Contrappunti, su Punto Informatico di domani.

In principo fu la carta e l’inchiostro. Poi venne la posta elettronica. Poi i forum online. Ed infine, (ma molto alla fine) venne la tanto attesa “partecipazione 2.0”. (continua)

2 commenti a “ANTEPRIMA PUNTO INFORMATICO”

  1. Fabio Metitieri dice:

    Guarda, a parte le tue osservazioni sulla posta elettronica – quale giornalista avrebbe mai risposto a una mail, anche gia' nel '97, quando comunque la email ancora non la usava quasi nessuno, o anche e addirittura dopo, quando i giornalisti che la usavano non rendevano pubblico il proprio indirizzo (salvo poche eccezioni)? –

    e sull'ingovernabilita' dei forum – che non sempre sono ingovernabili o soltanto negativi –

    e sui sondaggi on line – che lo sanno le testate stesse, per prime, che son cagate folkloristiche, come i test della personalita' da fare in spiaggia che una volta pubblicava L'Espresso –

    per il resto, forse, sono abbastanza d'accordo con te. Forse persino piuttosto.

    E non ho voglia di controllare, ma mi pare che simili osservazioni – anzi, all'epoca non potevano che essere auspici – li avevamo gia' scritti (i miei coautori e io) sia in "Incontri virtuali", nel 1997, sia in "Ricerche bibliografiche in Internet", nel 1998.

    Bene, fa piacere vedere che nel 2006, finalmente, ci stanno arrivando anche i bloggher.

    ;-)

    Facili battute a parte, credo anche io che piu' del blog scritto "a margine" debba essere l'articolo, quello vero, classico, tradizionale, o chiamatelo come volete, a esporsi direttamente a un libero dibattito, e senza limiti o censure.

    Certo, il problema del rumore c'e'… ma in molti casi, Imo, non sarebbe soverchiante.

    Gli esempi positivi ci sono gia'. Per citarne uno che conosciamo tutti, Zambardino scrive spesso cose molto attaccabili, e con un certo estremismo polemico, sia su Scene digitali sia su Zetavu', ma non mi pare che sia distrutto dai commenti o perennemente seppellito dagli insulti.

    Eppero', Mante… seguendo _il tuo_ ragionamento, la rivoluzione non passa per il social networking del blogghing, ma si realizza nell'apertura del giornalismo, anzi, dei singoli giornalisti e di tutti i loro pezzi, al libero commento. O no?

    Insomma, che c'entrano i blog dei bloggher, in questa – non piccola – rivoluzione dell'informazione?

    A leggere questo tuo pezzo, parrebbe poco o nulla….

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  2. Andrea dice:

    mi son bastate le tre righe riporate qui per convincermi a non andare avanti :)