Guardare avanti si sa e’ un’arte difficile. Un talento che in pochi hanno e che in moltissimi millantano. In campo tecnologico poi, con le accelerazioni spaventose di questi anni (nel 1995, per dire, Internet non c’era o quasi) fare i “futuristi” e’ un mestiere fitto di imprevisti. La moda del momento, fra quanti si disinteressano al presente (il presente e’ banale, lo frequentano tutti) concentrandosi sull’eccitante futuro prossimo venturo e’ quella di prevedere la morte dei blog. I quali blog – porelli- hanno subito prima la sterile diffamazione degli invidiosi poi un rapidissimo innalzamento al cielo ed infine (ma non oggi, domani) un annunciatissimo imbarazzante declino. Ebbene gli scrutatori del futuro questo declino lo intravedono gia’ oggi assai chiaramente: fate un focus group a New York, come mi dicevano alcuni amici qualche tempo fa, e vedrete che i blog ne usciranno malissimo. I ggiovani (ma quelli ggiovani veramente) li detestano. E se non e’ oggi li detesteranno domani. Andate ad ascoltare Bruce Sterling o Douglas Coupland e vi diranno che domani, ma subito, in mattinata, dei blog non vorra sapere piu’ nulla nessuno (poi Sterling ha perfino berlusconianamente smentito) e via di questo passo con frasi del tipo:

Suddenly your life becomes that Warholian thing where every moment of your life should be something you can sell, you’re always taking pictures, taping everything, and then I think it’s just psychologically strange. There is a tendency to become like a hermit and sit in your house in a persistent state world or something and your avatar is more real than you. I think it’s really fucking spooky. It’s so scary. In the future, all these kids now with MySpace pages who put absolutely everything out there, like number of tampons they used, everything, in 40 years there’ll be a political culture where stuff like that, minor details, don’t shock anymore.

Idiozie allo stato puro insomma, figlie di quella incapacita’ di osservare il complesso invece che i singoli particolari che lo compongono, traendo conclusioni nella migliore delle ipotesi avventate. Aver scritto qualche bel libro (nel caso di Microservi un bellissimo libro) non e’ in effetti garanzia di nulla. L’unica cosa che sembra chiara oggi (non domani, oggi) e’ che esiste (e’ sempre esistita in effetti) una genia di profeti stipendiati della next-next-big-thing bravi a distruggere quello che gia’ esiste (un lavoro non difficilissimo in effetti) ed una serie di padri del cyberpunk e della Generazione X, invecchiati, sembrerebbe, tutto sommato non benissimo.

(via Luca Castelli su La Stampa)

4 commenti a “DALL’OGGI AL DOMANI”

  1. Lunar dice:

    Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Questa devo averla sentita da qualche parte.

    Avvisate tutti i futuristi, i futurologi e i fattucchieri.

  2. Mammiferobipede dice:

    Sterling, per me, resta un grande. Detto questo va fatto un distinguo: prevedere il futuro è importante indipendentemente dall'azzeccarci, perché in qualche modo ci costringe a guardare al presente con occhi diversi. Quello che in fondo ha sempre fatto la buona fantascienza è creare delle folgoranti metafore delle distorsioni del presente proiettandole nel futuro.

    Poi, in questa lettura, ci vedo molto "Ying&Yang", ovvero l'idea che ogni cosa, al massimo del suo splendore, contiene già  in sé il germe del suo contrario: niente di radicalmente nuovo a livello di chiave interpretativa (d'altronde una filosofia non diventa millenaria se non vale qualcosa).

    Però, in qualche modo, ci costringe a fare i conti con l'idea che "non è tutto oro quel che è nuovo" (adattamento by M.P.), e a guardare anche le magagne di quello che ci piace credere come un grande passo avanti. Ed ho qualche dubbio che lo sia.

  3. leo dice:

    Sterling se ho capito bene ha detto una cosa perfino retrò: tra dieci anni i blog non saranno più così importanti. Tra dieci anni?

    Io a volte mi chiedo se esisterà  ancora un web scritto, tra dieci anni a queste parte.

  4. markingegno dice:

    amen.

    :)

    PS.

    A me giocare a tirare ad indovinare piace, se si ha l'umilta' di non ritenere di avere la sfera di cristallo e' anche divertente.