Ieri il convegno a Kinder sulla “morte dei blog” si e’ tenuto in un prato di fronte alla colonia con il sole valdostano sulla faccia dei relatori. Abbiamo parlato di molte cose anche se io continuo a non sapere se sia vera la frase mille volte ascoltata sulla eccezione italiana: quella secondo la quale i blog in questo paese non producono contenuti sufficientemente interessanti per attirare l’attenzione di lettori e grandi media. Se qualcuno ha un parere al riguardo grazie.

39 commenti a “MORIRE DI MORTE LENTA”

  1. Amfortas dice:

    Dipende.

    A mio avviso il futuro dei blog è nella specializzazione ed i grandi numeri non appartengono a questo tipo di "linea editoriale". La qualità  dovrebbe essere l'unico "editore" del buon blogger, ed anche in questo caso, qualità  e grandi numeri sono concetti antitetici.

    Perchè inseguire, quindi, i grandi numeri? L'autorevolezza non si dimostra certo con il numero di visite, no?

    [stamattina il Gr1 (grandi numeri) ha parlato di cosa fa il Papa in Cadore: che volete che faccia? Passeggia e prega. (la qualità  è questa)]

    Da cattolico, ci arrivavo da solo, senza la mediazione di nessun servizio giornalistico (?) RAI.

    Saluti.

    Paolo Bullo

  2. dat dice:

    giusto l'altro giorno ho cercato confusamente di esprimere la mia opinione nei commenti a questo post

    http://dat.perdomani.net/2007/07/09/allinizio-volevo-fare-una-critica-costruttiva-poi-e-andata-in-vacca/

    non faccio copia incolla che non mi pare carino invadere il mondo con le stesse idee

    mandi

    dat

  3. Dario Salvelli dice:

    Sono frasi trite e ritrite però alla fine qualche media si è convinto nell'aprire network di blog,acquistarli,linkarli. Vuol dire che qualche contenuto,oltre i contest e gli scoop,producono.

  4. Andrea Buoso dice:

    Sinceramente non ho un'idea chiara.

    Il principio potrebbe essere giusto, ma per quanto riguarda la situazione italiana non credo sia passibile di modificazione, a patto che la connessione a banda larga si estenda più di adesso e che quindi il panorama si allarghi sempre di più.

    Poi, da giornalista, direi che sono i mass media in Italia che nei confronti dei blog e della comunicazione di internet si concentrano solo su alcuni aspetti della "notiziabilità ": curiosità , stranezza, trasgressione, criminalità . C'è anche intelligenza, ma questo non risalta.

    Ciao, e salutami Benny Pagliaro. Hai distrutto lo skateboard di Sofri?

  5. Massimo Moruzzi dice:

    in compenso, attraggono un sacco di convegni ;-)))

  6. Riccardo Campaci dice:

    Sostanzialmente d'accordo con Buoso.

    – In italia l'accessibilità  è limitata; per questo grandi media e blog volano ad altitudini differenti.

    – Nonostante producano anche contenuti interessanti, i blog sono per lo più considerati alla stregua di recipienti per pettegolezzi.

  7. ninna_r dice:

    Io direi quel che ha detto lui (http://www.sasakifujika.net/)

    Solo che lui lo sa dire molto meglio di me…

  8. christian dice:

    si vede che la mancanza di coraggio dei giornalisti italiani si ripercuote anche sui blogger…

  9. kit dice:

    Sono due cose differenti. I lettori e i grandi media. Per i primi non so, se il blog è leggibile può avere anche un buon numero di lettori, ma non quelli che molti blogger dicono di avere.

    Per i media il discorso è diverso. I blog in Italia (in quelle tre o quattro testate più un paio di tv che stanno ai vertici dell'informazione) non fanno notizia. Io non posso andare in una riunione di redazione e dire: "Questa cosa l'ho letta su un blog". Il caposervizio mi caccia, altrimenti il direttore caccia lui.

    Piccolo caso. Un giorno dico in riunione: "Questa faccenda mi sembra interessante". Domanda: "Da dove arriva la notizia?". Rispondo: "Da un blog che dicono sia attendibile". Fine della discussione: "Scordatela, i blog non c'interessano".

    Spiegazione. Il blog era il mio, ma nessuno sa che ho ne ho uno, lo tengo gelosamente anonimo. La notizia era dell'Ansa, sfuggita a tutti, ma non a me. Decido di cambiare versione e torno alla carica dopo un'ora: "Guarda capo, adesso c'è anche sull'Ansa". Felicità : "Perfetto. Lo dico al direttore, intanto preparati". Risultato: pezzo di apertura di pagina. Chiedo:"Magari cito il blog che ha riportato la cosa per primo". Troncato a metà : "Ma tu sei fuori, cita l'Ansa se proprio vuoi".

    E' così che va. Evidentemente il sistema è difettoso o arretrato o impreparato. Una notizia (Ansa) scritta da me sul mio blog non è una fonte, scritta da me (Ansa) sul giornale lo è. C'è qualcosa che non va. Credo.

  10. Alessandro Longo dice:

    Ciao Kit,

    hai un caposervizio arretrato (spero non sia uno dei miei committenti, ahi ahi la statistica è contro di me :)).

    Posso dirti che ci sono capo-qualcosa che accettano spunti da blog (poi da verificare, ovvio). Ecco, ora mi viene in mente solo De Biase e Gilioli, però…

  11. lucacicca dice:

    E se fosse che i blog italiani producono contenuti troppo interessanti per i grandi media?

    I contenuti ci sono, ma bisogna avere la voglia di cercarli.

    La difficoltà  sta proprio nel discriminare tra i migliaia di blog che ci sono in rete.

    Quanti sono buoni? Quanti sono diari personali? Quanti sono morti da mesi o anni?

    E qui partirebbe un discorso sulla necessità  di avere aggregatori di blog che "garantiscano" sul contenuto. Qualcosa sullo stile di 9rules.

    Dovremmo farlo anche in Italia. E' un mio pallino…

  12. Fabio Metitieri dice:

    Il mio parere sui blogh in Italia? Lo dico da sempre. Per essere sintetico e non farvi perdere tempo, in solo due parole: fate cagare.

    Lucacicca, i contenuti sui blogh che "sono troppo interessanti per i grandi media", ma in che film l'hai visto?

    Kit, l'Ansa e' una fonte, e che venga riscritta sulla carta igienica o su un blogh non e' rilevante, non e' necessario specificarlo. Non capisco quale dubbio tu abbia. L'essenziale e' partire da una fonte e i blog non sono, nel 99,99% dei casi, delle fonti primarie. Nel restante dei casi, al 99,99% non sono attendibili. Anzi, come dico sempre, non sono neppure valutabili.

    Campaci, i blog non sono "considerati" alla stregua di contenitori di pettegolezzi. Sono effettivamnete delle chiacchiere da bar. Lo dicono i bloggher stessi, lo ha ripetuto ennemila volte anche Mante, qui: questi suoi post sono solo suoi pensieri, senza alcuna pretesa di diventare fonte o di essere attendibili, e quindi senza la necessita' che lui si faccia carico di alcuna responsabilita' per quello che scrive. Quando queste sono le dichiarate premesse, perche' poi vi stupite se nessuno prende sul serio l'informazione che (molto di rado) passa su questo o quel blog?

    Salvelli se "qualche media" – e dillo… UNO ;-) – ha deciso di acquistare dei blog e', Imo, perche' non sa piu' dove sbattere la testa. Ma su questo, ai postumi l'ardua sentenza, ovvio.

    Ciao, Fabio.

  13. Daniele Minotti dice:

    Allo ZenaCamp Placida ha detto che i suoi post sono normalmente il frutto di ricerche. Ed è vero, si vede.

    Emblematico, però, l'interrogativo stupito di un partecipante: "Ah, perché fai ricerca"?

  14. Dario Salvelli dice:

    Metitieri,si Uno solo per ora,Il Sole,ma la realtà  che c'è all'estero è abbastanza diversa: c'è un editore del Nord Europa che ha fatto sfraceli online senza utilizzare i blog. Senza ricordare la situazione in Us.

    Tornando in Italia mi piace sottolineare che quando c'è uno spazio di riflessione i blog possono essere utili per portare un informazione diversa ed anche completa,innovativa per certi versi se utilizzano contenuti originali e che i media tradizionali non userebbero. Sono sempre abbastanza critico sulla blogosfera italiana,per questo motivo forse tornerò a scrivere in En,ma non sempre c'è del marcio. Vero però che a citare un blog che spicca tra gli altri faccio fatica.

  15. Gurrado dice:

    Io penso che sia così:

    1. Ci sono troppi blog, poco facilmente rintracciabili e sistematizzabili;

    2. Ci sono troppi blog senza alcun contenuto meritevole: bisognerebbe progettare una specie di esame d'ingresso;

    3. Ci sono troppi lettori che appena vedono un post più lungo di tre righe si spaventano;

    4. Ci sono troppi lettori che leggono solo per commentare;

    5. Ci sono troppi commentatori che scrivono senza chiedere permesso al cervello;

    6. Non esiste, o quanto meno non è diffusa in Italia l'idea che il blog possa essere un veicolo "pesante" di informazione o di commento; pertanto lo si reputa un fronzolo.

    G.

  16. Roldano De Persio dice:

    Un commento è uno spazio troppo piccolo per rispondere e quindi semplifico.

    Necessità  di aprire un blog?

    Vi rimando a Jakob Nielsen, via Debbie Weil

    http://www.blogwriteforceos.com/blogwrite/2007/07/usability-exper.html

    Ora il mio pensiero ultra compresso:

    i giornali e i giornalisti rischiano di sparire molto velocemente:

    la carta costa, negli USA e in Italia stanno cacciando i giornalisti e non gli rinnovano i contratti perché non servono più e da ultimo le nuove generazioni non leggono le notizie. Non gli interessano period!

    Aggiungo che almeno negli USA i blogger hanno contribuito a mandare a casa alcuni giornalisti.

    Fare ricerca. Io vengo dal mondo della programmazione e in quel mondo esiste il concetto di open source. In pratica sistemi operativi efficaci come LINUX sono stati creati da persone che a casa senza essere pagati creavano programmi e parti si sistema operativo per il solo gusto di farlo. Anche linguaggi come il php con cui è fatto word press sono nati in questo modo.

    Anche l'informazione può essere open source.

    Non è vero in assoluto che un istituzione sia più autorevole di un singoilo cittadino, spesso è vero il contrario.

    1000 bravi programmatori Microsoft NON saranno mai bravi come 100000 programmatori Linux è un fatto statistico.

    Allo stesso modo 1000 girnalisti non saranno mai maniacali come alcuni blogger.

    Se voglio sapere come vanno le cose in Irak vado su youtub ee vedo i filmati dei marines e leggo i loro bog. Loro sono sul fronte i giornalisti no, oppure la cosa per la loro testata non fa notizia.

    Naturalmente tutto quanto ho scritto è molto semplicistico, andrebbe mediato e ampliato.

    saluti

  17. Roldano De Persio dice:

    ops mi sono dimenticato la questione dell'Italia.

    Io credo che sia una questione di tempo e la maggiore consapevolezza arriverà  anche in un paese ossequioso delle istituzioni come L'italia.

    La percezione che la voce del singolo vale più dello stato è una cosa tutta anglosassone e aggiungo protestante. Qui si vogliono ancora le messe in latino perché il fedele NON deve capire. In Germania è nata la stampa per far capire la bibbia. Questo fatto conta e conta molto a livello culturale. I tedeschi e i nordici leggono gli italiani no.

    Abbiate fede ;-) col tempo ci arrenderemo anche noi o meglio le nostre istituzioni… sempre che come vorrebbe Frattini non ci portino la Cina in Europa.

    saluti

  18. kit dice:

    Mi spiace occupare spazio. Ma cos'è questo godere, Rolando De Persio, se i giornalisti li "mandano a casa"? Che cosa provoca tanto orgasmo nell'immaginare che un tizio che va al lavoro alle tre del pomeriggio ed esce alle due di notte se ne resta a casa senza lavoro? Che cosa sollazza nel sapere che un individuo, che sta davanti al computer nove o dieci ore al giorno, si alza per fare pipì e nel cesso lo chiamano al cellulare, sarà  mandato a casa da qualche blogger analfabeta che scrive, se è fortunato, per i quattro amici della parrocchietta? Che cos'è questo livore (di molti blogger) per una categoria di gente che lavora dieci ore al giorno e che nella stragrande maggioranza (valutata dai dati statistici intorno al 90 per cento) trascorre il suo tempo chiusa in una redazione a mettere in italiano pezzi scritti da altri?

  19. Fabio Metitieri dice:

    Salvelli, appunto, non viene in mente nessun blog di spicco. Io chiedo da anni se ci sono dei blog interessanti dal punto di vista di quello di cui mi occupo io (Ict) e non ottengo mai risposte. (E naturalmente me li cerco anche, e ho in feed i vari fuggetta, quix, e non so chi altri… del tutto inutili).

    Quanto alla blogopalla comeintelligenza collettiva… I piu' filtrano (fuggetta) o cancellano (torriero e valdemarin) qualsiasi commento critico. Sai che intelligenza ne viene fuori…

    ;-)

    Certo, nel mondo anglosassone il panorama blog e' completamente diverso.

    Ciao, Fabio.

  20. Joe Tempesta dice:

    Io leggo i blog perché fin da piccolo mi sono sempre piaciute le lettere ai giornali, e tutt'ora è la prima cosa che leggo (anche la posta del cuore di Natalia Aspesi, sì): leggo i blog perché mi piace farmi gli affari degli altri e sapere cosa pensa la gente, se possibile discutere (il confronto, anche aspro, può essere un'ottima occasione di crescita).

    Ma se dovessi dire che leggo i blog per informarmi direi una bugia.

    Per informarmi leggo i giornali, ascolto la rassegna stampa di Bordin, talvolta faccio qualche ricerca (limitata e per pura curiosità  personale, sia detto) direttamente sui siti delle fonti che mi interessano (i siti governativi degli USA sono una manna in questo senso).

    Detto questo, quello che davvero non capisco dei blog è la continua necessità  di parlare dei blog, che trovo noioso e soprattutto miope: anche perché, cari guru dei blog, per "blog" voi intendete solo quei trenta o quaranta che conoscete e leggete. Ci sono milioni di blog di persone che li usano come diario personale, per parlare dei fatti proprio. Anzi, se proprio vogliamo, sono più propriamente "fonti", come si intendono nel giornalismo o nelle scienze storiche, quelli, dei vostri e nostri dove ci limitiamo a esprimere opinioni e non raccontiamo nulla.

  21. Roldano De Persio dice:

    Caro Kit,

    cominciamo male permettimi di mettere qualche puntino sulle i.

    Io non ho mai affermato che godo nel sapere che qualunque persona – non solo i giornalisti – venga mandata a casa. Io ho semplicemente detto che almeno negli USA i blogger hanno contribuito a mandare a casa alcuni giornalisti, intendendo con questo che dei semplici cittadini sono riusciti a scalfire l'ossequio al potere, a certo potere giornalistico.

    Perché difendere a spada tratta una categoria che troppo spesso è poco interessata ai fatti e troppo ossequiosa della politica? Perché i giornali hanno pagine e pagine piene di politichina da settimo mondo?

    La categoria tutta poi, perché? Mi spieghi che c'entrano i ragazzi di primo pelo sfruttati e non pagati con i soliti noti strapagati? Perché questa categoria gode di certe agevolazioni quando altri cittadini non arrivano a fine mese? Perché quel caposervizio è ancora lì a ledere la tua dignità  e a offendere la tua opinione, perché la sua ignoranza delle cose del mondo prevale sulla tua voglia di descrivere il mondo, voglia che una volta si chiamava giornalismo? Perché dovrei spendere i miei soldi per leggere il giornale dove lavori se c'è gente di quel tipo a dirti cosa devi pensare solo perchè si chiama capo? Ti conviene lavorare in un posto dove ti devi nascondere dietro un pseudonimo per paura che ti scoprano? Ma che lavori in un giornale della Birmania o della Cina Popolare?

    Perché i giornalisti scendono in sciopero solo per il contratto e non per mandare a quel paese il direttore, che esegue con i paraocchi gli ordini dell'editore? Perchè i giornalisti lavorano dieci ore se devono farmi sapere in corretto italiano solo la vita di Paris Hilton o la ventesima opinione del sottosegretario dell'ennesimo partito italiano oppure quanto è diabolica internet? Perchè i giornalisti con cui sono entrato in contatto non sanno nemmeno cosa sia Flickr? Perché quando lo sanno prendono intere vagonate di fotografie da internet e nemmeno citano la fonte o non chiedono il permesso di pubblicarle?

    fine delle trasmissioni.

  22. Fabio Metitieri dice:

    Roldano, questa tua idea e' quanto meno molto naif:

    "i blogger hanno contribuito a mandare a casa alcuni giornalisti, intendendo con questo che dei semplici cittadini sono riusciti a scalfire l'ossequio al potere, a certo potere giornalistico"

    Naif, primo perche' credo che i bloggher c'entrino poco, qui o negli States, con la tendenza a utilizzare sempre meno i giornalisti o a pagarli sempre meno, pigliando ragazzini o neo-laureati in qualsiasi cosa invece di persone piu' esperte.

    Naif, secondo perche' a casa non vanno mai le grandi penne della politica, ma i tanti "travet" che si smazzano quel lavoro di bassa lega che costituisce il 99% delle pagine che leggi.

    Naif, terzo perche' mandare a casa i giornalisti per servirsi delle agenzie di comunicazione, come spesso capita anche in Italia in questo periodo, non migliorera' nulla e non eliminira' gli asservimenti al potere (economico o politico) ma, al contrario, li rafforzera'.

    Sul serio, nell'esistenza dei blog non vedo quasi nulla di positivo per l'informazione. Molte cose negative, come l'idea che chiunque possa scrivere e che quindi non servano dei professionisti, e pochissime positive, come un po' di baywatching sull'informazione stessa. Ma poco, qui in Italia, e che arriva a pochi eletti.

    Per cui, se sei un editore, cosa te ne frega di perdere 10 o 20 mila lettori tra i bloggher, che tanto e' gente che gia' legge tutto on line e non compera piu' nulla di carta? Ti interessa molto di piu' una bella e grassa pubblicita'…

    Ciao, Fabio.

  23. Fabio Metitieri dice:

    Oh, e dimenticavo… i bloggher Tramezzinari…

    OK, una testata puo' fare scrivere, al posto dei giornalisti, un po' di bloggher che fanno un altro mestiere – magari un consulente informatico se e' una testata di tecnologia – cosi' li pagano molto di meno, perche' costoro hanno bisogno o comunque gradiscono avere visibilita' e dei soldi, che arrivano dalla loro professione, per scrivere se ne fregano.

    Ma non solo: dato che il bloggher Tramezzinaro non e' avvezzo al corteggiamento e magari cerca anche clienti per se', ma quando mai scrivera' male di qualcosa presentato a una conferenza stampa dove lo hanno invitato?

    Naaaaa… vogliono altri inviti, gadget e tramezzini. E lo dichiarano pubblicamente.

    Allora, qualcuno sarebbe cosi' gentile da spiegarmi come tale meccanismo potrebbe, non dico migliorare l'informazione, ma almeno non peggiorarla troppo?

    Ciao, Fabio.

  24. jan dice:

    Kit a Fabio mi han fatto venire in mente che a Nazione Indiana è capitato varie volte di vedere ripresi i propri articoli o certi temi da quotidiani nazionali, in genere nelle pagine culturali, spesso con dei botta e risposta originati proprio da NI. In tal caso ciò che scrive un autore (scrittore poeta intellettuale) sul blog è fonte primaria ed è autorevole.

    My 0,02 €.

  25. Ed dice:

    Ho trovato alcuni commenti davvero carini.

    1) "ci sono troppi blog..bisognerebbe progettare una specie di esame d'ingresso…"

    Ci sarebbe già  da discutere per delle ore.

    Che si fa, un esame per blogger e poi gli si dà  la patente? Mi pare che i blog siano nati perché ognuno possa scriverci ciò che vuole, o mi sono perso qualcosa?

    Dunque può darsi che sul 90% dei blog si leggano cose che interessano all'autore e a pochi altri, sul 10% restante si potrebbero trovare cose interessanti. Anche un'opinione su una notizia già  trita e ritrita, potrebbe servire a far riflettere.

    Dipende dal tipo di blog di cui stiamo parlando. Ci sono infinite "categorie". Ma prendiamo in esame quella dell'informazione, quei blog che "non rappresentano una testata giornalistica" e che a modo loro fanno informazione.

    La maggior parte delle notizie che vi si trovano, si possono leggere (senza essere necessariamente state copiate e incollate) in altre centinaia di blog.

    Il mio sogno (e ho la sensazione che prima o poi si avvererà ) è quello che di Kit: che un giorno i giornalisti vengano a leggere i blog per trovare la notizia e che siano costretti ad ammettere che l'hanno presa da un blog.

    Per arrivare a questo non servono le agenzie (a quelle attingono tutti), serve dare la notizia direttamente, cominciando nel piccolo, ognuno con la sua fetta di territorio da tenere d'occhio.

    Anche se a far chiudere un blog che infastidisce ci vuole un attimo, a far chiudere un quotidiano ci vuole un po' di più.

    2) "…Placida ha detto che i suoi post sono normalmente il frutto di ricerche.."

    Con tutto il rispetto: anche i post sul tipo di gelato che mangiamo, sono frutto di ricerca?

    Vi invito, anche se sono certo che l'avrete già  fatto, a leggere questo, magari può essere utile.

  26. Luca Carlucci dice:

    Secondo me i termini della questione sono relativamente semplici.

    Un blog è uno strumento comunicativo (nonché un prodotto webeditoriale) passibile di un'ampia varietà  di declinazioni d'uso.

    Chiaramente, questa ampiezza, teorica e secondo me ancora non del tutto esplorata, è altra cosa rispetto all'effettiva fenomenologia, costituita da quel che è la blogosfera attuale e presente (i suoi epifenomeni maggioratori, le sue tendenze e casistiche distintive).

    In Italia, mi pare, siamo alla fine della colonizzazione iniziale, quella selvaggia e spontaneistica, degli spazi comunicativi aperti dallo strumento blog.

    Nella stragrande maggioranza dei casi, com'era facile prevedere, ha prevalso di gran lunga, a livello di (non) progetto editoriale, la soluzione egotico-diaristica, dando origine a una "forma blog" imperante: quella del contenitore spurio, eccessivamente eterogeneo (se giudicato dal pdv del lettore "specializzato", in cerca di approfondimenti, informazioni e connessioni) il cui unico trait d'union contenutistico riconoscibile è il vissuto del tenutario, le sue peripezie biografiche, emotive e culturali.

    E' lecito aspettarsi, d'ora in poi, una fase di approfondimento, sperimentazione e specializzazione, in cui i blog proveranno a dotarsi di un progetto editoriale alternativo, e ben più ambizioso, rispetto a quello egotico-diaristico. Questi saranno i blog che secondo me cominceranno ad emergere dal rumore ormai oceanico, informe e assordante del chit-chat websocializzante.

  27. Luca Carlucci dice:

    Infine qualche opinione sulla querelle blog-informazione-media tradizionali:

    1) Se un blog ambisce a fare informazione, deve puntare a farla sul e per il web. Stop. Il fatto che giornali e tv non riconoscano un blog come fonte, è tutto sommato irrilevante dal pdv della maturazione della blogosfera: la sfida è quella di fare del web l'epicentro dell'informazione, e non certo quella di usarlo come anticamera per un successivo riconoscimento "ufficiale" giocato sul campo dei media tradizionali (la qual cosa, viste le condizioni in cui versano tali media, suonerebbe oltretutto come un riconoscimento all'incontrario).

    2) Il fatto che i blog siano giudicati inaffidabili "per definizione" come sorgenti di informazione è un pregiudizio: solidamente sostanziato dalla fenomenologia di cui sopra, ma pur sempre un pregiudizio. Per il resto, essendo la materia costituente di un blog fatta di tradizionalissimi pezzi testuali e/o audiovideo, essi, dal pdv dell'affidiabilità , non si differenziano in nulla rispetto agli analoghi materiali contenuti sui media tradizionali. Affidabile è, prima istanza, ciò che s'appoggia su fonti e documenti significativi e verificabili. Il bloggher che produce con continuità  i suoi contenuti basandosi su fonti e documenti significativi e verificabili, diventa per transitività  affidabile. Un bloggher affidabile, diventerà  di per se stesso una fonte di informazioni. Né più né meno di ciò che avviene per giornali e tv, insomma. Si tratta solo di cominciare a farlo sul serio.

  28. Luca Carlucci dice:

    (mi accorgo di aver istintivamente italianizzato la grafia del termine blogger. perdonate quell'acca incongrua)

  29. Daniele Minotti dice:

    Tutto normale, ti sei metitierizzato.

  30. Daniele Minotti dice:

    @ Ed #25

    Ricerca del gelataio migliore in citta'?

  31. kit dice:

    Brevi risposte per non andare troppo oltre, ma forse questo argomento (suggerisco a Mantellini) andrebbe una volta per tutte affrontato fino in fondo, tanto per capire dove siamo.

    Roldano. Concordo su quello che dici, ma tu non tieni conto che la situazione che descrivo non riguarda ragazzi al primo impiego, ma la stragrande maggioranza dei giornalisti italiani contrattualizzati. Si tratta di migliaia di persone, quelle che pensi tu sono poche decine e spesso esterne all'azienda giornale. I "soliti noti strapagati" sono quanti? Una ventina? Forse meno?

    E poi. Un giornale è un'azienda. Esattamente come una banca o la Fiat. E' una società  verticistica. Hai mai visto un bancario scioperare per mandare a casa il suo capo ufficio? E ancora. Se mi danno da scrivere un pezzo di Paris Hilton posso rifiutarmi, ma intanto lo farà  un altro, o un collaboratore. E io dovrò passare il pezzo di Paris Hilton scritto da un altro, e magari riscriverlo, e poi titolarlo, cercare le foto, chiamare il collaboratore. Se rifiuto anche questo mi mandano davvero a casa. Può un bancario rifiutarsi di contare i soldi?

    Agevolazioni. Quali? Vado allo stadio a vedere la Juve e pago per intero il biglietto.

    Giornali da buttare. E' vero. Ma i blogger sanno fare di meglio? Dai giornali sono sparite le inchieste. Costano troppo dicono gli editori. Allora, c'è qualche blogger (italiano s'intende) che si getta anima e corpo in un'inchiesta da far tremare il potere? C'è qualche blogger siciliano o calabrese o campano che spacca le balle alla mafia alla n'drangheta alla camorra con qualche inchiesta da paura? C'è un blogger di Scampia qui che mi fa il diario della sua giornata? Ovviamente no. E allora? Fin che la blogosfera è cazzeggio evviva, si legge sempre volentieri, ma questo non fa del mondo blogger l'alternativa credibile ai giornali, per pessimi che siano.

  32. Annarella dice:

    Ammetto di essere profondamente torda ma non ho capito cosa s'intenda per contenuti interessanti. Sara' che credo che la questione sia soggettiva e l'interesse sia legato a un po' troppi fattori.

    Per me puo' essere interessantissimo il blog dell'alto dirigente di una corp inglese che racconta i retroscena come le malvestite che descrive l'Italia di tutti i giorni nel modo che ricorda quella grande giornalista che fu Irene Brin.

    Altrettanto mi viene in mente che Washingtonienne non era altro che un blog dove si raccontava di incontri sessuali fino a che non venne scoperto da Wonkette e fini' sui quotidiani americani.

    Oggi due quotidiani nazionali dedicano un articolo ad un servizio dello FT, un articolo che non e' null'altro che la traduzione di quello iniziale. Interessante l'articolo iniziale ma il meccanismo, in questo caso, non e' stato altro che di far scoprire qualcosa, non di produrre un contenuto originale.

    Dal mio basso non mi pare che la produzione di contenuti, in casi come questi, vada oltre la traduzione. E a questo punto torno a chiedermi cosa siano i contenuti d'interessanti :D

  33. Ed dice:

    @Daniele: Esatto.

  34. Daniele Minotti dice:

    @Ed #33

    Allora sei un genio :-)

  35. Enrico dice:

    Certo che se un profano voleva farsi un opinione non può che rimanere deluso da tutti questi commenti, si gira e rigira attorno al propro ombelico, si masticano e rimasticano sempre gli stessi concetti.

    L'unico forse che ha una visione più ampia e un approccio più pragmatico è Metitieri, non sarà  perchè è un professionista che sa di cosa sta parlando?

  36. Ed dice:

    Grazie Daniele, sei molto gentile.

  37. floria dice:

    In questa polemica l'autoreferenzialità  e la contemplazione del proprio ombelico mi paiono evidenti da una parte e dall'altra. I blogger hanno una straordinaria tendenza a parlarsi addosso e a sragionare sulle magnifiche sorti e progressive della blogosfera, o viceversa, a compiangere le ristrettezze in cui langue la blogpalla qui in Italia… I giornalisti … beh non è che siano tutti grandi reporter e magnifici scrittori, parliamoci chiaro. Di fronte a certe enormità  (in termini di superficialità , pressapochismo, scarso approfondimento, mancanza di deontologia e di professionalità ) della informazione mainstream, io, da utente, resto letteralmente basita. Non parliamo della cronaca locale: meglio stendere un velo pietoso. Ora, è evidente che l'utenza dei blog è nel nostro Paese estremamente ristretta e che si può discutere dell'autorevolezza e della competenza di molti. Di molti, sì: ma siamo sicuri di tutti? Il blog è sempre e comunque opera di un dilettante approssimativo e sgrammaticato? Nel mio blog io spesso parlo di scuola visto che si tratta del mio ambiente professionale, e non lo faccio perché spinta da un insostenibile narcisismo, ma semplicemente perché, a mio modo di vedere, l'informazione non mi rappresenta e non rappresenta, se non in modo spesso strumentale e distorto, il mio contesto, la mia categoria (con la quale, preciso, spesso non sono tenera), il mio lavoro. Ovvio che mi leggono in tre e la mia audience non è paragonabile a quella di Repubblica: tuttavia è sufficiente, solo per il fatto di esistere. E poi, chissà  … Faccio un altro esempio: se digitate su Google il titolo dell'ultimo saggio di Schiavone, "Storia e destino", per qualche strana alchimia, il primo risultato è il mio blog. Non sono autorevole rispetto a chi scrive di professione sulle terze pagine dei giornali? Mah. Dopo tutto sono una professoressa di liceo e credo di sapere come si legge e come si valuta un libro. Non voglio essere autocelebrativa e so bene che devo, come dire, "stare al mio posto": solo che questo "posto", qui nella blogosfera, potrebbe essere (per me come per altri) non così scontato.

  38. T A R O dice:

    Il nostro è uno dei paesi con il maggior numero di "argomenti interessanti" di cui parlare, bloggare.

    Forse siamo solo in grado di trasformarli in fuffa?

    Salut!

  39. enzo dice:

    Da quanto ho visto in questi anni, almeno per quanto riguarda la nicchia della stampa musicale, i giornalisti italiani tengono d'occhio eccome quello che scrivono i blog (e spesso li contattano pure), compresi quelli americani, e spesso ne seguono le indicazioni, secondo i loro tempi e modi.

    Certo per i blog musicali "fare ricerca" o "essere sulla notizia" è più agevole, ma la mia impressione sullo "stato di salute" dei blog e dei rapporti con i media, in questo caso, è abbastanza positiva e ottimista.