Raffaele Mastrolonardo ha un post che condivido in pieno a commento dei numeri di alcuni siti web 2.0 molto noti. I numeri, pubblicati in questi giorni, riguardano il rapporto fra gli utenti attivi (coloro che generano i contenuti) e quelli passivi (quanti invece li navigano e basta). Apparentemente i numeri fanno impressione e sono pane per i denti di molti detrattori dell’hype 2.0:

YouTube: solo lo 0,16% dei visitatori partecipa alla creazione di contenuti
Wikipedia: il 4,6% degli utenti contribuisce all’enciclopedia collettiva
Flickr: 0,2% dei visitatori pubblica le proprie foto

In realta’ il punto fondamentale non e’ tanto quello che “pochi” partecipano (gia’ sento il rumore di un sacco di gente che si sfrega le mani) ma quello dello spostamento dell’audience verso contenuti di nicchia e non mainstream. Non e’ difficile capirlo: il business oggi va (anche) altrove.

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18 commenti a “LO SPOSTAMENTO DELL’AUDIENCE”

  1. Riccardo Campaci dice:

    Forse è proprio il concetto del mainstream che sta subendo una variazione… Oggi come oggi YouTube è mainstream più che mai…

  2. vedicam dice:

    Per quanto riguarda Wikipedia gran parte del merito è da attribuire alla cafonaggine di molti "moderatori", che traggono godimento dal censurare qualsiasi contributo che non avrebbero scritto loro.

  3. Dario Salvelli dice:

    Interessante questi dati !! Fanno capire il futuro verso che direzione si orienta..

  4. Larry dice:

    Personalmente trovo che il fatto che un utente su venti contribuisca a Wikipedia sia un dato eccezionale.

  5. Maurizio Benzi dice:

    Che lo "user-generated content" non sia la panacea di tutti i mali, mi pare evidente. Ma nonostante questo è un "prodotto" che si inizia a vendere, perciò siamo solo all'inizio.

    Io trovo ci siano due aspetti da sottolineare:

    1. Il rapporto tra navigatori ReadOnly e Read/Write sarà  costantemente in crescita.

    2. Lo 0,16% su un sito come Youtube va considerato in base al numero complessivo di utenti. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone che contribuiscono. Non è certo un numero limitato.

  6. PatBateman dice:

    Secondo me è davvero prematuro parlare di spostamento dell'audience.

    Dovremmo fare un ragionamento diverso partendo magari dall'orario giornaliero di maggior contatto di YouTube.

    Potrebbe, ma sono solo ipotesi, accadere che YouTube sia pesantemente un intrattenimento

    da ufficio pomeridiano e che vada a coprire quelle nicchie orarie in cui di solito non si accede al mainstream televisivo.

    Per questo dico che è prematuro parlare di spostamente dell'audience. Magari preferirei parlare di audience frammentata che non rinuncia al rito televisivo, affiancandolo con altri mezzi: youtube appunto, blog, etc.

    Questo lo dico perchè è buona norma non credere mai alla storia dei media come sostituzioni di un medium all'altro.

  7. Andrea T dice:

    Su Wikipedia ho scritto da poco un post, lo trovi da me. Ho qualche dubbio che il modello sia effettivamente (veramente) accessibile e votato alla partecipazione.

  8. mktg4nerds dice:

    ne parlava anche nielsen in "participation inequality"

  9. massimo cavazzini dice:

    Il business va (anche) altrove… Mante, dove 'sto business? Su Telcoeye ho preso spunto dal buon Mastro e da te per chiedere ai lettori: quali sono le iniziartive 2.0 che hanno un business sostenibile? YouTube pre-Google di certo no, YouTube-Google non ancora… altre idee?

  10. Daniele Verzetti, Rockpoeta dice:

    Mi stupiscono molto la pigrizia e la voglia di essere in balia sempre dei soliti pochi "ben informati"… Quanto al fatto che oggi ci si allontani dall'informazione tradizionale e mainstream; questo é anche colpa della stessa io credo. Nessuno, o quasi, crede di poter conoscere fatti, notizie ed informazioni dettagliate dalle fonti più "note" e questo spiega quindi il successo di altre realtà  come quelle da Lei citate nel tuo post.

    PS: nel ringraziare per l'ospitalità  concessami, vorrei prendere ancora se mi é permesso, pochi attimi del vostro tempo per trattare di un problema che la TV ha affrontato solo per il tempo di un respiro, di un soffio di fiato, giusto per parlare di cronaca e di morti forse ma senza poi interessarsene oltre. Si tratta delle morti bianche.

    Sono qui per chiedervi (anche a lei Sig. Mantellini se lo gradirà ) se vorrete, di "firmare" on line sul mio blog una petizione scrivendo in maiuscolo nello spazio dei commenti di quel post "BASTA MORTI BIANCHE". Se questa mia iniziativa per cercare di agire avrà  successo tutti questi commenti firmati ( anche solo con un semplice nickname) saranno da me inviati all' attenzione per mail della Presidenza della Repubblica, del Consiglio e del Ministero del Lavoro

    Nel ringraziarLa anticipatamente per lo spazio concessomi per permettermi di postare questo messaggio, e nel ringraziare anche tutti voi per la cortesia che avrete nel leggerlo, aggiungo solo che mi auguro che sarete numerosi nell'intervenire a firmare questa petizione.

    E' solo un modo per agire , per fare sentire la nostra voce. Per risvegliare coscienze pigre e svogliate nelle alte sfere. E' una sfida. Proviamo a vincerla!

    Un'impalcatura che traballa

    é come un'anima vacillante.

    Entrambe possono farti cadere

    Non permettiamo che questo succeda.

    Daniele Verzetti, Rockpoeta.

    http://agoradelrockpoeta.blogspot.com

  11. Frangino dice:

    Come scrivo più nel dettaglio sul mio blog a mio modo di vedere questi numeri dicono che una sana community (Flickr) è in grado di generare un'audience esponenzialmente più grande degli elementi attivi. Letto in altro modo significa che un piccolo numero di utenti attivi è in grado di generare audience. E se non si mette in dubbio il modello di business di Google credo che sia evidente da dove arrivino i quattrini.

  12. massimo cavazzini dice:

    Frangino, da dove arrivano? Dalla pubblicità ? Allora il web 2.0 non ha inventato molto, in termini puramente di business: ha creato una vetrina per aziende che vogliono raggiungere potenziali clienti. In questo senso dunque non c'è differenza con la Tv, con la radio, con la carta tradizionale, con il Web 1.0: è solo un canale in più su cui piazzare pubblicità , non mi pare così rivoluzionario…

  13. Frangino dice:

    Massimo, in termini di modello di business concordo con te: non vedo grosse rivoluzioni (a parte forse il modello "freemium"). La rivoluzione (evoluzione? semplice novità ?), a mio modo di vedere, sta nei meccanismi che governano questi "nuovi media" e nei nuovi rapporti che si instaurano tra "aziende" e "consumatori". Niente che cmq il buon Cluetrain non abbia già  messo nero su bianco otto anni fa.

  14. Asa dice:

    Ho intervistato ieri BArbieri di Dada sul loro modello di business. Il succo è "molti attori, per un mercato ancora poco sviluppato" e in concorrenza con i mainstream media. Ma parliamo di una cosa che ha 5 anni di vita contro i 60 della Tv e i 600 della stampa. Un po' di pazienza

  15. massimo mantellini dice:

    Antonio,

    chi diavolo e' Barbieri di Dada? Forse intendevi Barberis ;-)

  16. Fabio dice:

    Il web 2.0 è la più grande web-cazzata finora sentita. Una markettata web-globale. 5 anni fa quando fantasticavo su una release 2.0 del web la immaginavo senza browser (maledetti browser obsoleti), senza siti personali, la partecipazione e la produzione del contenuto in un'unico DB (2.0) finanziato dagli stessi utenti che vi partecipano, ecc (non voglio annoiarvi con i miei trip digitali).

    Invece il web 2.0 ha portato sì nuovi concetti, ma talmente superflui sul vero futuro della rete che non è da considerarsi una vera release, ma semplicemente una tappa su uno sviluppo che vedremo il vero rilascio tra ancora molto tempo. Prima c'era la TV oggi ci sono i video… ragazzi che evoluzione!!! bye bye…

  17. vincos dice:

    Penso che l'attitudine alla partecipazione ai fenomeni sociali di un popolo possa essere soltanto invogliata, in una certa misura, dagli strumenti web, ma non mi aspetterei miracoli.

    Questi numeri rimarranno bassi anche se gli strumenti diventeranno sempre più pervasivi e semplici da utilizzare. La tendenza è ad un aumento dei cosiddetti "user generated media", ma non ad un consistente aumento degli user.

    Chiaramente ciò non sminuisce l'importanza di questa "attiva minoranza".

  18. Leonaltro dice:

    Veramente nel pezzo di Yahoo citato da Massimo è scritto:

    "A tiny 0.16 percent of visits to Google's top video-sharing site, YouTube, are by users seeking to upload video for others to watch"

    cioè: solo lo 0.16% delle visite è effettuato da utenti che caricano contenuti, il che è una cosa completamente diversa.

    E' ovvio, infatti, che anche i mitici utenti attivi non passano il loro tempo a creare e caricare contenuti, ma lo suddividono tra creazione di contenuto proprio e fruizione del contenuto altrui.

    se interessa mi dilungo qui

    http://ildipendente.splinder.com/post/11872199/Scrivere+per+sgranchirsi+le+dita