Rispondo all’invito di Matteo Brunati che crede sia necessario parlare di Neutralita’ della rete. Sono dello stesso avviso. A differenza di Giuseppe che oggi ha dedicato un post all’argomento, non sono cosi’ ottimista sulle dinamiche economiche che continueranno a tenere comunque i mercanti fuori dal tempio di Internet.

Scrive g.g.:

La storia di Internet ci insegna bene che senza utenti non passano nemmeno le scelte dei proprietari delle infrastrutture (come non sono passate quelle dei proprietari di contenuti). Poichè gli utenti sono il mercato (in senso ampio, ma abbastanza netto) è chiaro che senza utenti non andranno da nessuna parte.

Saro’ ben felice di sbagliarmi ma la trovo una posizione facilmente contestabile (talmente contestabile che in USA ci stanno facendo una normativa apposita). Le dorsali costano, mentre l’accesso dei fantomatici “utenti” e’ ormai una commodity che porta in cassa pochi quattrini. L’industria dei contenuti e’ un pozzo pieno di soldi che fa gola a tutti, mentre il business dell’accesso perde ogni giorno di piu’ la propria corporeita’, con il VOIP che ha dato il colpo di grazia alle telco che sul traffico voce hanno basato per decenni le proprie ricchezze. E lo sport internazionale delle compagnie telefoniche oggi e’ quello di piangere miseria di fronte alle aule legislative.

Io trovo che questo sia oggettivamente un contesto rischioso, per nulla paragonabile alle dinamiche di una Internet che conosciamo e che solo 5 anni fa era un giardinetto per spippolatori. E se un rischio c’e’ e’ giusto sottolinearlo in ogni possibile maniera. Esiste un rischio per la internet del futuro? Esiste la possibilita’ concreta e prossima di una (perdonate il mefitico termine) “cableizzazione” della rete nel momento in cui ai possessori dei cavi sara’ consentito priorizzarne i pacchetti? Io credo di si’.

Quello che possiamo fare, come stanno facendo in molti in tutto il mondo in queste settimane, e’ provare a decifrare il contesto e magari, se necessario, e perche’ no? capire quale possa essere il giusto prezzo da pagare. Io sono daccordo con quanto ha scritto qualche settimana fa Susan Crawford sul suo blog:

We may need to pay back the cablecos and telcos for their reasonable costs of building these broadband networks. But we should not let them control our future. The best and richest future for all of us is the unpredictable future.

Che e’ un po’ come dire che – davvero – quella della net neutrality e’ una faccenda che riguarda direttamente ciascuno di noi, giu’ dentro la tasca fino al portafoglio.

3 commenti a “NET NEUTRALITY: UN RISCHIO?”

  1. dr.stupid dice:

    La prima cosa che mi viene in mente è che forse dovrebbero mettere mano al portafoglio Google e Amazons, non l'utente che accede alla rete…

    La seconda cosa è che le telcos abbiano comunque in mente un modello pay per view, alternativo a quello adv oriented di chi ricava valore dai contenuti. Lo vediamo con chiarezza nella telefonia mobile, mano a mano che la convergenza anche dalle nostre parti. Credo riguardi la loro sopravvivenza, non la sussistenza.

  2. Maurizio Goetz dice:

    Fino a poche settimane fa non mi ero reso conto di quanto il problema fosse serio. Sul terreno della net neutrality si giocherà  un importante battaglia sul futuro delle comunicazioni. Occorre parlarne molto perchè anche tra i professionisti della rete, non c'è consapevolezza su tutti i retroscena della questione figuriamoci nel Paese.

  3. Fabio Metitieri dice:

    Secondo me e' una delle poche guerre politiche (in senso lato) o commerciali – tra le tante che finora abbiamo gia' visto in materia di Internet – dove gli utenti possono farsi da parte, guardare i big che si scannano e aspettare semplicemente di vedere come va a finire.

    Ciao, Fabio.