Molti anni fa – e’ un esempio che faccio spesso – passando in auto d’estate ai bordi di certe fattorie danesi era possibile osservare un tavolo di legno dal quale in piccole confezioni, acquistare prodotti locali. Marmellate, primizie ed altre cose, erano li’ disponibili ma del tutto incustodite: accanto ai prodotti la lista dei prezzi di ciascuno ed un cestino per lasciare i soldi. E nessun umano nei paraggi. Ora non ho idea se da quelle parti le cose stiano ancora cosi’, ma ricordo bene quanto ci impressiono’, a noi italiani giovani e furbi, un comportamento del genere. Dovessi semplificare al massimo direi che la rete wifi di casa mia e’ aperta per questo, ma di semplificare troppo stasera non mi va.

Le preoccupazioni diffuse (che anche nei commenti di questo blog fanno capolino) sui rischi legati alle reti wifi incustodite, sono in parte figlie di una deprivazione culturale. Ed e’ curioso osservare come siano proprio i maniaci della sicurezza informatica i piu’ preoccupati.

Abbiamo iniziato ad usare Internet in questo paese al contrario: prima informandoci sui suoi rischi e poi (eventualmente) apprezzandone i vantaggi. E così stiamo continuando. L’idea della rete-demonio, una idea che esiste solo da noi, ha salde radici nell’ultimo decennio e mille declinazioni in questo paese. Ed anche chiare responsabilita’ ispiratrici sulle quali ora sopravvolo.

Vi siete mai chiesti come mai se sono a Berlino o a Londra o a Parigi nessuno pratica l’ossessivo controllo dei log del mio collegamento ad un hotspot mentre in Italia si?
La risposta e’ che esiste un rapporto costo-beneficio che e’ evidentemente molto sbilanciato verso il secondo. Questa sciocchezze del pedoporno (ed una paurosa ignoranza fra la classe dirigente su cosa sia Internet e a cosa possa mai servire) hanno piegato anche le menti migliori in questo paese ed abituato moltissime persone ad una normalita’ irreale (quella dei tanti che ancora oggi (anno domini 2007) mi vengono a chiedere: “Ma, secondo te, usare la carta di credito in rete e’ sicuro?”). E le declinazioni di legge ne sono la rappresentazione.

So bene che molte Wlan oggi aperte lo sono perche’ chi ha comprato il router l’ha trovato settato cosi’ di default e so anche che i provider nei loro contratti provano a controllare l’uso della banda che mi vendono a caro prezzo. Si tratta di limitazioni contrattuali senza senso, protezionismi senza appigli economici che la diffusione del wifi ha ulteriormente sottolineato. Che differenza passa per il mio ISP se la mia linea ADSL viene utilizzata per partecipare – non so – ad un progetto collaborativo sullo studio del genoma o per consentire ad un passante di scaricare la sua posta?

Ma io voglio essere positivo e francamente di quelli che continuano a ripetermi “Si internet e’ bella pero’….”me ne infischio. Cosi’ la mia rete senza fili era e resta libera (c’e’ anche un router Fon alla bisogna). Ma voi, mi raccomando, fate come vi pare. Magari appostati con un binocolo nel fossato ad aspettare qualcuno che progetti di fregarvi la marmellata.

57 commenti a “APRIRE LA PROPRIA RETE WIFI”

  1. e.r. dice:

    Io abito vicino alla Danimarca, a Napoli. Non ho la porta blindata, ho il wifi senza il chivalà  ho un albero di limoni con cui faccio una buona marmellata e campo discretamente tranquillo. Forse è perché non ho la televisione. E nemmeno il binocolo.

  2. Fabio Metitieri dice:

    A parte il fatto che il pedoporno non e' una sciocchezza….

    Mante, il punto e' che il passante che vuole leggersi la posta non esiste. O e' proprio e solo intorno al mio isolato che non vedo mai persone affannate a cercare un access point con il loro lap o palm?

    Al contrario, il pirata che prova a fregarti, anche solo per il gusto di romperi le palle, certamente si', esiste. Soprattutto adesso che hai avvisato tutti di avere lasciato la marmellata sul tavolo. Buona fortuna.

    Ciao, Fabio.

  3. MG55 dice:

    I casi sono due: o non esistono reati che si possono compiere collegandosi ad Internet, o esistono. Non sto dicendo se le leggi che prevedono questi reati sono giuste o sbagliate, solo se esistono o meno reati. E se esistono, mi risulta che se questi passano dalla mia rete non sia così semplice dimostrare che ero proprio io a compierli oppure qualcuno che usava la mia wifi. Basta come motivazione per chiudere la propria wifi? Non la pongo come domanda retorica, sia chiaro.

    Ah, a me sembra che aprire la propria wifi sia come lasciare aperta la porta di casa. Forse ho capito male? E anche questa non è una domanda retorica.

  4. Stephen dice:

    Credo che paragonare la rete criptata alla porta chiusa a chiave sia fuorviante.

    E credo che MM abbia inteso porre l'accento su quello che in psicologia chiamiamo "profezia che si autoavvera". Condivido.

  5. cd dice:

    La mia rete wifi è aperta, 24 ore su 24, tanto quella di Mantellini. Nessuna chiave di cifratura. Ho guardato il log del router solo una volta in 2 anni e passa, dato che non me ne frega una cipolla, per vedere se mai qualcuno si fosse connesso alla rete e, a parte i 4 pc della casa nessun altro si è mai collegato. Il mio è un piccolo paesino, evidentemente i pochi interessati hanno internet a casa, credo.

    Tra l'altro io becco anche il segnale del mio vicino di casa che ha una bella rete wifi protettissima. Giusto per dire che il passante scroccone, se lo volesse, avrebbe l'imbarazzo della scelta : o la mia o la mia :-)

  6. MG55 dice:

    Stephen, se mi argomenti la tua opinione secondo cui il paragone è fuorviante potrei anche darti ragione.

    E colgo l'occasione per aggiungere: io non biasimo chi lascia la propria wifi aperta e neanche chi lascia la propria porta di casa aperta. Se si ritengono al riparo fanno benissimo, lo farei anch'io se mi ritenessi al riparo. Invece mi è sembrato (ma potrei sbagliarmi) che qui si guardi con sufficienza, o si biasimi, o si ironizzi, su chi la propria wifi sceglie di chiuderla.

    Io voglio solo capire i motivi della vostra scelta. Io tengo la mia wifi chiusa non perché "la connessione l'ho pagata io e tu non me la scrocchi" (non me ne importa proprio nulla di questo) né perché abbia paura dei miei dati personali (penso che potrei proteggerli facilmente), ma perché ho paura che qualcuno compia dei reati con la mia rete e che poi mi sia difficile dimostrare che non era colpa mia. Dimostratemi che posso aprire la mia rete e contemporaneamente evitare questo rischio, e vi prometto che la aprirò. E promuoverò a mia volta questo comportamento.

  7. Lunar dice:

    Mante,

    la tua posizione è condivisibile. Trovo un tantinello sgradevole, però, ridicolizzare chi fa una scelta diversa.

    A casa mia non ho nulla da aprire perchè la casa è cablata e mi sta bene così.

    Certo se penso all'estate, alla mia casa al mare non raggiunta da ADSL, con il modem a carbonella e tariffa a consumo, a quando sto sotto l'ombrellone, ecco, se penso a tutto questo mica mi dispiacerebbe avere un mantellini nei paraggi. ;)

  8. Joe Tempesta dice:

    Ma guarda te. Prima mi merito il decreto Pisanu, mo' vengo messo nel calderone dei luddisti tra i maniaci della sicurezza informatica (mi rompe il cazzo sventolare il curriculum, ma quanno ce vo' ce vo': io non sono un maniaco della sicurezza informatica, io sono un professionista della sicurezza informatica, e da parecchi anni) e quelli che hanno paura della rete.

    Io non ho paura della rete, ma proprio perché so abbastanza di cosa sto parlando perché ho qualche esperienza – da entrambi i lati della "barricata", se proprio vogliamo dirla tutta – la mia rete viene condivisa solo da me e chi conosco io: amici, parenti, fidanzato della sorella. Non ho difficoltà  a dare la password e nemmeno controllo, ma solo a chi conosco.

    Sai perché nessuno rubava le marmellate? Perché erano marmellate. Prova a lasciare in giro mazzette di biglietti da venti euro, anche in Danimarca e senza italiani-cattiva-gente nei paraggi, e poi ne riparliamo.

    E se anche i danesi fossero onesti fino nelle barbe, ne basta UNO SOLO, magari uno svedese di passaggio o un lettone o un danese incazzato col governo, uno che tanto onesto non è per rubarti la marmellata (o le mazzette di biglietti da venti euro…).

    (continuaÂ…)

  9. Joe Tempesta dice:

    (continuaÂ…)

    E' evidente, ovvio, naturale, che la maggior parte delle persone siano oneste. Così come è evidente, ovvio e naturale che la maggior parte dei tifosi voglia vedere la partita e non spaccare le teste degli avversari, o che la maggioranza dei sindacalisti faccia manifestazioni e non vada in giro con la P38.

    Ma come ben sai, e le cronache lo confermano CONTINUAMENTE, ne basta uno solo, un deficiente o un criminale, per mettere nei guai tanta gente che non c'entra nulla.

    Se uno con le conoscenze adeguate avesse bisogno di un accesso anonimo, ovvero intestato a qualcun altro, come pensi se lo procurerebbe? Andando in giro in qualche città  col PDA wi-fi in mano. Qualche anno fa attaccando il modem a una linea telefonica o con qualche deviazione di chiamata opportunamente programmata in qualche ufficio visitato.

    Se tutti gli utenti di internet fossero onesti, non avresti bisogno di un firewall sempre attivo, di un antivirus che ti controlli i tuoi file e quelli che via via arrivano sul tuo computer prima che arrivino.

    Non avresti bisogno di una password sul tuo account, non ti servirebbe Firefox perché "è più sicuro". Non esisterebbero i dialer. Non ci sarebbe lo spam.

    Queste sono tutte scemenze da "manico della sicurezza informatica", secondo te? Libero di crederlo, ma auguri.

    E anche la carta di credito, no, non è in assoluto sicuro usarla su Internet, tantomeno per coloro che credono Internet popolata da tanti elfi buoni. E' sicuro usarla solo via HTTPS e nemmeno sempre: ma quanti controllano se il lucchetto è attivo e soprattutto se il certificato del sito è valido? E' sicuro usarla solo su siti fidati: ok Apple Store ma non daresti il tuo numero di CC a un venditore su eBay, esiste Paypal proprio per questo.

    Fino a qualche anno fa, esistevano non tantissimi ma comunque numerosi siti che ti davano un accesso alla shell, via telnet o ssh. Gratuitamente e con una semplice registrazione, senza alcuna vera identificazione. Come mai non se ne trovano più? Qualche risposta (cercare su Wikipedia per sapere cosa significano): IRCwar, bouncer, hacking, botnet, flood.

    (continua…)

  10. Joe Tempesta dice:

    (continua…)

    Come ho detto, ne basta uno solo per far casino. Il problema è che sono molti di più, anche perché altrimenti non si giustificherebbero i volumi d'affari del settore sicurezza, le leggi in merito, gli investimenti.

    Tu continua pure a tenere la tua rete aperta perché i tuoi princìpi te lo impongono e/o perché sei consapevole del rischio e te lo assumi, ma per favore: evita di raccontare palle sul fatto che chi non lo fa è un egoista o un retrogrado immotivatamente terrorizzato o un "maniaco della sicurezza".

    (fine)

  11. ansel dice:

    Bene Mantellini,

    rispondi – se vuoi – a queste domande: qui sopra (all'inizio dei commenti) c'è scritto testualmente gli IP sono registrati e per tale ragione chi lo desidera puo' anche commentare anonimamente, che anonimo alla fine non e'. Se uno entra in rete attraverso la tua linea per diffamare qualcun altro è anonimo? Secondo me quel tale è Mantellini. E se io sono il diffamato con chi me la devo prendere? Con l'anonimo (grazie a Mantellini) oppure con Mantellini che gli ha aperto la porta e gli ha detto fai quello che vuoi? Anche la nota che c'è qui sopra va presa come una deprivazione culturale? Ti preoccupi di ribadire la responsabilità  dei commentatori del tuo blog, ma sei pronto ad affidare la tua linea telefonica ad uno sconosciuto? Non ti capisco….

  12. g.g. dice:

    In "società  digitale" citavo Benkler quando dice che una società  basata sulla condivisione è preferibile ad una egoista che si guarda in cagnesco.

    Non è una regola generale. Benkler parlava delle sue preferenze. Ed io delle mie (la mia rete wifi è aperta). Ma la cosa interessante è che Benkler ragiona anche di come certi "beni condivisibili" (condivisibili perchè raramente li usiamo al 100%) siano un vantaggio economico. Il limite della teoria di Benkler è che è ancora predivulgata. Ci vorrebbe qualcuno (o qualcosa) capace di sintetizzarla in una frase che potrebbe capire anche Turani :D

    (io credo che ci arriveremo) :)

  13. g.g. dice:

    Aggiungo, per gli appaassionati di sicurezza militare delle reti, che se uno vuole anonimizzarsi per compiere un reato può farlo anche senza usare la mia rete (esistono mezzi più economici che venire fisicamente sotto casa mia). Così come esistono mille maniere per proteggere la rete interna pur in condivisione dell'accesso internet.

    E in fondo, si tratta di capire se ciascuno di noi crede che intorno a noi prevalgano i delinquenti o le persone perbene. Se prevalgono le seconde, i delinquenti saranno solo un "disturbo di sistema" possibile, ma statisticamente improbabile. In psicologia equivale a sentirsi padroni del proprio destino o a credere che sia tutta colpa del mondo :D

  14. luca dice:

    Mante hai stramaledettamente ragione. Se parliamo di dati non sensibili. Conosco abbastanza la Danimarca per sapere che ancora oggi le cose stanno così. A Joe Tempesta vorrei ricordare la differenza tra etica protestante e morale cattolica. Anche con i cento euro in gran parte del paese si comporterebbero così. Comunque, visto che condivido, le mie reti, quella casalinga e quella dell'ufficio, sono aperte. Da sempre. E se non vedo gente scaricare la posta seduto sul marciapiede, come facevo io 10 anni fa a NY è solo perchè c'è pochissima gente con il laptop e pochissimi ragazzi con un portatile.

  15. damiano dice:

    Leggo nei commenti che un bel po' di gente è preoccupata per i possibili reati che qualcuno potrebbe compiere con la porpria wifi. Togliersi il dubbio non è difficile, a volerlo fare.

  16. Naonda dice:

    La normalità  irreale in cui mio cuggino mi chiede se secondo me è sicuro fare acquisti in tenere con la cc non è afferente alla stessa normalità  (irreale anche questa per la metà  dei partecipanti) in cui si sollevano leciti dubbi in merito alle reti wi-fi aperte.

    I pagamenti con la carta di credito sono molto ben normati e tutelano in toto l'acquirente.

    Non mi devo fidare di nessuno.

    E' il sistema che è strutturato in maniera indiscutibile affinchè non sia io a farne le spese (non mi prendo neanche più la briga di bloccare i pagamenti; l'ultima volta hanno fatto tutto in autonomia quelli del servizio clienti della cartasi).

    Per cui, sebbene faccia specie che qualcuno venga ancora a farci La Domanda, io posso dare una risposta inequivocabile, cui è possibile avere riscontro reale: sì, è sicuro acquistare in rete con la cc per questo questo e questartromotivo (non ne dobbiamo discutere, è così).

    Le interessanti argomentazioni in merito alle wi-fi aperte ("io sono positivo") reggono, invece, su una sorta di missione culturale, apprezzabile ma, datemene conto, un po' meno solida nella sostanza rispetto alle precedenti.

    Tanto è vero che ne stiamo discutendo (per fortuna).

    Il fatto che ci sia spirito di emulazione nei confronti della vendita self-service di marmellate è un aspetto meritevole. Si sta discutendo se si tratti, per i più, di un ritardo culturale-tecnico ingiustificato e colmabile o di una diffidenza lecita (che richiede quindi di essere dissolta da un'apparato tecnico-normativo decente).

    La mia nota a piè di pagina: Mantellini, il fatto che ciascuno possa "fare come gli pare" dovrebbe essere la premessa per una discussione, non la chiusura… altrimenti abbiamo perso tempo tutti :-) no?

    *esce da casa mantellini ringraziando per l'ospitalità *

  17. Larry dice:

    Joe Tempesta, ricordami di offrirti da bere: quoto parola per parola. Credo comunque che il Mantellini non stia dicendo sul serio e stia facendo un qualche genere di esperimento sociologico, studiando le reazioni dei lettori del suo blog: non c'è nessun'altra spiegazione al fatto che una persona intelligente paragoni le reti WiFi aperte ai barattoli di marmellata.

  18. Naonda dice:

    *rientra con discrezione dalla finestra*

    damiano, non hai lasciato neanche una mail, quindi te lo devo chiedere per forza qua: non ci lasciare sulle spine, noi che vogliamo farlo (toglierci il dubbio dico) vogliamo sapere :D

    In merito all'esperimento di Mantellini, che si annoti che la parola "tenere" all'inizio del mio precedente commento è frutto di una specie di crasi mentale tra rete-internet-e la dose di fusa mattutine dei miei mici: è psicologicamente rilevante, ne sono certa.

  19. bg dice:

    è vero che la sicurezza è stata un cavallo di battaglia di stampa e politici per vent'anni, e questo qualche effetto nella psicologia di tutti l'ha avuto. Per fare qualche esempio scemo, noi andavamo a scuola da soli in seconda elementare, oggi vedo genitori accompagnare i figli in auto all'ingresso di scuola fino alla terza media (si sa mai, il maniaco è dietro ogni angolo…). E lo sapete che in molte scuole la ricreazione si fa in classe perché far uscire i bambini nei corridoi è considerato insicuro? Giuro. Non oso pensare come crescano sti bimbi, con che cognizione della propria autonomia e con che rapporto col mondo. Quand'ero piccolo i miei non chiudevano mai a chiave la porta di casa, oggi hanno la porta blindata. Ci sono più reati? il bello è che no, se uno guarda le statistiche non è vero. Semplicemente la sicurezza (l'invasione del pericolo) è un tema che fa vendere giornali e fa vincere le elezioni (e in altri campi forse fa fare affari alle aziende di sicurezza informatica?)

    ciò detto, non so dire chi abbia ragione nel caso specifico. senza rifletterci troppo la mia rete l'avevo chiusa. ora ci penserò, perché se è vero che il firewall è utile e sensato dato che la schifezza che circola è moltissima e verificabile, l'ipotesi che il tizio passi sotto casa mia e usi la mia rete per fare le brutte cose – mi pare di aver cappito che il rischio è questo – è un po' a livello di guarda che arriva l'uomo nero. insomma statisticamente è talmente improbabile che gli svantaggi forse – in questo caso, non sto parlando di password o dialer – sono più dei vantaggi. ma non sono un esperto, come si è capito

  20. orangeek dice:

    @ansel:

    guarda che se qualcuno scarica il pedoporno tramite la mia adsl e viene fuori che non sono un depravato, io non sono perseguibile per "responsabilità  oggettiva" solo perchè gli ho dato un accesso inet. così come non lo è telecom per il porco che scarica dalla sua adsl.

    Che poi il primo ad andare nei casini (=ad avere le retate della polizia alle 5 di mattino) sia l'intestatario dell'adsl l'abbiamo detto e ridetto, ma sicuramente non sono io responsabile di pedopornografia.

  21. Luca dice:

    Massimo, capisco che il tuo argomento è un altro: ma mi sembra che tu escluda una fattispecie che nella sua banalità  esiste. Ed è la mia, e quella di molti altri. Semplicemente, preferisco – per egoismo – che il mio uso di internet non sia rallentato o inceppato da chi si attacchi alla mia rete. E trovo del tutto normale e legittimo che lo facciano anche altri piccoli promotori di reti ADSL come me. Non è altro che la proprietà  privata: come si sa è stata discussa molto, ma ha un suo fondamento. Altrimenti proporrei a qualsiasi estraneo di usare la mia macchina o dormire nel mio soggiorno.

    Poi se c'è qualcuno che lo fa, ha la mia stima.

    Ciao, L.

  22. orangeek dice:

    allora vediamola dal punto di vista strettamente egoistico… imho torna uguale. lungi da me non difendere la proprietà  privata!

    te concedi 10kb/s per gli scrocconi della tua adsl; la velocità  per te nella navigazione non cambia, per il p2p non cambia. A fronte di questo fastidio hai la possibilità  di andare a giro e leggerti la posta, usare skype con un palmare (o laptop o cellulare) wifi e quant'altro.

    Personalmente ripeto che se telecom me lo offrisse ad un prezzo decente (tipo adsl a casa + wifi ovunque a 30 euro il mese) non ci penserei due volte. E la cosa bella è che ce lo possiamo fare da soli, gratuitamente.

  23. Paul dice:

    Mi piace il tuo articolo Mante, è lo stesso concetto (visto che siamo in tema in questi giorni) dello stadio.

    Vai a Barcellona, stadio da 90000 persone, compri un biglietto da €15 in terzo anello e se vuoi ti siedi ovunque, nessuna barriera o cancello tra un anello e l'altro, tra settore e settore; vuoi andare in tribuna con il biglietto da €15? nessuno ti dice niente, nessuno ti chiederà  dove vai, nessuno ti fermerà , se vuoi fai il giro dello stadio indisturbato… però…

    NESSUNO LO FA! tutti stanno seduti al proprio posto, con il biglietto che hanno comprato, a nessuno viene in mente di rubare il posto ad un altro, nessuno fa il furbo.

    Forse come dici tu, Mante, è una questione di cultura e se trasportiamo il tutto al discorso WiFi si capiscono molte più cose della differenza di mentalità  tra noi e il resto d'Europa/Mondo.

    Ah… la mia rete è aperta.

  24. Pao dice:

    A casa vado a 56k causa 'incomprensioni' col il call-centre di vendita di noto ISP che mi ha cordialmente sconnesso la cara ADSL.

    Però, però, però toh guarda arrivo al WiFi del vicino. Anzi due. Per cui ogni tanto per i documenti (!) grandi lo sfrutto.

    Uno l'ho anche ringraziato. L'altro non so chi sia. Non sono l'uomo nero, al più grigio (MM, ricordì la soglia dei 55 anni?).

    Però mai mi sono fidato ad usare cose alla 'figli dei fiori' come POP3 o FTP o taluni moduli di login web con password in chiaro.

    E se l'uomo nero ha il WiFi aperto, con il vaso di miele (o marmellata, dato il thread)?

    Quanto vale l'accesso alle vostre cassette postali?

    Pao

  25. Joe Tempesta dice:

    Tutti meglio degli italiani, tutti più onesti. A Barcellona nessuno cambia posto allo stadio, in Danimarca non rubano le marmellate.

    Contro queste granitiche certezze non vale la pena spaccarsi la testa: che ognuno sia libero di credere alle più assurde teorie.

    Quello che forse farebbe bene sapere, prima di esprimere tutta la propria esterofilia, è che quando all'estero facevano wardriving qui si andava ancora col 56K, che il cracking del WEP non l'abbiamo scoperto noi, che qui si rubano le carte di credito direttamente al ristorante o dal benzinaio, ma su Internet le rubano dagli altri paesi. Potrei fare un elenco di incidenti accaduti in Spagna e in Scandinavia, ma che lo faccio a fare? Tutti meglio di noi, qundo invece è esattamente il contrario, anche se solo per la nostra maggiore ignoranza informatica.

    La differenza tra etica protestante e morale cattolica c'entra come il cavolo a merenda (oddio, capace che qualcuno si alzi a difendere il cavolo a merenda…): soliti luoghi comuni provinciali, che si confutano con un po' di logica (non gli servirebbe la polizia, tanto per dirne una) e se non basta la logica con una rapida ricerca su google news.

    Altra sciocchezza che all'estero tutte le reti siano aperte. Io a Londra ne ho trovate pochissime, molte altre sono aperte nel senso che prima ti fanno pagare con la carta di credito (che ti identifica benissimo).

    Ribadisco il concetto: se uno vuol tenere la propria rete wireless aperta, lo faccia, ma sia cosciente dei rischi che corre. E la pianti di vaneggiare di un'Italia preda di hacker pronti a rubare marmellate o posti allo stadio o collegamenti per commettere reati e tutto il resto del mondo abitato da pacifici elfi. Non è così e basta informarsi un po' per averne la certezza.

    Un'ultima cosa: basta co' sta storia dei pedopornografici. L'ho tirata fuori io, lo so. Ma solo per fare un esempio. Toglietela pure. Facciamo finta che non esista. Il problema rimane comunque.

    P.S. g.g.: l'anonimizzazione dalla propria rete *non esiste*. Puoi rendere anche molto difficoltoso il tuo riconoscimento, ma non arriverai mai a renderlo tanto difficoltoso quanto usare il collegamento di qualcun altro.

  26. yLothar dice:

    Il mio commento lo trovi sul mio blog.

  27. carlo dice:

    Questa volta, confesso, non capisco molto nemmeno io, almeno se mi fermo ad una lettura esclusivamente razionale del tuo post e lasciando perdere etica ed ideologia delle casette danesi, che ben conosco, fra l'altro. Sottoscrivo invece (magari a malincuore, certo) quanto dicono Joe e, soprattutto, Luca Sofri almeno per due ragioni. Uno: da quando ho chiuso l'accesso alla mia rete wi-fi finalmente ho ripreso a navigare senza congelamenti della connessione. In casa abbiamo Fastweb e l'accesso wireless ce lo siamo fatti da soli. Fastweb regge discretamente un paio di connessioni in wireless, alla terza si pianta. Chiudendo l'accesso (che ho avuto aperto per due anni) alle connessioni a scrocco dei vicini, non ho più avuto problemi.

    Due. Ragiono per assurdo ed estremizzo: se nel mio condominio – dove attualmente "vedo" tre reti wireless, tutte chiuse – i condòmini lasciassero tutti l'accesso aperto, per quale mai motivo il nuovo n+1esimo condòmino dovrebbe pagare un abbonamento al web potendo accedere liberamente alle reti altrui? Poi, possiamo discutere per ore di etica e di comportamenti sociali.

    Infine: da padre di un bimbo piccolo – e di una in arrivo, non riesco proprio a vedere il paragone (che non ricordo se ho letto nei commenti, o nel post) fra la percezione negativa della Rete e il tema dei genitori che accompagnano i bambini a scuola fino alla terza media.

    Sono del '65 e andavo a scuola a Milano da solo già  in terza elementare. Oggi, altrettanto, manderei oggi mio figlio a scuola da solo alla medesima età , *ma* con la (immagino) stessa apprensione che avevano i miei genitori e conscio del fatto, sorry, che Milano di oggi col cavolo che è la stessa Milano del '73, non fosse altro per il traffico che è dieci volte maggiore. Analogamente ho a che fare con il web, anche per mestiere, da quando è nato. E analogamente, col cavolo che il web di oggi è uguale a quello, per dire, di quindici anni fa. Non fosse altro per il cambiamento radicale in termini di diffusione e di chi lo frequenta. L'incremento della percezione negativa del web, al di là  dell'italica paranoia in merito, è dovuto in generale all'incremento parallelo del cattivo utilizzo che viene fatto del web stesso. O forse devo credere che gli alert quotidiani e ripetuti del mio firewall dovuti a tentativi di intrusione siano solo una deriva statistica?

    E quindi, al di là  del "volemose tutti bene": perché mai consentire al mio vicino di casa di navigare con la mia connessione?

    C.

  28. Fabio Metitieri dice:

    Larry, il problema e' che Mante la differenza tra il Wi Fi e la marmellata, anzi, tra Internet e la marmellata, ancora non l'ha capita. Lui in Rete ci gioca, mica ci ha mai lavorato.

    Ciao, Fabio.

  29. vittorio dice:

    Sono d'accordo con Joe Tempesta.

    Il paragone con la marmellata non regge e lo sapete benissimo.

  30. Paul dice:

    La scelta di lasciare il proprio wifi aperto o no è personale, c'è chi se la sente e chi no ma evitiamo di far prendere paura alla gente perchè io (e ci lavoro da 15 anni in questo campo) non ho MAI visto o sentito di qualcuno che abbia avuto problemi per aver lasciato una rete aperta e se qualcuno qui ha mai sentito qualcosa del genere, allora bene, farà  precedente.

    Noi abbiamo una legge antiterrorismo che non ci da la possibilità  di lasciare un wifi pubblico aperto se non dopo registrazione attraverso dati personali.

    In America, dove le leggi antiterrorismo sono forse un tantino più dure, coprono città  intere senza bisogno di registrazione. Allora penso che o noi siamo più avanti di loro o loro hanno capito prima di noi l'utilità  di offrire un servizio ad una popolazione sempre maggiore.

  31. ste dice:

    Da quel che ho capito secondo il Mantellini chi non lascia aperta la propria rete lo fa perche' non vuole condividerla. Il che e' una palese sciocchezza: io la rete la chiudo perche' so che altrimenti gli studenti spagnoli del balcone di fronte la userebbero per scaricare mp3 tutto il giorno, ma se la vicina del piano di sopra dovesse chiedermi di usarla per scaricare la posta o per partecipare a un "progetto collaborativo sullo studio del genoma", non ci penserei due volte a darle la password. E non solo perche' e' la figlia del padrone di casa :-)

    Ci sono gli egoisti, e ci sono gli idealisti fino all'autolesionismo; poi ci siamo noi nel mezzo: di solito ce la caviamo con un po' di buonsenso.

  32. palmasco dice:

    Non sono un interprete di Mantellini, non voglio esserlo, non credo negli esegeti. Però devo confessare un disagio a leggere le incomprensioni dei commentatori. Come se vivessero in un altro paese.

    Mantellini non sta forse facendo un discorso più ampio del semplice fidarsi/non fidarsi e del gretto il-mio-bene-non-sia-intaccato-dagli-altri?

    Non sta dicendo che una legge assurda è la sola e unica ragione per cui in Italia, a differenza di tanti altri paesi civili, c'è un rischio associato al gesto sempice ed essenziale di tenere la rete aperta?

    Una legge assurda che di fatto impedisce lo sviluppo della banda larga. Dice che noi singoli possiamo fare qualcosa per opporci, ognuno nel nostro piccolo, per esempio tenendo aperta la banda larga. O sbaglio?

    Poi uno può far finta di credere che siccome manca l'acqua, la banda larga è uno sfizio. Se di fatto ne impediscono la diffusione, che sarà  mai? Finta di credere che siano legall certe clausole, come se telecom ti denunciasse perché un ospite usa il telefono che paghi tu. Può far finta di credere che contro i craccatori vale la politica della paura, del sospetto, quando banche ed enti governativi non riescono a difendersi al 100%.

    Le leggi esistenti sono basate su un fondamento inesistente, che crollerebbe di fronte alle prime vere cause legali.

    Pur non volendo fare l'esegeta, se in Italia ci fossero milioni di bande larghe aperte, il problema diventerebbe politico. Non avremmo le leggi del cazzo che abbiamo, perché ci sarebbe attenzione sul tema.

    La banda larga è un problema di flusso – d'informazioni nel caso particolare.

    Come se siccome in autostrada ci sono incidenti, allora si chiude l'autostrada dopo ogni incidente e nessuno dice niente.

    Non lottare per il flusso oggi, sia pure ad un minimo di rischio personale, significa trovarsi poi, in un futuro prossimo, nella triste situazione descritta qui dalla commentatrice di Potenza: senz'acqua domani.

    :-)

  33. orangeek dice:

    quoto ancora il palmasco. [anche se per me la banda non è uno sfizio, ma sicuramente ci sono problemi ben più gravi…]

    chiunque può fare le sue valutazioni ma mi sembra solo fuori luogo (ed in generale irrispettoso) buttarsi in giudizi su "chi condivide è un…" e "chi non condivide invece è…"; è una scelta, una valutazione, una sensibilità  diversa rispetto ad un problema/fenomeno, una scelta su "so cosa rischio ma a mio avviso ne vale la pena per muovere un po' le acque".

    E comunque gli interessi in gioco sono enormi: altro che marmellata e fogli da qualche euro.

    anche senza wimax, il fatto di far condividere adsl per condominio o per quartieri (come se ne non sbaglio un centro sociale di milano provò a fare) ha un impatto enorme sulle tlc. Proprio di questi giorni la notizia che i ricavi dovuti ai costi fissi di ricarica dei cellulari ammontava a 945 milioni di euro nel 2005….

    questi aspetti che, nel nostro piccolo hanno un interesse relativo, hanno impatto enorme per le grosse società  che non hanno nessuna intenzione di cedere di un mm finchè qualcuno non li obblighi.

    E, purtroppo per noi, decidere di condividere la banda tra i vicini di un pianerottolo non è uguale a far fare la telefonata ad un amico…

    Se tutti aprissero le proprie reti (parlo di quelli che non lo fanno per paura delle conseguenze legali, non per "sicurezza informatica"), le tlc si tovrebbero davanti a quello che in USA ha la RIAA: milioni di persone scaricano mp3 gratis. Portano in tribunale (in realtà  si chiude con un risarcimento) un paio di persone al mese sperando che la gente ne abbia paura.

    Beh, come tutti sappiamo, hanno perso. Siamo arrivati al punto che esponenti della EMI (se non sbaglio, comunque una delle N sorelle della musica) ha affermato che "la pirateria è un business da affrontare come se fosse un competitor".

    Di sicuro se nessuno farà  niente per farsi sentire niente cambierà .

  34. phibbi dice:

    Parla uno senza Wlan, ma che se l'avesse probabilmente condividerebbe la connessione con "i passanti". E parla uno che di questioni legali legate all'abuso di Wlan altrui non ne sa una mazza.

    Tutte le tue considerazioni sono condivisibili, ma imho non cèntrano uno dei punti fondamentali. Dai commenti precedenti, sembra che quelli che tengono le porte chiuse lo facciano più per paura dei rischi legati all'uso improprio da parte del "passante" che per "egoismo di banda".

    Tu li paragoni a quelli che non si fidano dei pagamenti online, ma è sensato?

    A quelli che ti (e mi) chiedono se vale la pena fidarsi a usare la carta di credito sul web non gli dai degli arretrati tecnologici, ma gli dici che possono dormire sonni tranquilli, che possono annullare i pagamenti fraudolenti, che è più rischioso darla al cameriere, ecc.

    Ma a quelli che tengono le porte chiuse per paura di finire una nottata in questura, a giustificare un abuso fatto con la tua connessione, non dici che possono dormire sonni tranquilli perché è un caso previsto dalla legge ma gli fai una paternale, parlando di cultura della condivisione (sacrosanta, sia chiaro) e accusandoli di essere degli asociali dietro a un fossato.

    Probabilmente – penso a Joe Tempesta – quelli che non condividono la connessione non sono "contro" per partito preso, ma hanno solo dei dubbi sulle possibili implicazioni legali dell'abuso da parte di terzi. Se in questo post (o nei commenti) qualcuno avesse spiegato che è una paura immotivata perché la legge non può toccarti, forse molte porte si sarebbero aperte.

    Ciao,

    Alessandro

  35. Naonda dice:

    Ok mi sono fatta un parere, è già  qualcosa. Mi manca qualche mezzuccio e qualche info più tecnica; sopperirò.

    Riassumerei tipo: E' da incoscienti "istigare" (fatemi passare il termine benevolmente) all'apertura delle connessioni wi-fi.

    Se non ci capisco un'acca di come funziona un aggeggio (ad esempio il wi-fi), nell'ignoranza, la porta è meglio che la chiuda, piuttosto che no (in realtà  sarebbe meglio non adoperarlo affattoÂ… ma sono totalmente succube del fascino della connessione in bagno).

    Per cui la discussione, credo, meriterebbe approfondimenti più sul "come si possa aprire e gestire correttamente e coscientemente una rete wi-fi" che sul fatto (e concordo con orangeek) circa chi è deficiente facendo cosa.

    Il fatto di condividere una connessione coscientemente e in accordo con i condòmini è interessante giusta ottimale e, di fatto, impraticabile… non so il vostro condominio che grado di fraternità  intrinseco abbia… ma vi invidio a priori.

    Io credo che non sia marginale la questione normativa (che di fatto è quella concordemente deprecata anche in questa sede). Se la normativa regolasse in maniera chiara e rassicurante l'utenza wi-fi il problema sarebbe risolto a monte. Incluso il fatto di prevedere una delocalizzazione della fornitura di connessione (come si auspica qui).

    Il wi-fi fai-da-te che il mondo è buono sembra a me un’ottica hippy e irresponsabile.

    E il contrario non è “fare nulla”.

    Inoltre, non è cosa strana da pensare che la normativa faccia la differenza: con il commercio elettronico il legislatore si dimostrò molto più avanti di quanto non lo fossero all'epoca gli utenti.

    Perciò in quel caso le discussioni sul fatto che fosse sicuro o meno si risolvevano da sé. Inoltre, gli operatori del settore (circuiti interbancari) lavorarono e lavorano tutt'ora in maniera ineccepibile.

    Inciso: e' che si vede che non riesco neanche ad essere ironica (anche quando lo dico: hei sto per essere ironica okok?): la questione dell'acqua a Potenza non si pone :D c'è, costa tanto, relativamente al mio portafoglio e alle tariffe di altri enti gestori (citavo l'acea di roma), così tanto che se come auspicava orangeek, l'adsl divenisse "un diritto a prezzi ridicoli, come l'acqua, il gas e il telefono" io dal mio canto auspicherei che divenisse un diritto parecchio più economico (dato che non considero affatto economici nè l'acqua nè il gas nè il telefono).

    E' una questione di denari.

  36. Naonda dice:

    Ok, domanda (seria, per sapere, non ironica): come può il mio concedere banda (in un posto in cui quindi la banda larga c'è) portare profitto alla causa della diffusione della banda larga?

  37. Larry dice:

    @phibbi: ah certo, con un atteggiamento paternalistico si risolve tutto: sono dei deprivati culturali, ma non è colpa loro se sono ignoranti e un po' stupidi. Li si può far senz'altro rinsavire.

    Smetto qua, tanto è inutile discutere con gente che parte dal presupposto che tutti gli altri abbiano torto, e sviluppa ogni sua considerazione a partire da lì.

  38. orangeek dice:

    @phibbi:

    non so se ti riferisci a me, ma io ho capito benissimo il punto di vista ad esempio di joe tempesta (che ho confermato anche dal post che ha fatto sul suo blog).

    Solo che non sono daccordo. Penso che anche joe abbia capito il mio e diverga. Niente di strano.

    Non sono un predicatore e non voglio dire a chi non ne capisce una mazza (affettuosamente parlando) di aprire la propria rete: ho solo detto che io, con le mie conoscenze/opinioni/cognizioni, ho deciso di prendere questa scelta. E non ho detto che gli altri sbagliano o sono egoisti o chissà  cosa. sticavoli, la pensano in maniera diversa da me…

  39. orangeek dice:

    @naonda:

    alle persone "ignoranti" consiglio di imparare o chiedere consiglio a chi ne sa di più. chi sa di cosa si sta parlando prenderà  le sue contromisure e scelte.

    In questo il router di FON (con due aree distinte, una sicura e l'altra pubblica) potrebbe svolgere adeguatamente il concetto di maestrino consentendo anche a chi non ci capisce di fare una configurazione un po' più complessa, con due aree distinte.

    Non mi interessa fare a gara a chi ce l'ha più lungo tra l'hippy e il capitalista del wifi; se un capitalista mi dice che gli dispiace non poterla aprire (per tutti i rischi annessi e connessi) e che è però costretto a comportarsi così, accetto il suo punto di vista.

    Semplicemente diamo un peso diverso al rischio associato… lui alto io meno.

    Quanto poi leggo che "cosa ci guadagno a condividere la banda e andare un po' più a legna"? allora rispondo, come ho fatto, che a fronte dell'andare un po' più a legna (e poi ripeto che non è vero: ormai dozzine di access point hanno il Quality of Service) a casa propria, uno può giovarsi di un collegamento inet quando è fuori a costo zero (dato che ora i costi sono proibitivi). E su questi fattori che portano una persona a chiudere la propria rete sono ancora meno convinto che per il rischio connesso.

    Sulla domanda "economica": fai conto che gli N milioni di utenti adsl(o una buona percentuale…) in italia aprano la propria connessione ad altri. Fai conto che si diffonda il bisogno (ancora non così sentito se non per geekaggine o lavoro) di collegarsi ad inet da in mezzo alla strada.

    Se poi telecom mi lancia una tariffa da 50 euro al mese per un forfait wireless, _oltre_ quello che già  pago a casa per alice, pensi che qualcuno pagherebbe? No.

    Cosa può fare Telecom incazzata? portare in tribunale coloro che condividono banda (come in USA fa la RIAA per gli mp3). "Coloro" sono milioni (come per il p2p)… e Telecom non porta a casa nulla. Niente. Spera di far paura agli altri e non ci riuscirà . Come la RIAA.

    Allora magari invece che offrirlo a 50 euro il forfait wireless verrà  venduto a 12 euro, garantendo una copertura più estesa e un servizio più efficiente. E allora forse mi abbonerò.

    E sull'ironia: continuo a dire che a Palermo in estate ed in alcuni quartieri non hanno acqua corrente… altro che tariffe!

  40. Joe Tempesta dice:

    La legge Pisanu non c'entra nulla. Ripetiamolo insieme: non c'entra nulla. Non c'entra nulla con i rischi che si corrono lasciando il WiFi aperto. Se non ci fosse la legge Pisanu, anzi, quando non c'era la legge Pisanu, quando qualcuno si collegava alle vostre reti e le usava per far casino (ribadisco: anche solo beccarsi una querela su un newsgroup), venivano da voi. Esattamente come adesso.

    In base a cosa Phibby sostiene che "la legge non può toccarti"? Certo non andrai in galera, ma siamo sicuri sicuri che non verrebbero da te la mattina alle 6 e non ti sequestrerebbero TUTTO?

    La questione non è aver paura di conseguenze. Io semplicemente penso che lasciare libero accesso alla propria rete senza alcun tipo di identificazione sia un comportamento irresponsabile. Nei propri confronti, perché si mette a rischio la propria privacy; nei confronti della legge, perché qualsisi cazzata esca dalla nostra rete ha il nostro indirizzo IP. Ma se questi sono affari propri e ognuno fa come gli pare, altrettanto non è nei confronti di TUTTI GLI ALTRI utilizzatori di Internet. Faccio un esempio: un fesso va sotto casa di Mantellini e diffama Tizio su un newsgroup. Tizio lo denuncia, la polizia postale va da Mantellini, Mantellini in 5 minuti riesce a dimostrare che non era lui ma non ha la minima possibilità  di sapere CHI davvero fosse. Quindi Tizio lo prende in saccoccia e non sarà  mai risarcito. Mantellini ha lasciato la rete a disposizione di chiunque voglia leggersi l'email sotto casa sua, ma grazie alla sua rete Tizio è stato danneggiato, e non potrà  essere risarcito.

    Quindi non è solo questione di cosa rischio io, ma anche di cosa rischiano TUTTI GLI ALTRI. Tantopiù che per quanto mi riguarda, e qui rispondo a Phibby, io come orangeek potrei benissimo fare in modo che chi accede alla mia rete non possa fare danni. Potrei aprire solo porte perlopiù innocue, potrei attivare un IDS per bloccare e loggare traffico sospetto, potrei isolare gli ospiti non consentendo loro di "vedere" il resto della rete. Continuerei a non sapere chi usa la mia rete, ma difficilmente avrei alcun tipo di grana, e in più avrei un sacco di informazioni utili da dare a un eventuale magistrato. Ma in quanti qui dentro, titolare che ci dà  dei "deprivati culturali" incluso, possono fare lo stesso?

    La storia di Internet è piena di eventi simili a all'esempio di Tizio e Mantellini, che hanno comportato consenguenze per TUTTI.

    Se volete ve li racconto.

  41. orangeek dice:

    @joe:

    beh, a mio avviso ora esageri. Sulle responsabilità  del Mantellini (mie) che apre la rete sulla non tracciabilità  dell'aggressore non sono assolutamente daccordo. E che sono io la polizia postale? E che sono io che devo garantire la tracciabilità ? Ma per piacere… (educatamente parlando).

    se è illegale lasciare la porta aperta e lo faccio volontariamente, ne pagherò le conseguenze. E Mantellini pure. Se è pericoloso anche se non illegale, ne pagherò le conseguenze. E basta. Non darci anche responsabilità  su "tutti gli utenti inet"…

    Tanto i veri danni li fanno le persone che sanno come tutelarsi… non certo i fessi che vengono sotto casa mia, mandano affanculo qualcuno e scappano sperando di addossarmi le colpe. I furbi usano i biglietti anonimi o non tracciabili : backdoors, zombie pc e quant'altro… tra l'altro saltati alla cronaca di recente per la loro _imbarazzante_ diffusione.

    Un po' di moderazione non guasta mai.

  42. Morpheu5 dice:

    Trovo sacrosante le tue osservazioni, Massimo, ma non posso che confermare le preoccupazioni di Joe Tempesta qui sotto a me. In più aggiungo questo fatto: tu stesso ti lamenti troppo spesso dell'ignoranza ed arretratezza del pubblico navigante italiano nei cronfronti delle tecnologie. Immagina cosa succederebbe se una persona mediamente ignorante lasciasse il suo router – di qualunque ordine e grado – aperto così come ricevuto dal proprio ISP e poi non sapesse proteggere i computer che ci stanno dietro e che magari contengono importanti informazioni personali o di lavoro (parlo perché è il mio caso, anche se io so proteggere i miei computer).

    Se ti rubano cinque vasi di marmellata non è un dramma, magari la trovano buona e, colti dai sensi di colpa, tornano a comprartene altri cinque. Oppure gli fa schifo e non tornano più.

    Se ti rubano quell'importante dossier su cui stai lavorando e che non andrebbe divulgato prima dei tempi stabiliti, questo potrebbe essere un danno per te e per altri.

    Vero è che qui da noi si demonizza troppo spesso e volentieri Internet, ma non mi sento di bollare le preoccupazioni riguardo al pedoporno come "sciocchezze" né altre questioni apparentemente più futili come "quisquilie". A questo punto mi piacerebbe poter applicare agli umani le leggi della robotica di Asimov, in particolare la terza e la prima nella sua seconda parte:

    3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.

    1. Un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

  43. Joe Tempesta dice:

    orangeek: è davvero curioso leggere questo scaricamento di responsabilità  dal sapore individualista da parte di chi invece sostiene la comunione delle reti. Prima di arrabbiarti vado a spiegarti.

    Internet non è la televisione: la televisione trasmette, tu la guardi. Gli unici responsabili di ciò che succede è chi la televisione la trasmette. Sia in senso tecnico (ripetitori), sia in senso di contenuti (programmi televisivi). Se si rompe un'antenna, tu non puoi avere colpa. Se in un programma bestemmiano, tu non c'entri nulla.

    In Internet invece ogni computer collegato è un pezzo della rete. Nessuno escluso. Il buon funzionamento della rete stessa dipende dal buon funzionamento di tutti i pezzi.

    Quanto sarebbe comodo usare sempre lo stesso server SMTP per inviare posta, ovunque ci si trovi? Da tempo non è più possibile perché quei server venivano usati dagli spammer. E' responsabilità  di ogni amministratore fare in modo che il suo server non venga usato per recare danno agli altri quindi gli open relay sono stati chiusi. Per dare maggior forza a questo argomento, di fatto è stato imposto che gli open relay non possano più esistere: semplicemente rifiutando qualsiasi messaggio da questi proveniente.

    Sai cos'è l'attacco chiamato Smurf? Non sto ad annoiare entrando nei dettagli (chi volesse può scrivermi), ma una volta i router Cisco erano configurati di default in un modo che poteva essere utile per alcuni scopi, ma che poteva essere usato anche per creare molti (ma molti) problemi su Internet. Alla fine la configurazione di default è cambiata, e i vari amministratori dei router che avessero avuto una versione vecchia l'hanno cambiata.

    Tornando a un ambito domestico, cosa succede se la tua macchina non è protetta da antivirus e da firewall? Succede che viene infettata da worm in tempo zero. Che iniziano a replicarsi. Più sono le macchine infette più il traffico aumenta. E' colpa tua? No. E' tua responsabilità  perché non hai fatto il possibile per evitarlo? Io credo di sì. Non finirai in galera, ma di certo sei stato negligente. Le tue macchine e le tue reti sono sotto la tua responsabilità , è tuo dovere fare in modo che non creino problemi al resto delle macchine e al resto delle reti.

    Capito cosa intendo con "comportamento irresponsabile"?

  44. Antonio Sofi dice:

    Massimo, bel post, mi sei piaciuto :)

  45. orangeek dice:

    @joe:

    è difficile che mi arrabbi… non ti preoccupare. :D

    capisco cosa dici, non conoscevo lo smurf (google mi ha aiutato ora), so la storia degli open relay, ma … il discorso non regge.

    gli open relay, ad esempio, sono accessibili, in massa, da pochissimi spammer (sempre in questi giorni, una statistica non so dove su quanti siano pochi gli spammer, in relazione al traffico generato); gli spammer non sono contentrati sul globo e possono accedere a qualsiasi open relay del mondo. Lasciare anche uno solo di questi aperto, sufficientemente potente, potrebbe generare un traffico spam spaventoso.

    Gli HippyWIFI (cominciamo ad utilizzare forme sintetiche) sono dispersi (mi auguro) sul globo e per fortuna gli stronzi cracker no. probabilmente gli stronzi bravi sono ancora meno concentrati.

    Le probabilità  che uno stronzo cracker abbia _bisogno_ di un hippy per commettere le sue nefandezze sono ridicole: e lo sai. tu stesso hai parlato nei commenti di come fa una persona esperta et malintenzionata a coprire le proprie orme lungo il web. Ci riesce comunque.

    Ce la fa da server web mal configurati, da pc zombie, dalle università  e, soprattutto, data la natura del wifi (forse col wimax sarebbe diverso) non sarebbe neanche intelligente stare in zona a commettere porcate: molto più intelligente farlo da e attraverso inet, no?

    E poi: tu assegni qualche responsabilità  (seppur per negligenza) anche ai non esperti che si fanno infettare il pc: quali sono i vantaggi che si ottengono a fronte dell'infezione? Zero. Nessuno. solo rischi e rotture di balle.

    Quali sono i rischi di aprire wifi? ci hai fatto un'enciclica a riguardo… :) Ma hai parlato dei vantaggi? concordi sui vantaggi? No, non ne hai parlato.

    Come dicevo prima: capisco i rischi (ma limito di molto le responsabilità , rispetto alla tua opinione) ma capisco/conosco/mi rendo conto et apprezzo i vantaggi e secondo me il gioco vale la candela.

    Da quanto risulta dai tuoi commenti, non sembra neanche che tu faccia una valutazione.

    E se la fai, semplicemente abbiamo una bilancia diversa: per te pende troppo dai rischi e per me pende più sui vantaggi. :D

  46. orangeek dice:

    e tu mi dirai:

    "il fatto che sia improbabile che un cracker abbia bisogno di un hippy non significa che tu debba lasciare una bella porta aperta che gli facilita le cose".

    ed io risponderò:

    "ribadendo il discorso che, data la probabilità /i rischi/i vantaggi, secondo me il gioco vale la candela, non voglio essere obbligato a non tenere un estintore/una zappa/una falciatrice in giardino perchè potra sempre esserci qualche stronzo che la usa per scannare qualcunaltro".

    La zappa può essere utile al mio vicino, che la usa ogni giorno, a fronte delle remote possibilità  di avere un serial killer che la usa per ammazzare una 13enne. E soprattutto il pazzo in questione potrà  usare dozzine di altri strumenti per uccidere (il cracker bravo potrà  usare ben altre porte per fare porcate)

    Wifi non è pericoloso in sè, è utile per tutti, potenzialmente utilizzabile con frequenza e soddisfazione e buona fede, non posso farmi tutte queste menate per l'improbabile serial killer.

    Ripeto: valutiamo rischi, vantaggi, probabilità .

  47. Andrea dice:

    Solo per dire che in Danimarca è ancora così…

  48. Fabio Metitieri dice:

    Belli gli schieramenti in questo lungo dibattito.

    Da un lato – con forse un'unica eccezione, direi in odore di movimentismo – ci sono i "biechi" tecnologi, bollati come fanatici della sicurezza. Praticamente dei deprivati… Che poi sono quelli la cui filosofia – ognuno e' responsabile della Rete e del suo funzionamento, come ha ricordato Lazzeri – e' stata per anni alla base dello sviluppo e del successo di Internet, mentre i vari Mante la posta elettronica ancora non sapevano cosa fosse.

    Dall'altra ci sono i Mante, i Gigi', i Sofi, gli ideologi che le mani nella merda del'informatica non le hanno mai messe, per non sporcarsi, e che considerano tutto quello che non capiscono solo delle inutili "technicalities", che non servono a spiegare agli altri cosa e' la Rete e come devono usarla, o a prevederne il futuro.

    Molto istruttivo…

    Ciao, Fabio.

  49. Lunar dice:

    mentre noi ci guardiamo l'ombelico con la lente di ingrandimento il mondo va per la sua strada:

    http://www.latimes.com/news/local/la-fi-wifi14feb14,0,3502072.story?coll=la-home-headlines

  50. vittorio dice:

    http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1892167&r=PI

    Gli hotspot WiFi? Paradiso di violenti e criminali – Punto Informatico

    Le forze dell'ordine americane sono preoccupate per il crescente diffondersi dell'uso criminoso dei punti d'accesso wireless negli States. Sono pericolosi, dicono, poiché favoriscono l'anonimato

    che richiama:

    http://www.informationweek.com/story/showArticle.jhtml?articleID=197005859&cid=RSSfeed_IWK_All

    Unsecured Wi-Fi Networks: A Hiding Place For Online Criminals – InformationWeek

    Officials with the Internet Crimes Against Children task force are concerned that consumers and businesses are unaware they're contributing to the problem.

    se poi volete continuare sui vostri sofismi sulle libertà … fate pure.

    Ma non tirate fuori la scusa che tanto chi vuole essere anonimo lo fa comunque e altri blabla che non hanno riscontro sui fatti.

  51. Naonda dice:

    E infatti guardando l'ombellico di Lunar si viene a capo del fatto che non è possibile demandare ad una cordata di hippy (orangeek ha compreso benissimo la benevolenza della definizione) la copertura wi-fi di un territorio….

    Esterno il mio sentimento in merito al facche che questi posti sono meravigliosi…

    Le discussioni che ne nascono riescono a finire come appendice dell'articolo di punto informatico (citato) che sitnetizzerei cosi: gli ammericani sono più avanti di noi che cianno il uaifai ovunque, cosi piu avanti che loro hanno gia capito che lo devono regolamentare. E chiosa: si ma noi lo dobbiamo aprire prima di chiuderlo.

    :D e' forte.

    Nota: chi come me bazzica in quelli di Arezzo avrà  notato la disponibilità  della rete wi-fi di Eutelia alla affrontabile cifra di un euro/giorno (disattivabile con semplice procedura nei periodi di non utilizzo per giunta). Una cosa tipo questa con la possibilità  diciamo di una sorta di roaming sul territorio… sarebbe una buona soluzione, no? Ah, le prestazioni della linea sono molto buone (io che ci gioco con la rete ne capisco di latenza, mica mail e newsgroup tzc <--- ironico ironico eh).

  52. Maurizio Gotta dice:

    Gestisco per professione una rete Wi-Fi che si estende su più comuni non raggiunti dall'adsl.

    La rete è aperta, la navigazione interna sui server della rete civica è gratis, ma per l'accesso a Internet il cliente si deve identificare tramite username e password. Perché? Primo perché per me non è un hobby, ma una fonte di reddito, una rete che ho costruito pezzo per pezzo impegnando tutte le mie risorse finanziarie per portare la banda larga dove non arriva. Secondo perché esiste una legge che mi obbliga, se fornisco accesso a Internet (gratis o no, non è l'oggetto del contendere) a tenere traccia di chi fa cosa e a richiesta dell'autorità  giudiziaria, di consegnare i log.

    Ammesso e non concesso che potessi permettermi di dare l'accesso gratis (cosa che ho fatto durante il betatesting), dovrei comunque tenere i log.

    Io sono per le reti wi-fi aperte, ma con controllo dell'identità , anche nel caso di reti amatoriali.

  53. orangeek dice:

    maurizio:

    ottimo progetto, complimenti.

    Vorrei farti una domanda sull'autenticazione che fai degli utenti: a norma di legge, i dati che richiedi per avere poi uno username e password, sono sufficienti? ovvero, cosa impedisce che io mi metta come Diego Armando Maradona con una mail "di comodo" (seppur funzionante) e poi di fatto risulti non tracciabile?

    Sono curioso, mi piacerebbe implementare una cosa del genere sulla mia rete…

    grazie

  54. Maurizio Gotta dice:

    Gli utenti che hanno accesso a Internet sono titolari di un contratto, che viene erogato solo a fronte di identificazione certa con carta d'identità  e codice fiscale/partita iva, con tanto di firma su contratto cartaceo.

    Se producono documenti falsi non è più un problema mio in quanto provider, ma di pubblica sicurezza in senso lato, ovvero commettono un reato punibile dall'autorità  giudiziaria.

  55. Naonda dice:

    Si, la stessa procedura che ha adoperato Eutelia con me. Carta di identità  e codice fiscale.

  56. orangeek dice:

    ah, immaginavo che ci fosse dietro qualcosa di più "giuridico" di user passwd. :)

    E se questo livello di identificazione è il limite minimo per l'osservanza della legge, sono sempre più convinto che FON (che usa user passwd) sia "illegale" tanto quanto lasciare il proprio AP aperto per far connettere altri.

  57. Guido Scorza dice:

    La condivisione – anche della connettività  – è un elemento importtante, direi fondamentale della società  dell'informazione…non credo, tuttavia – è lo scritto oggi sul mio blog (www.guidoscorza.it) che proteggere la propria rete possa essere considerato un atto di egoismo..

    Il problema non è il rischio dei barattoli di marmellata che qualcuno sottragga dalla mia cucina ma, piuttosto – per continuare con la stessa metafora – dei barattoli di marmellata che qualcuno sottragga alla cucina del mio vicino passando per casa mia…

    Condivido la tua filosofia ma, sfortunatamente, non credo che il contesto giuridico sia matura per suggerire agli utenti di aprire le proprie reti…