Mi sono chiesto spesso come vada valutato da un punto di vista strettamente deontologico (magari Carlo Felice lo sa) il prendere un articolo (in questo caso un pezzo di John Naughton sui 15 siti web che hanno cambiato il mondo, pubblicato dall’Observer di domenica scorsa) tradurlo quasi letteralmente, invertendo un po’ l’ordine dei periodi (un po’ come si faceva al liceo scopiazzando le ricerche dai sussidiari) firmandolo come proprio, non prima di averne diligentemente ma molto sommessamente citato la fonte? Si puo’ fare? Oppure costava troppo comprarne i diritti?

14 commenti a “LE RISTRETTEZZE DI REPUBBLICA.IT”

  1. Carlo Felice Dalla Pasqua dice:

    Chiamato in causa, mi sento quasi in dovere di rispondere, sperando di non dire molte stupidaggini ;-)

    Avevo letto ieri il pezzo sull'Observer e sinceramente non sentivo il bisogno di rileggerlo in italiano oggi. Ma è una posizione personale. Dal punto di vista deontologico, se non mi sfugge qualcosa, non trovo palesi violazioni, nel momento in cui viene citata la fonte (a metà  articolo, prima dell'elenco dei siti, ma viene citata…). Quello che mi pare incontestabile è l'inutilità  dell'articolo: se Repubblica.it avesse fatto una propria classifica, facendo un link all'articolo dell'Observer, sarebbe stato diverso e giornalisticamente migliore. Ma mettere nella homepage in alto una scopiazzatura come quella mi sembra semplicemente inutile (che a volte è peggio di deontologicamente scorretto).

    Da qui potremmo cominciare a parlare dell'arretratezza di molte aziende editoriali italiane (in fondo il gruppo Espresso è in più avanzato in Italia), ma sarei fuori tema e diventerei noiosamente prolisso…

  2. massimo mantellini dice:

    mille grazie, Carlo, le mie perplessita' riguardano l'ampiezza della citazione: il fatto che una volta citata la fonte si possa tradurre pari pari l'articolo senza cambiare una virgola o quasi non mi pare economicamente molto utile per chi lo ha scritto….

  3. in lotta con Francesco Cognetti? dice:

    mi domandavo se l'unico periodo di cui si compone il post odierno non risultasse meglio comprensibile se spezzettato in unità  ridotte.

    ciò non farebbe molto figo ma eviterebbe all'autore di chiudere in'interrogativa indiretta con un punto di domanda.

  4. Pepe Carvalho dice:

    mi trovo d'accordo con Mante.

    L'articolo e' una scopiazzatura, e la fonte è citata dandole pochissimo rilievo.

    Mi sembra che nei fatti non siamo molto lontani da un plagio: contenuti e frasi sono quelli dell'articolo originale, solo leggermente "rifritti".

    saluti

  5. Fabio Metitieri dice:

    Non ho voglia di leggere l'articolo originale, ma _se_ il testo e' lo stesso, solo con qualche spostamento di paragrafi, e' plagio.

    Perche' non lo sia ci vuole qualche valore aggiunto da parte dell'articolista, il cosiddetto "contributo originale dell'autore", che deve costituire la maggior parte dell'articolo.

    Detto questo, suppongo che Repubblica abbia comperato i diritti, e con una formula che li autorizza anche a ricarrozzare l'articolo e a firmarlo come proprio. Non e' una soluzione elegante, Imo, ma si puo' e si fa.

    Quello che non capisco, Mante, e' che queste operazioni le ha fatte per anni il tuo tanto amato Punto Informatico (ultimamente non so, non lo leggo da parecchio tempo) e spesso senza neppure spostare i paragrafi, ma non mi pare che tu abbia mai gridato allo scandalo…

    Qual e' l'etica? Su carta non si puo', ma on line e da "alternativi" ogni schifezza e' permessa? Oppure gli amici che sbagliano sono comunque intoccabili?

    Ciao, Fabio.

  6. Carlo Felice Dalla Pasqua dice:

    Fabio, mi permetti un invito a nozze, ossia una piccola polemica? Non era necessario leggere l'articolo per capire che non era un plagio: bastavano il post di Mante o il mio primo commento (entrambi molto più brevi) per capire che la fonte Observer, pur se in modo poco evidente, era citata.

    Detto questo l'articolo di Repubblica.it era scritto come se sul mio blog cominciassi un post così: "Oggi parliamo di blog e pubblicità " e giù una parte del pezzo di Massimo di qualche giorno fa. Poi un altro paragrafo: "Secondo Massimo Mantellini…" e via con un copia e incolla della seconda parte di quel pezzo. Non avrei violato alcun diritto d'autore, non avrei commesso alcun plagio, avrei soltanto perso tempo.

    Un saluto e buona notte, se non state già  riposando :-)

  7. Ubik dice:

    Carlo,

    se consideri l'articolo di Repubblica inutile, dovresti considerare allo stesso modo buona parte dei post in giro per la blogosfera, anzi l'ntera categoria dei linkblog

    Per cui se parliamo di arretratezza dovremmo farci rientrare pure 2 terzi della blogosfera, oppure quello che è biasimevole per la stampa tradizionale non vale per la blogosfera?

  8. Ubik dice:

    Tanto per fare un esempio pratico, se quello di Repubblica è inutile, questoè un classico esempio di giornalismo copia- in-collaborativo.

  9. Fabio Metitieri dice:

    Carlo Felice, sei tu che non cogli il punto. Eppure sono stato ben chiaro.

    Imo dire "sto copiando dall'Observer" (e poi copiare tutto) non basta a far si' che il pezzo non sia un plagio. Altrimenti sarebbe troppo comodo e lo farebbero tutti, no?

    Uno degli editori per cui scrivo, qualche anno fa, mi ha fatto togliere da un mio libro tutte le citazioni piu' lunghe di 4 o 5 righe, per paura di beccarsi denuce di plagio da altri editori… Ed e' cosi' che funziona.

    Altirmenti prendi i miei libri, in apertura di ogni capitolo scrivi: "Cito da Metitieri" e via, lo ripubblichi con un altro editore. Ti parrebbe lecito?

    Ma tu dove hai imparato a fare il giornalista, a scuola da Topo Gigio?

    Ciao, Fabio.

  10. Fabio Metitieri dice:

    Ubik, Wikinews riassume soltanto, non copia tutto. Considerato che e' un'iniziativa non profit, il suo articolo potrebbe essere tollerato come "recensione" o "segnalazione". Anyway, anche in questo caso avrebbero dovuto chiedere il permesso all'Observer, che volendo potrebbe protestare.

    Ciao, Fabio.

  11. Carlo Felice dice:

    Ubik, ti chiedo scusa perché evidentemente mi sono spiegato male, e lo dico senza ironia. Provo a dire meglio il mio punto di vista.

    Mettere un link su Repubblica.it al sito dell'Observer e riassumere l'articolo (magari aggiungendo proprie autonome considerazioni) è una cosa, tradurre l'articolo e riprodurlo in italiano, con la semplice aggiunta "scrive l'Observer" (o qualcosa del genere), è un'altra, anche se non è un plagio. Forse sono deformato professionalmente, ma per me la differenza è notevole. E da una testata come Repubblica.it, con mezzi sicuramente superiori a quelli di molti altri, io mi aspetto contributi giornalisticamente autonomi (anche se possono prendere lo spunto da qualcosa scritto da altri).

    Un altro esempio: una cosa è scrivere la notizia "Per Time l'uomo dell'anno è Pinco Palla", un'altra tradurre e riprodurre l'articolo con il quale Time presenta la sua scelta. Che poi l'esempio di Repubblica.it non sia unico o che i giornali online si limitino al 90 per cento al copia-e-incolla di notizie d'agenzie è vero, ma è un discorso diverso da quello affrontato da Massimo in questo post.

    Ciao :-)

  12. Carlo Felice dice:

    Leggo solo ora il commento di Fabio. Non ho alcuna intenzione di replicare visto che è sceso sul piano delle offese senza conoscere assolutamente nulla di me e della mia storia professionale (e si vede). Potrei replicare con sarcasmo a più di una sua osservazione, ma qui sono un ospite e non ho alcuna intenzione di approfittare della gentilezza di chi mi permette di esprimere le mie opinioni, condivisibili o meno che siano.

  13. Fabio Metitieri dice:

    Carlo Felice, ma non eri tu che vedevi la polemica come un invito a nozze? E tiri il sasso e nascondi la mano, o non sai proprio piu' cosa dire?

    ;-)

    Anyway, hai scritto:

    "tradurre l'articolo e riprodurlo in italiano, con la semplice aggiunta "scrive l'Observer" (o qualcosa del genere), è un'altra, anche se non è un plagio"

    Oh. E se non e' un plagio, che cosa e', di grazia? Ha un altro nome, questo illecito (perche' di illecito si tratta)?

    Ed e' vero che le testate on line (o wannabe tali) copiano e plagiano soltanto, da anni, e la cosa non mi pare affatto carina. Quale sarebbe, il ragionamento, che se si e' poveri si puo' "rubare"? Capirei forse questo ragionamento per foglietti non profit e senza entrate, ma quando pretendi di guadagnare qualcosa e hai anche solo un minimo di pubblicita', IMO, devi sudare e produrre contenuti autonomi. E per pubblicare quelli altrui devi chiedere il permesso.

    Ciao, Fabio.

  14. Salvio Di Maio dice:

    Direi che siamo tutti autorizzati a scopiazzare gli articoli di Repubblica. Fino a quando l'ordine dei giornalisti (uhhhhh) metterà  tutti in riga (ahaha).