La notizia odierna dell’accordo fra Emi ed Apple per la distribuzione di brani su iTunes privi di DRM non e’ cosi luminosa come potrebbe sembrare. In realta’ Emi continuera’ a vendere musica digitale sotto DRM a 99 centesimi mentre per un bel 30% in piu’ (1.29 euri) offrira’ i medesimi brano senza DRM a bitrate raddoppiato. Siccome e’ noto che agli utenti del bitrate non gliene importa un fico e’ evidente che buona parte delle teorie sulla necessita’ di eliminare i DRM per aumentare le vendite escono da questo accordo con le ossa rotte. Semmai il succo e’: vuoi brani liberi da DRM? Allora paga. Tutto il contrario del circolo virtuoso presunto di cui sopra.

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12 commenti a “DRM E MERCATO MUSICALE”

  1. Alessandro Longo dice:

    Solo gli utenti di musica molto commerciale se ne fregano del bitrate (128 bit è ormai considerata merda sul peer to peer). Siamo sicuri che siano la totalità  o anche solo la maggior parte di quelli di itunes? Non credo…

  2. Fabius dice:

    Io era da un bel pò che aspettavo un bitrate più alto…

    E poi un AAC da 256 rende il brano virtualmente identico all'originale e convertibile in altri formati (mp3, ogg ecc..) senza grandi perdite qualitative.

  3. AndreAmsterdaM dice:

    mi chiedo su che fonti o dati basi le tue assunzioni sullo scarso interesse per la qualita' delle riproduzioni. Siccome e' "noto" evidentemente ho mancato la notizia.

    Ci sono regole elementari di pricing da tenere in conto: offrire un prodotto piu' sofisticato ad un prezzo maggiore e' una di quelle, dato anche il fatto che non hanno competitors su brani DRM-free, e che la differenza di prezzo non e' esorbitante, non vedo come l'accordo possa uscire 'con le ossa rotte".

  4. Tonino dice:

    Le teorie non sono che l'eliminazione del DRM farebbe decollare le vendite: è intuibile (non dico evidente, che suonerebbe perentorio) che chi è disposto ad acquistare regolarmente brani, invece che per esempio scaricarseli o comprarli in Russia, non riceve un immediato e percepibile vantaggio da un brano senza DRM. E' tutto il sistema economico e di produzione che se riesce a fare a meno di questo espediente si trova con un ostacolo in meno nella filiera, che poi a quel punto si traduce in vantaggi tangibili per l'utente comune, come per esempio l'interoperabilità  tra device e tra software, che oggi, anche senza DRM, non c'è.

    Stando così le cose commercialmente ha senso accompagnare il cambiamento con qualche altro valore aggiunto che giustifichi il maggiore esborso. E che l'esborso ci sia come contropartita di un cambiamento ancora osteggiato dall'industria è abbastanza scontato.

  5. niker dice:

    Mi pare comunque giusto sottolineare che la EMI ha approfittato dell'occasione per adeguare un po' i prezzi all'inflazione ma soprattutto, per affrontare la causa principale del loro calo di profitti: la sempre minor vendita di album, con gli utenti che nel passaggio da cd alla musica digitale, passano dall'album completo alle 2, massimo 3 canzoni migliori.

    Con questi nuovi prezzi, sarà  più conveniente comprare gli album in quanto NON è aumentato il loro prezzo nonostante il bitrate a 256kbit/s e le canzoni DRM-free.

    Altra nota assolutamente positiva: per la prima volta nella storia della musica una casa discografica accetta di offrire l'upgrade della propria libreria musicale: fino ad ora le major hanno sempre avuto guadagni spropositati ad ogni cambio di tecnologia (lp->cassetta, cassetta->cd, ecc.) proprio perché ognuno ricomprava la propria collezione o la parte preferita della propria collezione nel nuovo formato. Questa volta, per la prima volta, un miglioramento della qualità  non viene accompagnato con la necessità  di ricomprare il brano.

    Ultima cosa: non è vero che il bitrate non interessa (basta guardare nei programmi p2p, dove file più grandi impiegano più tempo a venire scaricati e occupano più spazio sugli hard-disk, per rendersi conto che nessuno encoda più 128kbit).

    AAC è uno dei migliori formati, insieme a OGG Vorbis, e mentre 128kbit/s è un bitrate che lascia molto a desiderare (anche un orecchio completamente diseducato riconosce la differenza dall'originale), l'AAC 256kbit/s è in molti casi indistinguibile dall'originale e rappresenta un ottimo compromesso tra qualità  e spazio occupato; inoltre se è vero che la musica rock/pop è ascoltabilissima anche a 128 kbit, lo stesso non si può dire per tutto ciò che è acustico (soprattutto la classica) e per l'elettronica.

  6. ALG dice:

    State perdendo d'occhio un piccolo dettaglio. iTunes vende i brani in AAC a 128 Kbps. Per inciso MPEG 4 AAC. AAC è circa il 30% più efficiente di MP3 in compressione. I brani senza DRM sono in MP3 a 256 Kbps. Un AAC a 128 Kbps è equivalente ad un MP3 a 192 Kbps. Per inciso secondo gli studi più recenti 128 Kbps su AAC e 192 Kbps su MP3 sono, se l'encoder è di qualità  come l'encoder di Fraunhofer/Thomson usato da Apple, percettivamente trasparenti, ovvero non si sente la differenza.

    Quindi la qualità  dei brani senza DRM è percettivamente equivalente a quella dei vecchi brani; se si pensa invece al problema del tandem-coding (ovvero di convertirli in altri formati) l'aumento è solo del 25% in qualità .

    Non ci sono studi univoci in questo campo ma si ritiene che per fare il tandem coding siano necessarie qualità  molto più alte come AAC-SLS (che presentano come numericamente loseless) ma con bitrate molto più elevati.

  7. .mau. dice:

    pensa che sul mio Zen rippo tutto a 128K… (è vero che ascoltando generalmente roba anni '60 non perdo molto)

  8. Federico Fasce dice:

    Io concordo appieno, l'ho scritto anche dalle mie parti.

    Oltretutto il costo marginale per produrre un aac a bitrate più alto è molto prossimo allo zero.

  9. niker dice:

    Per il #6:

    Prima di tutto i brani venduti senza drm sono anch'essi AAC e non mp3. Apple non ha motivo di scegliere mp3 che è meno efficiente, meno flessibile con i metadati e soprattutto ha più problemi con le royalties.

    Secondo, non è assolutamente vero che un AAC 128 non si distingue dall'originale: secondo studi fatti su diversi siti di audiofili che se vuoi ti posso linkare ci vorrebbe minimo, ma minimo un AAC 256. Per avere effettivamente una buona separazione stereo in una registrazione di musica classica occorre almeno un AAC 320. Poi i puristi anche un po' fanatici preferiscono l'OGG a 640, mentre quelli che credono di avere l'orecchio bionico vanno per l'Apple Lossless o il FLAC.

    La scelta di Apple di mettere l'AAC 256 è secondo me un ottimo compromesso tra banda consumata, spazio occupato sugli iPod (che è una variabile fondamentale per il marketing) e qualità  dell'audio.

  10. zeno dice:

    Questo sovrapprezzo della versione senza DRM mi ricorda un po' la tassa sulla pirateria applicata ai dvd vergini.

    ciao

    z

  11. Simone dice:

    Considera che, comunque, gli album interi continuano a costare 9,90€, anche se con bitrate più alto e senza DRM.

  12. ALG dice:

    @niker:

    Le prime notizie davano Mp3 invece di AAC. Sui maggiori vincoli di Royalties, sinceramente mi sembra una cavolata a meno che tu ti riferisca alla faccenda di Microsoft, ma li è leggermente più complessa ed è uguale anche per AAC (e volendo per tutti i codificatori percettivi). Ma questo è abbastanza irrilevante…

    Quanto alla qualità  e agli studi fatti dagli audiofili ti rispondo così: ne ho letti alcuni e non mi sembrano metodologicamente corretti. Prima di tutto bisogna considerare gli encoder usati. Gli standard MPEG sono caratterizzati da decoder prescrittivi ed encoder puramente descrittivi. Che significa? Significa che due encoder diversi producono risultati molto differenti.

    La seconda analisi da fare è l'utilizzo che se ne fa. Certo che all'ascolto in una stanza perfettamente isolata con impianto stereo stratosferico AAC a 128 Kbps mostra la corda. Ma le condizioni di ascolto devono essere rapportate agli utilizzi reali (sarebbe anche da verificare comunque la configurazione di prova).

    In generale test metodologicamente corretti (intendo dire test pubblicati su riviste scientifiche, che hanno passato la peer review e magari anche un'analisi statistica di rilevanza dei risultati) hanno dimostrato che AAC già  a 128 Kbps in condizioni di ascolto standard è percettivamente trasparente in più del 90% dei casi. Gli articoli in questione li puoi tranquillamente trovare negli "IEEE Transactions on Audio, Speech and Language processing" e "IEEE Transactions on Multimedia".

    Comunque se conosci un po' di questi audiofili con orecchio assoluto conosco persone che devono fare test d'ascolto su codec audio e sono interessati a persone con udito così fine.