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Riguardo alle amichevoli schermaglie Fassino-Berlusconi immortalate dal fotografo di Reuters Alessandro Bianchi qualche giorno fa in Parlamento c’e’ una cosa che non capisco. Cosa significa la frase “no preferenze”? La mia interpretazione era quella che i DS desiderassero (silenziosamente) continuare a scegliersi in santa pace i parlamentari, mentre sul Corsera di ieri leggo una dichiarazione di Fassino secondo la quale loro vogliono “restituire agli elettori il diritto di scegliere gli eletti“.

11 commenti a “POLITICHESE”

  1. Paolo Ferrandi dice:

    Da quello che ho capito gli appunti di Fassino si riferivano ai "desiderata" di Berlusconi, peraltro già  noti: premio di maggioranza al Senato espresso su base nazionale, nessuna preferenza e soglia di sbarramento al 5 per cento. Tutto qui.

  2. alessio dice:

    Non so. In ogni caso anche i collegi uninominali non hanno (per definizione) le preferenze, che mandano alle stelle i costi delle campagne elettorali.

  3. Lunar dice:

    I segretari dei partiti con la porcata Calderoli hanno vinto una lotteria. La possibilità  di scegliersi i candidati, di determinare la posizione in lista dei loro preferiti, di farsi eleggere, a colpo sicuro, mogli, amanti, fratelli, sorelle, veline e via cantando. In questa repubblica delle banane ci manca solo chi nomina senatore il suo cavallo. Per il resto non si fanno mancare nulla. A noi rimane una sola possibiltà . Un bel referendum e un calcio in culo ben assestato. Possibilmente con scarpe chiodate.

  4. .mau. dice:

    è vero che i collegi uninominali non hanno le preferenze, ma almeno sai per chi stai votando: mi è capitato di annullare schede elettorali perché il candidato della mia fazione non mi ispirava per nulla.

  5. antipoliticK dice:

    Quello che Berlusconi ha scritto sul foglio non è nulla di nuovo e di sconcertante, sono le sue richieste per la legge elettorale, non le ha mai nascoste:

    premio di maggioranza a livello nazionale (non più regionale) per il senato (anche se così si potrebbero comunque ottenere maggioranze diverse tra camera e senato)

    sbarramento al 5% (i partiti che non arrivano a tale cifra raccolgono circa il 20% dei voti)

    niente preferenze, liste bloccate, quelle che hanno fatto tanto comodo alle segreterie (e ai leaders) dei partiti che hanno potuto scegiere chi mandare in parlamento al posto di chi vota (perché mai in una democrazia dovrebbe essere il popolo a scegliere il candidato da votare?)

  6. Pier Luigi Tolardo dice:

    E' vero che gli appunti di Fassino si riferiscono ai desideri di Berlusconi che vuole continuare a scegliersi i deputati anche perché Forza Italia non ha alcuna democrazia interna ed è un suo partito tuttora personale.

    Purtroppo è anche vero che la famosa "bozza Chiti" di riforma elettorale, elaborata dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, importante esponente del partito di Fassino, non prevede la reintroduzione delle preferenze(neanche una) e quindi, carta canta, anche a Fassino va bene scegliersi i deputati.

  7. Fabio Metitieri dice:

    Mau, lo sai che tutte le volte che annulli una scheda Rutelli piange e Fassino perde due chili?

    Ciao, Fabio.

  8. Lunar dice:

    credo sia utile partire da qui:

    lunedì 26 febbraio 2007

    NEWSLETTER 110

    E adesso avanti tutta, come diceva Arbore. Avanti col referendum. Non c’è via di uscita alla crisi che stiamo attraversando, che è crisi di sistema. La frantumazione dei partiti è arrivata al massimo. Napolitano ha ricevuto, nei due giorni di consultazione, diciotto delegazioni. Ha detto, a chiusura, di avere visto tutte le rappresentanze dei partiti presenti in parlamento. Si può governare con dodici partiti, come oggi tocca a Prodi? Via, siamo sinceri: Romano ha i suoi difetti, e ogni tanto il pugno sul tavolo dovrebbe sbatterlo. Ma con una maggioranza di dodici partiti nemmeno Napoleone governerebbe. Forse Berlusconi pensa che se toccasse a lui andrebbe meglio. Si sbaglia, dopo un poco il frullatore dei partitini travolgerebbe anche lui.

    La verità  è che il potenziale distruttivo dell’ultima legge elettorale si sta rivelando adesso in tutta la sua carica malefica. Se con l’1% entri in Parlamento, hai finanziamento (e abbondante), fai un gruppo parlamentare e vieni persino ricevuto da Napolitano, chi te lo fa fare a stare in un grande partito? Tanto più che oggi di partiti con sigle gloriose, come furono la Democrazia Cristiana, il partito Comunista, il partito socialista o il partito repubblicano, per rimanere ai più noti, non ce ne sono più. Se non avesse creato un partito probabilmente Mastella si dovrebbe presentarsi da Napolitano con la famiglia. E invece, avendolo fatto, può mettere la moglie in ruoli istituzionali importanti, qualche amico in altri, e il gioco è fatto. Se non si cambia registro non c’è niente da fare.

    Certo la riforma elettorale dovrebbe farla il Parlamento. E può anche darsi che con la spallata referendaria ce la faccia. Ma senza spallata, cioè senza firme, non si muove nulla. Qualcuno sta ancora aspettando le proposte di Chiti? Ma ti sei accorto che nei dodici punti di Prodi manca il problema centrale, cioè la riforma elettorale? Se Prodi non si è nemmeno azzardato a metterla al tredicesimo punto, se cioè la maggioranza non è nemmeno in grado di parlarne, pensi che maggioranza e opposizione messe insieme possano farcela?

    Avanti tutta quindi, il 24 aprile si comincia. Mancano ancora due mesi, purtroppo, e sono lunghi. Ma raccogliere 500.000 firme non è uno scherzo, e bisogna organizzarsi. E dalla prossima lettera parleremo di problemi concreti, perché cercheremo di vedere che cosa possiamo fare assieme per lanciare la campagna.

    Mario Segni

  9. .mau. dice:

    ciaoFabio, ma io sono beneducato, e scrivo "per favore, annullate questa scheda".

  10. Otto dice:

    anche perché Forza Italia non ha alcuna democrazia interna

    Come del resto tutti gli altri partiti italiani dove pochissimi decidono sempre tutto.

    Anche se spesso vorrebbero farci credere il contrario.

  11. Tonino dice:

    Una legge elettorale che indebolisce ulteriormente il patto tra elettori e rappresentanti non fa il favore dei partiti. Al limite fa il favore di chi vorrebbe comandare senza l'intralcio dei partiti, di un'organizzazione collettiva a cui rispondere, quindi spingendoli ulteriormente verso la direzione di comitati elettorali. Se non ci si rende conto che oggi i partiti sono in grossa difficoltà  a svolgere il loro ruolo di mediazione e indirizzo degli interessi che agitano la società , non si fa molta strada.