Ieri Stefano Rodota’ e’ tornato a parlare su Repubblica della “sua” Carta dei diritti per Internet. Poco importa che gran parte dell’articolo sia basato su una notizia poi rivelatasi falsa (quella di un disimpegno di Microsoft dalla arena cinese per ragioni legate alla liberta’ di espressione). Dice il Professore (che su Internet nessuno ha mai visto) che chi si oppone a questa idea sposa una posizione “di retroguardia” e che poiche’ si tratta di una questione che non puo’ essere imposta dall’alto necessita di una condivisione in rete:

Queste sono sempre state il frutto di iniziative dall’alto, si trattasse di costituzioni “octroyées”, concesse dal sovrano, o approvate da assemblee costituenti. La natura stessa di Internet si oppone all’adozione di questo schema. Internet è il luogo della discussione diffusa, delle iniziative che vogliono e possono coinvolgere un numero larghissimo di persone, dell’elaborazione comune.

Bene a questo punto il discorso mi pare chiuso. Se si decidera’ di seguire questa idea (condivisibile) la Carta dei diritti di Internet – secondo me – non vedra’ mai la luce per molte ottime ragioni. Ma se invece, come mi pare molto probabile, si continuera’ a predicare bene (inneggiando alla condivisione dei punti di vista) e razzolare male, organizzando sequenze di incontri al vertice sul “Governo della Rete” come quello che si terra’ a Roma il prossimo anno, allora e’ inutile prendersi in giro a vicenda inneggiando a inesistenti conversazioni. Prima si conversa e poi (eventualmente) si fa la Carta, non viceversa.

(nel caso mi sia perso qualcosa qualcuno sia cosi’ gentile da fornirmi un link ad un posto nel quale gli utenti Internet abbiano deciso d’accordo con Rodota’ che la Carta era cosa buona e giusta.

7 commenti a “CARTA CANTA (ANCHE TROPPO)”

  1. Massimo Moruzzi dice:

    ma sì, consei o sette anni di ritardo avrà  letto il cluetrain manifesto anche Rodotà . Pare l'abbiano fatto molte agenzie di pr e di pubblicità , perchè non anche lui ?

  2. Ubik dice:

    Caro Mante,

    a parlare bene e razzolare sono prima di tutto quelli come te.

    Mentre il popolo dei blogger si muove come un sol uomo per andare alle unconference od ai barcamp (compreso te se non sbaglio), alla conferenza di Roma sulla governance di Internet, di blogger eravamo in 5 compreso il sottoscritto.

    Se proprio avevi voglia di conversare sull'argomento saresti potuto intervenire e dire la tua.

    Alfonso Fuggetta e Carlo Formenti lo hanno fatto.

    E ne hanno anche scritto sul loro blog.

    Ed in ogni caso c'è stato una consultazione pubblica.

    per cui avresti potuto dire la tua anche a distanza.

    Prima di sputare sentenze potresti almeno leggerti Punto Informatico, giornale al quale contribuisci senza leggerlo molto, a quanto pare.

  3. .mau. dice:

    ah, sì, la consultazione pubblica. Chissà  se hanno mai letto quanto scritto (a parte la fuffa, ovviamente… mica sta solo sui blog)

  4. Squonk dice:

    L'esimio professor Rodotà  è quello che ha imposto dall'alto la tutela della privacy in questo paese, con i risultati ridicoli (da qualunque punto di vista li si consideri) che abbiamo sotto gli occhi. Però, a quei tempi, era un idolo per molti luddisti di ritorno.

  5. AndreaR dice:

    Gli spazi ci sono. Uno di questi si chiami ISOC; l'iscrizione a ISOC e' libera. Se vuoi discutere, lo si sta facendo a qualche mese nelle nostre liste – anche se forse non in quella pubblica.

  6. Joe Tempesta dice:

    Sarà  anche calata dall'alto, ma quando ricevo uno spam da qualcuno (italiano) a cui viene allegata una simpatica nota per dire che il mio indirizzo è stato trovato su elenchi pubblici in internet e quindi non è spam, e io posso rispondere che non è vero un cazzo e che la legge non autorizza a inviare messaggi pubblicitari se non dietro esplicito consenso, beh, a me Rodotà  sta simpatico.

  7. Squonk dice:

    Joe, in mille altri paesi quella cosa la puoi tranquillamente fare lo stesso, in presenza di leggi molto meno complicate, molto meno vessatorie e – alla fine – più utili. Con tutto l'armamentario repressivo messo in piedi da Rodotà , il comune cittadino italiano finisce per avere più rotture di balle di un inglese o di un americano. Ti dovrei tediare con gli opt-in e gli opt-out, magari lo farò da me; ma credimi, c'è davvero poco da venerare Rodotà  per quello che ha fatto.