Su Punto di oggi c’e’ una lunga interessante intervista al Ministro Paolo Gentiloni a cura di Dario Bonacina. Il ministro – che ripete per ben quattro volta, riferndosi alla Rai l’orrenda parola “mission”, illustra i limiti e le prospettive del nuovo contratto di servizio. Le variazioni alla bozza che circolava in rete sono – come e’ noto – assai deludenti, sia in termini di “slancio economico” verso l’innovazione sia in termini di gestione dei diritti (la posizione di Gentiloni e’ che in genere non esista la possibilita’ di rendere disponibili in rete tutti i contenuti Rai perche’ essi sono in buona parte tutelati a prescindere dalla volonta della Rai stessa). Nel caso specifico l’unica “lunga coda” che sarebbe il caso di citare e’ quella del cane ce se la morde da solo visto che nemmeno sui contenuti che produce la Rai sembra essere in grado di prevedere una gestione libera dei diritti. Il che onestamente puzza di bruciato assai: e’ piu’ probabile che i contenuti prodotti continuino ad essere visti come un merce con un proprio ipotetico mercato e che come tali non si ritenga opportuno “regalarli” agli utenti (che ne sarebbero poi i legittimi proprietari). E questa e’ una miopia tanto usuale quanto francamente deprimente. In mezzo a tanta fatica a riconoscere e valorizzare il nuovo ci sta pure una bella apologia del Digitale Terrestre a sottolineare ogni giorno di piu’ la immutata vocazione “broadband” anche di questo governo: manca solo Costanzo che se ne esca con un “Buona camicia a tutti!”.

2 commenti a “LA MISSION DELLA RAI”

  1. Ferd dice:

    C'è – nell'intervista – una domanda che contiene un bellissimo legame tra net neutrality e l'abbattimento del digital divide (abbattimento di cui Gentiloni si fa sempre strenuo propugnatore), un concetto fondamentale, IMHO:

    se i contenuti sono accessibili dalle piattaforme RAI, infatti, tutti devono potervi accedere alle medesime condizioni, senza discriminazioni di utenti e operatori, con il presupposto di un'infrastruttura broadband capillarmente accessibile da tutti. I nuovi contenuti saranno accessibili attraverso dei "concessionari" o solo attraverso RAI? Una scelta o l'altra può far pendere da una parte, o dall'altra, la questione della neutralità .

    Domanda a cui Gentiloni ha dato una risposta che non dice assolutamente nulla. Forse perche' ha colto la spinosita' dei concetti e, essendo assolutamente impotente di fronte ai poteri forti, sapeva di non poter dire nulla di gradito agli utenti?

  2. Gus dice:

    L'impressione che se ne trae è che la prima stesura del contratto di servizio Rai sia quella del Gentiloni che è andato al potere per cambiare effettivamente le cose, la seconda sia quella che il Palazzo ha imposto e a cui il ministro si è dovuto, obtorto collo, assoggettare.

    Si potrebbe dire che la prima era la stesura ad essere "abbozzata", nella seconda stesura è il ministro ad aver "abbozzato". Riconsoliamoci con la lenzuolata, anche perché, a vedere il resto del Parlamento, si fa fatica a trovare un politico più competente in materia di comunicazioni. Peccato che non lo facciano lavorare.