Burson-Marsteller ha prodotto una ricerca in Italia (un documento che curiosamente in rete per ora non c’e’) sulla credibilita’ dei blog in ambito aziendale e giornalistico. Ne viene fuori che solo una azienda su tre consulta i blog, ritenendoli nella maggioranza dei casi (61,5%) poco o per nulla credibili. Diverso il discorso per i giornalisti: circa un giornalista su due consulta i blog almeno una volta a settimana ritenendoli molto o abbastanza attendibili nel 64% dei casi.

4 commenti a “CORPORATE BLOGGING?”

  1. Simo dice:

    l'interpretazione dei dati dovrebbe comprendere il fattore "committente"?

  2. Davide De Conti dice:

    Quindi, in pratica, molte aziende non consultano un blog perchè non lo ritengono attendibile, ma leggono l'articolo di un giornalista che, per documentarsi, potrebbe essere andato a leggere proprio quel blog… Credo tutto cio' sia importante per l'occupazione italiana!

  3. Fabio Metitieri dice:

    Davide, dipende…

    Probabilmente le aziende pensano ai blog dei loro figli liceali, anche perche' i loro concorrenti hanno tutti siti dei Web ma ancora pochi blog.

    I giornalisti, invece, possono avere pensato ai feed del Nyt o della Bbc, o ai blog scritti da altri giornalisti del loro stesso settore.

    Anche io, a parte questo e pochi altri blog amatoriali che leggo per divertimento, guardo solo blog professionali, o di testate o di singoli giornalisti, o comunque di autori/esperti ben noti.

    Il fatto e' che oggi "blog" significa tutto e nulla, e mante e gli altri "predicatori" del Sacro Blog ci giocano sopra, senza fare distinzioni tra il Nyt e la loro fuffetta.

    Anzi, se la Bbc ha dei feed, e' tutto merito dei mante, ovvio, che hanno aperto gli occhi e la strada a lo mondo tutto….

    ;-)

    Quanto alle ricerche di questo tipo – come e' stato detto millemila volte anche qui – bisognerebbe sempre guardare almeno due appunti, anche solo su carta del panettiere, che dicano che metodologia e' stata seguita, prima di commentarle.

    Ciao, Fabio.

  4. mktg4nerds dice:

    il problema è che per usare uno strumento come un blog/sito/newsletter/ecc… bisogna aprirsi, comunicare (o meglio, conversare), cosa

    che è in netta contraddizione con l'incapacità  di interagire e comunicare di molte aziende/imprenditori italiani…. (soprattutto nel b2b).

    la speranza è che, costretti dal mercato e,

    soprattutto, dai clienti, iniziamo anche noi ad uscire allo scoperto.