Bel pezzo sul blog di Chip and Salsa di Franco Carlini sull’affollamento pubblicitario e le furbate di Mediaset.

Ad aggravare il futuro televisivo c’è anche la proposta di revisione della direttiva «Televisione senza frontiere» cui sta lavorando la Commissione Europea. Essa prevede maggiori flessibilità  e concessioni alla pubblicità  televisiva e cioè abolire il tetto di tre ore al giorno, lasciare libertà  alle emittenti di mettere gli spot quando vogliono (e non a distanza minima prefissata), autorizza le nuove forme di pubblicità  come appunto lo schermo diviso (split screen) utilizzato da Italia 1, si propone anche di autorizzare e regolare il cosiddetto product placement, quella situazione in cui gli attori usano una particolare marca di prodotti che per questa esibizione dentro l’opera cinematografica o televisiva pagheranno un tot.

12 commenti a “MORIREMO DI SPOT?”

  1. mafe dice:

    Il bello è che da un lato i network piagnucolano per la caduta libera degli ascolti, dall'altro continuano ad aumentare la pressione pubblicitaria (mi ricorda qualcosa, tipo prezzo dei cd in relazione al calo delle vendite).

    Negli ultimi tempi mi è capitato di chiacchierare con due diversi autori/producer televisivi, indovina qual è la cosa che li manda più in bestia?

  2. Larry dice:

    Ormai il 90% di TV che guardo è rappresentata da DVD o divx, quelle poche volte che guardo qualcosa sulle pessime reti italiane lo registro e poi salto la pubblicità . Penso che sia una tendenza in netta crescita fra i ventenni/trentenni; ormai l'unico target a cui le TV generaliste possono aspirare sono gli over 50, e si accorgeranno a loro spese che se non possono raggiungere la "famosa" fascia 25-45 le loro pressioni lobbistiche andranno poco lontane.

    Lasciate pure che trascinino le TV generaliste europee nel baratro, che le facciano fallire tutte, a partire dalla RAI. Può soltanto essere un bene.

  3. Alessandro Longo dice:

    Il product placement c'è già  (avete visto Il mio miglior nemico?), ora l'Europa vuole regolare questi fenomeni e mi sembra cosa buona e giusta.

    Sempre a lamentarsi!:))

  4. Maurizio Goetz dice:

    Ha ragione Alessandro, il product placement esiste già  sia nei programmi televisivi (chiedetevi chi paga per gli abiti di veline e vallette?) sia nei film americani che passano in tv che sono infarciti di prodotti sponsorizzati. Se al cinema il decreto Urbani ha consentito il product placement per dare un po' di ossigeno ai produttori italiani, non si capisce perchè ciò non possa valere anche per la televisione. Si tratta solo di regolamentare pratiche che hanno già  luogo in forma più o meno clandestina.

    Per quanto concerne l'affollamento pubblicitario sono invece d'accordo con la sua limitazione per il bene degli utenti ma anche degli investitori pubblicitari.

  5. Davz dice:

    fra l'altro, riguardo allo schermo diviso (eufemismo, diciamo 90% spot e 10% trasmissione), Italia1 è sempre la migliore: ad esempio, nella MotoGP di ieri, tutte le cose principali sono successe in quei momenti ("guarda! Hayden è volato per terra! Come dove? Ma si dai è quel pixel lì, non lo riconosci?")

  6. Diego dice:

    per quel che guardo la tv certe volte sono meglio gli spot che i programmi stessi………..in genere sempre di fuffa si parla.

  7. gm dice:

    Gentiloni..sveglia…

  8. Smeerch dice:

    Mantellini, di spot non si muore. Fidati.

    Sono d'accordo con Alessandro Longo e con Maurizio Goetz. Meglio regolare che lasciare all'improvvisazione.

    Lo split-screen però come sistema mi sembra un po' antipatico (almeno per la tv in chiaro generalista).

    Io non farei fallire le tv generaliste europee. Visto che qui si parla di direttiva «Televisione senza frontiere», approfitterei per togliere il tetto ai prodotti confezionati al di fuori dell'Unione Europea. Questo limite finora ha avuto come conseguenza quella di decuplicare la produzione delle pessime fiction made in Italy.

    Il product placement in tv, in effetti, più o meno c'è sempre stato. Sin dai tempi di "Orazio" e "Ovidio", due fiction scritte ed interpretate da Maurizio Costanzo. Allora il posizionamento era abbastanza simile a quello reintrodotto pochi anni fa dal decreto Urbani sul Cinema.

    Mafe: quale sarebbe la cosa che manda più in bestia i producer televisivi? Non capisco.

  9. Alessandro Longo dice:

    Lo split screen è tollerabile in proporzioen con la crescita della risoluzione e della grandezza delle Tv nelle case italiane.

    Sopportabile durante un evento sportivo con tanti tempi orti, diventa seccante durante i film, dai quali secondo me andrebbe bandito. Rompe l'illusione scenica.

  10. Maurizio Goetz dice:

    Smeerch, lo splitscreen sui format televisivi ha senso solo sugli eventi sportivi per dare delle informazioni in modalità  cosiddetta enhanced. Sui film non ha ovviamente alcun senso e solo un pazzo può inserirlo pena la distruzione dell'experience. Diverso è il caso della pubblicità  interattiva in cui esistono fondamentalmente due scuole di pensiero, quella dell'impulse response in cui si mantiene l'interruzione molto breve entro i 30 secondi (all'interno di uno spot), mentre quella dello splitscreen viene solitamente pianificata per formati lunghi che vengono inseriti in coda. C'è da dire che la pubblicità  interattiva è su base rigorosamente volontaria. Chi non la vuole non la vedrà . Il problema nasce tutto dal fatto che l'interattività  è un'opzione aggiunta in modo molto artificiale su format lineari che non nascono per essere interattivi. Alla BBC invece l'interattività  fa già  parte della progettazione dei format e l'esperienza è davvero straordinaria. Ci arriveremo?

  11. pietro dice:

    Chissenefrega, se la pubblicità  diventa invadente perde valore e spettatori.

    Della televisione si puo anche fare a meno, non so se qualcuno se ne accorge.

  12. Maurizio Goetz dice:

    Pietro, il tuo è un giudizio ovviamente da utente. I content provider, i produttori e tutta l'industria della tv con dietro la pubblicità , una macchina da guerra, non la pensa così. Per la prima volta con il proliferare di nuove piattaforme e un numero esagerato di canali, gli spettatori cominciano a contare, proprio perchè ragionano tutti come te.

    L'industria mediale farebbe meglio ad adeguarsi.