Ho pensato di utilizzare questo articolo de Il Giornale.it sulla questione “critica letteraria vs. Baricco” per provare a descrivervi quella che secondo me e’ la fase due della incomprensione fra giornalismo e rete internet. Articoli come questo, onesti e sostanzialmente ben documentati, la maggioranza di quelli che mi capita di leggere da un po’ di tempo a questa parte, descrivono Internet con l’occhio curioso e indagatore dell’inviato in un paese esotico. Un signore che, passeggiando con taccuino e zaino in spalla, traccia per i suoi lettori al di qua dell’oceano una descrizione il piu’ possibile fedele delle proprie impressioni a spasso – chesso’- per il Nicaragua. Solo che oggi Internet non e’ piu’ il Nicaragua ed e’ come se il giornalista in questione, un tipo sveglio capace e preciso, provasse a spiegarmi quanto sia incredibile obliterare il biglietto salendo in tram la mattina. Possiamo divulgare un pianeta che non abitiamo con i tratti grossolani di chi lo scruta con un telescopio? Secondo me non possiamo. Questa e’ la ragione per la quale nel momento in cui molta conversazione si sposta verso Internet la descrizione di Internet da parte di chi la rete non vive suona come vecchia ed artificiosa. E non piu’ per i soliti due o tre vecchi barbosi internauti ma per la maggioranza delle persone. Scrive l’articolo di cui vi dicevo (sostenendo che fra mandarini della critica letteraria e autori oggi si inserisce una nuova categoria, quella dei blogger):

l’unico aspetto veramente inedito è rappresentato dal nuovo personaggio che ha invaso la scena: il blogger. La recente virtualizzazione della comunicazione ha determinato una democratizzazione dell’opinione (cosa buona e giusta), che sfocia però spesso, nei blog letterari più gettonati (Nazione Indiana 2.0, Lipperatura, Vibrisse), in una contestazione che assume a volte la forma del «terrorismo», e che come quello è senza volto (cosa non tanto buona e giusta): nei commenti si prendono di petto scrittori, critici e gli stessi «gestori» dei blog, se quanto viene proposto su quelle riviste telematiche non è gradito. Siamo di fronte alla dittatura del fruitore, che travalica gli spazi deputati all’esercizio del suo ruolo (l’acquisto in libreria) per inoltrarsi in quelli istituzionalmente preposti alla discussione pubblica per mettere in atto – nei confronti di chi fino a ieri la rappresentava in via esclusiva – un processo politico. Il critico Alfonso Berardinelli è stato chiamato a rispondere della sua collaborazione con Il Foglio; Isabella Santacroce si è sentita invitare ad andare «Fuori dai coglioni!» (su Nazione Indiana); Leonardo Colombati è stato attaccato perché firma de Il Giornale (su Vibrisse).

Leggevo e pensavo: eccone un altro. Un altro che pur impegnandosi non possiede gli strumenti per capire cosa sta succedendo. Non e’ colpa sua: parla solo di cose che non ha sperimentato. Applica vecchie categorie a nuovi contesti. Quello che succede e’ che – mentre il prode giornalista scriveva il suo pezzo – la comunicazione nel mondo digitale si e’ andata spezzettando in mille frammenti. E non e’ possibile risalire ad una sua semplificazione come accade per esempio sui quotidiani. O in TV. Che sono aggeggi nei quali se leggiamo per esempio che Isabella Santacroce deve andare fuori dai coglioni, si intende esattamente quello. Ma sui blog? Dentro una grande conversazione fatta di centinaia di voci che senso ha riportare una frase del genere? Che capacita’ di descrivere il tutto mantiene? Nessuna. Non esiste nessuna dittatura del fruitore nel momento in cui il tubo che distribuisce le idee e’ fatto di milioni di tubi differenti e non di uno solo (o di pochi) come e’ accaduto fino a ieri. E allora: come si esce da questo impasse ideologico? Esiste solo un modo: smettere di osservare il biglietto del tram come fosse una pianta esotica delle montagne del Nicaragua. Che e’ un po’ – miracolosamente e me ne rendo conto solo ora – cio’ di cui parla oggi g.g. in questo bel post sul suo blog.

14 commenti a “UN TRAM CHIAMATO NICARAGUA”

  1. Fabio Metitieri dice:

    Oh, ecco. Il concetto di "comunicazione virtuale" ancora mi mancava. I miei ringraziamenti a Il Giornale.

    ;-)

    A parte questo, e da un altro punto di vista, gli equilibri – tra i critici letterari come altrove, e non solo nel giornalismo – si stanno un po' riaggiustando, peraltro non molto, a vantaggio di chi sa utilizzare piu' strumenti e sguazza bene anche in Internet. Con il terrore di questo signor "Redazione" de Il Giornale, che mi pare proprio rimasto parecchio indietro.

    Ma se e' vero che il fruitore puo' acquistare un ruolo piu' attivo – e lo fa ancora con estrema timidezza, secondo me – non vedo conversazioni frammentate che occupano il centro della scena.

    Io non seguo la critica letteraria, ne' sulla carta ne' on line, ma – se sono questi i blog letterari piu' seguiti – mi par di capire che Giulio Mozzi e' uno scrittore affermato, Loredana Lipperini una giornalista e critica di mestiere da almeno 10 anni, tra Repubblica e Rai, e che anche Nazione indiana non e' scritto da dilettanti.

    Sempre dei punti di riferimento, quindi, dei centri qualificati intorno a cui ruotano le conversazioni di un pubblico.

    Quindi il tuo discorso non quaglia, mante, ne' quello di Granieri. E se il signor "Redazione" non sa obliterare il biglietto, voi vi siete persi in una religione altrettanto distante dalla realta'. Per capire le trasformazioni in atto e' vero che e' necessario saper salire sul tram, ma e' altrettanto essenziale riuscire a non trasformare il tram in un idolo.

    Giusto oggi, anche io riflettevo su queste ultime profetiche e (per nulla) nuove rivelazioni dell'oracolo Gigi', per concludere in un commento su Zetavu' che finche' non saprete vedere i limiti dei blog, anche voi, che pure li scrivete, non capirete il mezzo che state usando.

    Btw, come esempi di blog che stanno sovvertendo i rapporti di comunicazione e di informazione, con la costruzione di dialoghi tra pari fatti da una moltitudine di voci, vedo sempre e comunque proporre quelli tenuti da professionisti di lungo corso. Lipperini come la rivoluzione, il blog letterario fatto dal popolo? Il podcast di Nova 24 come esempio di divulgazione tecnologica non profit e in mano alle masse? Ma andiamo, su…. son panzane che si accordano con quella di Microsoft che solo grazie ai blog ha scoperto di voler conversare.

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  2. Fabio Metitieri dice:

    Ops… ho linkato di nuovo il pezzo del signor "Redazione", invece del mio commento su Zetavu'. Sorry.

    Ciao, Fabio.

  3. PlacidaSignora dice:

    L'autrice dell'articolo che citi mi pare sia una blogger…

    http://gemmagaetani.splinder.com/post/7338586

  4. Fabio Metitieri dice:

    Oh, ecco. Se e' una bloggher che a mante sembra una giornalista che non sa obliterare il biglietto sul tram dei blog (anche a me quel pezzo ha fatto un po' questa impressione), il cerchio si chiude e le teorizzazioni di mante e di gigi hanno veramente poco senso.

    La realta' e' sempre piu' complessa di certe schematizzazioni ideologiche.

    Ciao, Fabio.

  5. martino dice:

    Senza nemmeno perder tempo a scrivere il tuo notevolissimo pezzo, bastava capire che uno (o una) che definisce il lettore un "fruitore, che travalica gli spazi deputati all'esercizio del suo ruolo (l'acquisto in libreria)" non merita che due o tre nostri neuroni siano dedicati all'elaborazione del suo pensiero. Questo/a è una che pensa ossessivamente che all'orizzonte c'è il mercato e l'economia, e non, semplicemente, un libro, bello o brutto. Il fruitore di libri li legge, mica li compra e basta.

  6. mafe dice:

    Il fatto di parlare dei vantaggi, invece che dei limiti, non implica la mancanza di consapevolezza. Io sono arrivata ai blog dalla carta, sono rimasta su entrambi, non c'è paragone tra i due mezzi, ma neanche necessità  di scelta. Che un protagonista dei media tradizionali accetti di mettersi in discussione invece che continuare a pontificare ben protetto in redazione lo trovo decisamente un merito dei blog, non una dimostrazione della loro inutilità .

  7. jan dice:

    L'articolo ha suscitato una discussione interna a Nazione Indiana e ora è stato pubblicato anche lì.

  8. Antonio Dini dice:

    Non mi sembra poi così brutta l'idea di raccontare il Nicaragua a quelli che nel Nicaragua non ci sono mai stati. Internet è un po' come l'Auditel: è diventata centrale, però metà  degli italiani (dati 2005) la sera non guarda la televisione…

    Piuttosto, il problema non sono i giornalisti. Il problema sono i "protagonisti", cioè scrittori, critici letterari, personalità  note etc, che vivono in un regime di doppiezza: discorso pubblico con tono politicamente corretto, discorso privato (magari nei salotti) bello sbracato. In più, contano sull'arroganza del discorso in una sola direzione, quello che parte da loro e attraverso i mezzi di comunicazione piove sulla testa di noi beoti qualunque. Le loro attenzioni e prudenze, giustamente in un mondo meno che perfetto come quello di ieri e in parte di oggi, vanno a chi può rispondergli a tono: gli altri critici, scrittori, personalità  note, direttori di rete e di giornale etc. Per i tapini qualunque, c'è solo da incassare.

    A parte questo, dire "fuori dai coglioni" è cosa penso comune al 95% della popolazione, in privato. Dirlo in televisione o in rete, produce effetti stralunanti: può aprire una carriera politica (Vittorio Sgarbi docet) oppure far fioccare delle belle querele. Io mi pongo un'altra domanda: perché mai tu, Massimo, non scrivi mai un bel "fuori dalle palle" a qualche baricco del momento? Non lo fai penso perché sei una persona educata e che usa altri strumenti retorici.

    Se qualcuno è maleducato, anziché parlare dei blogger come di un sesto potere che si riunisce in birreria la sera prima di scrivere orribili e offensive cose, parliamo di singoli maleducati. Ecceccavolo, a me se mi dicono "fuori dalle palle" in pubblico viene in mente che si passa dall'offesa alla diffamazione, e cerco un avvocato per tutelare il mio buon nome! Il codice penale l'onorabilità  delle persone (e dei personaggi pubblici) la tutela no? Lo fa perché tutti abbiamo diritto ad essere rispettati. Se i suddetti personaggi sono meno rispettabili, non è prendendoli a martellate coi blog che si diventa migliori di loro…

  9. Fabio Metitieri dice:

    Dini:

    "a me se mi dicono "fuori dalle palle" in pubblico viene in mente che si passa dall'offesa alla diffamazione, e cerco un avvocato per tutelare il mio buon nome!"

    Quereleresti per cosi' poco? Sul serio?

    Ma vai fuori dalle palle, su…

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  10. cubic dice:

    E chi mi dice che Mantellini comprenda realmente quale titolo di viaggio si utilizza sui mezzi di trasporto della carta stampata? Credo che il discorso sia speculare: mentre il prode blogger scriveva il suo pezzo la cumunicazione nel mondo reale si è andata riunendo in un unico commento (di mantellini).. Perché non la finite con sta presunta superiorità  della razza?

  11. Fabio Metitieri dice:

    Dai Cubic, non essere scostante. E firmati. Che senno' poi ci tocca sentire il professor Valdemarin che spiega a Mante che qui son sempre io che fomento e – incredibile – c'e' persino qualche pirla che mi viene dietro…

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  12. georgia dice:

    caso mai a qualcuno interessasse ho commentato nel mio blog sia il tuo post (che mi è piaciuto moltissimo) che quello di gemma gaetani

    georgia

  13. Francesco Grossi dice:

    Volevo, da semplice "fruitore " ma anke blogger solitario :) dire che a volte chi ha 1 handicap e non puo' scegliere la carta stampata ringrazia i blogger come Massimo che con chiarezza porta il discorso verso cio' che a molti piace nascondere!

    Poi Volevo solo aggiungere che non tutti leggono questi giornalisti e magari si fanno le proprie opinioni come avevano fatto anche prima dei blg.

    terrorismo? ma stare attenti con le parole no?

  14. Blog: amarcord « Georgiamada dice:

    […] MassimoMantellini, Un treno chiamato Nicaragua, su Manteblog, 3 marzo 2006. – Giuseppe Granieri, Due sfere così! (ovvero la blogosfera e la Rete spiegate ad un […]