Molto si e’ parlato anche in Italia in questi giorni di Blogburst. Molti giornalisti l’hanno citata come un significativo passo verso la contaminazione dei contenuti, qualche blogger, magari fra quelli orientati al nanopublishing la immagina come una possibile soluzione alla ricerca di una attenzione capace di generare traffico su adsense. La mia idea e’ che si tratti di uno scambio di quelli tutto sommato impari. Il povero “popular blogger” si vede pubblicato sul grande medium mainstream e questo evento gia’ quasi gli basta. Il suo lavoro, giudicato meritevole di trovare spazio nel circuito “commerciale” viene pagato con un link ed una promessa di prossima ulteriore popolarita’? Suvvia, quale innovazione vedete in tutto questo? E come si potra’ conciliare contenuti a peso specifico differente dentro il medesimo contenitore? In realta’ BlogBurst sembra semplice drenaggio del flusso informativo amatoriale per altri scopi. Cio’ che prima si faceva di sottecchi oggi merita l’onore della citazione. Insomma cari blogger (non tutti, solo quelli meritevoli): fatevi pagare se davvero volete andare a farvi leggere sui giornali dei dinosauri.

In return, a select group of popular bloggers are offered wider distribution for their writings, he said. The online syndicate drives traffic to blog sites, allowing featured bloggers to make money from resulting online advertising fees.

7 commenti a “BLOGBURST? MA PER FAVORE….”

  1. Macman dice:

    Concordo con Mante. Poi magari, come spesso capita, il giornalista non cita neanche la fonte… Categoria dannata.

  2. Carlo Felice dice:

    D'accordo… ;-)

  3. Simo dice:

    in realtà  è una operazione positiva. Anche se a volte con la parola "blogger" si tende a fare un po' di razzismo.

  4. Antonio Tombolini dice:

    Il problema è – imho – nell'ancor scarsa fantasia dei bloggers. Si pongono la domanda se/come fare un po' di soldi coi blog, e cercano la risposta sempre e solo all'interno di un unico modello, quello della pubblicità  (dove vince solo il blog-non-blog in stile broadcasting, evidentemente). Nessuno che si metta a pensare a un modello diverso. Leggendoti me ne viene in mente uno: dei blogger potrebbero consorziarsi e mettere in piedi un'agenzia, una blog-ansa, che rilascia i loro contenuti gratis per l'uso in rete, e a pagamento per la pubblicazione su testate offline. Altro che "ringraziare" i dinosauri: guai a te se prendi e mi citi una riga nel giornale o nel tg senza aver pagato l'abbonamento!

  5. Joe Tempesta dice:

    Come no, Tombolini, immagino il fioccare di richieste di abbonamento per leggere l'ultima del Neri sulla Fattoria, o il racconto della cena del Mantellini, o – mi ci metto anche io – l'ennesimo sproloquio pseudo-politico-infantile di Joe Tempesta.

    Io credo che se uno vuole fare soldi l'unico modo è uno: lavorare.

    E' una battuta ma nemmeno tanto. Se vuoi fare un blog che abbia un senso dal punto di vista informativo, l'unica via è il metodo-Metitieri: alzati dalla sedia e fai davvero informazione, anche fosse solo quella del tuo quartiere. Di fatto si tratterebbe non più di blogging ma di giornalismo online.

  6. gparker dice:

    Il punto è un altro e cioè che i blog in quanto tali hanno successo perchè per i blogger non sono un lavoro o lo sono solo marginalmente nel senso che ci guadagnano molto poco.

    E' evidente la differenza tra un Boing Boing, un TechCrunch e altri siti (pur efficienti) ma con molte meno visite. I primi sono lontani dalla forma blog che prevede anche i racconti di cene, i pareri appassionati e magari di parte e tutto quanto un giornalista non si può permettere.

    L'idea di Blogburst è un di più per il blogger che cmq farebbe quello che fa, in più può vedersi pubblicato, cosa che in molti casi è una buona pubblicità , come andare ospiti gratuitamente in una trasmissione a dare il proprio parere, perchè farlo? Per promuoversi come leader d'opinione nel settore per il quale si viene interpellati.

  7. rob dice:

    Nessuno puo guadagnare con i blog in italia ..PUNTO….. si contano sulle dita di una mano i blog italiani che generano piu di pochi euro annui…limite della lingua…inglese con potenziale di lettori in miliardi..italiano con pochi milioni…il blogging per chi parla italiano a parte pochi casi e' e rimarra' un passatempo ….lo sanno tutti gli addetti ai lavori