C’e’ in giro – mi pare – una qualche esagerazione sulle reti sociali. Accade che tutti siano travolti da questo imperativo categorico. Fornire agli utenti della rete una serie di strumenti di socializzazione intuitivi e potenti. Benissimo. Ma chi si deve occupare di tutto cio’? Non passa giorno senza che qualcuno annunci la propria rete sociale per i propri utenti. Gli editori, per esempio? Devono buttarsi in questa direzione oppure no? Usatoday e’ partito ieri. So che in Italia esistono diversi progetti in questo senso in via di completamento. La gazzetta di Montespaccato avra’ anche lei domani la propria rete sociale per i suoi lettori? Io non sono certo (anzi ho parecchi dubbi) che gl editori facciano bene a fornire domani strumenti comunitari spinti ai propri lettori. Si puo’ passare da un habitus che prevede la mancata risposta alle mail dei lettori, alla nuova rivoluzione del lettore al centro del processo comunicativo? Qualcuno ci crede? Se e’ una volonta che si desidera sottolineare (come mi pare essere) forse sarebbe logico iniziare aprendo concretamente la conversazione ai lettori al di fuori di ciclopici progetti 2.0. Come? Banalmente, con piccole scelte significative come aprire i commenti agli articoli online o accettare i contributi esterni (dall’attenzione ai link esterni alle collaborazioni vere e proprie) che si ritiene significativi. Misuriamo le buone intenzioni dalle piccole cose. Perche’ diversamente una delle alternative possibili e’ quella che soggetti non vocati alla gestione della piattaforma Internet che aprono reti sociali per la propria utenza lo facciano per banali ragioni di business, aizzati da chi oggi vende il web 2.0 a tutti indifferentemente, come il pane al forno.

Differente e’ il discorso su chi invece fornisce gli strumenti per gli utenti della rete. Da questo punto di vista siamo molto avanti e il processo di semplificazione del social software e’ ormai a livelli straordinari (date una occhiata a Ning, per dirne una) ma anche qui esiste un grande problema. Quante reti sociali puo’ partorire e seguire un umano? Quanti kg di attenzione ciascuno di noi puo’ dedicare a simili attivita’ sociali di rete? Ed ancora, quanti sono i cittadini disposti a produrre senso (o almeno a provarci) in rete? Farsi queste domande secondo me equivale a ridimensionare di molto simili progetti, qualsiasi essi siano.

Cio’ che sta accadendo mi pare essere sovrapponibile in qualche misura alla stratificazione delle opzioni nelle suite di software tipo Office. Aumentano le opzioni, si allarga l’offerta degli strumenti ma tutto ciò incide in maniera modesta sul contesto generale. Prima avevamo un semplice blog testuale, sopra al quale oggi si sono sedimentate moltissime altre opzioni di fronte alle quali siamo da un lato entusiasti ed eccitati e dall’altro francamente perplessi, essendo intestatari di una vita sola.

Quello che mi pare di poter dire e’ che all’interno di una scelta che si fa ogni giorno piu’ ampia, la rete sociale che mi circonda ha senso solo nel momento in cui parte da me e si estende ed interessa le persone che mi circondano e che io scelgo. Non me ne sto in rete per discutere con il primo signore che mi capita a tiro sull’autobus. La scommessa e’ oggi quella di intercettare questa esigenza autentica degli utenti Internet e di fornire strumenti semplici per creare identita’ di rete. Per il resto non c’e’ trippa per gatti ed ognuno sarebbe bene facesse (il meglio possibile) il proprio mestiere. Il che ovviamente non significa rinunciare a dialogare con i propri utenti.

13 commenti a “L’ORGIA DEL SOFTWARE SOCIALE”

  1. echesi dice:

    Lo scenario che tu evochi, da umile operaio della notizia locale, mi inquieta abbastanza. Per esperienza, ogni volta che si aprono mail e forum ai cittadini si viene subissati nell'ordine: da (giuste) lamentele sulla qualità  dell'informazione, segnalazioni di discutibili errori geografici o storici, insulti razzisti e/o qualunquisti. Notizie? Informazioni? Spunti? Meno di zero. Invece il vecchio caro telefono (più caldo del computer?) si rivela una miniera di contatti e di spunti. Insomma è più 'interattivo'. Che vorrà  dire?

  2. Davide Tarasconi dice:

    Massimo, credo che come al solito una percentuale infinitesimale degli strumenti che verranno messi a disposizione daranno "buoni frutti".

    Chiaro che è in arrivo un'ondata di spazzatura…è il prezzo da pagare per "l'apertura", ma del resto Internet funziona così da diversi anni, mi pare…

  3. massimo mantellini dice:

    emanuele,

    non dubito affatto che sia cosi' (per lo meno dentro piccoli numeri). Ma cio' deriva forse anche dalla coscienza del canale di ritorno che non c'e'. Nessun contributore assennato oggi spedirebbe un commento alla redazione di un giornale. Piuttosto si apre un blog. Trattasi secondo me di una questione di contesto. Ed il contesto si cambia (se lo si vuole) aprendosi (tutti) verso l'esterno.

  4. Fabio Metitieri dice:

    Io non vedo ondate di strumenti-spazzatura in arrivo.

    Piuttosto, come sostengo da diversi anni, oggi in Internet esistono moltissimi strumenti diversi – tra i quali le reti sociali e i blog – in un contesto dove gli utenti scelgono di volta in volta quali usare e per fare cosa.

    Mode passeggere a parte. Anche i blog sono proliferati in larga misura per moda, aperti spesso in situazioni e per scopi dove una mailing list, o un forum, o dei semplici commenti agli articoli di una testata, sarebbero stati molto piu' utili.

    Lo stesso e' successo per le reti sociali, lo stesso sta capitando per Second Life.

    Io sono comunque molto contento di avere a disposizione tutto quanto, anche se questo non significa che io usi tutto tutti i giorni e con tutti.

    Del resto, uso molto Wikipedia, ma ho appena comperato l'Enciclopedia Britannica… E' che io non scelgo in base a talebanici fondamentalismi ideologici, a differenza di una certa culteretta blogghettara…

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  5. Michele Favara Pedarsi dice:

    La Legge di Reed è stata corticalizzata… ma non si può dire altrettanto delle dinamiche relative. E giù a bruciare risorse investite in qualcosa che è già  finito. Tutti questi ritardatari tecnologici costruiscono bolle su bolle… nulla sul nulla… bruciano per costruire nulla e nel frattempo rallentano lo sviluppo… come quel desalinatore siculo che consuma petrolio per poi ributtare l'acqua al mare… Internet è stata tutta così: fin da quando centinaia di garage sono stati trasformati in CED… irc… siti… portali… blog… adesso è il turno delle reti sociali… storia già  vista, fine già  nota.

  6. Alessandro Ronchi dice:

    Sarebbe interessante, a mio parere, che i vari network si connettessero in qualche modo, per creare reti di persone che condividono gli stessi gusti musicali, letterari, il gusto per la fotografia, o altro.

    Invece molti degli esperimenti che vengono fuori sono un ripetersi della solita minestra, con un condimento in più: foto, descrizione, tag, messaggi tra utenti e liste di amici.

  7. Gabriella dice:

    Salve, amministro il sito internet della gazzetta di montespaccato… uhmmm no, montespaccato no, ma un gionale locale sì. Ebbene: il sito è realizzato su piattaforma wordpress, con tutti gli ammenicoli vari. Novità : commenti aperti ai lettori. Moderazione attiva solo per evitare che con banali trucchetti di interpunzione il lettore, a cui viene chiesta semplicemente un'email valida, protetto dall'anonimato, ci inondi di maleparole. Risultato: 4 o 5000 articoli, un centinaio di commenti, in gran parte inutili. Quello che dici è vero e mi sono battuta perché i commenti fossero liberi e aperti. Ma la partecipazione non c'è. E' diverso il piano di confronto. E mi spiego: repubblica, corriere possono permettersi di aprire i commenti perché tra i milioni di contatti quotidiani sicuramente e per una banale questione statistica potranno racimolare centinaia di contributi interessanti. Sul piano locale no. Il livello è molto basso. Ma magari il mio lettore legge e contribuisce in maniera diversa sui siti di corriere e repubblica. Purtroppo quando ci si confronta nel locale scatta il meccanismo di tutela del proprio orticello, con tutte le meschinità  intellettuali che ne conseguono. Eppure io resto fermamente convinta che internet sembra fatto apposta per pubblicare quella mole di notizie che non passa attraverso i canali nazionali, perché a Montespaccato capiterà  sicuramente la storia interessante che grandi agenzie non raggiungeranno in tempo reale.

  8. Massimo Moruzzi dice:

    Gabriella,

    vedi ad esempio il commento n.3 di Massimo. Secondo me non è necessario – e forse neppure pensabile – che le menti migliori di Montespaccato o simile abbiano voglia di commentare su quello che comunque vedono ancora come un "giornale" (formale, quindi). Magari, però, qualcuno dei vostri lettori ha un blog e linka a un vostro pezzo. Magari anche per farlo a pezzi, sono cose che capitano. Ecco, secondo me dovreste linkare a chiunque vi linki e parli dei vostri articoli. Ormai è tardi, non c'è più modo di "intrappolare" le conversazioni tutte da voi, sul vostro, di sito. Vi è, invece, una grande opportunità  di avere delle conversazioni fra pari con gente che non fa il giornalista di mestiere ma che magari su certe cose di cronaca locale ne sa quanto voi. Sto parlando di architetti che conoscono il territorio, attivisti sociali, comitati di cittadini, l'allenatore della squadra di pallavolo etc, tutta gente che magari ha un blog o presto lo avrà . Non abbiate paura di linkare a loro, e loro linkeranno a voi. Ciao, Massimo

  9. Gabriella dice:

    no, no, no Massimo nessuna paura, anzi! quando ho progettato il sito, ho sperato davvero che fosse già  un tempo maturo perché avvenisse questo scambio di link, del tuttto reciproco e senza quei trucchetti idioti che utilizza solo il corriere: linka ma col tubo che finisci sul sito o blog originario! sempre dentro al corriere ti trovi.

    E invece cosa capita: che il blog o il sito, o pensa un po' ancora, il forum mica linkano: copiano e incollano senza neppure una riga di commento! e in queste condizioni che vai a linkare?! i blog locali te li raccomando: discorsi da bar a gogò, fatta salva la pace di qualche blogger che di mestiere non fa il giornalista, che all'università  non studia scienze della comunicazione e, miracolo, parla e racconta quello che vede passare sotto il proprio naso. Ecco quello che cercavo: un po' di originalità , di commento, di stimoli attivi. Avrei linkato anche senza reciprocità . Ma vale quel che ho detto prima: il panorama è locale, molto locale, dove ci si conosce per nome, faccia e poi per nik. E le storie personali prevalgono sullo scritto. O forse il mio locale di riferimento non è maturo, è troppo piccolo e meschino, ma sono veramente depressa.

    ;)

  10. Massimo Moruzzi dice:

    dai, coraggio! vedila così: se ce la fai nel tuo piccolo ambito locale, poi di sicuro dovrebbero aprirsi grandi opportunità  per te su un palcoscenico più grande :-)

  11. Gabriella dice:

    ehehehe cioè? se funziona mi si pijano a Repubblica? uao! e che vado a fare? copia e incolla di agenzie??

    Pssss: non dirlo in giro, ma in un quotidiano locale, che si occupa solo di locale, se hai la fortuna di non finire in politica o sport, ma nella nera, per esempio, fai il cronista, ma davvero, eh! poi se hai doppia fortuna e un editore serio alle spalle, ti becchi contratto nazionale con tredicesima e quattordicesima ;)

  12. bernardo parrella dice:

    chiaro che la molteplicita' di strumenti e opzioni e' utile e fa bene a tutti, ma concordo sull'eccessiva proliferazione di reti sociali, con offerte analoghe in fondo,

    ridondanza e inflazione, soprattutto in quest'ambito centrato proprio sulla partecipazione continuata — mica fare i blogger per sfizio :) — creano il tipi effetto boomerang, e poi e' risaputo che il tempo e l'attenzione sono beni preziosi e limitati

    chiaro che, come gia' succede in Usa prima che altrove, una simile inflazione e' creata spesso artificialmente dal mercato, onde portare alla centralizzazione e consolidazione tipica, con i pescecani gia' bene a caccia…

    cmq, e' da tempo che le vado scrivendo in giro queste cose, ribadite da un pezzo appena uscito su apogeonline

  13. Riccardo Cambiassi dice:

    Ciao Massimo,

    articolo molto interessante.

    Sì certo l'ondata di spazzatura, come qualcuno commentava prima di me, è inevitabile e sono sicuro che le social network debbano nascere dall'individuo (Stowe Boyd ha fatto un bello speech al riguardo recentemente al LIFT di Ginevra).

    Vorrei solo evidenziare il fatto che l'obiettivo (o meglio il graal) delle SN non è tanto farci discutere con il primo che capita sul tram, ma di metterci nella condizione di salire su un tram pieno di tutte e sole le persone che sono per noi interessanti ;)

    Rick