17
Gen

Il numero in edicola e’ l’ultimo della versione cartacea di Vision. Vale la pena osservare che ormai gran parte dei magazine su carta che parlano di tecnologia hanno chiuso i battenti o si sono ampiamente ridimensionati. Argomento interessante che andrebbe forse declinato meglio. Nel frattempo Ugo Bertone e Franco Carlini, nell’editoriale di chiusura di Vision affrontano con garbo ed intelligenza molti dei punti controversi del passaggio dalla carta al web. Chiude Vision ed inizia (o meglio continua) Visionblog.

àˆ successo per una infinità  di motivi, che vanno dalla vocazione spinta alla pubblicità  come fonte prevalente di fatturato, agli interessi “vestiti” di molti editori che usano i quotidiani come raffinati strumenti di lobbying, al servizio di altri interessi, legittimi ma diversi. Se dunque le copie vendute calano non è solo per ragioni demografiche (leggono specialmente gli adulti e gli anziani) ma anche perché molti già  lettori si sono resi conto che di tanta carta stampata possono benissimo fare a meno: da un lato non porta abbastanza valore di informazione e conoscenza e dall’altro sul web si trova altrettanto se non di più e di meglio (insieme a molta spazzatura, ma i lettori naviganti hanno ormai imparato dove trovare quello che serve loro).

11 commenti a “VISION 2.0”

  1. Alberto Claudio Tremolada dice:

    Dalla carta al web… e ritorno

    di Franco Carlini e Ugo Bertone

    Le linee concettuali di tale difesa dell’esistente sono state: 1) nessun medium di comunicazione è mai stato totalmente soppiantato da quelli nuovi emergenti, e dunque non succederà  nemmeno in questo caso………………………………………………

    Chi preconizza la scomparsa della "carta" ( diverso dall'integrazione dei diversi medium, su cui sono pienamente d'accordo ) a favore del "web", dovrebbe chiedersi quali sarebbero le ricadute sociali ( non solo nel settore carta stampata ).

    Mantellini se aveva, giustamente, da suggerire o esporre le sue vedute al Ministro Gentiloni ed altri che erano presenti ( editori e giornalisti ), poteva venire alla Cena di ieri sera al Circolo della Stampa a Milano ( erano a disposizione dei partecipanti ).

    Era presente?

    Saluti.

    Alberto Claudio Tremolada

    alberto@bloggeraus.com

  2. Max dice:

    Non è che chiude perché Vision era un giornale mediocre e rimaneva invenduto?

    Alla fine, resiste solamente la tecnologia trattata dal Sole 24 Ore.

    Non sempre è colpa degli editori, qualche volta è colpa dei giornalisti tronfi e di lettori sgamati.

    O no?

  3. massimo mantellini dice:

    No Alberto non c'ero. Avrei dovuto?

  4. Maurizio Benzi dice:

    Beh, se fosse stata un'iniziativa di successo non avrebbe certo chiuso (scusate ma io non l'ho mai sentito nominare se non oggi da Anna Masera).

    Un blog ha costi di struttura inferiori di un magazine cartaceo, ma la competizione sulla Rete per accaparrarsi l'attenzione è talmente elevata, che mi chiedo se valga la pena investire senza differenziarsi profondamente.

    Poi si potrebbe discutere sul ROI di iniziative come questa, perchè la pubblicità  sulla Rete non è sicuramente la panacea di tutti i mali.

    Intanto se oggi qualcuno sul treno vuol leggersi articoli che parlino di Rete, non può far altro che rimpiangere WmTools e Business2.0

    Ciao,

    Maurizio 3.0 ;-)

  5. Ubik dice:

    Maurizio, parti bene e poi ti contraddici da solo: perchè ti sembra evidente che, se Vision chiude, è perchè non era un magazine di successo mentre se WMtools ha chiuso è per una ragione diversa?

    Tra l'altro Wmtools aveva un costo folle, più o meno 3 volte quello di Visionblog e non mi sembrava molto giustificato, imho.

  6. MrReset dice:

    Mi inserisco nella discussione, un po' come parte in causa.

    Il problema vero delle testate di tecnologia è che o scegli un determinato target e quindi lo coltivi, oppure il destino è segnato.

    Il web bruca le notizie e gli approfondimenti in fretta, sempre più in fretta.

    La strada del web è buona, percorribile, ma è necessario, anche in questo caso, avere una grandissima conoscenza del target.

    Del resto, Punto Informatico, 01net e VnuNet non è che navighino nell'oro…

  7. Maurizio Benzi dice:

    Beh, WMT era molto conosciuto dagli operatori del settore. E in quell'ambito era apprezzato.

    Vuoi per la fine della bolla, vuoi per l'aumento della concorrenza, vuoi per la carenza di sponsor pubblicitari o per 1000 altri motivi, ha chiuso. Quello che resta è che, in particolare nei primi anni di vita, gli articoli erano di ottima qualità  (ad un prezzo sicuramente spropositato, hai ragione).

  8. Fabio Metitieri dice:

    Benzi, Web Marketing Tools era una rivista carissima, venduta solo in pochissime edicole – credo quasi solo a Milano – e dove scrivevano per lo piu' i rampantini o wanna-be-tali delle Web agency, con interventi spesso deliranti.

    In media, il 60% degli articoli erano cazzate scritte con i piedi, al limite del ridicolo o della vergogna, un 30% era appena passabile, un 10% erano buoni interventi (e gia' son generoso, sulle percentuali…)

    Per questo era comperato sostanzialmente dal giro degli stessi rampantini che ci scrivevano, o dai loro amici. Autoreferenziale quasi quanto il pianeta Blogopalla italiano, si potrebbe dire…

    ;-)

    Malgrado il prezzo folle, malgrado il fatto che NON pagassero i collaboratori (!!!) – e mi risulta che ci siano in corso le solite cause perse – non sono riusciti a reggere e hanno chiuso per ben DUE volte….

    Insomma, se vuoi l'opinione mia (e dei fatti): hanno chiuso perche' facevano schifo.

    Come ho gia' scritto piu' volte, Wmt e' (quasi) l'unica rivista di argomento Internet sulla cui chiusura non ho versato calde lacrime, ma al contrario mi sono detto: "Era ora, forse esiste ancora un po' di cervello, nel mercato".

    E smettiamole di raccontare balle: se la bolla e' scoppiata cosi' pesantemente, qui in Italia, e' anche perche' troppi "professionisti del Web" erano yuppettini molto presuntuosi ma senza qualita' – soprattutto tra i markettari – e troppi, veramente troppi business plan erano inesistenti.

    E mi spiace vedere come ora, mentre qualcuno sta annusando di nuovo l'odore dei soldi – spero sbagliandosi – certi attegiamenti stiano tornando a galla. Dell'ondata Web 2.0 mi conforta solo una cosa: per fortuna non c'e' nulla di concreto, nessuna bolla che potrebbe scoppiare. Perche' altrimenti scoppierebbe, uh come scoppierebbe…

    Ciao, Fabio.

  9. Maurizio Benzi dice:

    Uff Fabio, ma non ti va mai bene niente eh?

    Nel 1998 nessuna rivista italiana parlava di marketing on line. WMT lo faceva, e almeno per i primi 20 numeri, molto bene. Ve beh ma tanto su questo mi sa che abbiamo opinioni troppo differenti…

    Non quanto te, ma anch'io sono scettico su alcune tendenze del Web2.0. Delle decine di nuovi siti e strumenti che nascono ogni giorno solo pochissimi mangeranno il panettone 2008. Per un semplice motivo: economicamente non sono sostenibili.

    Ma fortunatamente il Web2.0 non è solo questo.

  10. Fabio Metitieri dice:

    Benzi, su Wmt forse posso considerare soggettiva l'opinione sulla qualita' degli articoli, che tuttavia sospetto che nel tuo caso sia dovuta a pre-giudizi ed amicizie varie. O una difesa a oltranza della categoria.

    E soggettiva fino a un certo punto, poi, perche' l'itagliano scritto, o la struttura illogica di un pezzo, o i suoi contenuti fumosi o deliranti sono valutabili senza grossi margini di dubbio. E mi spiace di non averne tenuta qualcuna, di quelle "perle" pubblicate su Wmt.

    Sul resto, vuoi ignorare a tutti i costi, per esempio, che non pagavano gli articoli? Guarda, pagando solo la carta e la stampa, forse una rivista sul marketing son capace di farla fallire anche io, in un paio di anni, anche se non sono un bocconiano e non so un tubo di management e di marketting.

    Che lo abbiano fatto proprio dei piccoli manager rampanti non mi pare encomiabile. Difenderli ancora oggi non e' un'opinione, e' ostinata partigianeria.

    A onor di correttezza ammetto che io ho il dente molto avvelenato con chi non paga, quindi fallisce per liberarsi dei debiti, poi cambia faccia societaria e magari ricomincia a fare le stesse identiche cose senza averci rimesso una lira, perche' una volta lo hanno fatto anche con me (non Wmt).

    Se questa e' l'idea di imprenditoria che hanno alcuni, poveri noi… E povera Italia, dove chi fa queste cose non solo non paga e non va in galera, ma ricomincia imperterrito e continua a vivere sopra le righe e alle spalle del lavoro degli altri.

    Ciao, Fabio.

  11. lettore dice:

    sono un anonimo seguace di Vision…e ho saputo che i motivi dietro la sua chiusura sono diversi dalla mancanza di qualità  (cui lascio il giudizio ad altri). Il vero motivo pare essere stato il cambiamento di proprietà  di finanza&mercati, che lo pubblicava.

    Paragonare poi Vision a Il Sole sembra ingiusto…da una parte c'è confindustria, dall'altra un furbetto del quartierino…

    Inoltre pare che i Vision andassero a ruba (io dovevo prenotarlo e in media ne arrivavano 2 a edicola…pochini) ed è stata la prima rivista ad avere una pagina pubblicitaria comprata da Google (su carta…capite?!).

    ne piango la dipartita cartacea e tifo per una rapida resurrezione.