L’inchiesta sulla pedofilia sparata in primo piano su repubblica.it di oggi e’ in realta’ la solita intervista a Don Fortunato associata a un po’ di navigazione del giornalista Paolo Berizzi dentro i siti e le chat dell’orrore. Il giornalismo immagino abiti altrove e Repubblica.it fa il solito giochetto del sollevamento della nostra indignazione a suon di aggettivi senza nulla intorno.

8 commenti a “IL BUCO CON NULLA INTORNO”

  1. Luca Carlucci dice:

    Però ho appreso dell'esistenza dei pedofili prenatali affamati di ecografie in alta risoluzione, il che non è male.

    Prossimo step, un sito di pedofili che si scambiano foto di preservativi usati.

    (la cosa che più mi fa rabbrividire, comunque, è immaginare la qualità  del sonno di Don Fortunato di Noto).

  2. Tonino dice:

    Io ho smesso di netto di aprire Repubblica.it, sostituendola con la Stampa come quotidiano online generalista per capatine e sfaccendamenti vari. Non tanto per una pretesa di qualità , ma perché mi rendo conto che la prospettiva isterica di base che li contraddistingue si ripercuote a catena sugli anelli di discussione che da lì partono, innescando un circolo ben poco virtuoso.

  3. franco dice:

    Di nuovo pienamente d'accordo. E malignamente sottolineo, può essere una coincidenza, il momento che coincide con l'accordo extragiudiziale della diocesi di Los Angeles per 650 milioni di dollari con la pubblicazione di documenti sulla pedofilia dei preti di quella diocesi. Se non ho contato male l'uno percento dei preti della diocesi stessa (il 99% non è implicato, meglio sottoliearlo). Tanti dimenticano il prefallimento della vicina diocesi di San Diego con il Chapter 11 per evitare di pagare.

    Il lavoro di don Fortunato è meritorio, ma sparare cifre che levano l'attenzione dai luoghi dove la pedofilia è in agguato non lo è. l'ottantacinque/novanta dei casi è all'interno della famiglia allargata, il resto in luoghi extrafamiglia frequentati dai bambini.

    Legare alla rete il termine di pedofilia è un'opera di disinformazione, la totalità  di questi atti avvengono nel mondo reale con approcci quasi totalmente nel mondo reale.

  4. antonio vergara dice:

    repubblica.it a forza di parlare di corona, lele mora, vallette, fiorani e altre amenità  ha smarrito la bussola del vero giornalismo.

  5. kit dice:

    E' esattamente quello che dicevo qualche post indietro. Quello della pedofilia (insieme alla mafia e allo strozzinaggio) è uno dei temi più affascinanti da portare in rete, ma Repubblica (o Stampa e Corriere) replicano quello che fanno su carta. Un'intervista. Qualche domanda al telefono, molto meno faticoso e costoso di un'inchiesta. Ecco, è esattamente qui, in questo luogo virtuale che i blog (non quelli dei giornali) potrebbero fare la differenza. Il blog che scava, che scopre, che indaga sulla rete (di pedofili) nella rete (internet). Il diario di un'inchiesta in un mondo che da quando c'è internet è cresciuto a dismisura. Ogni giorno un tassello, una rivelazione, una scoperta. E' mia modesta opinione che è nell'attualità , dove gli editori (di carta e online) non possono e non vogliono arrivare, che la blogosfera avrebbe mille opportunità  d'oro.

  6. stamparassegnata dice:

    ottimo il finale, che riporto per il vostro piacere: "Un link mi trascina nell'archivio Lolita…. E' un pugno al ventro. Mi inviano una cartolina dal Canada. Non avrei mai voluto riceverla. Mi assale un conato di vomito. Esco dalla stanza dell'orco con il desiderio di non entrarci più".

  7. Fabio Metitieri dice:

    Stamparassegnata, il "pugno nello stomaco" e' un classico. Pratellesi scriveva il 7 giugno su Second Life:

    "C'è una donna che tiene una bambina mentre due uomini la violentano. Un pugno nello stomaco. Perché qui non si tratta più solo di avatar, ma di foto reali scattate da qualche parte nel mondo."

    E peccato che fosse una palla, e che lui le foto non le avesse mai viste, ma se le fosse fatte raccontare e poi avesse esagerato molto il racconto, come si evince dalle proteste della sua fonte, che qui lo smentisce pubblicamente, tra i commenti.

    Che dire? E' vero che nessuno fa piu' inchieste ed e' vero che i giornalisti sono bestialmente pigri (in SL non ce n'e' praticamente nessuno, e non si leggono che svarioni, anche quando parlano solo di business).

    E' anche vero, pero', che nel caso del pedoporno non possiamo piu' fare nulla. Se ci trovano anche solo mezza immagine su un disco finiamo in galera, dopo le ultime tornate normative in merito. In teoria dovrebbero mettere in galera anche Don De Noto e chi lavora con lui.

    Ciao, Fabio.

  8. Fabio Metitieri dice:

    Pero' fa piacere notare che i grandi media su SL hanno mollato la presa.

    Forse si sono resi conto che per lo scambio di materiale pedoporno SL non e' il mezzo migliore (sta tutto sui server, e Linden Lab puo' fare controlli quando vuole) ma, come dice questo pezzo di Repubblica imbeccato da Don Di Noto, vanno meglio i forum, il chat e (aggiungerei io) le reti P2p.

    O forse sara' anche l'ingresso in grande stile in SL di Telecom/Alice?

    ;-)

    Fatto sta che adesso SL per i grandi media fa rima con business. Vedi il Corriere di oggi, con Pratellesi che fa penitenza, usando Andrea Lawendel come spalla.

    Ma OK, e' un business un po' strano… E Lawendel sbaglia i prezzi della terra e ripete tre volte le stesse cose per allungare il brodo, perche' evidentemente gli manca materiale e il tutto gli pare comunque un po' incomprensibile, forse un po' pazzo.

    E' gia' un passo avanti, comunque.

    Ciao, Fabio.