenuti spazzatura favorendo il declino culturale e sociale in cui ci troviamo.

    Allora è giusto che i Media tradizionali liberino il campo, si ritirino e scompaiano in favore di nuovi soggetti più giovani e dinamici nella speranza che riescano ad alzare il livello culturale di questa società . Ma per farlo ci vuole tempo e collaborazione.

  8. Cubic dice:

    L'informazione è basata sui fatti, non sulle verosimiglianze. Poi hai l'ardire di criticare il giornalimo nostrano, ma vergognati.

  9. Aristide Cuniberti dice:

    con questo articolo credo si possa vedere la curva discendente, oppure "l'inizio del cambiamento" di Massimo. Un vero peccato.

  10. Anonimo dice:

    Sembra quasi che ce l'abbia a morte con Grillo, e che questo fatto si traduca in preconcetto per tutte le azioni a lui direttamente, indirettamente, eventualmente o tangenzialmente riferibili. Peccato…

  11. Aristide Cuniberti dice:

    Forse Noam Chomsky è abbastanza autorevole:

    "V-Day. Parlamento Pulito. Nulla è stato detto [prima] dalla stampa. E' davvero incredibile che sia stato possibile e ciò riflette la chiara, se non travolgente, necessità  della popolazione che chiede sia fatto qualcosa di concreto per risolvere il persistente problema della politica italiana.

    Dimostra che [Grillo] ha toccato un nervo scoperto; la reazione riflette, io penso, un senso di colpevolezza e paura. Quello che stanno facendo è molto importante e, per il potere, preoccupante. Tralasciamo l'accusa di terrorismo, che non ha senso. Ma l'accusa di populismo è interessante.

    Cos'è il populismo? Populismo significa appellarsi alla popolazione; è un'accusa grave se viene da chi guida l'opinione pubblica. Pensano che la popolazione debba essere tenuta lontana dalla gestione degli affari pubblici. Pensano che la popolazione dovrebbe essere spettatrice e non partecipe.

    Secondo questo punto di vista è sbagliato provare a coinvolgere la gente nella gestione della cosa pubblica. Forse il più grande intellettuale USA del XX secolo, Walter Lippman, pensava che la maggioranza della popolazione fosse ignorante e inaffidabile; le persone responsabili che dovrebbero guidare il Paese devono essere tenute al riparo dalle sue iniziative, dalla sua rabbia. Non è una posizione inusuale; è comune tra i liberal, gli intellettuali democratici e, da loro, si trasferisce alle classi dirigenti. E' chiaro, quindi, perché le persone al potere non agiscono secondo i desideri della popolazione; questo è l'opposto di una democrazia funzionante. [cut, vedi link in basso per leggere il totale]

    C'è una nuova battaglia da combattere: se Internet debba rimanere libera e gratuita, come lo è se rimane in mani pubbliche, o se debba essere controllata. Controllare Internet non è facile ma ci sono i modi per farlo. Ci sono pochi sistemi per accedere alla Rete: se venissero privatizzati li vorrebbero controllare. Questa è una delle più grandi battaglie negli Stati Uniti, ora." Noam Chomsky

    Tratto da QUI.