04
Mag
Noi abbiamo molta fiducia nei ventenni di oggi. Per lo meno per cio’ che attiene ad una certa familiarita’ con le nuove tecnologie. Ce lo dicono molte ricerche statistiche e ce lo dice (forse) il buonsenso. Eppure ieri sera a cena Andrea Rossetti che insegna filosofia del diritto alla Universita’ di Milano mi raccontava che la loro facolta’ ogni anno raccoglie un questionario sulle abitudini tecnologiche degli studenti e che lo scenario che esce da queste piccole indagini interne e’ tutt’altro che confortante con indicazioni su un utilizzo della rete e anche solo della posta elettronica (poi confermato nei fatti) saltuario e parziale. Magari si tratta di un caso isolato, non so, eppure oggi, durante il seminario che ho tenuto all’Universita’ (una cosa molto poco centrata su strumenti tecnologici e competenze informatiche) mi e’ parso di vedere sguardi persi nel vuoto quando ho sfiorato argomenti come “aggregatori”, feed RSS, tag. Se le cose stanno davvero cosi la domanda da porsi e’: dove stiamo sbagliando?

32 commenti a “GENERAZIONE X”

  1. Riccardo Campaci dice:

    Il problema sono le strutture educative che non sempre offrono strumenti che permettano di familiarizzare con le nuove tecnologie. Soprattutto in un pAESE come il nostro in cui le innovazioni tecnologiche sono spesso viste come uno "strumento del domonio".

    Purtroppo conosco miei coetanei che non sanno cosa sia un browser. Parte è anche colpa della loro inerzia; parte di chi non si è mai preso la briga di spiegargli che navigare non significa solo partecipare alla Louis Vuitton Cup.

  2. paul dice:

    Quella che descrivi non è la realtà  che io frequento tutti giorni.

    Oltre alla biblioteca (ah, almeno 30% di macuser…), ai corsi e agli esami ci si iscrive online con l'account fornito dall'università , il proprio libretto è virtuale, ogni studente è dotato di proprio indirizzo email e così si comunica con i professori.

    Le conferenze sono trasmesse in streaming: si guardano in pigiama, come la messa la domenica.

    Sono persino attivi alcuni corsi di e-learning, in materie umanistiche, per di più.

    Orari di ricevimento e avvisi, tutto online. Così pure ricerche nel catologo della biblioteca universitaria.

    Ah, per laurearsi, ecdl obbligatorio.

  3. Wally dice:

    Quoto Campaci. L'insieme degli strumenti offerti dalla Rete è vista dai giovani più come un'occasione di svago, con conseguente conclusione da parte dei "matusa" che sia una perdita di tempo, piuttosto che come risorsa utile al miglioramento della qualità  della vita e del lavoro. Questo non significa che io pretenda che tutti debbano prendere sul serio la rete, ma noto che spesso molti non sanno, o non vogliono capire, che essa consente di fare anche altre cose.

  4. Davide Tarasconi dice:

    Dove stiamo sbagliando?

    Dipende che obiettivi ti dai. ;-)

    I ventenni non sono così immersi nella realtà  del web come pensavi, è vero.

    E, rispondendo a paul, un conto è saper usare gli strumenti minimi necessari per sopravvivere, un altro è capirli e saperli usare in maniera integrata – che è quello che intende Massimo, secondo me.

    Io facendo parte di quella fascia di età  non posso che essere d'accordo con Massimo: sento parlare di Internet da degli studenti di Scienze della Comunicazione e mi cadono le braccia…siamo ancora fermi alla nuvoletta che unisce computer sparsi in giro per il mondo.

    L'altro giorno parlavo con un mio compagno di corso, che diceva di voler riciclare una tesina fatta l'anno prima sull'impatto della Rete su diritto d'autore: quando gli ho accennato di Lessig e di Creative Commons è caduto dalle nuvole…boh!

    Il fatto è che secondo me non abbiamo ancora fatto il passo culturalmente, siamo ancora 1.0: la gente si ammazza ancora di televisione e se ti mostri interessato alle molteplici "cosette" che si trovano sul web sei "uno che vive su Internet", peggio che la peste, insomma.

  5. Emilio Gelosi dice:

    Uno dei (tanti) problemi credo anche sia il fatto che la generazione dei trentenni è venuta su con il Commodore 64 o lo Spectrum. Due personal computer che – nella loro semplicità  – hanno creato una quantità  infinita di smanettoni, i quali poi magari nella vita hanno fatto altro (me compreso).

    Ricordo che negli anni Ottanta anche la più fetida rivista di videogiochi aveva una rubrica di programmazione in linguaggio macchina. Per non parlare del mitico Ingegner De Simone di Commodore Computer Club.

    La generazione dei ventenni è cresciuta a pane e Playstation o al massimo a pane e Windows, per cui ci sono grandi eccellenze (chi sa trarre davvero il massimo dalle nuove tecnologie, perché è appassionato e studia) ma un livello medio davvero basso, perché non c'è nessun tentativo serio di divulgazione informatica che vada al di là  delle istruzioni su come utilizzare Office e similari.

  6. supermagog dice:

    …sbagliando? mante non sbaglia mai :-)… credo semplicemente che per pochi la rete è una passione, per pochissimi è un mestiere. Per molti, quasi tutti, è uno strumento come tanti altri- soprattutto per i più giovani. Una birra, sana musica, e una bella ragazza vengono prima del web (spero). E meno male (credo). ciao .a –

  7. garbaland dice:

    Non stiamo sbagliando niente, è semplicemente che il livello medio di conoscenza di (e di interesse per) questi temi è molto molto più basso di quanto credevi. Io lavoro nell'ICT, in una Telco, in mezzo a gente che mangia pane e computer tutti i giorni e da sempre, anche grandi professionisti, eppure le poche volte che ho tentato di parlare di tag o di feed, ho visto delle espressioni di disorientamento. La gente clicca e al più manda mail. Quelli (che si credono) più fighi scaricano. Stop.

  8. Fabio Metitieri dice:

    Sull'impreparazione dell'utente medio italiano, giovane o no, non discuto: e' senza dubbio ancora elevata.

    D'altra parte, siamo arrivati tardi all'informatica (anzi, ai Pc), ancora piu' tardi a Internet, e non si vede ancora la banda larga.

    Sugli sguardi persi nel vuoto, pero'….

    ;-)

    Mante, se quando parli sei pizzoso come quando scrivi su Punto Informatico, quando vedevi sguardi persi nel vuoto allora il problema non era "i gggiovani e Internet", ma un altro.

    Detto piu' seriamente: posso immaginare che un'impostazione come la tua, tutta blogh, blogh, blogh, e feed Rss, e il tutto in chiave ideologica, per un giovane studente a cui della rivoluzione blogh non gliene puo' fregare di meno possa sembrare poco attraente. Anzi, una pizza mostruosa.

    Il punto che non capisci e' sempre quello: ognuno Internet se la usa come gli pare e non necessariamente si sorbisce volentieri il talebanesimo unilaterale e monocolare di certi bloggher.

    E, aggiungo: perche' mai il tuo uso di Internet dovrebbe essere migliore di quello di un altro? Anzi, per me sei un pessimo utente tu, che della Rete, ormai da anni, vedi solo i blogh e dintorni, e manco li vedi piu' tanto bene.

    Ciao, Fabio.

  9. Ron Weasley dice:

    per Fabio:

    Non capisco perché parlare di blog e RSS secondo te è talebanismo, specialmente se ne parli all'università  a un pubblico cresciuto considerando normali tecnologie che per me all'epoca erano la Novità  Assoluta.

    Se era per parlare di www e di mail, a quelle c'è arrivata pure la tivvù del grandefratello, anche se va detto che mi capita ancora, nel 2007, di inviare qualcosa per email e dover telefonare al destinatario per dirgli di controllare la posta (e si tratta di lavoro, non so se mi spiego…)

  10. tangue dice:

    Dove stiamo sbagliando?

    ottima domanda, ma va fatta tanto sullo scarso interesse dei giovini virgulti per internet e per i blog, ma relativamente ad un altro passaggio del post di mantellini, cioè sullo "sguardo perso nel vuoto"….

    secondo la mia (miserrima) esperienza ai ventenni manca un requisito fondamentale per essere brillanti: la curiosità , lo spirito della scoperta. Loro invece sono già  stufi di tutto o quasi.

    Che peccato, così è la giovinezza sprecata!

    Colpa "loro"? Colpa "nostra"? Colpa "del rosso fiorellin?

    non lo so e non ho risposte, indubbiamente questo è il primo passo per quel compromesso "verso il basso" di cui quotidianamente sentiamo gli effetti…

  11. AndreaR dice:

    Vorrei garantire gli assenti alla lezione che il Mantellini e' un oratore avvincente – almeno molto di piu' di molti miei colleghi :D

  12. Andrea dice:

    Io ultimamente insegno grafica e web a dei ragazzi di un istituto superiore e mi sono accorto della stessa cosa: mancanza assoluta di concentrazione e di curiosita'.

    Forse tutto questo lo dobbiamo al modo "moderno" di produrre e diffondere le informazioni, che diventa di giorno in giorno piu' veloce, ipertestuale e superficiale.

    Oppure e' il giusto divario tra le diverse generazioni, il gap di noi vecchietti che siamo cresciuti con il commodore 64 o lo ZX81 e che ci divertivamo a programmare giochi senza senso.

    Oggi i miei alunni quando vanno su internet non sono per niente curiosi, tant'e' che non fanno domande e giocano a dama online.

    E io la dama elettronica la schifavo gia' all'eta' di dieci anni!

    Il fatto che questo modo di vivere non riguarda solo il web e gli interessi che gravitano attorno alla cultura digitale.

    Oppure e' la solita accidia dei giovani che ci fa paura?

  13. giovanni dice:

    e´un problema che un ventenne della statale non sappia cosa sono blog, feed RSS, etc…? Sono studente dell´universita´e studio filosofia. Per quello che devo fare io internet si potrebbe ridurre alle sole mail e a qualche ricerca bibliografica…

    aspetto ora che venga in uni un meccanico preoccupato che io non sappia riparare un motore, un medico preoccupato perche´non so fare una respirazione bocca a bocca, etc.

    bello sapere tante tecniche, ma a meno che uno non studi comunicazione in internet, preoccuparsi per le lacune sugli aggregatori mi sembra un po´ridicolo.

    g

  14. sonounprecario dice:

    …Giovanni non sono d'accordo con te e infatti ho provato a rispondere al Dott.con un post. Se vuoi partecipare e "svegliarti" non puoi limitarti alle mail. Nessuno ti chiede di programmare in C++, ma per aggregatori non si intende qualcosa di astruso: forse non li conosci bene e un po' ti spaventano. E soprattutto, secondo me, se domani quando lavorerai spiegherai al tuo datore che col pc tu, per quello che devi fare, "internet si potrebbe ridurre alle sole mail e a qualche ricerca bibliografica…" non sarà  molto contento. Perché magari la ricerca bibliografica può essere fatta in altro modo, più rapido; invece di mandare la mail e aspettare la risposta, se non è finita nello spam, puoi parlare direttamente a qualcuno…ecc…

    Insomma, forse Mantellini vuole dirci che per lo meno uno studente di formazione universitaria, dovrebbe anche avere un'adeguata istruzione informatica.

    Altrimenti la gente continuerà  a pagare 150 euro i tecnici perhé non riesce ad installare i modem in comodato d'uso con un cd autoinstallante che forse potrebbe riprogrammare anche uno studente delle medie in Pascal.

  15. Dario Salvelli dice:

    Dai,non facciamo il "solito" ritratto della gioventu' italiana: molti però fanno il discorso di Giovanni,io studio filosofia,lettere,storia,che mi frega di sapere cos'è un aggregatore?

    E' questo quello che manca: l'assenza di curiosità . Io non ho fatto scuole classiche ad esempio ma se mi viene la voglia di guardarmi un autore,leggermi un trattato filosofico lo faccio: è in questo senso secondo me che sbagliamo,la scuola e la società  dovrebbe educare a stimolare l'apprendimento ma soprattutto la curiosità  e la creatività .

  16. giovanni dice:

    grazie della risposta sonounprecario. eliminiamo brevemente un equivoco, un po' di computer ne capisco e non parlo di cose che non conosco, ma mi pongo negli abiti di un ipotetico studente che invece non sa molto.

    Il tuo discorso vale però per moltissime cose, perché non impariamo a smontare lo scarico del water? Altrimenti la gente continuerà  a pagare 150 euro per cambiare una guarnizione.

    Per quanto riguarda il lavoro, uno che studia una materia umanistica in Italia e non vuol diventare insegnante, è qualcuno che ha semplicemente scelto di non preoccuparsi ancora del lavoro. Perché se dovessi iniziarmia a preoccupare del futuro al posto di spaccarmi la testa sulla teoria della conoscenza di Cartesio, andrei a studiare l'inglese, il tedesco, il cinese, C++, medicina, etc… cioè, appunto, non studierei quello che studio.

    g

  17. massimo mantellini dice:

    Secondo me Giovanni non e' un problema che uno studente ventenne non sappia cosa sia un feed RSS, il problema e' che non usi la posta elettronica (per esempio) o il web e che se li usa non li consideri presidi indispensabili alla sua vita di relazione ma semplici aggiunte….questo mi preoccupa.

  18. tangue dice:

    uhm…

    caro giovanni lo scarico del water non permette di metterti in comunicazione istantanea con chiunque dovunque, per esempio con un grande eminente studioso della tua materia (visto che ragioniamo in ambito accademico), invece Internet si, anche senza bisogno di mail (in effetti strumento, a mio parere, già  superato) lo studioso lo puoi trovare anche sul blog, vedi Lessig per esempio, e discuterci con lui, scambiare opinioni, approfondire la materia…

    Ma se non ne senti la voglia di provarci o la curiosità , beh, non sarò certo io ad insistere.

    (ah, dimenticavo un altro gravissimo problema: la lingua di Internet è l'inglese…)

  19. mafe dice:

    E' che usare qualcosa non significa essere interessati a come funziona o chiamare gli strumenti con lo stesso linguaggio che usi tu. Immaginati ai tuoi 20 anni all'università  con uno dell'età  di tuo padre che ti spiega come funziona il televisore e l'importanza del colore e perché è bello avere un palinsesto 24 ore al giorno ;-)

  20. Riccardo Campaci dice:

    Il punto è che oggi gli strumenti informatici andrebbero considerati al pari della scrittura, dei famosi "leggere, scrivere a far di conto". Una volta l'alfabetizzazione era misurata in base al sapere leggere un testo, scriverlo e saper contare. Oggi l'informatizzazione (che non vuol dire saper programmare ma saper utilizzare determinati strumenti, come lo sono il linguaggio e la scrittura) è entrata a far parte di un bagaglio che determina il grado di alfabetizzazione contemporanea.

    Per questo a mio parere la visione Giovanni, come ha sottolineato Massimo, distorce il problema; l'utilizzo degli strumenti messi a dosposizione dalla Rete è un valore aggiunto che presto diventerà  fondamentale, come lo sono il linguaggio e la scrittura.

    Invece per molti è considerato un qualcosa di opzionale.

    Il nuovo analfabetismo che avanza e che sarà  da abbattere è quello informatico.

    E, Giovanni, te lo dice uno che è laureato in Filosofia.

  21. .mau. dice:

    tangue, come "lo scarico del water non permette di metterti in comunicazione istantanea con chiunque dovunque"? Google TISP dove lo metti?

  22. sonounprecario dice:

    Intanto, se devo cambiare una guarnizione…non chiamo l'idraulico in genere :P

    Scherzi a parte, per riprendere quello che dice Dario Salvelli, io vengo da un liceo scientifico per poi aver fatto una cosiddetta "laurea umanistica" (la tanto bistrattata sc.della com.). Ma al lavoro ci ho pensato eccome; il problema è che se non mi piace la fisica…non vado a fare fisica all'università . E credo anche che per lavorare (forse non in Italia, te ne do atto…) non sia così necessario fare che so io, economia e commercio. Troppo facile forse. Ma qui parliamo di altre cose, tipo il fatto di sottovalutare quello che sta dietro ad una laurea umanistica.

    Comunque sia, credo che nessuno, soprattutto un ingegnere informatico, pretenda che tutti conoscano ogni strumento informatico alla perfezione, per esagerare. Credo però che, come in tutto, mostrare un po' di interesse verso qualcosa che sta cambiando velocemente le abitudini di milioni di persone (non solo informativamente parlando), non sia proprio un qualcosa da scartare a priori, per dirlo filosoficamente parlando.

  23. Dr. Stupid dice:

    Nel nostro paese ogni pessimismo sermbra giustificato ma almeno l'email mi sembra un parametro poco indicativo

    rispetto ad altri (instant msg, in primis). Dove lavoro io (ex dotom con personale 70% under 30 etc.) l'e-mail è considerata

    alla stregua della raccomandata a.r.

    In generale è importante sapere cosa sia un feed RSS solo perchè ha costtuito un rito di passaggio per molti di noi ?

    O è importante che la gente (youngster compresi) utilizzi crescentemente servizi rss based (senza ovviamente consoscerne il lato techie) ?

  24. giovanni dice:

    Sono d'accordo che un'alfabetizzazione informatica di buon livello è essenziale. Mi sembrava solo che le lacune nel trio: "aggregatori, feed RSS, tag" non fossero da mettersi le mani nei capelli. Che magari uno non è che è svogliato, ma ha solo altri interessi…

    g

  25. Fabio Metitieri dice:

    Weasley, non e' sbagliato parlare di blog e di feed Rss – anche se, oggi, come noti anche tu, forse e' ancora necessario spiegare come si usa la email – ma e' sbagliato parlare solo di quello e parlarne in chiave magico-ideologica.

    Se invece di parlare dell'importanza di avere un blogh perche' altrimenti non sei nessuno (il perche' non si sa bene, ma non importa), descrivi gli strumenti Internet (tutti) come dei mezzi *per* fare qualcosa e non solo come gli status symbol di una garetta per avere autorevolezza in un micro-mondo fine e a se stesso, forse un po' di interesse lo stimoli.

    E magari senza troppe analisi sugli strumenti e su cosa dovrebbe essere sviluppato in futuro, ma solo raccontando quello che adesso funziona, e per fare cosa.

    Mafe… nooooo, e' molto peggio.

    Uno piu' vecchio di tuo padre (e molto piu' noioso e pedante) ti viene a spiegare pure che non devi guardare i cartoni animati ma solo Biagi, e che devi iniziare a farti il micro-programma televisivo tuo, che nessuno guardera' mai, ma se non lo fai sei un pirla, mentre solo lui, che il suo programmino Tv ce l'ha, ha capito tutto ed e' un figo.

    E che due pppallleee…

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  26. tiziana dice:

    ho sentito dire le stesse cose durante lo Zenacamp da parte di docenti che si occupano di e-learning all'Università . E pensare che altrove sono proprio i twenty-something a fondare start-up (e ottenere milioni di $ di finanziamento dal venture capital)…

  27. Stefano Epifani dice:

    Caro Massimo,

    ti garantisco che il caso non è isolato. senti un po' qui.. è un eccesso, ma non un eccezione…

    ne ho parlato diffusamente in più occasioni, ma non tutti afferrano la gravità  del problema…

  28. motumboe dice:

    Beh, Massimo, sono comunque termini derivanti dal micromondo blogghettaro… Per addetti ai lavori diciamo.

  29. vanz dice:

    io credo abbiate tutti un po' ragione, a turno. è vero che molti non sono curiosi e non si sbattono per imparare cos'è un feed, ma è così per la maggior parte dei navigatori, e forse anche per la maggior parte dei blogger (non guarderei solo la propria rete sociale).

    però secondo me di messenger, di myspace, di bittorrent e emule, di world of warcraft ne sanno molto più di te, Massimo :-)

    se la questione è quale di queste cose sia importante e utile (per il lavoro e per la vita sociale) e quale no, io ho francamente i miei dubbi ad affermare che saper usare Bloglines sia più importante di saper usare Second Life.

    quanti siano poi i geek che sanno usare entrambi non lo so, ma scommetterei su una percentuale più alta che nella nostra fascia d'età .

  30. Noantri dice:

    Se vuoi te lo spiego io.

    Il problema è che i blog non ce li ha nessuno. Siamo poche migliaia epperò andiamo in giro a dire "Anvedi quanti semo…". Invece non siamo un cazzo. Siamo pulviscolo nell'occhio del mondo.

    E bada che sto parlando alla prima persona plurale. Mi ci metto. Sono del tutto blog addicted. Ma la verità  è che nessun altro ha un blog, a parte noi pochi e poverelli.

    Chi ha mai sentito parlare, a un tavolo, in un pub, per la strada, a una festa, due giovani di blog? Io mai.

    [Ste]

  31. Paola dice:

    Massimo, l'unica cosa su cui i teenager italiani sono più avanti degli altri (e in Italia, ormai, si è "teen" fino alle soglie della trentina) è scaricarsi giochini e suonerie sul cellulare. Per il resto concordo con te, l'assenza di familiarità  con la tecnologia è sconcertante. Ho commentato qui: non so a quali statistiche ti riferisci ma quelle che ho visto io non lasciano molte speranze.

  32. frankie dice:

    beh, il blog serve a fare networking ed è molto probabile che i giovani 20enni riescano ancora a fare networking sociale in "modalità  reale"… dopo i 30 la rete è una delle poche occasioni per scambiare pensieri con altri esseri umani…

    una domanda: sono più stupidi i "giovani" o gli adulti colelghi di lavoro?!