Luca de Biase nella sua rubrica su Nova di ieri cita una ricerca secondo la quale il passaparola su un prodotto commerciale ottiene maggior credibilita’ sia dei messaggi pubblicitari che dell’informazione professionale sullo stesso (vado a memoria non ho l’articolo sotto mano) e paragona Italia e Francia dicendo che nei paesi nei quali il passaparola e’ molto considerato (la Francia) nascono molti piu’ blog di quanti non ne nascano per esempio in Italia. Forse il collegamento e’ un po’ azzardato: personalmente mi ha molto colpito che nella ricerca citata i cittadini affermino di credere meno alla informazione giornalistica su un dato prodotto che non alla pubblicita’ del prodotto stesso. In media comunque un cittadino su due non crede ne’ all’una ne’ all’altra. Se questo da un lato disegna chiaramente quanto sia ampia la sfiducia nei confronti del filtro mediatico sui prodotti dall’altro ci suggerisce che forse una medesima diffidenza debba essere riservata alla informazione “in toto” che ci arriva dai media. Chi abita una rete di vicinanze fatta di blog sa invece quale qualita’ e quantita’ di informazioni per se’ affidabili giungano da quella parte. Che si tratti di un’auto da comprare cosi’ come di una idea da discutere.

update: De Biase approfondisce l’argomento qui.

17 commenti a “PASSAPAROLA E BLOG”

  1. fabrizio dice:

    Ti è saltata la frase finale del post. Rimettila.

  2. massimo mantellini dice:

    ??

  3. raxi dice:

    "Chi abita una rete di vicinanze fatta di blog sa invece quale qualita' e quantita' di informazioni per se' affidabili giungano da quella parte."

    belin se lo so…

    buono eh il vinel … hai capito il mantellini trincador …

  4. Fabio Metitieri dice:

    Mante, non mi risulta che ci siano ricerche sull'affidabilita' dei blog, se non quelle di Digital Pr, di cui gia' si e' discusso anche qui, che per i blog sono belle negative.

    E tra De Biase e te, ormai siamo ai puri vaneggiamenti ideologici…

    Tu non mi stupisci affatto, mentre De Biase – se ha effettivamente scritto quanto dici, io Nova non la leggo quasi piu' – mi basisce non poco. Ma non era lui quello che poco tempo fa criticava l'edeologia, o qualcosa del genere?

    Ciao, Fabio.

  5. Luca De Biase dice:

    ciao a tutti… ho messo qualche precisazione sul blog se può essere utile… saluti e grazie per l'attenzione :-)

  6. Luca De Biase dice:

    ah, scusami… il link che hai messo nel post è sbagliato… se vuoi puoi correggere con questo che ormai è quello principale:

    http://blog.debiase.com

  7. marni dice:

    Mah! Non ho letto De Biase anche perchè il link è errato, ma personalmente pur viaggiando in questa "rete di vicinanze" come poeticamente le definisci, non mi sento di sposarle in toto per qualità …

  8. massimo mantellini dice:

    correggo luca….ciao

  9. Fabio Metitieri dice:

    Bene, De Biase conferma che non c'e' alcun dato di fondamento per quanto afferma lui sul rapporto tra word of mouth e numero di blog, ne' per tutta questa fiducia di Mante per il potere di convincimento del Verbo trasmesso via blogh.

    Che dire? Parlate solo piu' come ideologi, lavorando su tesi ormai precostituite e di cui cercate conferma in qualsiasi piccolo aggancio, anche dove non esiste nulla. Come il Gran Maestro Granieri, del resto.

    Non che ve ne freghi qualcosa, ma e' un modo di ragionare e di lavorare che io trovo deleterio. Ai postumi (di questa vostra ebrezza ideologica) l'ardua sentenza.

    Ciao, Fabio.

  10. PatBateman dice:

    E' incredibile perchè stiamo parlando di blog che offrono informazione affidabile basandosi proprio su una interpretazione inaffidabile da un duo di blogger De Biase – Mantellini.

    Cose totalmente prive di fondamento scientifico (leggasi vere e proprie Cazzate) elevate a "critica" e informazione.

    Siamo allo sbando.

  11. Fabio Metitieri dice:

    Pat, il Mante e' un bloggher, a tutti gli effetti, direi l'archetipo del Vib. Come alcuni altri (pochi, direi, stavo facendo giusto due conti oggi, mavigando tra blogroll e classifiche).

    De Biase, al contrario, e' molto poco bloggher, anzi, e' persino poco blogger. E' sostanzialmente un giornalista, anche se (credo) non nato in Internet. E' per questo che mi basiscono queste sue prese di posizione cosi' hypeggianti su blog e dintorni.

    Tra l'altro, la sua e' la linea di Nova 24 da quasi un anno. Carta, quindi, non blog, e impegnata in un interessante esperimento di autocannibalismo di cui sono sempre piu' curioso di seguire l'esito.

    Comunque, io non esagerei, parlando di cazzate: qui siamo di fronte solo a un ragionamento per tesi, basato su convinzioni molto forti ma del tutto teoriche e senza nessun riscontro. Bo', vedremo…

    Ciao, Fabio.

  12. PatBateman dice:

    Fabio capisco tutto, ma resto dell'idea che dove non c'è ricerca non c'è nulla.

    non puoi mai sviluppare un'ipotesi se non hai testato un campione rappresentativo. La metodologia è una scienza piuttosto seria fino a prova contraria.

    Queste ingenuità  disarmanti (ovvero dichiarare che la voce del blogger genera fidelizzazione e sicurezza) è quanto di più fuorviante e pericoloso si possa produrre.

    Nova lo leggo come leggo qualsiasi rivista italiana di comunicazione online (niente, in poche parole). Ovviamente non mi entusiasma. Ma almeno è cartacea e leggermente meno cialtrona (di questo ti do atto)

    di questi quattro, cinque circensi che leggo ogni giorno.

  13. massimo mantellini dice:

    come ho detto molte altre volte continua a sfuggirmi la ragione per la quale esistano persone che quotidianamente leggono i "cialtroni" (grazie pat, elegante as usual) invece di dedicarsi ad attivita' piu' proficue (come ad esempio produrre qualcosa di meno cialtrone che apra gli occhi alla massa di quanti si occupano di comunicazione, se, come sembrerebbe, se ne proclamano competenze e capacita'). E' ovviamente una domanda retorica visto che temo di conoscerne la risposta….

  14. Fabio Metitieri dice:

    Mante, sono ormai 12 anni (14, se contiamo anche le pubblicazioni gratuite) che sforno libri e articoli su argomento Internet. E almeno sulla Radio Svizzera i miei interventi dovresti averli sentiti: dico le stesse cose che scrivo qui.

    Ciao, Fabio.

  15. Fabio Metitieri dice:

    Pat, ci sono molti aspetti di Internet sui quali mancano ricerche serie. E' impossibile sapere esattamente quanti blog ci sono, per esempio, e quanti siano vivi e attivi. Questo non significa che non se ne possa parlare. Basterebbe evitare le forzature fideistiche…

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  16. Giulio Bartolomeo Argano dice:

    Se in questo post si dicesse:

    1) a mio parere il tal libro o film è buono/cattivo, per i motivi a, b e c;

    la cosa non susciterebbe alcuno scandalo. Qualcuno esprimerebbe un parere favorevole, o contrario, e in generale verrebbero forniti alcuni elementi di informazione e di giudizio (senza garanzia di oggettività )

    Invece nel post si dice:

    2) molta gente diffida dei media tradizionali e della pubblicità ; chi usa i blog si fida invece molto di questi strumenti per ciò che attiene al giudizio su prodotti o idee, tanto da ritenerli più affidabili dei media tradizionali, e questo giudizio emerge da esperienze precedenti.

    Ora, l'affermazione 2) è difficilmente contestabile: che molti non si fidino dei media è opinione corrente; che gli utilizzatori di blog ritengano i blog affidabili è ugualmente noto (certo si può ritenerla un'affermazione forzata, dato che non sono stati interpellati tutti i blogger, ma qualsiasi lettore con un minimo di competenza linguistica dovrebbe riconoscere che il tono dell'affermazione è retorico, quindi non va letto in senso stretto o scientifico come "è certo che tutti i blogger ritengono che tutti i blog siano sempre affidabili" – cosa che sarebbe tra l'altro autocontraddittoria con il contesto, come spiegheremo sotto – ma come "qui si sa o pensa che da una cerchia di blog arrivino molte informazioni affidabili", ); che tutti e due i gruppi abbiano infine il diritto di ritenere ciò che piace loro ritenere, fa parte della libertà  d'opinione.

    Invece alcuni nei commenti leggono 2 come se dicesse: "i blog sono oggettivamente più affidabili dei media"; oppure "i blogger generano affidabilità ", e contestano quindi questa affermazione perché eccessiva, ideologica, non scientifica.

    Dato che 2) non dice affatto questo, ci si chiede perché venga letta in questo modo.

    Al di là  della possibilità  che il fraintendiimento sia casuale, dovuto a fretta o pregiudizio o inesatta lettura, è possibile invece si tratti di un equivoco più di fondo, segno di un atteggiamento mentale che impedisce di vedere e usare i blog per quello che sono fraintendendone la natura.

    segue

  17. Giulio Bartolomeo Argano dice:

    (da #16)

    Mentre infatti un medium "pubblico" come un giornale ha un dovere di affidabilità  "individualizzato", sancito da leggi e deontologie, e può quindi essere sottoposto individualmente e "frase per frase" a un filtro di controllo, nei blog l'oggetto non è la singola affermazione o il singolo emittente, ma la rete di discussione in cui si situa. Nè i blog né le singole affermazioni vanno considerate come oggetti a se stanti, prodotto di prassi e metodologie controllabili, ma come interni a una rete di doxai.

    Nelle conversazioni interne ai blog vengono approntate opinioni variamente articolate e argomentate che i conversatori utilizzano secondo i propri intenti, cercando per prove ed errori di verificarne l'affidabilità  in rapporto sia alla competenza, sia all'affinità  tra chi esprime quelle opinioni e le proprie.

    Queste opinioni riguardano oggetti, idee, e riguardano i blog stessi – questo post ne è un esempio.

    L'eventuale affidabilità  delle informazioni va quindi considerata dentro questo movimento, e ciò vale anche per le affermazioni metadiscorsive – come ad esempio "i blog sono affidabili" o "nei blog succede questo e questo" (cioè ciò che viene detto in questo stesso commento – l'autoreferenzialità  è sintomo chiaro della natura conversazionale e ricorsiva della situazione)

    Quindi, l'atteggiamento mentale che ricerca nei blog un'affidabilità  "punto-punto" tipica di affermazioni scientificamente prodotte, e non trovandola opta per il suo contrario (inaffidabilità  totale, soggettività  delle affermazioni, solipsismo, delirio individuale), rivela probabilmente un fraintendimento della natura conversazionale dell'ambiente in cui pure si trova a conversare.