Il signor Romano Levi, produttore di grappe in Neive, non ha gradito un post di Stefano Bonilli su Papero Giallo ed ha chiesto al tribunale un provvedimento d’urgenza. Stefano Bonilli, nel commentare la decisione, ci informa che il commento di un “giornalista professionista” dovrebbe forse valere diversamente dal commento di qualcun altro (non mi pare che Papero Giallo sia una testata registrata). E’ possibile che il signor Levi ed il signor Bonilli abbiano entrambi qualche piccolo problema con la percezione di Internet.

17 commenti a “UN BICCHIERINO DI TROPPO”

  1. No dice:

    Mi sembra che interpreti le cose a modo tuo.

    Lui parlava del suo caso personale, l'uso della magistratura contro la critica di un giornalista professionista è un fatto grave e su questo non ci piove.

    Non ha mica aggiunto: "però per tutti gli altri va bene".

    Ma anzi: "L’uso della censura contro un blog mi sembra altrettanto grave".

  2. Riccardo dice:

    Ma … e la Google cache?

    Basta cercare "Romano Levi, produttore di grappe in Neive" e il vecchio post è al primo posto.

  3. Pier Luigi Tolardo dice:

    Bonilli cerca di difendersi, è comprensibile.

  4. g.g. dice:

    Al di là  delle persone (che tendo a non mischiare con gli argomenti), a me interessa il principio generale. Che sia su un blog o su una customer review (magari su amazon i IBS) il fatto di esprimere il giudizio su un prodotto NON dovrebbe portare a querela. Come si diceva in un commento da me, questo non fa certo della rete "una zona franca" (nessuno vuole violare le norme condivise, credo) ma, al contrario, il ricorso immediato alla querela può diventare un precedente importante per le aziende italiane. E non mi pare una buona cosa.

  5. bonilli dice:

    Caro Mantellini, io, "mi spiace", faccio di professione e da tanto tempo il giornalista enogastronomico e in particolare il critico gastronomico e esercito anche la parte critica della mia professione. Se per un giudizio critico devo andare in tribunale i mie prossimi anni saranno un dentro-fuori dai tribunali d'Italia. Ha senso? Io libertà  di stampa, di critica, di blog e di internet la intendo non come libertà  di insultare, ma di criticare e anche vivacemente questo si.

    Penso che chiedere di cancellare da internet, come chiede Romano Levi, il mio scritto, sia la dimostrazione che i miei interlocutori non sanno di cosa parlano e vanno in tribunale preventivamente con l'art 700, cioè l'urgenza, per tappare la bocca.

  6. Riccardo dice:

    Granieri ha ragione. A parte il fatto che in rete chiudere la bocca al cliente si ritorcerà  contro l'azienda, fino a che si esprime un parere (sia pure con parole "decise" (< >), e non si fa calunnia o diffamazione, le opinioni non si censurano.

    In fondo al suo posto originale Bonilli diceva "provare per credere", lasciando al pubblico il giudizio. Poi se alla gente piace la grappa pesante, la grappa pesante si venderà .

  7. Domiziano Galia dice:

    Ho letto il post incriminato e non c'è nulla, nulla di offensivo o lesivo. Cos'è non possiamo esprimere il nostro parere per Dio? Io mi auguro che si risolva tutto in un nulla di fatto, salvo poi Stefano Bonilli contrattaccare per danni morali, tiè. Poi, per quanto mi riguarda "le Grappe Romano Levi non mi piacciono".

  8. Antonio dice:

    Questa cosa per cui nel campo dell'informazione diventa addirittura sconveniente dichiarare e rivendicare la professione a cui si appartiene (il giornalismo), a me ricorda tanto la campagna di opinione contro i professionisti della politica. Dovrebbe essere chiaro che in questo caso l'intento non è discriminatorio o di casta, ma un richiamo al valore aggiunto che l'esercizio professionale del mestiere di informare, in termini di deontologia, impegno e serietà , dovrebbe rappresentare. E' un po' come se di fronte a una minaccia di querela per un giudizio severo e non gradito sull'andamento di un titolo, un analista di mercato non rivendicasse la sua riconosciuta competenza, solo per il timore di risultare discriminatorio nei confronti di chi si occupa di borsa per diletto. Non è che ha molto senso, imho.

  9. bg dice:

    scusate, io non ci capisco niente, ma il tizio ha scritto che bere quella grappa "vuol dire bere alcool metilico" (non "è un po' come bere alcol metilico"). Son sottigliezze, ok, ma detto così non è un giudizio di gusto, ma un'accusa di frode alimentare (che un giudice potrebbe anche raccogliere incriminando il produttore, e che comunque il consumatore ingenuo può facilmente fraintendere).

    D'accordo che era un modo di dire, ma chi scrive ha il dovere di controllare i propri "modi di dire" e se questi ledono i diritti altrui, costoro hanno tutto il diritto di fare querela e la libertà  d'opinione non c'entra una beata mazza. Fare querela infatti è un diritto previsto dal codice, e non va confuso con l'atto censorio di un giudice essendo invece un diritto di autodifesa del cittadino (semmai il giudice verificherà  se ci sono gli estremi della querela chiedendo all'articolista se ha le prove delle sue affermazioni, e solo se queste non sono provate ci sarà  censura).

    Un conto è dire che le fiat fanno cagare (giudizio per cui nessuno vi querelerà  mai), un conto è dire che entro un anno il motore esplode. C'è la libertà  di dirlo, ma occorre anche essere pronti a provarlo di fronte a un terzo (il giudice)

    L'errore è stato piuttosto non attendere il giudizio del giudice e autocensurarsi. Evidentemente c'era un po' di coda di paglia.

  10. Enrico dice:

    Non sono d'accordo con chi sostiene che in quel posto non c'è nulla di lesivo.

    Le affermazioni sono molto pesanti, non si dice questo prodotto non mi piace gli dò un voto basso, si parla anche del metodo di produzione, dei mezzi di produzione e del contenuto stesso della grappa.

    Claro che un produttore possa sentirsi danneggiato, più che lecito che ricorra al tribunale per tutelare i suoi diritti e l'onorabilità  della sua azienda

    Si può discutere sulla opportunità  di ricorrere allo strumento giudiziario, ma non arriverei a scomodare la censura.

    Se uno scrive qualche cosa di offensivo o semplicemente dannoso per altri e viene costretto da un regolare provvedimento giudiziario a rimuovere ciò che ha scritto, vuol dire che è stato censurato?

    Mah!

  11. Fiorenzo dice:

    Stefano Bonilli e' attaccabile unicamente sul punto "alcol metilico". Tuttavia e' bene precisare che questa non puo' essere considerata accusa di adulterazione; durante la (cattiva) distillazione accade che la percentuale fisiologica, ed ammessa per legge, di alcol metilico, possa essere eccessiva; si ha quindi la sgradevole sensazione gustativa di "eccesso di metilico", criticabile, e ci mancherebbe altro. L'accusa quindi non e' di aver adulterato la grappa, ma di aver lavorato male.

    Aggiungo qualche annotazione personale.

    Dopo aver commentato il famigerato post, ho ricevuto una telefonata, alquanto grottesca e risentita oltre le righe, nella quale l'anziana persona al telefono rivendicava che la percentuale di metilico era assolutamente legale, e chi criticava la sua grappa non caoiva alcunche' (eufemizzo) in quanto abituato ai prodotti edulcorati e modernisti. Come vedete, qui si respira l'aria rarefatta delle alte vette degli assaggiatori. Comunque, per telefono, ho precisato che il punto non era questo, e ho riaffermato il mio sacrosanto diritto di ritenere il prodotto di Levi assolutamente anacronistico, e sgradevole; e ho invitato l'interlocutore a precisare sul blog di Bonilli il suo punto di vista, commentando come chiunque. Ha preferito la querela. Altro che touch and feel.

  12. bg dice:

    grazie della precisazione, fiorenzo. se "metilico" è gergo da degustatori che va riferito a una tecnica produttiva (non lo sapevo) e non è una fraintesa accusa di frode è chiaro che la faccenda è diversa. Sembra allora che il produttore ci abbia marciato. Ragione di più per non autocensurarsi e per presentare le proprie ragioni al giudice, però: fare querela è un diritto (e non una censura) ma le querele spesso e volentieri sono anche respinte, se infondate.

  13. massimo mantellini dice:

    bonilli,

    sono ovviamente daccordo con molto di quanto dici: resta il fatto che dal mio punto di vista che l'ingiunzione di Levi riguardi un giornalista professionista di grande esperienza e notorieta' non sposta di una virgola i termini del problema. Mi paiono due faccie della stessa medaglia legate allo sviluppo di Internet: abituarsi alle critiche altrui e nel contempo ragionare per contesti e non per convenzioni….

  14. Enrico dice:

    fare querela è un diritto (e non una censura)

    *********

    Infatti è proprio questo il punto, qui la censura non c'entra.

    Va benissimo "abituarsi alle critiche altrui" come dice Mantellini, ma è anche giusto abituarsi a (o comunque non indignarsi per) un eventuale querela quando le critiche superano il livello diciamo così "fisiologico" e magari mettono in discussione metodi e mezzi produttivi dell'azienda, screditandone l'immagine.

    Ripeto si può discutere sull'opportunità , ma non sulla legittimità  dell'azione

    Sarà  poi il giudice a decidere del fondamento o meno dell'azione, ma credo che tutto ciò c'entri poco con lo"sviluppo di Internet".

    Lo "sviluppo di Internet" non significa che in rete si può dire di tutto contro tutti e con qualsiasi modalità  senza alcuna conseguenza.

    E nessuno sviluppo può far venir meno il legittimo diritto di un imprenditore di difendere la propria azienda da atti ritenuti lesivi. A mio parere.

  15. Cavallo GolOso dice:

    Enrico, ma se l'espressione della mia opinone risulta un danno per qualcuno, non la devo esprimere? E se non fosse un'opinione, ma un fatto vero … ma dannoso per qualcuno… non va detto? E soprattutto: devo scrivere per mestiere per poterlo fare?

  16. filippo cintolesi dice:

    E' possibile, si', ma con una importante differenza: e' molto probabile che il signor Levi possa permettersi una percezione scorretta di internet piu' di quanto possa il signor Bonilli. Posto che ciascuno vende il suo prodotto, bisogna anche che si chieda a chi lo vende: e' azzardato ipotizzare che chi apprezza lo stile un po' "ruvido", magari anacronistico della grappa del sig Levi, forse simpatizza anche con il "brusco" delle sue pubbliche relazioni? E forse in misura maggiore di quanto i fruitori del sig Bonilli, quelli attuali e quelli potenziali, possano aver apprezzato il suo profilo in questo frangente?

  17. filippo cintolesi dice:

    Caro direttore, mi permetto di fare seguito al mio commento perche' ho appena appreso di una querela (per diffamazione a mezzo stampa immagino) sporta nell'ottobre 2004 dalla Gambero Rosso Holding SpA contro il sig Guelfo Magrini, per un suo articolo dal titolo "Trebbicchieri (ovvero: il passo del gambero o del tapiro?)" apparso qualche giorno prima sul webzine Nattaridibacco.

    Le risulta qualcosa del genere? Nel caso, avrebbe commenti da fare? La ringrazio