In UK stanno rivedendo in parte la normativa sul copyright. Alcune delle indicazioni della commissione apposita che oggi ha rilasciato le sue conclusioni non sono pessime (partendo dal fatto che in genere tutte le normative sul copyright degli ultimi 50 anni nei paesi occidentali lo sono state). Fra le indicazioni c’e’ quella di non estendere oltre i 50 anni il periodo di copertura (in USA e’ 70 , quello giusto sarebbe 14), di rivedere la normativa sui cosiddetti “orphan works” e di porre qualche freno all’uso dei DRM. Molte delle indicazioni della commissione accolgono parzialmente le raccomandazioni del Manifesto della British Library pubblicato un paio di mesi fa. Ma la legge inglese, cosi’ come quella italiana, fatica ancora a distinguere con chiarezza la condivisione senza fini di lucro dalla pirateria. Secondo David Weinberger si tratta comunque di un passo avanti.

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5 commenti a “MENO COPYRIGHT”

  1. Roberto Dadda dice:

    Mantellini ti confesso che tutte le volte che sento parlare di scambio senza fini di lucro resto un poco confuso.

    Se penso al software la cosa non mi torna. Se io decido di scrivere un pacchetto che penso possa essere utile a qualcuno e decido di venderlo il fatto che poi tu lo comperi una volta e lo regali ai tuoi amici non mi va per nulla bene perché fa mancare una giusta retribuzione al mio lavoro, lo stesso vale per un libro fotocopiato in mille copie o per una musica copiata su mille cd.

    A me autore che tu lo venda o lo regali francamente non interessa più di tanto.

    Intendiamoci iosono un convinto assertore dell'open source, ma anche del giusto diritto di chi a questo modello non vuole aderire di vedere preservati i suoi legittimi diritti.

    dadda

    PS rimpinzato di maiale a berlino?

  2. massimo mantellini dice:

    Roberto,

    sono d'accordo, ma vedi forse le due cose sono in un contrasto solo apparente..La copia digitale riduce il potere dell'intermediario, se usata bene avvicina il fruitore all'autore. Cosi' da un lato abbiamo bisogno di una cultura del rispetto del "genio" (che in Italia e' particolarmente bassa) e dall'altro abbiamo molti rami secchi da sfrondare. Ti faccio un esempio: se io ascolto musica scaricata dal p2p e poi compro i dischi che mi piacciono chi sono?

  3. Roberto Dadda dice:

    Massimo messa così ha un senso, ma vedi quando io ho scritto il primo libro in italiano su dBase ne furono fatte migliaia di copie, non era forse un libro grandioso, ma era il primo e divenne un classico nella sostituzione del manuale per chi non lo aveva, ma che io sappia nessuno dopo avere letto la copia è mai andato in libreria a comperarne una copia originale!

    Se guardo in giro tra amici e conoscenti vedo grandi collezioni di DVD pirata, ma anche li poche copie originali di fianco sullo scaffale.

    Del resto se vai in rete trovi decine di siti tipo astalavista con sterminate raccolte di chiavi o di crack per aprire shareware da pochi dollari!

    Intendiamoci io sono del tutto favorevole allo condivisione, tutto il materiale sul mio sito è Creative Commons, ma credo che la decisione di donare sia diritto di chi ha creato l'opera!

  4. Fabio Metitieri dice:

    Il problema e' trovare un modello di business che permetta di offrire i prodotti a basso costo, rendendo inutile la pirateria. (E che riporti i proventi un po' di piu' verso l'autore, se parliamo di libri).

    Sul software a pagamento di tipo shareware, per esempio, io so bene che e' crackabile, ma l'ho sempre comperato.

    Il fatto e' che per 19 o 29 dollari, se il prodotto e' buono, lo si compera, mentre se mi vendi un Wp o un editor Html a 500 euro e' chiaro che mi viene voglia a) di chiedermi se mi serve sul serio, dato che l'Html si scrive benissimo anche con il notepad, e b) di vedere se qualche mio amico ce l'ha piratato.

    C'e' stata un paio di mesi fa un'intervista della Bbc, "doppia", a John Perry Barlow e a un boss delle Major, molto interessante.

    All'ultima obiezione del boss, "La pirateria distruggera' il mercato e non si creera' piu' nulla; come pensate di risolvere la cosa?",

    Barlow ha risposto (cito a braccio): "Io ho molta fiducia in voi. Da piu' di un secolo fate profitti con il copyright, malgrado la continua evoluzione in atto, e avete le menti migliori del marketing. Adesso il mercato e' cambiato di nuovo e radicalmente. Bene, svegliatevi mezz'ora prima al mattino, tutti i giorni, e pensate a un nuovo modello di business. Sono certo che ci riuscirete".

    Direi che concordo, per il versante Major. Sul versante singoli e piccoli autori, gia' ci stiamo arrangiando, sempre piu' spesso facendo a meno degli intermediari o decidendo di produrre solo per la gloria e per i benefit che ne derivano a cote'.

    Ciao, Fabio Ubiquitous 5.0

  5. Federico Fasce dice:

    Io concordo con Fabio. Inizialmente ho crackato alcuni shareware, ma considerando l'utilità  che avevano per me li ho comprati senza problemi. Il modello di business sostenibile si può trovare, e secondo me passa da un'attenta revisione del concetto di copyright.