Io da un po’ di tempo a questa parte quando vado in giro a parlar di blog, se posso, evito (nei limiti del possibile) di citare troppo il triste passato dei primi tempi dei rapporti fra blog e giornalismo. Tempi che oggi sono oggettivamente, ormai superati. Preferisco, quando posso, citare le prospettive di un miglior giornalismo che il blogging in qualche misura rendera’ possibile e mi interessa riaffermare che tipo di “nuovo lettore” la rete sta forgiando (anche perche’ i giornalisti hanno questo vizio di ragionare troppo poco su chi sia il consumatore dei loro pezzi). Evito insomma di citare quel lungo periodo nel quale sui media italiani i blog erano per tutti sempre e solo diarietti adolescenziali inconsistenti e noiosi. Ed e’ curioso che ieri nel corso del dibattito a Dada Day Antonello Perricone, l’AD di RCS, mi abbia detto piu’ o meno “Eh no, Mantellini, la contrapposizione (fra blog e giornalisti) c’e’ stata eccome”. Avrei dovuto rispondere: “Proprio a me lo dice?”. E invece ho parlato d’altro.

Nella seconda tavola rotonda mi ha molto colpito l’intervento di Andrea Rosi di Sony BMG. Ora che il fatturato del digitale ha raggiunto il 10% (e in USA il 20%) Sony ha deciso un cambio di rotta, proclamando (se quella di Rosi e’ la posizione dell’azienda) una sorta di autoflagellazione aziendale basata sull’assunto ” Abbiamo capito tardi i nuovi media, oggi i nostri clienti ci odiano, dobbiamo riconquistare la loro fiducia”. Io in platea pensavo che una soluzione per riavvicinare la clientela che odia le major ci sarebbe. Si potrebbe smettere di fare lobbing per mandare i clienti in galera, si potrebbe piantarla di lottare per l’estensione perenne del copyright, si potrebbe tentare politiche dei prezzi coraggiose (magari imitando quelle flat di Itunes Music Store, osteggiate dalle major che oggi gentilmente insinuano che Apple sia crudele monopolista del download musicale). Ma Rosi non ha detto molto in questo senso ed il sospetto e’ che il business digitale di Sony, anche in una prospettiva di prossimi buoni guadagni, avra’ qualche difficolta’ a trasformarsi in “conversazione” con i propri clienti. Tanto di cappello se ci riusciranno.

Molti parlano negli ultimi tempi di una nuova possibile bolla Internet. Anche in Italia c’e’ molta eccitazione ma pare piuttosto evidente che con l’ingrediente del cosiddetto “utente al centro” si possono condire anche polpette avvelenate vecchio stile. Che sia questa quella che il Censis chiama “Dieta mediatica”?

7 commenti a “METTI L’UTENTE AL CENTRO”

  1. Lunar dice:

    caro Mantellini,

    io questi nuovi lettori che la rete sta forgiando non li vedo. Forse sono cieco, andrò dall'oculista.

    Quello che io vedo è un diverso appiattimento delle menti. E' cambiato il mezzo ma i meccanismi sono gli stessi.

    Ragionare costa fatica, informarsi a 360° gradi richiede uno sforzo immane che solo pochi sono disposti a fare.

    E non saranno certo i blog a cambiare la testa della gente. Il cervello umano non è una scatola di tonno che si apre tirando un anello.

    Per il resto condivido tutto il tuo post.

  2. Fabio Metitieri dice:

    In effetti, concordo con Lunar. Piu' che i blog oggi hanno grande diffusione le pubblicazioni free, che di certo non spingono verso profonde riflessioni.

    Quanto alla carta, al successo dei soliti giornali sportivi, o televisivi, o di gossip si e' affiancato da tempo quello dei "maschili", tipo Fox, For Men… e stendiamo un velo pietoso.

    Nel mio campo, l'Ict, quello che sto vedendo da 4-5 anni – con poche eccezioni tra la stampa specializzata, che resta comunque con tirature ridotte rispetto ad alcuni anni fa – e' il semplificare, il puntare di piu' sulla grafica, sulla moda, sulla semplicita'. Per catturare i giovani, naturalmente.

    Tra quelle che seguo o seguivo, cosi' ha fatto Italia Oggi, cosi' ha fatto Il Sole, cosi' ha fatto Jack.

    E se il settore "aziendale", seppure arroccato e ridimensionato, piu' o meno resiste, sul versante "colto" non vedo nuovi nati e ricordo solo chi, come Virtual o Telema, ha chiuso da molto tempo, senza lasciare eredi.

    Mantellini forse i nuovi lettori se li sta costruendo a casa con il pongo.

    Anche l'ultimo restyling de La Stampa, occhio e croce, va verso una semplificazione, un minor peso del testo rispetto alla grafica.

    Se poi vogliamo esaminare la blogosfera, quella italiana non e' fatta di dibattiti e di approfondimenti, ma di commenti alle solite notizie delle testate mainstream, oppure dello sposare acriticamente le idee del bloggher di cui ci si fida di piu', in microvillaggi dove le critiche non sono mai gradite.

    E a Perricone io avrei chiesto: se contrapposizione c'e' stata, tra giornalisti e bloggher, chi ha vinto?

    Secondo me hanno perso i lettori.

    Ciao, Fabio Ubiquitous 5.0

  3. Fabio Metitieri dice:

    Ah, e sui giornalisti che ragionano poco su chi leggera' i loro pezzi, parla per te, che evidentemente di giornalismo ancora non hai imparato nulla.

    Il pensare a chi ti leggera' e' il tormentone classico su cui ti rompe le palle qualsiasi redattore o caporedattore, o la prima cosa che ti spiega un direttore la prima volta che hai un colloquio di presentazione con lui.

    Tu, forse non hai mai lavorato con una redazione. O forse non hai mai ascoltato quello che ti veniva detto.

    Ciao, Fabio Ubiquitous 5.0

  4. Marco Giovannini dice:

    Che ci sia un appiattimento generale, Signor Metitieri, è abbastanza evidente, la riflessione da fare è se è colpa dell' "utonto" o se sono i mezzi di informazione che ci vogliono o ritengono stupidi. La blogosfera non la frequento da molto ma non credo che lo "sposare acriticamente" le tesi dei bloggher più simpatici sia una caratteristica meramente italiana, nè che sia l'unica. Nei blog aperti a qualsivoglia forma di commenti intravedo una grande possibilità  per l'utente di discutere degli argomenti più disparati, forgiandosi un opinione. Lavorare per una redazione che le chiede cosa penserà  il "fruitore" della notizia le fa sicuramente onore, ma in un blog il fruitore interagisce direttamente e le dice a chiare lettere cosa pensa delle sue opinioni.

  5. Fabio Metitieri dice:

    Giovannini, di certo il lettore italiano medio e' meno "lettore" del lettore medio europeo. Pochi libri, pochi quotidiani, preferibilmente cose leggere.

    Ma l'unica cosa che hanno fatto le nostre testate per incoraggiarlo a leggere di piu' e qualcosa di alto profilo e' la grande invenzione del libro allegato.

    E va benissimo, per carita', ma a parte questa iniziativa la paura di perdere i lettori, soprattutto giovani, sta provocando un appiattimento verso la facilita' o peggio.

    Insomma, il lettore e' scarso, ma lo si sta incoraggiando a essere sempre piu' scemo.

    Quanto alla capacita' dei blog di essere dei media interattivi… leggi di piu' i commenti, e tenendo presente che comunque solo una piccola percentuale di navigatori li legge, mentre la massa (volendo proprio parlare di massa di fronte a percentuali dell'8 o 10% degli utenti) legge solo i post.

    Ciao, Fabio Ubiquitous 5.0

    P.S.: buffo come sui blog, qui o altrove, quando protesti o sfotti un po' il tenutario poi gli antispam si calmano e i commenti passano, come per incanto…

  6. Giordano dice:

    Un´informazione interessante é che il fatturato digitale delle major é realizzato, a seconda del paese, dal 60 (USA) al 90% (Giappone) con il mobile (ringtone, full track, ringback etc.), e il trend si sta sempre piu affermando.

  7. kit dice:

    Guarda Fabio, per quanto riguarda il restailing dei quotidiani, tipo quello della Stampa, non c'è nessun progetto del tipo rapporto grafica-contenuti-lettore. Si tratta banalmente di una necessità  economica. I giornali devono essere oggi tutti full color, che è possibile soltanto modificando il formato e con l'acquisto di nuove rotative. Il full color è inevitabile, non perché l'editore pensi che possa regalare emozioni ai lettori, ma perché la pubblicità  lo esige. Se lo fa Repubblica, lo deve fare anche il Corriere e poi tutti gli altri. Altrimenti la torta già  magra scompare. I blog si sganciano invece da questa logica un po' vecchiotta e restrittiva dell'informazione. E dunque sono il vero aspetto dell'innovazione. Il problema semmai è quello delle fonti. Un conto è leggere questo blog che ospita i nostri commenti, altra cosa sono le migliaia di diari demenziali che spacciano per verità  fandonie mai verificate. Tutti uguali va bene, ma con qualche distinguo. Io però ho la sensazione che questa capacità  di discernimento tra i lettori non sia così radicata.