Ottima intervista di Mediazone a Giuseppe Tatarella direttore di “Sportsman e cavalli” sul polverone dei 2milioni e 500mila euro che il giornale riceve ogni anno dallo stato. Il sunto e’:

1 senza quei soldi chiuderemmo
2 se chiudiamo i nostri 27 dipendenti dovrà  pagarli qualcun altro
3 Sportsman e cavalli (se comprendo bene) garantisce il pluralismo.

10 commenti a “CAVALLI E PLURALISMO”

  1. dedioste dice:

    Due note:

    * con quel contributo, Wikipedia va avanti 2 anni circa.

    * se davvero quei soldi sono in gran parte usati per pagare gli sitipendi, devono pagare molto bene. C'è un e-mail per i curriculum?

  2. ste dice:

    Ecco un altra fonte per finanziare il reddito di cittadinanza. Per ogniuno dei 27 verrebbe fuori un reditto diretto da 92.592.59 euro/anno, e si risparmierebbe anche un po' di carta plastificata.

  3. ciro dice:

    E' giusto ricordare che Padania, Manifesto e Unità  (solo per citarne alcuni) percepiscono il medesimo contributo.

    E' giusto dire che Repubblica e Corriere ne percepiscono altri per la "teletrasmissione del giornale all'estero".

    Meno giusto è buttare tutto nel calderone.

    Ma tanto, ormai, quando si tratta di fare i fustigatori eh? Tutti Savonarola…

  4. Antonio dice:

    Dedioste Wikipedia cosa? Mai sentito. Comunque, la campagna contro i contributi alla stampa, costruita andando a scovare il caso limite, fatta in nome dell'abbattimento degli sprechi e inneggiando vagamente alla libera iniziativa è stupidina e un po' autolesionista. Quello è il tipico caso di iniziativa dello stato pensata quando il legislatore aveva la testa sulle spalle e in base a ragionamento di valore: la collettività  contribuisce allo sviluppo dell'informazione su carta perché questa in una democrazia costituisce un valore in sé e perché è un'attività  tendente economicamente ad essere esercitata in perdita. La retorica antistato che ha avuto la sua fortuna a partire dagli anni '90 ha affrontato questi temi aprioristicamente e senza una visione di fondo. E facendo un errore di analisi piuttosto grosso: pensare che in Italia si possano applicare principi ricavati da ecosistemi strutturalmente diversi dal nostro senza colpo ferire. Se vuoi giocare alla libera iniziativa devi avere intorno una società  costruita su quello, con tutti i pesi, contrappesi e garanzie del caso. E idem si potrebbe dire mutando mutandis per la legge elettorale maggioritaria e altre riforme prospettate o realizzate a suo tempo dal csx: non importa quanto buoni e innovativi possano apparire sulla carta determinati provvedimenti, bisogna sempre verificare che il contesto sia in grado di accoglierli positivamente. Il risultato invece è sotto gli occhi di tutti: Berlusconi e quello che ci ha regalato in cinque anni. Sul fronte degli 'sprechi' e della liberalizzazione abbiamo ottenuto riduzione a tutto campo in settori chiave per il benessere della società  senza ottenere come contropartita un'economia più dinamica e concorrenziale, anzi detassazione e incoraggiamento delle rendite. Per questo mi stupisce che dopo tanto tempo ancora si presti ascolto a queste argomentazioni.

  5. gm dice:

    ma tatarella Giuseppe è il parente del Tatarella di ALLEANZA NAZIONALE??

  6. MaurizioB dice:

    Sarà  che sono addormentato ma non ho ben compreso il punto di vista di Antonio. Soprattutto da quando parli del risultato sotto gli occhi di tutti, cosa intendi?

    Saluti

  7. Antonio dice:

    MaurizioB: c'è una polemica latente sui contributi statali all'editoria quotidiana (vedi anche il post di Grillo di qualche tempo fa) che a mio avviso per il modo in cui è condotta è abbastanza di corto respiro. E dico: attenzione perché al di là  delle apparenze o dei casi limite quella legge ha un suo senso ben preciso. E attenzione anche perché propositi che sulla carta suonano come più che ragionevoli, come lasciare libero campo a una concorrenza di mercato in questo settore – anche perché con la rete tutti si possono fare il loro 'quotidiano' etc. etc. – , possono tradursi in conseguenze di segno del tutto opposto. Soprattutto in uno scenario collassato da 5 anni di Berlusconi. Con l'impero mediatico che si ritrova e col controllo delle leve legislative che ha rinunciare ai contributi statali non sarebbe un gran danno. Cioè, ne patirebbe solo per il Foglio e per le rimostranze degli alleati (Secolo, Padania, etc.). Ma insomma, per uno che riesce a farsi condonare miliardi con un esborso di pochi spiccioli non penso sia un problema. Per tanti altri invece quei contributi sono una condizione essenziale di sopravvivenza. Nel rimettere mano con leggerezza a quella legge si rischia di cadere in un errore tipico e ricorrente in Italia: puntare a delle riforme di singoli ambiti, senza tenere conto del contesto. Per cui idee formidabili e accattivanti si trasformano nella realtà  in dolorosissimi boomerang. Spero di essere stato più chiaro.

  8. massimo mantellini dice:

    io antonio sulla polemica di corto respiro sui contributi alla editoria non sono molto daccordo. La legge e' stata cambiata precipitosamente almeno due volte negli ultimi anni ma fino a poco tempo fa bastava un parlamentare (o due) per fondare un organo di partito (nella stragrande maggioranza dei casi partiti e movimenti inesistenti come quelli che sono rappresentati dal Foglio o da Libero. Tutti lo sanno ma nessuno trova nulla da ridire. Qualche anno fa un giornalista telefono' al Foglio chiedendo di parlare con un rappresentante del movimento del quale il foglio e' l'incarnazione di stampa: gli risposero che non avevano idea di chi fosse……ogni anno lo stato versa fondi a giornali che li ricevono attraverso un trucco. Bastano un po' di parlamentari con la faccia di gomma. Si tratta di una polemica di breve respiro sostenere che tutto questo e' una vergogna (specie poi quando gli stessi organi di stampa ogni giorno ci fanno l'apologia dle libero mercato)? A me non pare.

  9. MaurizioB dice:

    La ricerca del "caso limite" va sempre fatta. Non stiamo parlando di centinaia o migliaia di euro, parliamo di milioni. Con tutto il rispetto per la redazione di Sportsman e per chi lo segua, ci sono dozzine di altre possibili riviste che muoiono pochi numeri dopo e che avrebbero potuto sopravvivere con i contributi. A questo punto non vedo perché far distinzioni: per quanto mi riguarda un finanziamento per essere autorizzato dovrebbe essere vagliato con molta attenzione.

    Dopo aver letto le risposte date a Mediazone sono rimasto abbastanza allibito, avrei quasi preferito un no comment. àˆ sì vero che il taglio ai loro contributi rischierebbe di far fallire la testata e mandarne a casa i dipendenti, ma è anche vero che a causa dei mancati tagli in questo settore, ci sono altre persone che restano senza lavoro o in situazioni economiche disastrose perché qualcuno garantisse una scrivania ad un giornale di cavalli e corse.

    Inoltre sarà  anche vero che tagliare questi fondi farebbe poco danno a Berlusconi, ma darebbe molti vantaggi agli altri in ogni caso. Non dobbiamo tanto preoccuparci di quanto danno creare al primo ministro, quanto occuparci di ottenere noi il minor danno possibile alla nostra economia (sia a livello "familiare" che nazionale).

    Onestamente mi sento offeso se tra i contributi statali all'editoria trovo sperperi di denaro per decine di milioni di euro, se poi scopro che da qui al 2008 il Fondo Unico per lo Spettacolo subirà  tagli per il 25% (90 milioni) e che la nuova finanziaria taglia del 37% i fondi ai Conservatori. E parliamo di un Paese come il nostro dove lo spettacolo e la cultura artistica dovrebbe assumere un ruolo importante. Capirai anche tu che, se mi ritrovo senza lavoro, sapere che qualche giornalista di Sportsman scriva ancora non mi renderà  molto più felice. Con il dovuto rispetto.

    Saluti

  10. Stefano dice:

    Il settore ippico nazionale conta circa 50.000 addetti.

    Lo stesso settore procura un notevole introito per l'erario nell'ordine di centinaia di milioni di euro ogni anno, sotto forma di prelievo sul gioco: tris, totip, scommesse ippiche.

    Il contributo allo Sportsman è giustificato, in questo senso, molto di pù di quello concesso ad altre testate.