Franco Carlini pensa che se lo Stato si facesse carico di una Telecom Italia nazionalizzata, investendo in prima persona i tanti soldi necessari ad una NGN, farebbe cosa buona e giusta.

5 commenti a “TELECOM ITALIA? PUBBLICA”

  1. Picchiatello dice:

    Premettendo che il normale cittadino italiano ha comprato-speso "telecom" 4 volte sia prima come cittadino ex SIP, poi come abbonato, poi come non abbonato ( ultimo miglio) poi anche come prestatore di denaro ( vedi banche ) adesso dovrebbe ricomprarsi il tutto ….. a mio avviso si fa prima investendo gli stessi soldi in ENEL per verificare la possibilità  di abilitare la rete elettrica al trasferimento dati…lasciando i "capitalisti" al loro destino…

  2. Michele Favara Pedarsi dice:

    A me andrebbe anche bene che fosse lo stato ad appianare i debiti (30 miliardi) e pagare la ngn (30 miliardi)… un paio di anni e abbiamo pagato (ma chi? Le banche? Non c'è qualche soldo che ci devono ridare anche loro? Che ne so… inventiamocelo! Lo stato siamo noi!)… purchè a noi che mettiamo i soldi non ci venga fatto pagare nulla fino a che la telecom non ci ha pagato tutto ciò che è stato speso dal primo doppino di rame steso, ai soldi che spenderemo per costruire la Ngn. E poi ci sono cosucce accessorie, questioni di priorità  nazionale: una quantità  minima di manutenzione annua sulla rete (e per favore teniamo presente che la fibra costa meno), una percentuale minima di investimenti in r&d (quant'è che costa il TILab?), la PA ovviamente non paga i servizi e la proprietà  della rete deve passare ad un consorzio di aziende che include tutti gli operatori (ma gli eventuali profitti del consorzio o vanno in r&d o tornano allo stato).

    Ehm… scherzavo; però pagherei volentieri i 1-2 euro per fare le primarie dei cittadini: "vuoi pagare ancora una volta telecom?", o qualcosa di più imparziale (però magari tradotto nei dialetti locali… devolution docet) "(a Roma) Che ce famo con telecom?", ed a seguire una diecina di opzioni, disegni di legge già  scritti da professionisti e tecnici… sarei proprio curioso di sapere cosa ne esce fuori. Ok…basta… vado a dormire che è meglio.

  3. Carlo dice:

    La posizione di Carlini ha poco merito: è il regolatore che deve decidere quale architettura d'industria si vuole perseguire nel lungo periodo e come intervenire al fine di massimizzare il benessere della collettività . Una volta presa la decisione (tecnico-economica), il regolatore ha tutti i mezzi per incentivare gli investimenti dell'incumbent, sia esso pubblico o privato. Il problema vero non è pubblico/privato ma è nel ruolo del regolatore – che in Italia è sostanzialmente sottoposto alla politica. E la politica da noi non persegue gli interessi generali ma i propri interessi particolari. Cfr. il famoso studio di Hart che non sto qui a sintetizzare ma che dovrebbe essere ben conosciuto a chi si occupa di telco.

  4. Carlo dice:

    http://www.repubblica.it/2007/04/sezioni/economia/telecom3/gentiloni-reding/gentiloni-reding.html

  5. Pier Luigi Tolardo dice:

    La tesi di Franco Carlini ha il sapore delle provocazioni e il bello delle utopie: per ora anche il famoso regolatore dovrà  trovare sempre la quadra tra le esigenze di chi ci mette i soldi in Telecom per fare soldi(almeno un po'), italiani o stranieri non ha molta importanza, l'esigenza di avere presto la Rete di seconda generazione o almeno con la stessa velocità  che ce l'hanno Paesi come il nostro e senza troppi esclusi, l'esigenza correlata di accedervi senza pagare troppo. Ad un certo punto è possibile che la quadra di nuovo non si riesca a trovare ed ecco lo Stato non avrà  alternative oppure comunque la coperta sarà  un po'corta: la nuova Rete non sarà  così grande e così veloce e comunque non sarà  per tutti, Questo, però, è il nodo della giustizia e del capitalismo e neanche Internet lì può tagliare solo perché è Internet.