Giacomo Mason, nei commenti al mio ultimo articolo su PI ne approfitta per farmi questa domanda. Intanto la giro a voi:

Ne approfitto per chiederti una cosa: sei soddisfatto dello stato della blogosfera italiana rispetto ad altri paesi? Perché noi celebriamo tanto i blog, ma forse anche in questo abbiamo un nostro deplorevole “italia style.” Francamente, dopo anni che cerco di fare qualche cosa di decente sul piano professionale col mio blog, sto pensando di chiudere bottega. Mah…forse è colpa mia, non so…

25 commenti a “CHIUDERE BOTTEGA?”

  1. Massimo Moruzzi dice:

    italia(n) style. anche nei blog? ovvero?

    nepotismo, corruzione, estorsioni, rapimenti, criminalità  organizzata, ottantenni al potere, tangentopoli, calciopoli, vallettopoli…

  2. bg dice:

    a me, come a molti credo (immagino sia una clausola del contratto di blogger), ogni tanto vien da chiudere perché mi pare di aver esaurito gli argomenti, o perché mi sento un po' scemo a espormi così, o perché scrivo cose di bassa qualità  (e va be' il diritto a un hobby, ma in quei momenti penso sarebbe più sana la filatelia). cose così insomma, terra terra. in genere passa, non so se per i motivi giusti.

    però, ecco, massimo rispetto, ma chiudere perché "lo stato della blogosfera italiana non è soddifacente" va al di là  delle mie prospettive psichiche.

    ho persino delle difficoltà  a figurarmelo, l'oggetto "blogosfera italiana".

  3. camillo miller dice:

    In italia è difficile fare qualsiasi cosa che implichi un' innovazione ( o creazione , o meccanismo artistico ) di qualsiasi genere . Se quel qualcosa si sviluppa è solo una curiosità  ,un hobby. Se in italia alla domanda " cosa fai nella vita ?" rispondi "il musicista " , la domanda successiva sarà  quasi sempre "No , vabbè , ma di lavoro che fai ? " . E' un dato di fatto che negli altri paesi non sia così. Mi sono stufato di sentirmi dire che la facciamo piu grave di quanto non sia e che dovremmo trovare soluzioni diverse noi giovani . L' Italia è un paese che da meno possibilità  , perchè è per sua natura , al di là  del discorso politico , un paese conservatore. Spero e credo che sia solo un periodo storico . Lungo in maniera scoraggiante , però.

  4. Pier Luigi Tolardo dice:

    Non sarà  un gran ragionamento ma è un buon sentimento ed è l'unica cosa che so dire in questo momento: Giacomo non chiudere, Tieni duro!

  5. mafe dice:

    Forse il punto è l'obiettivo, "fare qualcosa di decente sul piano professionale" ;-)

    Coraggio Giacomo, il tuo blog è utile e sempre di ispirazione, fallo per noi!

  6. elena dice:

    Forse ci vuole un bel gruppo di supporto psicologico del blogger italiano.

    Il coach per blogger potrebbe essere il mestiere del domani.. quasi quasi ci faccio un pensierino.

    Pensa positivo giacomo, se vuoi farlo puoi farlo, dipende solo da te, forza giacomo, vai giacomo (ed altre amenità  del genere).

  7. livefast dice:

    lo stato della blogosfera italiana, mi spiace per giacomo, a me sembra ottimo. questo continuo confrontarsi con gli USA è come minimo fuorviante. i blog USA sono in inglese (cioè leggibili da tre miliardi di persone) e spesso parlano di quel che succede in america, argomento del quale interessa molto a tutti. non mi risulta che in francia o in germania si siano prodotte blogstar "rilevanti" nel mondo reale. solo negli USA e in inghilterra. che in italia non ci siano decine di migliaia di persone interessate alle intranet mi pare perfettamente ragionevole. sono pazzo?

  8. Alessandro Longo dice:

    Eh, altro che musicista…basta molto meno. L'anno scorso ho incontrato la mia professoressa di liceo, mi ha chiesto che faccio, le ho raccontato dei miei articoli. Poi lei: "e il lavoro?"

    E meno male che era la professoressa di filosofia…

  9. Carlo dice:

    Ovviamente ha ragione Livefast. E poi, alla domanda: "cosa fai nella vita?" io non ho mai sentito rispondere "il blogger" (anche perché mi sarei fatto quattro risate). A parte i paesi dove si parla inglese, segnatamente gli USA e non troppo perché il fenomeno è discretamente gonfiato anche da quelle parti, bisogna mettersi in testa che – tranne rare eccezioni – il blogger è una forma di passatempo per ggiovani (che hanno tanto tempo da perdere) e meno ggiovani (che hanno poco tempo da perdere, ma comunque ce l'hanno). Non è una professione o un lavoro, malgrado ci sia un sacco di gente che spererebbe di farcelo diventare, e quindi tutte queste riflessioni e dotte elaborazoni su codici di comportamento, teoria bloggistica e filosofia del menga sono risibili a dire poco. E' come se vi dicessero che vogliono fare una legge per regolamentare lo scambio di figurine o che ci vuole il codice di comportamento per mandare gli sms agli amici, Le americanate lasciamole agli americani, che in questo eccellono.

  10. nuwanda dice:

    Anche secondo me la blogosfera è una categoria catalogabile tanto quanto i viaggiatori in autostrada. Ho però la sensazione che per molti i blog siano qualcosa di più di semplici diari online, ancora non è chiaro cosa ma è sicuro che sia qualcosa. Per questo molti (sempre di più) li studiano e cercano di capire a cosa possano portare.

    àˆ indubbio che siano già  stati capaci di condizionare molte vicende importanti. Due esempi su tutti: se parliamo di cose grosse il Blog di Beppe Grillo, di cose piccole quello della mamma di Federico Aldrovandi.

    Poi non dimentichiamo che tutta la rete in Italia patisce ritardi clamorosi e per questo molti parlano di cose che ignorano. Esempi non altissimi ma calzanti riguardo all'informazione: vi pare normale che quotidiani come Tuttosport o Stadio non abbiano ancora un sito?

  11. .mau. dice:

    http://www.tuttosport.com/sportnetwork/index.asp non va bene?

  12. Riccardo Campaci dice:

    Il blogger come produzione utile al proprio lavoro? Dipende.

    Può darsi che ci siano persone che nel lavoro hanno avuto la fortuna di coniugare guadagno e passione.

    In quel caso è molto semplice riuscire ad aggiungere qualcosa alla propria professione attreverso un blog.

    Ci sono altre persone (come me) che magari non fanno del lavoro la loro passione e allora cercano di coltivare quest'ultima attrevrso una blog.

    Cosa forse un po' frustrante perchè non porta da nessuna parte. Sembra che la propria vita vada verso destra quando si continua a remare a sinistra.

    Penso che il blog possa essere professionalmente utile se riesce ad essere un punto di incontro fra passione e lavoro.

  13. Maurizio Benzi dice:

    la blogosfera è una categoria catalogabile tanto quanto i viaggiatori in autostrada.

    ottima metafora :-) Ma sono d'accordo anche con Giacomo. La percezione di una certa arretratezza c'è, come naturalmente c'è in altri campi (l'e-commerce e le connessioni sono due esempi lampanti).

    Il blog di Giacomo è ben fatto ed è da anni il riferimento per le intranet italiane.

    Ad esempio a me interessa ma riesco a leggerlo solo di rado. Si ritorna alla questione domanda e offerta di cui avevam parlato qlc tempo fa. Il tempo che abbiamo a disposizione è poco ed i blog da leggere (sopratutto in lingua inglese) sono sempre di più.

  14. Carlo dice:

    Io lo sapevo, che prima o poi si arrivava a Beppe Grillo. A parte che di blog italiani così letti ce n'è appunto uno solo e che Grillo è uno che aveva un lavoro prima di mettersi a scrivere il blog, sarebbe poi interessante discutere quanta autorevolezza ci sia dietro tutti quegli accessi. A mio parere, tanto per fare un esempio, quello è un blog insopportabilmente populista e talmente pieno di vere e proprie stronzate che si fa molta fatica a trovarci un qualche contenuto minimamente degno. La combinazione di populismo e frescacce è, d'altronde, una cosa che a noi italiani piace molto e si capisce il successo.

  15. Pier Luigi Tolardo dice:

    Perché populismo e frescacce? Tutti hanno paura di un partito di Beppe Grillo, adesso anche di uno di Gino Strada, io magari non voterò nessuno dei due ma non penso che saranno poi molto peggio dei partiti attuali?

  16. Riccardo Campaci dice:

    Poi si ricordi che esiste il pregiudizio di fondo che etichetta abitualmente il blog come qualcosa di "amatoriale", in contrasto con il "professionale".

  17. Carlo dice:

    Non è forse vero che il 99,9% dei blog sono scritti amatorialmente (che non vuol dire scritti male o poco interessanti)?

  18. Maurizio Goetz dice:

    Se si compara la blogosfera italiana con quella degli altri Paesi al di là  delle caratteristiche specifiche di ogni blog che rimangono, si può evincere una minore coesione, una minore capacità  di progetto (qualunque esso sia), una maggiore partecipazione a comunità  di occasione che di identità , ma da qui a chiudere il proprio blog per questo ce ne corre. Io credo che Giacomo debba insistere, anche perchè per chi tiene un blog per ragioni professionali le soddisfazioni possono ancora essere molte.

  19. Carlo dice:

    Infatti non vedo perche Giacomo (con cui ho piacevolmente chiacchierato davanti a una cofanata di pesce un po' di tempo fa) dovrebbe chiudere il blog. Se lo tiene per ragioni professionali e ne è contento, ben venga. Al limite chiuda i commenti se ci sono troppi rompiscatole.

  20. nuwanda dice:

    @.mau.

    Mi riferivo a un sito vero, cioè pensato e realizzato per la rete, come quelli di un qualsiasi altro quotidiano. Come gazzetta.it, tanto per restare sul loro concorrente.

  21. Giacomo Mason dice:

    Accidenti Mantellini, che colpo gobbo che mi hai tirato…

    :-))

    Io chiedevo veramente lumi sulle esperienze estere, perché quando vado sui blog del mio settore all'estero tira tutta un'altra aria, (ovvero quella che vorrei tirasse da me) in termini di collaborazione e interesse e commenti e segnalalzioni e approfondimenti ecc. Forse sono una pippa io, (probabile, comunque) o semplicemente ha ragione Livefast: chissenefrega delle intranet in italia? Forse se scrivessi in inglese sarebbe diverso. Non ci avevo pensato…(ad ogni modo in Francia c'è roba interssanate per il mio settore: è dura ammentterlo ma è così. Però è vero che questi scrivono anche in inglese…)

    Credo che sarebbe comunque bello capire se ci sono delle differenze, e Maurizio Goetz ne ha elencate alcune secondo il suo parere (e io, nel mio piccolo di navigatore, le condivido). Non trovo scandaloso parlare di "blogosfera italiana", almeno come oggetto di studio (non solo quantitativo, che di quelli ce ne sono a iosa…). Per esempio sui temi tipici, sui commenti, sulla tendenza all'insulto, sull'anonimato, sul rapproto serietà /cazzeggio e cose del genere. Ok, forse sono solo pippe, va bene.

    Ad ogni modo, volevo solo dire che sono un po' deluso: nelle mie aspirazioni dei primi tempi volevo creare una community professionale sulla comunicazione in azienda e le intranet e non ci sono riuscito. ok, sono fatti miei, lo so…Godiamo di quello che c'è che è già  tanto.

    elena: se ti metti a fare questo mestiere, è probabile che mi avrai come cliente…

    :-)))

  22. livefast dice:

    bella lì, mi hai convinto: da oggi comincio ad interessarmi di intranet :-)

    [OT, o meglio forumizzante] anche io sono atterrito dall'idea di un partito di beppe grillo o (e?) di gino strada, ma credo per ragioni diverse da quelle di bertinotti. in realtà  sono atterrito in generale da quello che gli italiani hanno nella testa.

  23. Anonimo dice:

    beh, se vuol parlare di bottega…

  24. MarketingPark dice:

    Non sarei così negativa nei giudizi, Giacomo.

    Non credo nemmeno che in Italia i blog siano peggiori di quelli altrove.

    Se hai uno sconforto passeggero, si può pure capire. Anche a me cascano le braccia quando vedo certe robe piazzate tra i primi 100 di BlogBabel…

    Mi capita lo stesso quando vedo quali programmi affollano i palinsesti della tv di stato.

    Da qui a calare la saracinesca mi sembra troppo.

    Suvvia, passerà  :-)

  25. PatBateman dice:

    Mason è un figo.

    Lo leggo sempre molto volentieri.

    Poi gli piace Parise.