Giulio Mozzi che e’ persona che stimo (pur non avendogli mai perdonato di aver a suo tempo chiuso il suo blog personale), ha scritto su Nazione Indiana un pezzo molto interessante a margine di un articolo sui nuovi scrittori della rete apparso sul Venerdi’ di Repubblica qualche giorno fa. La tesi di Mozzi e’ provocatoria: il fatto che esistano scrittori che escono dalla rete e pubblicano per grandi editori e’ oggi solo in parte una buona notizia. Perche’ la realta’ dei fatti e’ che non esistono oggi accessi differenti all’attenzione del grande pubblico a causa di un vero e proprio embargo da parte dei media:

“Non ci sono più i Calvino, i Pasolini, quegli intellettuali che sapevano intervenire ecc.”: questa è la cantilena. Invece ci sono: solo che un tempo il “Corriere della sera” si onorava di ospitare Calvino e Pasolini (o, se volete: li ospitava per darsi una patina di progressismo, per fare marketing verso le giovani generazioni ecc.), mentre i Calvino e i Pasolini d’oggi devono accontentarsi dell’autopubblicazione in rete, cioè di uno mezzo di comunicazione che li mette, per certi aspetti (non proprio trascurabili), allo stesso livello del ragazzino che si fa il sito o del distinto signore che, vistosi rifiutare da tutti il suo orribile romanzo, lo “pubblica” (osservare le virgolette, please) in formato pdf su tutti i siti di pubblicazione automatica che gli capitano a tiro.

16 commenti a “NOTIZIE BUONE O CATTIVE?”

  1. Gianluigi dice:

    Ho letto l'articolo, e a me pare che contenga un grosso errore di fondo, il solito, e cioè la pubblicazione sul web è bassa la pubblicazione su carta è alta. A sostegno di questa ipotesi si cita il fatto che scrivere su un giornale da qualche milione di copie è diverso che scrivere su un sito con qualche migliaio di lettori, ci si pone in un'ottica diversa. Ma ciò mi sembra non considerare che pubblicare su un sito web i potenziali lettori è l'intera umanità  (e potenzialmente per sempre, cache permettendo), mentre pubblicare su un giornale significa che i potenziali lettori sono quelli che si trovano a passare davanti ad un'edicola il giorno x della pubblicazione. Per cui perché, mi domando io, la pubblicazione web sarebbe inferiore?

  2. Larry dice:

    Paragonare giganti come Calvino o Pasolini ai comuni commentatori della domenica – qualunque media essi utilizzino – è per metà  ridicolo e per metà  ributtante. Per ricostruire una classe intellettuale italiana autorevole e influente come quella degli anni 60 e 70 (non nel senso di casta, ma nel senso di vasto movimento di opinione basato sulle idee e sulla cultura), ci vogliono ben altro che i mezzi tecnologici.

  3. PatBateman dice:

    A volte l'ingenuità  di Mozzi è disarmante.

    Calvino, Parise, Manganelli sono figli (o padri?) di una cultura editoriale morta e sepolta.

    Il confronto è proprio improponibile. Perchè dovremmo rimpiangere un grande reportage di Parise quando è cambiata la "struttura" del reportage? Pensiamo al caso di Rumiz (anche se quest'anno è su toni decisamente minori).

    Rumiz non è Parise, è ovvio ma ha tessuto un nuovo intreccio giornalistico e comincia a fare scuola.

    Certo. le soglie d'accesso dei quotidiani sono molto alte e ridotti a una sterile casta.

    Stessa cosa per l'editoria libraria.

    Ma non porrei falsi problemi di quotidiani vs blog, blog verso editoria classica. Anzi credo sia proprio nello spirito del web 2.0 e di quel "farsi media" che uno dovrebbe ritrovare l'orgoglio del Do It Yourself letterario (nella musica accade con maggior evidenza, pensiamo a MySpace)

    E sono sicuro che alla fine…il talento emerge. Frase dura da sostenere in un paese come l'Italia ma io ci credo ancora.

    Volete farvi media? Allora rinunciate a chiedervi il perchè non si trovano spazi su Repubblica. Cioè capiamoci, ben venga Repubblica, ma ne possiamo tranquillamente fare a meno.

  4. Bastiano dice:

    Mah, tesi puttosto bizzara direi, Calvino e Pasolini non sono certo diventati tali perchè il Corriere ospitava i loro articoli. Questo è venuto molto dopo. Qui si confonde la causa con l'effetto.

    In realtà  a me sembra che i grandi intellettuali, i grandi portatori di idee, oggi manchino del tutto.

    Se ci fossero sarebbero già  ovviamente emersi, Corriere o non Corriere.

    Invece l'orizzonte letterario è vuoto.

    Resterebbe da chiedere al signor Mozzi dove sono quelli che lui sostiene esserci anche oggi.

    Non basta dire genericamente "ci sono", faccia nomi ed esempi, motivi un' affermazione così azzardata.

    Quella che lui chiama sprezzantemente cantilena, a me sembra tanto la fotografia di una realtà  indiscutibile. E le prove non mancano.

  5. Gianluigi dice:

    Un altro dubbio, per Mozzi il mezzo fa il contenuto, per la serie una poesia di Pasolini pubblicata su una pagina web non vale nulla, su un quotidiano acquista valore? Tutto ciò mi fa venire in mente quell'artista che mise in vendita barattoli con le sue feci con la scritta merda d'artista. Può essere anche d'artista ma sempre merda │.

  6. massimo mantellini dice:

    oppure gianluigi,

    nel caso di Manzoni si potrebbe dire che pur essendo merda sempre arte e'.

  7. PatBateman dice:

    Gianluigi nessun ha detto che il mezzo fa il contenuto, un conto è non essere d'accordo con Mozzi, un conto è fraintendere completamente il suo pensiero. Mozzi stava facendo una riflessione su come le vie del quotidiano siano inaccessibili e su come alcuni scrittori vengono definiti "scrittori che vengono da internet".

    Non c'entra un cazzo la disputa pubblicare su Repubblica vs pubblicare su web/blog.

    P.s. Mantellini, vado a bermi un tocai Ronco dei Tassi in tuo onore: festeggio la prima volta che mi hai fatto sorridere.

  8. Gianluigi dice:

    Caro PatBateman non mi sembra di aver frainteso niente, cito:

    Allora: secondo me, non c’è da rallegrarsi tanto se Roberto Saviano o Marco Rovelli o Andrea Bajani scrivono in Nazione Indiana. L’articolo in questione è, come tanti articoli che parlano della rete, un tantinello euforico: ma questa euforia mi pare proprio fuori luogo.

    La domanda è: ma perché Roberto Saviano, Marco Rovelli o Andrea Bajani non scrivono in «Repubblica», o almeno nel «Mattino di Napoli» o nel «Secolo XIX» o nella «Stampa»? (Magari adesso ci scrivono, peraltro; adesso). Se questi ragazzi hanno così tanto talento (e nel caso di Saviano c’è un consenso quasi universale), perché per anni e anni hanno dovuto ridursi a pubblicare i loro testi in rete, ossia – in sostanza – ad autopubblicarsi?

    Cosa significa ridursi a pubblicare i loro testi in rete? Sei sicuri che non si siano dovuti ridurre a pubblicare su carta per il caro vecchio danaro? L'unica superiorità  di un quoditiano/editoria classica è che hanno in mano i rubinetti della pubblicità  o mi sbaglio. Questo mi sembra l'unico problema di chi vuole pubblicare in rete, riuscire a vivere (bisogna pur pagare le bollette) con le proprie pubblicazioni.

  9. Gianluigi dice:

    Per inciso io preferirei che Roberto Saviano si riduca a scrivere solo sul web e mi permettesse di sovvenzionarlo in qualche modo, invece che andare al supermercato, comprare il latte per mio figlio e scoprire che il 20% (percentuale a caso) del prezzo va a finire in pubblicità , e di questo lo 0,000 qualcosa vada a Roberto Saviano.

  10. Diego dice:

    500 euro e pubblicano pure l'orribile romanzo, che credete.

    http://tinyurl.com/hluxf

    Al di là  del "democratico" servizio della casa editrice, cosa non si compra? Se volete diventare Presidenti del Consiglio, chiedete il listino.

  11. Tony dice:

    E se anzichè un embargo mediatico e aspiranti (e scadenti) scrittori il problema fosse l'assenza di lettori?

    http://jump.splinder.com

    Tony

  12. Andrea Pergola dice:

    E allora ve lo segnalo, sperando di far cosa gradita a chi crede nella potenza della nuova (nei modi e nella qualità ) informazione che il web ci offre, questo link. E la rivista che stiamo tentando di far cresce. Siamo al numero 4. E' gratuita ed arriva mensilmente a tutti coloro che la richiederanno. E' un prodotto debole, ancora, e sono il primo ad ammetterlo. Ma credo in questa creatura, e vi sarei grato se proprio questa potesse divenire la sede di una discussione seria sulle sue potenzialità , sui suoi difetti etc. Vorrei inoltre, a quanti riterranno il lavoro lodevole, di proporsi come collaboratori. Ce ne bisogno come il pane in questo momento di cantieri aperti…

    http://squareplaza.blogspot.com/2006/08/square9-drop-outs-caf-n4.html

    saluti,

    Andrea

  13. Cips dice:

    Giulio non ha chiuso il blog, lo ha solo trasferito dentro Vibrisse (www.vibrissebollettino.net/giuliomozzi)

  14. Fabio Metitieri dice:

    Ottima l'iniziativa di Alicelibri/Wuz, Ibs e Lampi di stampa.

    Primo, il prezzo e' contenuto. Secondo, ti lasciano i diritti per eventuali vendite. Terzo, e' palese che il libro te lo sei pagato.

    Finora la pubblicazione a pagamento costava molto di piu' ed era appannaggio quasi esclusivo dei docenti universitari (perche' gli editori spesso chiedono anche l'assicurazione che qualche centinaio di studenti saranno obbligati a compere il testo, altrimenti il "contributo" che chiedono diventa piu' elevato).

    Be', e che male c'e' a pubblicarsi un libro? Magari, in tempi di long tail, trova anche dei lettori. L'unica cosa che non capisco e' perche' non ci sia la possibilita' di pubblicare anche o soltanto on line, a prezzi ancora inferiori.

    Ciao, Fabio.

  15. scheggiadipensiero dice:

    Credo la riflessionei Gianluigi sia chiara e condivisibile, internet è un'altro ambiente di comunicazione come posso confrontare un libro con la pubblicazione su internet

    Ul libro va scritto, scelto da un editore o pagato dall'autore e posizionato in un luogo attraversato da tanti ma usato da pochi e poi c'è la l'acquisto e la lettura e quì si è sempre di meno … quindi, e poi non c'è fuffa tra il pubblicato non ci sono errori di pubblicazioni (resi autorevoli ci non è).

    Su internet la pubblicazione è immediata e e saranno i potenziali passanti e lettori del blog-autore a decidere del successo … e quindi semmai a rendere interessante la pubblicazione altrove … il dramma è che può capitare che più "chiasso" c'è su un blog (indipendentemente dalla qualità ) e più potrebbe interessare ad giornale a rendere imporante l'autore con una escletion che rischia di offuscare altri autori più incisivi e di qualitï¿ 

  16. giuliomozzi dice:

    Scrive Bastiano: In realtà  a me sembra che i grandi intellettuali, i grandi portatori di idee, oggi manchino del tutto. Se ci fossero sarebbero già  ovviamente emersi, Corriere o non Corriere. Invece l'orizzonte letterario è vuoto.

    Nella riga subito sopra queste parole Bastiano mi accusa di confondere la causa con l'effetto. Se così è, non sono il solo.

    Faccio, così al volo, il nome di alcuni intellettuali oggi circa quarantenni che, secondo me, stanno più o meno all'altezza di Calvino o Pasolini: Massimo Adinolfi, Umberto Casadei, Rocco Ronchi, Tiziano Scarpa. Più anziani (ma sempre giovanili…): Walter Siti (del quale finalmente il Corriere ha parlato), Remo Ceserani. Più anziano ancora: Luisito Bianchi.