Carlo Felice Dalla Pasqua parla oggi, su Reporters, di debolezza intrinseca della rete internet italiana e dei blog in particolare. Della scarsa capacità  che questi avrebbero di creare opinione. Si riferisce al fatto che dopo 5 giorni dalla segnalazione del probabile utilizzo di software senza licenza per produrre i documenti elettronici del sito web di Forza Italia (e se capisco bene anche di quello di Rifondazione) nulla sia accaduto, i documenti se ne stiano ancora in bella mostra sul web e nessun soggetto fra quelli coinvolti abbia sentito il dovere di dare spiegazioni o smentite sull’avvenimento. In realtà  Internet e i blog c’entrano molto marginalmente. Esiste, consolidata e diffusa, la tendenza del mondo politico nostrano a dare spiegazioni al proprio elettorato solo quando non sia più possibile non farlo. Antonio Palmieri, il responsabile del sito web di Forza Italia, parlando d’altro ha accennato nei commenti su questo blog che la faccenda dei PDF craccati e’ una bufala: attendiamo ansiosi ulteriori ragguagli.

Pero’ Internet e i blog non c’entrano molto. Il 7 agosto 2002 l’allora sottosegretario Gianfranco Micciche’ (ora Micciche’ e’ Ministro di un ministero misterioso che prende il nome di “Sviluppo e Coesione territoriale”) così disse testualmente in una intervista al Foglio, dopo che in TV a Otto e Mezzo gli si era fatto notare che sul sito web del Ministero risultava docente dell’Universita’ di Calabria pur non avendo nemmeno “uno straccio di laurea”:

Ecco, per questo sì che provo vergogna. Quando l’ho saputo, e l’ho saputo purtroppo dai giornali, ho cominciato a gridare. Tanta era la rabbia. Perché chi ha scritto quella cosa l’ha fatto certamente male interpretando la parola docenza e comunque credendo di farmi piacere. Ma mi ha fatto un danno enorme. Io odio i millantatori e se avessi voluto diventare un professore avrei fatto di tutto, intanto, per laurearmi. Comunque questa storia della finta docenza mi ha mortificato perché qualcuno del mio staff ha fatto un errore ben preciso e io me ne assumo per intero la responsabilità “.

Micciche’ ci mise allora circa un anno per apportare una qualche piccola modifica alla sua pagina biografica sul sito web del Tesoro. Oggi il Ministro non e’ piu’ indicato come “docente” ma risulta “docente a contratto”, il che, per uno che ha cominciato a gridare e che si e’ assunto per intero la responsabilita’ e’ comunque un incoraggiante passettino.

In attesa che Palmieri o chi per lui spieghi cosa significano le (K) fra le proprieta’ del software usato per la campagna web di Silvio Berlusconi non ci rimane da dire al riguardo che l’attenzione per le questioni morali (anche quelle piccole) all’interno del nostro Parlamento e’ come sempre molto bassa. Si trattera’ del senso di impunità  che deriva dal fatto che alla fine non accade mai nulla (pensate alla vergogna dei pianisti mille volte ripresi dalle telecamere) si trattera’ magari della constatazione che l’attenzione della opionione pubblica e’ comunque minima o assente, in ogni caso per una volta accade su Internet cio’ che accade in TV. Cioe’ nulla.

21 commenti a “IL SENSO DELLO STATO”

  1. Carlo Felice dice:

    Massimo,

    che negli Usa ci sia più senso dello Stato che in Italia è un fatto talmente evidente che non ha bisogno di alcuna dimostrazione, ahinoi; un'altra prova, nel bene e nel male, è l'ultima storia che ho scritto su Bush, New York Times e Washington Post. Tuttavia sono convinto che qualche blog americano abbia messo talvolta in imbarazzo l'amministrazione americana (anche perché lì i mainstream media considerano i blog e li rilanciano, basti guardare che cosa fa il Post online usando Technorati). Da noi, invece, questo non accade, sia per colpa della classe politica (che da una parte conosce poco i blog e dall'altra ha una forte tendenza all'autoassoluzione) sia per colpa dei blogger e, più in generale, di chi fa comunicazione: se i blog ancora non hanno successo non può essere colpa sempre e soltanto degli altri, deve essere colpa anche del modo in cui vengono fatti i blog in Italia. Il discorso dovrebbe andare un po' per le lunghe, ma mi fermo qui: sia perché questo è soltanto un commento sia perché devo andare in redazione.

    Stammi bene,

    Carlo Felice

    P.s. Palmieri, dicendo che è una bufala la storia dei programmi craccati, forse riferisce al fatto che non è Forza Italia a creare i pdf. Ma, se io sono il padrone della pollo Aia, non potrò dire che la diffusione dell'influenza aviaria non è colpa mia semplicemente perché io ho commercializzato polli allevati da altri. Se la spiegazione è diversa la attendiamo senza pregiudizi.

  2. Carlo Felice dice:

    Nel "P.s." c'è una frase sbagliata: "forse riferisce" al posto di "forse si riferisce". Scusatemi.

    See you later :-)

  3. ciro dice:

    Io cfredo che in italia ci siano 3 catogorie di persone:

    1. gli ingenui onesti: sono onesti e convinti che anche la maggior parte degli italiani siano onesti

    2. furbi moralisti: la gran maggioranza degli italiani

    3. onesti: come si fa ad andare via da questo paese di merda?

    Francamente non credo esistano persone sufficientemente oneste in italia da potersi indignare per un quark illegale.

  4. Uno dei tanti dice:

    @Carlo Felice:

    così come la nostra classe politica, anche i blogger italiani hanno una spiccata tendenza all'autoassoluzoione (reciproca) e alla creazione di ristrette conventicole i cui membri, per garantirsi la permanenza nella cerchia, altro non fanno che darsi ragione e complimentarsi vicendevolmente.

    C'è da stupirsi che poi i blog non abbiano (ancora) successo e che il dibattito blogghettaro non incida in alcun modo nel Paese?

  5. Fabrizio dice:

    O della notizia che nessuno si fila, secondo la quale l'Italia ha fornito e sta fornendo tecnologia missilistica all'Iran.

    Con contratti firmati durante il periodo di reggenza del nano al ministero degli esteri, periodo in cui lui si vantava urbi et orbi di promuovere le aziende italiane nel mondo.

  6. Andrea dice:

    E perche', invece, del blog di Grillo si parla?

  7. Carlo Felice dice:

    Purtroppo non possiamo avere la controprova, ma sono convinto che se le stesse cose Grillo le avesse scritte con uno pseudonimo e senza mai rivelarsi non avrebbe avuto neppure un quarto della fortuna che ha avuto. Come dire che è Beppe Grillo che funziona (a prescindere dal fatto se si sia d'accordo con lui o no), non il blog di Beppe Grillo.

    Per spiegare meglio il mio primo commento: negli Stati Uniti alcuni blog cominciano a essere considerati "mainstream media", noi siamo ancora lontanissimi da quel punto.

    Per "Uno dei tanti" (uno dei tanti in mezzo a chi?): non credo tu abbia ragione, segui qualche dibattito nei blog e capirai che ci sono discussioni piuttosto accese su alcuni temi importanti, così come non mancano ironia e sarcasmo. Ma, se sei convinto che il problema sia quello della conventicola, non ti resta che aprire un blog e fare quello che secondo te non fa nessuno in Italia. Secondo una elementare legge del mercato dovresti avere un successone. ;-)

  8. Fabio Metitieri dice:

    Temo che abbiate ragione tutti e due. O tutti e tre.

    Grillo funzionerebbe comunque e i politici italiani hanno la faccia come il culo, grazie a un elettorato che ormai ne ha viste di tutti i colori, da tutte le parti politiche, e che non si scandalizza piu' per nulla. Anzi, proprio per questo non da' piu' retta ai partiti, vota poco e si vendica finanziando gli annunci di grillo.

    E i blog italiani, via… a parte il fatto che i loro lettori sono ancora pochi e che la maggior parte sono senza nessuna pretesa o per pochi amici, fino a quando quei pochi che pretendono di essere "seri" (sottolineo le virgolette) continueranno a produrre:

    – 1 post politico (con notizie riprese dai Tiggi'),

    – 2 post di cazzate per riempire la giornata (con notizie copiate da altri blog),

    – 1 post di argomento tecnologico (con notizie copiate da punto informatico, che a sua volta le copia da qualche magazine Usa),

    – 2 post di cazzate (come sopra),

    – 1 post su come hanno mangiato bene nel tal ristorantino (unica notizia non copiata),

    – 2 post di cazzate (come sopra),

    – 1 post su quanto sono fighi i blog o, alternativamente, su quanto sono stronzi e puttane i giornalisti,

    – 2 post di cazzate (come sopra),

    – 1 post per commentare il post di un loro amichetto e scrivere che e' formidabile e che lui ha una marcia in piu' (che sarebbe il meccanismo chiamato reputazione),

    – 2 post di cazzate (come sopra),

    – 1 bufala, oppure un'accusa a qualcuno, ai limiti della querela (che tanto i blog non sono un mezzo stampa e non hanno bisogno di verificare le cose prima di scrivere),

    – 2 post di cazzate (come sopra)…

    …e cosi' via all'infinito, ma che influenza potrebbero mai avere?

    Siamo seri. Chi si e' fatto un nome negli Usa, a parte il fatto che molto spesso un nome lo aveva gia' anche prima di fare il bloggher (e magari anche una fila di libri pubblicati e una cattedra a stanford), su blog si impegna a produrre cose di livello un po' piu' elevato.

    Qui i bloggher wannabe opinionisti ogni tanto starnazzano e per lo piu' cazzeggiano.

    Ciao, Fabio.

  9. Fabio Metitieri dice:

    E Ok, ci sono anche alcuni blog nostrani che fanno discorsi piu' organici (io non ne conosco molti, e non ne cito nessuno per non accontentare/scontentare nessuno) ma, a giudicare dal numero di commentatori che hanno, non sono riusciti a trovare la formula giusta.

    Sono un'eccezione, anyway. La massa fa diari personali e la supposta elite punta a fare il mantopinionista.

    Forse il problema e' anche che nella blogopalla c'e' uno smisurato ego, troppa poca fantasia e nessuna capacita' di aggregare. Del tipo, per esempio: se vuoi dire qualcosa fatti il tuo blog e non romperci le palle… che non e' proprio il modo migliore per trascinare le folle.

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  10. Andrea dice:

    Faccio notare, che il blog di Grillo, e' tra i blog blog del *mondo* quanto ad accessi; anche se avesse solo un quarto dell'attuale successo, credo che sarebbe di gran lunga il primo blog italiano. Inoltre, non mi pare che ci sia, in Italia, un blog altrettanto "controinformativo".

  11. Carlo Felice dice:

    Due flash.

    1. Ho scritto "un quarto" per dire "molto meno". Avrei potuto scrivere metà , un decimo o un centesimo, non sono un indovino.

    2. Il blog di Grillo, comunque, nonostante tutti quegli accessi non è ancora considerato in Italia un "mainstream medium". E si torna al discorso già  fatto.

  12. Giuseppe Mayer dice:

    chi l'ha detto che i blog italiani non diventeranno mainstream :) basta aspettare un accordo, magari, tra mediaset e uno di questi network di nanopublishing. Vedremo così, perchè no anche in tv, rilanci su contenuti "a la blog" depurati e controllati così come impone il sistema delle relazioni di potere nel nostro paese.

    Immaginare qualcosa come quello che fa il Post online con Technorati non è solo irrealizzabile in Italia, ma è contrario alla natura del nostro sistema culturale.

  13. Uno dei tanti dice:

    @Carlo Felice

    > Ma, se sei convinto che il problema sia quello

    > della conventicola, non ti resta che aprire

    > un blog e fare quello che secondo te non fa

    > nessuno in Italia. Secondo una elementare

    > legge del mercato dovresti avere un

    > successone. ;-)

    Mi spiace, non capisco proprio perchè mai dovrei farlo. Ho solo esposto le motivazioni per cui IMHO i blog in Italia non hanno la benché minima possibilità  di fare opinione, ma sia ben inteso che a me sta bene così e non vedo proprio la necessità  di sbattermi in alcun modo affinché le cose cambino.

    Che i vostri blogghetti debbano diventare mainstream media non sta certo scritto sulle tavole di Mosè, ma è cosa data per scontata solamente dal vostro ego un tantinello ipertrofico. Intanto, mentre voi giocate, nel mondo reale l'informazione percorre strade del tutto diverse, solo incidentalmente intersecate con le vostre, vedi Luca Sofri, Pino Scaccia, Enzo Baldoni (ma solo post-mortem), Beppe Grillo e, perché no, anche quella Selvaggia Lucarelli che un tempo osannavate e che ultimamente sembrate avere diseredato. Peccato che l'impatto sulla pubblica opinione di tali personaggi non sia certo determinato dal loro status di blogger.

    Poi se vi fa piacere siete liberissimi di pensare che invece non sia affatto così, e di proseguire come niente fosse nei vostri battibecchi da comà ri della conventicola (pomposamente autodefiniti vivace dibattito), piagnucolandovi addosso perché non riuscite a fare opinione. Va tutto bene, siamo in democrazia e nessuno vi impedisce di coltivare il vostro hobby. Io aspetto con ansia la bella stagione per tornare a passare felicemente il mio tempo libero alla società  bocciofila.

  14. bg dice:

    meti, la tua descrizione del blogger "serio" bisogna ammetterlo è spassosa :))

    comunque penso che anche negli usa "la massa" faccia diari personali. Semmai la differenza è che quelli titolati perché "scrivono libri e hanno cattedre" in italia non si abbassano a tenere un blog, forse perché non gli vale come titolo accademico :)

    (o perché non sanno accendere il pc, più prosaicamente)

    poi applicare a tutti la pretesa di funzionare singolarmente come mainstream imo è sbagliata: sono dell'idea – non mia – che il blog singolo, per modo di dire, "non esista", il fenomeno a un primo livello è interessante preso come sistema e non perché singolarmente si debba ambire a diventare qualcosa di paragonabile alla tv: ciò accade non a caso solo ai personaggi della tv. Il singolo nella maggioranza dei casi – qui come negli usa, dove certo ci sono più eccezioni – utilizza il blog per scrivere e di conseguenza costruire relazioni in cui nei casi migliori transitano anche informazioni utili o discussioni interessanti – dipende da chi sei e con chi hai a che fare. E le relazioni sono necessariamente costituite da un numero limitato di contatti, oltre il quale diventano un'altra cosa – in qualche caso diventano "pubblico", in altri occasione qualcosa di simile a un "movimento" con dinamiche autonome persino dal titolare – vedi grillo.

    Ovvio, ci sono eccezioni e sperabilmente ce ne saranno anche da noi, se persone capaci useranno il mezzo. Ma la faccenda ha un suo senso sia nel picco che nella coda, e non è necessariamente lo stesso senso (né meglio né peggio).

    Certo che se poi il metro è che "non vale niente perché non l'ha detto la tv", allora siamo daccapo, o sbaglio?

    io ad esempio per motivi che non interessano nessuno nel blog non mi occupo della mia attività  professionale, quindi è giocoforza che rimanga a un livello che per pietà  definiamo amatoriale, dato che gli dedico i ritagli dei ritagli di tempo (non sono "serio"). Se in questi ritagli riesco a leggere anche cose che giudico interessanti, qualche volta in settori dell'informazione, più spesso – poiché ancora pochi professionisti dell'informazione in italia usano i blog – nel campo del commento su questioni "culturali" o "politiche", mi pare già  tempo guadagnato, che al limite sottraggo alla tv, non alla bocciofila o agli amici. In cambio, qualcuno che arriva in fondo ai miei sproloqui lo trovo sempre. Se pare ridicolo, amen, nessuno è perfetto.

  15. Carlo Felice dice:

    >Immaginare qualcosa come quello che fa il Post online con Technorati non è solo irrealizzabile in Italia, ma è contrario alla natura del nostro sistema culturale.

    Perché Giuseppe? (se è troppo lungo e noioso da spiegare in un commento, puoi scrivermi una mail? L'argomento mi interessa)

    Che prima o poi fra i mainstream media ci possa essere anche qualche blog è auspicabile, io dicevo soltanto che – ora come ora – siamo ben lontani.

  16. Andrea dice:

    ma, e che ne dite di Macchianera e della sua "lobby"?

  17. Giuseppe Mayer dice:

    @carlo felice, la mia è una semplice constatazione; il nostro sistema giornali/radio/tv non è ne un sistema aperto ne dinamico. E' un sistema fortemente autoreferenziale e certo non disponibile a condividere le risorse economiche (pubblicità ).

    Credi, ad esempio, che l'ordine dei giornalisti "digerirebbe" senza fiatare una, di fatto, equiparazione tra un post ed un articolo??

    Guardiamo a cosa fa il gruppo l'espresso dove è stata introdotta la distinzione tra blog d'autore e il resto del mondo (ovvero blog gestiti da NON giornalisti); questa non è una critica (anche se la situazione non mi piace), ma una semplice constatazione.

  18. Carlo Felice dice:

    Capito, grazie (e in gran parte condiviso)

  19. Antonio Palmieri dice:

    Oggi Pecoraro Scanio ha fatto un comunicato stampa sulla vicenda: "I blogger smascherano la vera natura dell'operazione verità  di Berlusconi su internet. Infischiandosene del decreto Urbani, che prevede addirittura due anni di carcere per chi scarica canzonette e adopera software non originale, Forza Italia ha utilizzato per il suo sito un programma crackato per spiegare l'operato del governo, peraltro fallimentare. Ora che farà  Urbani? Denuncerà  il suo premier?. I programmi pirata sono diffusissimi, ma è particolarmente grave che ad utilizzarli siano i promulgatori del decreto Urbani, fortemente contestato dal popolo della rete per la sua inutile severità . Un paradosso che non è sfuggito ai blogger. I Verdi presenteranno un'interrogazione sia alla Camera che al Senato da Fiorello Cortiana su una vicenda che dimostra ancora una volta l'ipocrisia di una destra che predica bene e razzola male. Berlusconi ed il suo partito farebbero meglio ad utilizzare software libero piuttosto che usare programmi pirata. E' necessario inoltre rivedere quanto prima la normativa Urbani, che non risolve alcuno dei problemi per cui è stata concepita, come dimostra questa paradossale vicenda".".

    Gli ho risposto così: “Forza Italia non usa programmi taroccati e le regolari licenze del programma utilizzato dal nostro fornitore sono verificabili da parte di chiunque lo desideri. Anche se siamo in campagna elettorale, Pecoraro Scanio farebbe bene a non rilanciare a cuor leggero una bufala che gira sulla Rete da qualche giorno. Noi predichiamo bene e razzoliamo di conseguenza: Pecoraro Scanio, invece, predica male e basta, lanciando accuse gratuite e senza fondamento, omettendo di dire che il decreto Urbani è già  stato corretto depenalizzando il file sharing per uso privato e “dimenticando” che, come è noto, il sito nazionale di Forza Italia gira su piattaforma open source.".

    Spero che questo basti per mettere fine a una vicenda che non ha senso… Auguri a Massimo Mantellini che mi ospita e a tutti coloro che sono intervenuti sul tema.

  20. Carlo Felice dice:

    Non conosco Palmieri di persona, ma vedo che è persona di grande cortesia e che non ha paura – contrariamente ad altri suoi colleghi – di confrontarsi anche con la cosiddetta "base", indipendentemente dal fatto che sia a lui favorevole o contraria.

    Non ho difficoltà  a credere a quanto dice, visto anche che, in caso di imbarazzo, avrebbe potuto starsene in silenzio. Resta a me (e credo anche ad altri ancora una curiosità ): perché chi ha un programma originale inserisce nelle proprietà  una [k] che molti esperti di software dicono non esistere nel programma rilasciato da QuarkXPress?

    Ricambio gli auguri :-)

  21. Andrea dice:

    Purtroppo, non mi pare proprio che il file sharing ad uso privato di oggetti culturali protetti da copyright sia stato depenalizzato, sono solo state alleggerite le sanzioni, che pero' restano reati. Hanno, invece, depenalizzato il falso in bilancio, ma questa, ovviamente, e' un'altra storia-