Microsoft non fa eccezione. Come Google e Yahoo quando il regime cinese chiede, la risposta della grande industria tecnologica americana non tarda ad arrivare. La societa’ di Redmond ha comunicato di aver chiuso (avrebbero potuto scrivere “censurato” ma suonava peggio) il weblog di Zhao Jing, un giornalista che lavora alla redazione di Pechino dei NYT. Al regime non piaceva che su quel blog si discutessero faccende politiche interne cinesi, come ad esempio i rapporti fra Pechino e Taiwan. Le ragioni di MS sono le solite, salomoniche e patetiche quanto basta.

“When we operate in markets around the world we have to ensure that our service complies with global laws as well as local laws and norms,”

L’unica parola che conta nel comunicato e’ “markets”.

5 commenti a “LE CENSURE DI MICROSOFT”

  1. Domiziano Galia dice:

    Massimo hai sentito delle due "guerre" che stanno avvenendo in Germania? Il padre di Heidi Klum contro Werbeblogger per aver usato il nome di sua figlia, che è un trademark: per la cronaca il nome era usato unicamente in un link ad una pubblica notizia; Sozialgericht (Corte sociale? non ho ben capito cosa sia) Bremen contro Shopblogger per il troppo alto posizionamento su Google di questo blog come risultato per la ricerca Sozialgericht Bremen appunto.

    Avevo scritto un post, che mi si è cancellato per metà  per errore della piattaforma ed è in fase di riscrittura.

    Sembra un inizio d'anno assai turbolento per la blogosfera. Paradossalmente dovremmo esserne contenti: questi casi discendono dalla crescente rilevanza della blogosfera.

    Ma se anche in tanti ne parlano, ogni blogger rischia di essere solo davanti al concretizzarsi di una denuncia.

    A questo proposito ti lancio un pensiero: l'idea di un "comitato" della blogosfera, non politico, ma, come dire, osservativo, rappresentativo e consultivo a livello nazionale e poi sovranazionale è un'idea così bislacca?

  2. Giorgio Zarrelli dice:

    Massimo, sei prevenuto. C'è almeno un'altra parola importante: "our". 'Till it's "our(s)" it cares. When it's "your(s), it doesn't.

  3. cesare dice:

    Massimo, figurati se io guardo con accondiscendenza a questi episodi, ma nelle parole di microsoft non ci trovo nulla di scandaloso: se voglio lavorare in un posto devo rispettare le leggi di quel posto. tra l'altro, non capisco perché ci si indigna un po' di più solo per la "grande industria tecnologica americana". credi forse che, chessò, la piccola industria meccanica italiana che lavora da quelle parti non si pieghi ugualmente a certe 'direttive'? il problema c'è, ma forse in cina si starebbe meglio se tutti gli occidentali decidessero di andar via, di boicottare, di isolare? cos'è insomma meglio, per i cinesi e per tutti, un paese che lentamente e tra tanti, ahimé, episodi di questo tipo, si 'apre' o un regime ancora più chiuso su sé stesso?

  4. massimo mantellini dice:

    cesare. il mio punto di vista e' noto ;)

    a me pare che chi vende comunicazione e si fa portavoce della diffusione della informazione nel pianeta (leggi la mission di google per farti uan idea) non possa e non debba comportarsi come potrebbe comportarsi una piccola azienda che va in cina a vendere bulloni. Credo come te che si debba scegliere di entrare in cina o in paesi del genere con il proprio business come hanno fatto gli americani (perche' alla lunga questo aumentera' il valore di liberta' per quei popoli) ma l'occasione di innovazione legata a queste aziende e' anche quella di affermare alcuni principi di liberta' sui quali gli affari di simili compagnie sono basati. Se questo non accade e yahoo consegna un indirizzo email che portera' in galera una persona per 10 anni per questioni minime e marginali yahoo sceglie, per soldi, di non provare nemmeno ad incidere la scorza del problema…..e cosi' tuti gli altri tutelati dal buon senso comune dell'essere ospiti in casa d'altri.

  5. Fabio Metitieri dice:

    Mastellini, il Battelle che stai leggendo affronta bene il problema, relativamente a Google.

    Ciao, Fabio.