Poco fa leggevo questo post di Jeff Jarvis che riprende e sintetizza alcune cose che trovo ripetute spesso in rete in questi giorni. Fanno tutte capo ad una necessita’ diffusa di rivisitare il concetto di importanza di un sito web rispetto ad un altro. Tutti dicono e scrivono – e giustamente per carita’ – che le pageviews sono morte e che non possono piu’ essere utilizzate come una rilevazione della centralita’ di un sito web e conseguentemente della segmentazione di un eventuale impegno pubblicitario. Si sottolinea che questo dipende spesso da ragioni tecniche riferibili a nuovi linguaggi di programmazione (ajax per esempio) e di architettura (i widget per esempio) e tutto cio’ ha certamente un senso. In realta’ il punto centrale della fine dell’audience Internet misurata con criteri quantitativi, se davvero esiste una prospettiva simile, e’ da un lato una questione di penetrazione di modalita’ nuove di utilizzo della rete lato-utente (Web 2.0, long tail ecc) e dall’altro uan mera questione di analisi dei risultati. Ai pubblicitari credo interessi comprendere se i propri prodotti potranno essere venduti analogamente a prima o anche meglio usando nuove modalita’ consapevoli di presentazione alla clientela (pensate a progetti come Metafora che proprio verso questa consapevolezza fanno affidamento) o se debbano andare ancora una volta preferiti i metodi da guerriglia del tipo “We talk. You listen” che ci hanno prepotentemente rotto l’anima in questi ultimi anni in rete e fuori. Il mio parere, widget o o non widget, e’ che sia una consapevolezza che certo ci piacerebbe tanto ma ancora lontana, molto faticosa e soprattutto dagli esiti incerti.

5 commenti a “LE MISURE CONTANO?”

  1. Fabio Metitieri dice:

    La nuova concezione di interattivita' che vedo io – almeno qui in Italia – e' quella del digitale terrestre, con la scritta "Premi il tasto rosso" che compare ogni tre secondi. Non mi pare che ci sia molto da illudersi, nel breve periodo.

    Ciao, Fabio.

  2. Filippo Ronco dice:

    Stiamo, faticosamente, molto faticosamente, arrivando ai primi ridicoli ed avvedutissimi esperimenti d'investimento in pubblicità  tramite banner. A me sembra che chi vive la rete corre talmente veloce che non lascia il tempo al resto del mondo (quello che investe ma che non usa ancora la rete come dovrebbe) di riuscire a capire mai nulla. Mi ricorda molto quando facevo il liceo e costantemente prendevo 4 (o meno) al compito di matematica sui nuovi esercizi. Il compito successivo riuscivo a fare benissimo quelli del compito precedente, ma il foglio restava irrimediabilmente bianco di fronte alle novità . Sempre così, sempre uno o due compiti indietro…un po' come chi vuole / deve investire online oggi e non rischia di trovarsi di fronte a progetti nuovi, senza neppure aver mai sentito parlare dei vecchi. Ci vuole formazione dell'inserzionista ma dalla base, e bisogna averne voglia.

  3. Massimo Moruzzi dice:

    Massimo, secondo me ti illudi, se pensi che qualcuno che fa pubblicità  da una vita possa pensare che esista qualcosa di diverso (a parte il corporeit blog, ci mancherebbe altro!)

    Le pageview sono (o almeno dovrebbero essere) morte dal 2000 circa. Ok, i banner li pagherai sempre a impression a un tanto (o un poco) al kg (come le patate), ma non solo oggi con ajax e compagnia bella, ma anche già  nel 2000, se volevi dei risultati di qualsiasi tipo tranne rompere le balle sempre agli stessi utenti, i banner li compri non da chi ha tante pageview ma da chi ha tanti utenti, così non prendi sempre gli stessi, e meglio ancora se ha pure poche pagine per utente, così hai più probabilità  di "toccarli" tutti (come noto, chi fa marketing o fa la guerra – campagne etc. – o si illude di fare sesso – penetra mercati vergini etc ,-)

  4. Maurizio Benzi dice:

    E' un problema di cui abbiamo parlato a seguito dello Iab Forum. Noi possiamo anche metterci a parlare di Web2.0 e di Ajax, ma se i due attori di riferimento nell'Adv (editori e concessionarie) non si mettono in gioco per sperimentare nuove forme, rischiando e convincendo aziende lungimiranti a seguirle, faranno la fine dei venditori di musica. Raggiunti, superati e doppiati dai nuovi entranti (come iTunes).

    Metafora mi pare si muova in una direzione corretta, ma è ancora presto per dire se avrà  successo o meno.

    Ciao,

    Maurizio 3.0 ;-)

  5. Massimo Moruzzi dice:

    Maurizio,

    diciamo che o loro (editori e concessionarie) o voi/noi che ci riempiamo la bocca di web2.0 e simili pippe finiremo gambe all'aria. E se proprio devo dirlo, penso sia più probabile che ci finiamo noi, sia perchè sono loro ad averei contatti con chi investe, sia perchè a chi investe del web2.0 frega na sega…