Berlino: una mattina di dicembre. Me ne sto seduto su uno sgabello di una specie di Starbucks versione teutonica dentro la stazione di fronte allo Zoo. Sfoglio un giornale mentre Alessandra sta pagando alla cassa. Arriva un giovane tossico che comincia a parlarmi in un tedesco molto biascicato (del resto se anche non fosse stato biascicato sarebbe stato lo stesso). Gli rispondo in inglese che non capisco cosa stia dicendo e lui allora ricomincia da capo, in un inglese quasi decente ma ugualmente biascicato. Mia moglie da lontano vede che sto facendo amicizia. Al tizio mancano gran parte degli incisivi superiori, ha un eskimo verde, capelli biondi, certamente meno di trent’anni. Mi dice (piu’ o meno) osservando il mio portafoglio appoggiato sul tavolo: “Ma lo sai che se qui passa “un russo” te lo ruba in un attimo?”. Lo ringrazio per l’informazione. Ritiro il portafoglio. “E’ pieno di russi qui”. Ah ok, gli rispondo. “Quindi visto che ti ho salvato dai russi mi dai qualche soldo?” Gli do qualche soldo. Si gira e se ne va.

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3 commenti a “I RUSSI, I RUSSI, GLI AMERICANI”

  1. Ziggy dice:

    Il portafoglio sul tavolo in un bar della stazione?

  2. Gianni dice:

    Divertentissimo l'episodio, mi sarebbe piacuto assistervi.

    Gianni

  3. Anonimo dice:

    l'aspra gentilezza dei berliner…

    ciao da nedo.

    (auguri a witt.. ohlalah, sofriluca e camillo, ne hanno dimoltobisogno)